Bookadvisor, consigli di lettura di giugno

Bookadvisor, consigli di lettura di giugno

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Tomor­row, and tomor­row, and tomor­row, Gabriel­le Zevin (Edi­tri­ce Nord) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Una mat­ti­na del 1995, Sam Masur scor­ge da lon­ta­no, fer­ma in mez­zo alla sta­zio­ne del­la metro­po­li­ta­na, Sadie Green, la sua ami­ca d’infanzia. Sono pas­sa­ti otto anni, ma il tem­po sem­bra non esse­re tra­scor­so. Li lega anco­ra un gran­de bene e, soprat­tut­to, il loro amo­re per i video­gio­chi. Gra­zie a que­sta pas­sio­ne comu­ne, pren­de vita una splen­di­da col­la­bo­ra­zio­ne, che vedrà coin­vol­to anche Marx, il com­pa­gno di stan­za di Sam, e che por­te­rà alla crea­zio­ne di Ichi­go, il loro pri­mo gio­co. Non sarà l’ul­ti­mo, ne faran­no mol­ti altri… cre­sce­ran­no insie­me, lavo­ra­ti­va­men­te e per­so­nal­men­te. Affron­te­ran­no tan­te dif­fi­col­tà e incom­pren­sio­ni, si per­de­ran­no spes­so per ritro­var­si sempre.

Tomor­row, and tomor­row, and tomor­row è un roman­zo toc­can­te e deli­ca­to. I per­so­nag­gi entra­no nel cuo­re del let­to­re, pagi­na dopo pagi­na, crean­do un rap­por­to di inti­ma empatia. 

Inte­res­san­te, anche per i non gio­ca­to­ri, la spie­ga­zio­ne di tut­to il lavo­ro crea­ti­vo che sta die­tro lo svi­lup­po di un video­gio­co. Come reci­ta il sot­to­ti­to­lo in coper­ti­na «que­sta non è una sto­ria d’amore, ma par­la d’amore», dell’amore puro e sin­ce­ro che c’è tra per­so­ne che si voglio­no bene pro­fon­da­men­te. È com­mo­ven­te il modo in cui que­sto tipo di amo­re ci vie­ne descrit­to. È un amo­re che si ha con poche per­so­ne, che non scap­pa­no di fron­te alle fra­gi­li­tà o alle dif­fi­col­tà, liti­ga­no tan­to, si lascia­no per un po’, per poi incon­trar­si di nuo­vo, esat­ta­men­te come pri­ma. Insom­ma, una bel­lis­si­ma sto­ria di vita, uno dei roman­zi più coin­vol­gen­ti che sia­no usci­ti negli ulti­mi mesi.


Mi limi­ta­vo ad ama­re te, Rosel­la Posto­ri­no (Fel­tri­nel­li) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

For­se il can­di­da­to al Pre­mio Stre­ga di cui più si sen­te par­la­re e non a caso: Mi limi­ta­vo ad ama­re te è un libro che entra den­tro e non si dimen­ti­ca più. Una let­tu­ra che toglie il respi­ro; pesan­te, ma cui non si rie­sce a rinunciare. 

I pro­ta­go­ni­sti sono un grup­po di bam­bi­ni – poi ragaz­zi e infi­ne uomi­ni e don­ne – affi­da­ti a un orfa­no­tro­fio duran­te la guer­ra a Sara­je­vo. La mag­gior par­te di loro non ha per­so i geni­to­ri, ma essi sono impos­si­bi­li­ta­ti a tener­li con loro e pur di saper­li al sicu­ro li lascia­no all’interno del­la strut­tu­ra. Tut­to cam­bia quan­do il con­flit­to si ina­spri­sce e i bam­bi­ni ven­go­no tra­sfe­ri­ti in Ita­lia sen­za ave­re la pos­si­bi­li­tà di sce­glie­re. Arri­va­ti nel­la peni­so­la, si tro­va­no difron­te a una nuo­va lin­gua, una nuo­va cul­tu­ra e nuo­ve fami­glie pron­te ad acco­glier­li come fos­se­ro figli loro. 

Così Omar si ritro­va a sof­fo­ca­re in un abbrac­cio che è una pri­gio­ne; Nada si chiu­de in sé stes­sa e si affi­da a Dani­lo, che non è in gra­do di lascia­re spa­zio a sof­fe­ren­ze altre dal­la sua; Seb ne appro­fit­ta per diven­ta­re il figlio uni­co che non è mai stato. 

Posto­ri­no scri­ve di una real­tà con la qua­le non abbia­mo anco­ra fat­to i con­ti, ma che è sot­to i nostri occhi ogni gior­no. Scri­ve di vite strap­pa­te e di dirit­ti cal­pe­sta­ti, di un’Italia cie­ca e sor­da come la peg­gio­re del­le Ger­ma­nie, di sto­rie che non sia­mo pron­ti a sentire. 


Mus­so­li­ni il capo­ban­da, Aldo Caz­zul­lo (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Nina Fresia

«Mus­so­li­ni ha fat­to anche cose buo­ne», fra­se che per scher­no o per con­vin­zio­ne, è entra­ta a far par­te del­la cul­tu­ra popo­la­re ita­lia­na. Aldo Caz­zul­lo con Mus­so­li­ni il capobanda spie­ga per­ché tale espres­sio­ne sia ine­qui­vo­ca­bil­men­te fal­sa: il libro rap­pre­sen­ta, infat­ti, una pre­zio­sa gui­da per orien­tar­si tra i san­gui­no­si even­ti dell’ascesa al pote­re del fasci­smo, del­la dura repres­sio­ne del regi­me che ne è sca­tu­ri­to e del­la cadu­ta fina­le del Duce. 

Il gior­na­li­sta sfa­ta miti e chiu­de ad ogni pos­si­bi­le revi­sio­ni­smo in modo sem­pli­ce e arti­co­la­to al tem­po stes­so: limi­tan­do­si, cioè, a ripor­ta­re fat­ti sto­ri­ci dimo­stra­ti e docu­men­ta­ti, sen­za rica­mar­ci sopra alcu­na fan­ta­sia o roman­zo. La lot­ta con­tro la disin­for­ma­zio­ne pas­sa anche attra­ver­so una nar­ra­zio­ne che, per quan­to den­sa di dati, rima­ne acces­si­bi­le e puli­ta al let­to­re, anche gra­zie ad un tono con­fi­den­zia­le ben dosa­to dall’autore.

Tut­to ciò è fun­zio­na­le a divul­ga­re il mes­sag­gio cen­tra­le del libro ad una pla­tea quan­to più vasta pos­si­bi­le: Duce e fasci­smo sono sino­ni­mi di vio­len­za e delin­quen­za. E lo sono da sem­pre. Non è sta­ta l’alleanza con Hitler ad ina­spri­re Mus­so­li­ni, dipin­to come spie­ta­to addi­rit­tu­ra sin dall’infanzia e nei rap­por­ti amo­ro­si. Così come la cru­del­tà è sta­ta pro­pria del­le cami­cie nere ben pri­ma dell’arrivo sul suo­lo ita­lia­no dei nazisti.

Caz­zul­lo riser­va, inol­tre, gran­de spa­zio al ricor­do di chi è cadu­to nel ten­ta­ti­vo di resi­ste­re al capo­ban­da Mus­so­li­ni, sia rac­con­tan­do i gran­di per­so­nag­gi pas­sa­ti alla sto­ria (Mat­teot­ti, Gram­sci, Gobet­ti tra gli altri), sia tenen­do viva la memo­ria di colo­ro che più rischia­no di esse­re dimen­ti­ca­ti: sono mol­ti i nomi che nes­su­no cono­sce, ripor­ta­ti meti­co­lo­sa­men­te affin­ché si com­pren­da quan­to dovrem­mo ver­go­gnar­ci del fascismo.


Ne ucci­de più la lin­gua, Vale­ria Fon­te (DeA­go­sti­ni) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

«Resi­ste­re, oppor­si, vive­re, mai più soprav­vi­ve­re». Ci han­no inse­gna­to ad esse­re gen­ti­li, timid3, a non alza­re la voce, soprat­tut­to se sta par­lan­do un uomo. Quan­do tra­sgre­dia­mo que­sta rego­la fon­da­men­ta­le, sia­mo trop­po aggressiv3 e dovrem­mo esse­re ricondott3 alla nor­ma, lo fan­no nota­re cer­can­do dispe­ra­ta­men­te di rin­chiu­der­ci nel­la gab­bia di costri­zio­ni cul­tu­ra­li che l’essere fem­mi­ni­le comporta.

L’uomo si incaz­za, la sua rab­bia deve far pau­ra, è incon­trol­la­bi­le, al con­tra­rio si vie­ne paragonat3 ad uno sco­iat­to­lo ner­vo­so, che al mas­si­mo può lan­cia­re le pigne. Abbia­mo il dirit­to di riven­di­ca­re tut­to lo spa­zio che non ci è sta­to con­ces­so, gri­dan­do a squar­cia­go­la e incaz­zan­do­ci quan­to ne sen­tia­mo il bisogno. 

Insie­me a Vale­ria Fon­te spez­ze­re­mo il con­fi­ne del­la gab­bia, distrug­gen­do­lo a mor­si. Non sia­mo mai sta­te sol3, per­ché tra le sbar­re ci stia­mo da seco­li e, ormai, ci van­no stret­te. Que­sto libro è un manua­le di con­te­sta­zio­ne, un inci­ta­men­to ad incaz­zar­si con­tro una repres­sio­ne di gene­re por­ta­ta avan­ti da sem­pre, ma che ora non sia­mo più dispost3 ad accet­ta­re. È da pron­tua­ri come que­sto che pas­sa la lot­ta del fem­mi­ni­smo inter­se­zio­na­le: non man­ca­te all’appuntamento con la lot­ta al patriar­ca­to, per­ché tut­to ciò di cui si par­la lo vivia­mo sul­la nostra pel­le, ogni giorno. 

Basti pen­sa­re alle radi­ci pro­fon­de del nostro lin­guag­gio, nato per spie­ga­re un mon­do patriar­ca­le, in cui le isti­tu­zio­ni si for­ma­no a misu­ra maschi­le e non fem­mi­ni­le, in cui le pro­fes­sio­ni di spic­co sono “da uomo” e le sch­wa risve­glia­no i fon­da­to­ri dell’Accademia del­la Cru­sca dal­la tom­ba. La discri­mi­na­zio­ne pas­sa dal­le paro­le, che, nono­stan­te sem­bri­no un vei­co­lo vuo­to, sono pro­fon­da­men­te segna­te da socie­tà e cul­tu­ra. Nien­te è immo­bi­le, riven­di­ca­re i pro­pri spa­zi è un dirit­to sacrosanto.


Stra­no che tu me lo chie­da, Elis­sa Suss­man (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Cha­ni è una gio­va­ne gior­na­li­sta emer­gen­te quan­do le vie­ne asse­gna­to l’articolo che le cam­bie­rà la vita: un’intervista con la sua cele­bri­tà del cuo­re, Gabe Par­ker. Se in un pri­mo momen­to rie­sce a fati­ca a for­mu­la­re doman­de inte­res­san­ti, nel cor­so del­la gior­na­ta che pas­se­ran­no insie­me arri­ve­rà ad ave­re sem­pre di più l’impressione di cono­sce­re Gabe da sem­pre. Tut­to ciò avvie­ne die­ci anni pri­ma rispet­to al tem­po in cui è ambien­ta­ta la storia. 

La Cha­ni nar­ra­tri­ce è una don­na divor­zia­ta con una car­rie­ra avvia­ta pro­prio da quel pez­zo, insod­di­sfat­ta e cini­ca. Non ha più fidu­cia nel­le sue capa­ci­tà e non vuo­le ammet­te­re a sé stes­sa di aver lascia­to un pez­zo di sé a quel Gabe Par­ker di cui non vuo­le più sen­tir parlare. 

Quan­do dall’ufficio stam­pa dell’attore – ormai un uomo dal­la car­rie­ra tron­ca­ta, ingras­sa­to, redu­ce dall’ennesimo rehab – arri­va la richie­sta per un nuo­vo arti­co­lo che pos­sa risol­le­va­re la sua situa­zio­ne, i due si ritro­ve­ran­no sedu­ti allo stes­so tavo­lo cui si sono tro­va­ti die­ci anni pri­ma e dovran­no fare entram­bi il meglio che pos­so­no per crea­re una nar­ra­zio­ne anco­ra inte­res­san­te del­le loro vite. 

Suss­man ha sapu­to crea­re due per­so­nag­gi inte­res­san­ti e com­ples­si, in cui non è dif­fi­ci­le ritro­var­si. I per­so­nag­gi di con­tor­no sono fun­zio­na­li e pie­ni di vita, ma Gabe e Cha­ni san­no far spe­gne­re il mon­do attor­no a loro e ci si scor­da facil­men­te di tut­ti gli altri. Una let­tu­ra leg­ge­ra, una pro­ta­go­ni­sta ori­gi­na­le, un libro per­fet­to per apri­re la sta­gio­ne estiva. 

Con­di­vi­di:
Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.