Da rileggere per la prima volta. Lo diciamo a Liddy?

Da rileggere per la prima volta. Lo diciamo a Liddy?

Sia­mo pron­te a met­te­re a repen­ta­glio tut­te le nostre cer­tez­ze, il lega­me che cre­de­va­mo indi­strut­ti­bi­le e inve­ce ades­so è minac­cia­to da un segre­to di cui riu­scia­mo a par­la­re solo sus­sur­ran­do? Il dub­bio tor­men­ta Bri­die, Hea­ther e Stel­la. Han­no sco­per­to un’ombra imper­do­na­bi­le che gra­va sul lumi­no­so per­so­nag­gio di Geor­ge, pro­mes­so spo­so del­la loro sorel­li­na Lid­dy. Lid­dy ha “qual­co­sa di spe­cia­le, una capa­ci­tà inna­ta di pren­de­re tut­to come un gio­co e ren­der­si la vita faci­le. Come un cuc­cio­lo.” Chi potreb­be mai ave­re il corag­gio di pren­der­la da par­te e con­fes­sar­le che l’uomo che lei desi­de­ra al suo fian­co per sem­pre for­se non è chi dice di essere?

Intor­no ad un segre­to incon­fes­sa­bi­le, di cui il let­to­re vie­ne a cono­scen­za fin dal­le pri­me pagi­ne del roman­zo, si costrui­sce una vicen­da che per­met­te di esa­mi­na­re a fon­do la psi­co­lo­gia del­le quat­tro sorel­le Pal­mer, diver­se l’una dall’altra ma lega­te fin dall’infanzia da un sen­ti­men­to che han­no ante­po­sto a tut­to il resto.

Le loro voci si sovrappongono in quella che l’autrice ha definito “una commedia agra”, in cui il divertimento cresce di pari passo con l’orrore e il disagio che il lettore prova inserendosi in questo apparentemente idillico quadretto familiare. 

L’umorismo ingle­se di cui ogni pagi­na è intri­sa è l’unico ele­men­to che impe­di­sce di defi­ni­re il roman­zo una vera e pro­pria tra­ge­dia gre­ca: par­tia­mo da una situa­zio­ne di insta­bi­li­tà, e dopo nume­ro­se peri­pe­zie l’equilibrio pre­ca­rio esplo­de sen­za lascia­re nes­su­na appa­ren­te pos­si­bi­li­tà di rimedio.

Tra le sorel­le Pal­mer Bri­die è la più soli­da, un pun­to fis­so, “la regi­sta dei loro incon­tri” che si impe­gna affin­ché nes­su­na ven­ga lascia­ta indie­tro. Eppu­re, sco­pre il segre­to con imper­do­na­bi­le ritar­do. Con l’ipocrisia che le con­trad­di­stin­gue, Hea­ther e Stel­la gliel’hanno tenu­to nasco­sto. Hea­ther, spie­ta­ta don­na in car­rie­ra che da ambi­zio­sa è diven­ta­ta sem­pli­ce­men­te ego­cen­tri­ca, e Stel­la, che sa tut­to di piat­ti, deter­si­vi, smac­chia­to­ri per le ten­de, ma non sa guar­da­re in fac­cia la real­tà nem­me­no quan­do è costret­ta. Entram­be han­no taciu­to a Bri­die l’atroce veri­tà, ben sapen­do che la sorel­la, assi­sten­te socia­le e incrol­la­bi­le pro­tet­tri­ce dei pro­pri valo­ri mora­li, non avreb­be lascia­to cor­re­re. Nel momen­to in cui Stel­la non resi­ste e con­fes­sa a Bri­die l’orrido pet­te­go­lez­zo riguar­dan­te Geor­ge, si inne­sta un mec­ca­ni­smo fat­to di tele­fo­na­te a tre, discus­sio­ni, fin­te allean­ze e gran­di pugna­la­te alle spal­le. La doman­da è sem­pre una: lo dicia­mo a Liddy? 

L’autrice met­te in sce­na un bril­lan­tis­si­mo gio­co di foca­liz­za­zio­ni inter­ne, in par­ti­co­lar modo su Bri­die, attra­ver­so il qua­le il let­to­re si tro­va immer­so nei dub­bi e nei tor­men­ti che agi­ta­no i rap­por­ti del­le tre sorel­le. Glie­lo dob­bia­mo dire, sì, ma sarà vero che “amba­scia­tor non por­ta pena”? La fami­glia Pal­mer vive in un equi­li­brio tan­to sicu­ro quan­to pre­ca­rio, fat­to di dina­mi­che inva­ria­te da anni eppu­re fra­gi­li. Cosa suc­ce­de­reb­be se deci­des­si­mo di usci­re dal per­cor­so cono­sciu­to dei nostri rapporti? 

La com­me­dia di Anne Fine por­ta dun­que il let­to­re sem­pre più al cuo­re di que­sta rela­zio­ne, mostran­do­ci come l’amore fra­ter­no sia un’arma a dop­pio taglio. 

Le sorelle sono legate da un amore viscerale, sincero ma morboso; la famiglia è un rifugio, ma anche una trappola dalla quale diventa sempre più difficile liberarsi mano a mano che i segreti crescono. 

Ebbe­ne sì, glie­lo dicia­mo. Non pos­sia­mo lascia­re che Lid­dy spo­si un mostro che è sta­to sem­pli­ce­men­te abi­le a camuf­far­si. La mic­cia di que­sto segre­to vie­ne acce­sa, esplo­de in tut­ta la sua poten­za ridu­cen­do in mace­rie le cer­tez­ze di Lid­dy. E ades­so? Lid­dy, così pura e inno­cen­te, dove può cer­ca­re le rispo­ste a un fat­to così atro­ce e spiaz­zan­te? Natu­ral­men­te nei posti sba­glia­ti, nel­la con­vin­zio­ne che le sorel­le stia­no men­ten­do. La deva­sta­zio­ne si dif­fon­de a mac­chia d’olio, le voci si fan­no sem­pre più con­ci­ta­te e non si sovrap­pon­go­no più, le quat­tro don­ne si ritro­va­no iso­la­te nel pro­prio ten­ta­ti­vo di veni­re a pat­ti con la veri­tà. L’ipocrisia che rego­la il loro rap­por­to si rive­la in tut­ta la sua assur­di­tà, venia­mo risuc­chia­ti in un sus­se­guir­si di accu­se para­dos­sa­li, in una cli­max di bugie gri­da­te e veri­tà insab­bia­te, che cul­mi­na in un’irrimediabile situa­zio­ne fram­men­ta­ta che mai ci sarem­mo aspettati.

Pagi­na dopo pagi­na, Fine toglie l’intonaco dal­la fac­cia­ta del­la fami­glio­la e ad ogni pez­zo emer­go­no non solo i dif­fe­ren­ti pun­ti di vista rispet­to alla situa­zio­ne esi­sten­te, ma anche le osti­li­tà pre­e­si­sten­ti. Il cla­mo­ro­so liti­gio por­ta a gal­la mil­le altre pic­co­le sca­ra­muc­ce che era­no sta­te rin­ne­ga­te, nasco­ste in fon­do all’anima del­le quat­tro sorel­le, accu­mu­la­te fino a crea­re la per­fet­ta pira sul­la qua­le ora va a fuo­co ogni loro certezza. 

Ci si aspet­te­reb­be che Lid­dy ripor­ti le ustio­ni più gra­vi da que­sto incen­dio di segre­ti, ma non è così. L’unico estin­to­re che le sorel­le sono sta­te abi­tua­te ad usa­re con­tro la fiam­ma del­la veri­tà è, appun­to, il mare di bugie in cui anco­ra una vol­ta cer­ca­no di rifu­giar­si per argi­na­re i dan­ni. Pur aven­do carat­te­ri dia­me­tral­men­te diver­si, le acco­mu­na il dog­ma che si sono ripe­tu­te a vicen­da per tut­ta la vita: la fami­glia è tut­to, e farem­mo qual­sia­si cosa per pre­ser­var­la intat­ta. È solo Bri­die a inter­ro­gar­si, e a chie­de­re alle altre: farem­mo dav­ve­ro qual­sia­si cosa? Dov’è il limi­te oltre il qua­le non pos­sia­mo più dire a noi stes­se che va tut­to bene? 

Il limi­te non c’è. Dopo il tram­bu­sto ini­zia­le che le ave­va por­ta­te a sepa­rar­si, Hea­ther, Stel­la e Lid­dy sono dispo­ste a ritrat­ta­re tut­to, a tor­na­re a reci­ta­re la com­me­dia degli alle­gri pran­zi di fami­glia nono­stan­te la gra­ve con­sa­pe­vo­lez­za del vero, sem­pli­ce­men­te fin­gen­do che non esi­sta. Il let­to­re si ritro­va ad assi­ste­re a sce­ne di nor­ma­li­tà su cui incom­be un’ombra di orro­re, si chie­de come sia pos­si­bi­le che nes­su­no voglia smet­ter­la di vol­tar­si ver­so il sole igno­ran­do le tenebre. 

La rispo­sta a que­sto inter­ro­ga­ti­vo sta nel per­so­nag­gio di Bri­die, l’unica che con­ti­nua a urla­re la veri­tà. La gri­da con for­za, con­vin­zio­ne e a trat­ti dispe­ra­zio­ne nel­le orec­chie del­le sue sorel­le, che dal can­to loro non fan­no altro che met­ter­si i tap­pi e iso­la­re la fon­te di quel rumo­re che non voglio­no sen­ti­re. Bri­die è sola con tut­to quel fra­stuo­no e fini­sce per assor­da­re solo se stes­sa. L’emarginazione dal nucleo fami­glia­re, tut­ta­via, le riser­va un’altra scon­vol­gen­te sor­pre­sa: c’è tut­ta una vita fuo­ri dal cogno­me Pal­mer. Bri­die ha un lavo­ro, un mari­to, dei figli, tut­te cose di vita­le impor­tan­za e che per lei inve­ce ave­va­no rap­pre­sen­ta­to solo del­le varia­bi­li mar­gi­na­li, del­le com­par­se nel­la com­me­dia di sole quat­tro pro­ta­go­ni­ste che era sta­ta la sua vita e che in par­te lei stes­sa ave­va diret­to. “Che gio­ia! Che feli­ci­tà! Che sol­lie­vo enor­me e irre­ver­si­bi­le! Quan­ta par­te del­la sua vita, del­la sua per­so­na­li­tà, era sta­ta assor­bi­ta dagli altri? 

La sua fami­glia era sta­ta come un gigan­te­sco albe­ro dai rami che arri­va­va­no raso­ter­ra, alla cui ombra non pote­va ger­mo­glia­re nient’altro. Ma ora, al sole, era tut­to diver­so.” Bri­die è final­men­te libe­ra di lascia­re che le altre si arran­gi­no, non è più lei la “regi­sta” che si deve occu­pa­re di met­te­re in sce­na un lega­me in cui non c’è spa­zio per le veri­tà sco­mo­de. Eppu­re in quan­ti sono capa­ci di per­met­te­re che qual­co­sa di cui ci si è pre­si cura per tut­ta la vita all’improvviso ini­zi a gestir­si da solo? È dav­ve­ro così faci­le assi­ste­re impo­ten­ti alla rovi­na di quel­lo che più si ama? Non lo è. Se in un pri­mo momen­to reci­de­re la sua par­te di radi­ci che nutri­va­no l’albero fami­glia­re sem­bra­va la scel­ta più como­da, ora Bri­die si ritro­va a san­gui­na­re, sen­za la lin­fa del­la pian­ta da cui è sem­pre dipe­sa, volen­te o nolen­te. Non ha più la sua casa, che l’ha assor­bi­ta per anni e al con­tem­po le ha dato una cer­tez­za, e di con­se­guen­za le man­ca la for­za per gesti­re gli altri aspet­ti del­la sua vita. 

Può solo guardare la sua famiglia, il suo matrimonio e la carriera sgretolarsi sotto i suoi occhi senza voler veramente rimediare, certa che ormai nulla abbia una vera e propria importanza

La com­me­dia non ha un lie­to fine. Apren­do il libro abbia­mo incon­tra­to una fami­glia uni­ta, abbia­mo cre­du­to che nul­la potes­se distrug­ge­re il rap­por­to del­le sorel­le Pal­mer, che sareb­be­ro sta­te in gra­do di far fron­te a que­sta dif­fi­col­tà. Chiu­dia­mo il libro cono­scen­do a fon­do quat­tro don­ne più com­ples­se del pre­vi­sto, lega­te da un sen­ti­men­to ipo­cri­ta e mor­bo­so che non avrem­mo mai intui­to. Chi ne esce vin­cen­te? Bri­die, che ha scel­to la veri­tà ed ora è sola nel­le tene­bre del­la rab­bia e del­la dispe­ra­zio­ne, sen­za più un appi­glio a cui aggrap­par­si? O le sue sorel­le, che han­no pre­ser­va­to tut­to ciò che cono­sce­va­no a costo di sacri­fi­ca­re l’ultimo bran­del­lo di sin­ce­ri­tà del loro rapporto?

Non ha vin­to nes­su­no. Si chiu­de il sipa­rio su una com­me­dia agra, che ci ha fat­to ride­re e ora ci lascia con l’amaro in boc­ca e tan­ta, tan­ta pena per i pro­ta­go­ni­sti die­tro le quinte. 

Arti­co­lo di Maria Cattano

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