Il Governo Meloni contro la carne coltivata. Una legge all’avanguardia?

Il Governo Meloni contro la carne coltivata. Una legge all'avanguardia?

In occasione del ventesimo anniversario dalla fondazione di Vulcano Statale, il giornale degli studenti dell’Università Statale di Milano, abbiamo pensato alla creazione di un numero speciale, di carta, che a partire da questa settimana potrete trovare nelle diverse sedi dell’Ateneo, oltre che leggere giorno per giorno sul nostro sito. Per ulteriori informazioni, seguici sulla nostra pagina Ig: @vulcanostatale.


Lo scor­so 28 mar­zo, il gover­no ita­lia­no ha appro­va­to un dise­gno di leg­ge in mate­ria di divie­to di pro­du­zio­ne e di immis­sio­ne sul mer­ca­to di ali­men­ti e man­gi­mi sin­te­ti­ci. Il prov­ve­di­men­to, pre­sen­ta­to in con­fe­ren­za stam­pa dal mini­stro dell’agricoltura Fran­ce­sco Lol­lo­bri­gi­da e da quel­lo del­la salu­te, Ora­zio Schil­la­ci, vie­ta la pro­du­zio­ne e la com­mer­cia­liz­za­zio­ne di “ali­men­ti o man­gi­mi costi­tui­ti, iso­la­ti o pro­dot­ti a par­ti­re da col­tu­re cel­lu­la­ri o da tes­su­ti deri­van­ti da ani­ma­li vertebrati”. 

Per capi­re se si trat­ti vera­men­te di una leg­ge “all’avanguardia”, come soste­nu­to dal mini­stro Lol­lo­bri­gi­da, occor­re ave­re chia­ro che cosa si inten­da per “car­ne sin­te­ti­ca”, o, come pre­fe­ri­sco­no chia­mar­la gli esper­ti – dal momen­to che que­sti pro­dot­ti sono il risul­ta­to di pro­ces­si di col­ti­va­zio­ne cel­lu­la­re – “car­ne in vitro”, “puli­ta” o “col­ti­va­ta”. Si imma­gi­ni di voler far cre­sce­re una pian­ti­na di pomo­do­ri in came­ra pro­pria: è neces­sa­rio pro­cu­rar­si un seme di pomo­do­ro, cioè un insie­me di cel­lu­le appar­te­nen­ti alla spe­cie di cui sia­mo inte­res­sa­ti, del ter­ric­cio, cioè un ter­re­no di col­tu­ra otti­ma­le affin­ché que­ste cel­lu­le pos­sa­no repli­ca­re, e un baston­ci­no, che ser­vi­rà da soste­gno per la cre­sci­ta del­la pian­ta. Tra­scor­so un po’ di tem­po, nel qua­le avre­mo moni­to­ra­to le con­di­zio­ni in cui si tro­va­no le cel­lu­le (livel­lo di umi­di­tà del ter­re­no, tem­pe­ra­tu­ra del­la stan­za, etc.), pre­le­via­mo una par­te dell’organismo che si è for­ma­to, il frut­to, e ce lo man­gia­mo. Si imma­gi­ni ora di riu­sci­re ad otte­ne­re, a par­ti­re da un insie­me di cel­lu­le di pomo­do­ro e dal giu­sto ter­re­no di col­tu­ra, il pomo­do­ro, sen­za biso­gno di dover pas­sa­re per la for­ma­zio­ne di tut­to l’organismo. Sareb­be fan­ta­sti­co. Si rispar­mie­reb­be­ro tem­po e risorse. 

Ora, si imma­gi­ni di con­dur­re quest’operazione con cel­lu­le pro­ve­nien­ti da ani­ma­li di alle­va­men­to: anzi­ché atten­de­re che un embrio­ne si svi­lup­pi in vitel­lo per otte­ner­ne i musco­li (gran par­te dei tes­su­ti del vitel­lo non sono di inte­res­se per l’industria ali­men­ta­re e ven­go­no scar­ta­ti, esat­ta­men­te come avrem­mo scar­ta­to gran par­te dei tes­su­ti del­la pian­ta di pomo­do­ro descrit­ta sopra), si potreb­be­ro rica­va­re musco­li di vitel­lo da un mani­po­lo di cel­lu­le di vitel­lo. Ebbe­ne, ciò è pos­si­bi­le, come ha dimo­stra­to il dot­tor Mark Post, che il 5 dicem­bre 2013 ha pre­sen­ta­to a Lon­dra il pri­mo ham­bur­ger otte­nu­to tra­mi­te que­sta procedura. 

Le cellule di partenza sono cellule staminali dell’organismo di interesse. Si tratta di cellule indifferenziate, cioè che non hanno ancora una funzione precisa: non sono cellule muscolari (quelle che ci interessano), né neuroni, né altro. 

Ma per­ché, se voglia­mo otte­ne­re dei musco­li, non par­tia­mo da un po’ di cel­lu­le musco­la­ri? Per­ché non si ripro­du­co­no velo­ce­men­te, dun­que si scel­go­no le cel­lu­le sta­mi­na­li (mio­bla­sti, cel­lu­le satel­li­te o iPSC sui­ne), che si ripro­du­co­no in fret­ta e pos­so­no diven­ta­re cel­lu­le musco­la­ri se sot­to­po­ste alle giu­ste condizioni. 

Il ter­re­no di col­tu­ra è un bro­do con­te­nen­te sia il nutri­men­to neces­sa­rio per il cor­ret­to svi­lup­po del­le cel­lu­le, che alcu­ne mole­co­le in gra­do di gui­da­re il pro­ces­so di tra­sfor­ma­zio­ne del­le cel­lu­le sta­mi­na­li in cel­lu­le musco­la­ri. All’interno di que­sto liqui­do, oltre alle cel­lu­le, ven­go­no posti dei mate­ria­li bio­com­pa­ti­bi­li che offro­no sup­por­to fisi­co per la loro cre­sci­ta. Han­no lo stes­so ruo­lo del baston­ci­no per la pian­ti­na di pomo­do­ro di cui sopra. 

Il dot­tor Post spie­ga che la col­ti­va­zio­ne del­le cel­lu­le si svol­ge in due fasi: la fase pro­li­fe­ra­ti­va e quel­la dif­fe­ren­zia­ti­va. Nel­la pri­ma, l’o­biet­ti­vo è quel­lo di otte­ne­re il mag­gior nume­ro pos­si­bi­le di cel­lu­le sta­mi­na­li, men­tre nel­la secon­da, dopo la tra­sfor­ma­zio­ne in cel­lu­le musco­la­ri, si cer­ca di ren­der­le iper­tro­fi­che, cioè, di ingran­dir­le. Duran­te quest’ultima fase biso­gna fare par­ti­co­la­re atten­zio­ne alla con­cen­tra­zio­ne di mio­glo­bi­na nei tes­su­ti: que­sta pro­tei­na è par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te nel deter­mi­na­re il sapo­re ed il colo­re del­la carne. 

Ma per­ché dedi­car­ci a que­sti pro­ces­si com­ples­si per otte­ne­re una bistec­ca, quan­do pos­sia­mo sem­pli­ce­men­te alle­va­re una muc­ca e macel­lar­la – meto­do che fun­zio­na affi­da­bil­men­te da miglia­ia di anni? Il moti­vo è sem­pli­ce: l’allevamento è una pra­ti­ca che pre­sen­ta gra­vi pro­ble­mi ambien­ta­li, eti­ci, e di salu­te pub­bli­ca, e la pro­mes­sa del­la car­ne col­ti­va­ta è quel­la di risolverli. 

A livel­lo ambien­ta­le, la car­ne è uno dei pro­dot­ti ali­men­ta­ri più impat­tan­ti. Cre­sce­re un ani­ma­le inte­ro è un modo estre­ma­men­te inef­fi­cien­te di uti­liz­za­re i pro­dot­ti dei nostri cam­pi: la mag­gior par­te dell’energia chi­mi­ca pre­sen­te nel man­gi­me (75–90%) vie­ne “per­sa” per far vive­re l’animale e per crea­re tes­su­ti non com­me­sti­bi­li come pel­le e ossa. Que­sto signi­fi­ca che il set­to­re dell’allevamento con­su­ma ingen­ti quan­ti­tà di risor­se natu­ra­li – come suo­lo, acqua ed ener­gia – che potreb­be­ro esse­re uti­liz­za­te più effi­cien­te­men­te in altro modo. 

In più, la FAO stima che l’allevamento produca il 14.5% dei gas serra emessi dall’uomo, contribuendo significativamente al riscaldamento globale. 

Que­sti dati sono pre­oc­cu­pan­ti, soprat­tut­to con­si­de­ran­do che la doman­da glo­ba­le di car­ne potreb­be aumen­ta­re del 73% tra il 2010 e il 2050. La col­tu­ra cel­lu­la­re, però, può esse­re par­te del­la solu­zio­ne, poi­ché può sod­di­sfa­re una por­zio­ne di tale doman­da a un costo ambien­ta­le ridot­to. Le sti­me dispo­ni­bi­li sug­ge­ri­sco­no infat­ti che la car­ne col­ti­va­ta è mol­to più soste­ni­bi­le – a livel­lo di con­su­mo di suo­lo ed emis­sio­ni di gas ser­ra – del­la car­ne con­ven­zio­na­le più impat­tan­te, come il man­zo. Dato il suo alto con­su­mo di ener­gia, però, il suo impat­to effet­ti­vo dipen­de da vari fat­to­ri, come la fon­te di ener­gia uti­liz­za­ta per la sua pro­du­zio­ne e l’impiego del suo­lo liberato. 

Le bar­re mostra­no il con­su­mo di ener­gia, le emis­sio­ni di gas ser­ra, il con­su­mo di ter­ra e di acqua, in ordi­ne, del­le car­ni di: man­zo, peco­ra, maia­le, pol­la­me e car­ne col­ti­va­ta.
Tuo­mi­sto, H. L., & Tei­xei­ra de Mat­tos, M. J. (2011). Envi­ron­men­tal Impac­ts of Cul­tu­red Meat Pro­duc­tion. Envi­ron­men­tal Scien­ce & Tech­no­lo­gy, 45(14), 6117–6123

Ma l’industria del­la car­ne non è inso­ste­ni­bi­le solo a livel­lo ambien­ta­le: lo è anche a livel­lo eti­co. Deci­ne di miliar­di di ani­ma­li non uma­ni all’anno – miglia­ia al secon­do – ven­go­no ucci­si negli alle­va­men­ti inten­si­vi, nel­la mag­gior par­te dei casi dopo una vita pie­na di sof­fe­ren­za. Mol­ti pol­li ven­go­no bol­li­ti vivi, mol­ti maia­li ven­go­no castra­ti sen­za ane­ste­sia, mol­te scro­fe ven­go­no tenu­te in gab­bie di gesta­zio­ne tal­men­te pic­co­le da impe­dir loro di girar­si. E que­sta non è che la pun­ta dell’iceberg. La car­ne col­ti­va­ta offri­reb­be la pos­si­bi­li­tà di otte­ne­re i pro­dot­ti ali­men­ta­ri che desi­de­ria­mo sen­za con­dan­na­re alla sof­fe­ren­za e alla mor­te nes­sun esse­re senziente. 

Infi­ne, l’allevamento pone una gran­de minac­cia alla salu­te uma­na: l’antibiotico-resistenza. Negli Sta­ti Uni­ti, oltre il 70% degli anti­bio­ti­ci pro­dot­ti all’anno e rite­nu­ti medi­cal­men­te impor­tan­ti per gli esse­ri uma­ni sono impie­ga­ti negli alle­va­men­ti, dove sono som­mi­ni­stra­ti ad ani­ma­li che – viven­do sti­pa­ti a miglia­ia in con­di­zio­ni ter­ri­bi­li anche a livel­lo igie­ni­co – altri­men­ti si amma­le­reb­be­ro. L’uso smi­su­ra­to di anti­mi­cro­bi­ci aumen­ta la fre­quen­za con cui emer­go­no dei “super­bat­te­ri” ad essi resi­sten­ti, con ter­ri­bi­li riper­cus­sio­ni sul­la nostra eco­no­mia e salu­te. Un report del gover­no ingle­se sti­ma che ciò coste­rà cen­to tri­lio­ni di dol­la­ri entro il 2050 e milio­ni di vite uma­ne ogni anno. 

Eliminando la necessità di rinchiudere migliaia di animali – e le loro deiezioni – in spazi angusti, la coltura cellulare può permetterci di ridurre drasticamente l’utilizzo di antibiotici per la produzione di carne, mitigando il problema. 

Nono­stan­te la ricer­ca deb­ba anco­ra inda­ga­re diver­se que­stio­ni lega­te ai pos­si­bi­li bene­fi­ci che un con­su­mo glo­ba­le di car­ne col­ti­va­ta por­te­reb­be con sé, gli Sta­ti Uni­ti han­no già ini­zia­to a esplo­ra­re la pos­si­bi­li­tà di auto­riz­za­re la com­mer­cia­liz­za­zio­ne di pro­dot­ti a base di car­ne col­ti­va­ta, men­tre il gover­no di Sin­ga­po­re ha dato il via libe­ra defi­ni­ti­vo

Per quan­to riguar­da l’Unione Euro­pea, inve­ce, l’ultima paro­la spet­te­rà all’EFSA (Euro­pean Food Safe­ty Autho­ri­ty), la qua­le si è recen­te­men­te espres­sa in que­sti ter­mi­ni: “L’a­gri­col­tu­ra basa­ta sul­le cel­lu­le e in par­ti­co­la­re la car­ne col­ti­va­ta […] e i frut­ti di mare col­ti­va­ti, potreb­be­ro esse­re con­si­de­ra­ti una solu­zio­ne pro­met­ten­te e inno­va­ti­va per con­tri­bui­re al rag­giun­gi­men­to […] di siste­mi ali­men­ta­ri equi, sicu­ri, sani e rispet­to­si del­l’am­bien­te. Tut­ta­via, il poten­zia­le impat­to ambien­ta­le e l’impatto sugli aspet­ti del­la soste­ni­bi­li­tà devo­no esse­re valu­ta­ti a fon­do e la sicu­rez­za deve esse­re sta­bi­li­ta”. In altre paro­le, al momen­to l’EFSA inco­rag­gia l’avanzamento del­la ricer­ca ma non espri­me un pare­re net­to, anche per­ché attual­men­te non è sta­ta avan­za­ta alcu­na richie­sta di com­mer­cia­liz­za­re pro­dot­ti a base di car­ne col­ti­va­ta nell’UE.  

Per que­sto moti­vo, il dise­gno di leg­ge di cui il gover­no Melo­ni van­ta con orgo­glio la pater­ni­tà è di fat­to pri­vo di uti­li­tà, in quan­to, in assen­za di un via libe­ra dell’EFSA o in caso di pare­re nega­ti­vo, i pro­dot­ti a base di car­ne col­ti­va­ta non appro­de­reb­be­ro mai nei nostri super­mer­ca­ti; nel caso in cui il pare­re fos­se posi­ti­vo, inve­ce, il divie­to ita­lia­no si por­reb­be in con­tra­sto con il prin­ci­pio euro­peo del­la libe­ra cir­co­la­zio­ne del­le mer­ci, di fat­to costrin­gen­do il gover­no a sol­le­va­re il divie­to di impor­ta­zio­ne ma non quel­lo di pro­du­zio­ne. Inu­ti­le dire che, in que­sto sce­na­rio, ad esse­re pena­liz­za­te dal­la scel­ta del gover­no sareb­be­ro le tan­to elo­gia­te “azien­de italiane”. 

Per­ché, dun­que, dedi­ca­re tem­po ed ener­gie a una que­stio­ne su cui il gover­no non ha – e non avrà – pie­no pote­re deci­sio­na­le? Per disto­glie­re l’attenzione dei cit­ta­di­ni da que­stio­ni più incom­ben­ti (vedi PNRR)? O piut­to­sto per par­la­re a quel­la fet­ta di elet­to­ra­to che attri­bui­sce gran­de impor­tan­za alle tra­di­zio­ni ita­lia­ne, a par­ti­re da quel­le eno­ga­stro­no­mi­che, e che si sen­te minac­cia­ta sia sul pia­no del­la salu­te che su quel­lo cul­tu­ra­le dal pro­gres­so scien­ti­fi­co? O, anco­ra, per sod­di­sfa­re le istan­ze di una lob­by – Col­di­ret­ti – con cui c’è sem­pre sta­ta una cer­ta sintonia? 

Daniele Di Bella
Sono Danie­le, da gran­de voglio fare il bio­fi­si­co, esplo­ra­re l’Ar­ti­de e lavo­ra­re in Antar­ti­de. Al momen­to stu­dio Quan­ti­ta­ti­ve Bio­lo­gy, leg­go, mi inte­res­so di ambien­te e scri­vo per Vulcano.
Luca Stocco
Stu­den­te di Poli­tics, Phi­lo­so­phy and Public Affairs, bat­te­ri­sta, e pro­pu­gna­to­re del­l’u­so di ragio­ne ed evi­den­ze scien­ti­fi­che per ren­de­re il mon­do un posto miglio­re. Ho fon­da­to Effec­ti­ve Altrui­sm Uni­Mi per aiu­ta­re stu­den­tes­se e stu­den­ti che, come me, voglio­no fare la dif­fe­ren­za attra­ver­so la pro­pria car­rie­ra lavorativa.
Erica Ravarelli
Stu­dio scien­ze poli­ti­che a Mila­no ma ven­go da Anco­na. Mi pia­ce scri­ve­re e bere tisa­ne, non mi piac­cio­no le sem­pli­fi­ca­zio­ni e i pre­giu­di­zi. Ascol­to tut­ti i pare­ri ma poi fac­cio di testa mia.
Angela Perego
Matri­co­la pres­so la facol­tà di Giu­ri­spru­den­za, “da gran­de” non voglio fare l’avvocato. Nel tem­po libe­ro amo leg­ge­re e pro­va­re a fis­sa­re i miei pen­sie­ri sul­la carta.
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Sono Daniele, da grande voglio fare il biofisico, esplorare l'Artide e lavorare in Antartide. Al momento studio Quantitative Biology, leggo, mi interesso di ambiente e scrivo per Vulcano.

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