La strage di Pylos. Un naufragio evitabile

La strage di Pylos. Un naufragio evitabile

Dopo Cutro, una nuo­va stra­ge di per­so­ne migran­ti è avve­nu­ta a Pylos, cit­ta­di­na costie­ra gre­ca al lar­go del­la qua­le un pesche­rec­cio si è ribal­ta­to il 14 giu­gno 2023.

Secon­do le pri­me rico­stru­zio­ni il nume­ro dei pas­seg­ge­ri era di 750: il bilan­cio del­le vit­ti­me è di alme­no 79 per­so­ne, con­ti­nua­no le ricer­che dei disper­si e l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne del­le sal­me, men­tre i super­sti­ti, tut­ti uomi­ni tra i 16 e i 40 anni, sono sta­ti por­ta­ti nel­la cit­tà di Kala­ma­ta, dove è sta­ta alle­sti­ta un’area di acco­glien­za per i soprav­vis­su­ti adat­ta a rispon­de­re al fab­bi­so­gno di coper­te, vesti­ti e cibo. La mag­gior par­te del­le per­so­ne di cui si sono per­se le trac­ce pro­ve­ni­va dal­le pro­vin­ce occi­den­ta­li del Pun­jab e dal Kash­mir sot­to ammi­ni­stra­zio­ne pakistana.

Pare che Fron­tex (Agen­zia euro­pea del­la guar­dia di fron­tie­ra e costie­ra) aves­se segna­la­to per tem­po la pre­sen­za del pesche­rec­cio, ma la Guar­dia costie­ra gre­ca avreb­be ritar­da­to l’intervento.

Si sospetta quindi che Atene abbia sperato fino all’ultimo che queste persone raggiungessero le acque di competenza italiane per non farsi carico delle operazioni di salvataggio e di accoglienza. 

I resti del­l’im­bar­ca­zio­ne nau­fra­ga­ta al lar­go di Stec­ca­to di Cutro lo scor­so 26 febbraio


Secon­do le auto­ri­tà gre­che, un aereo di sor­ve­glian­za di Fron­tex ave­va avvi­sta­to la bar­ca il 13 giu­gno alle ore 9.47 comu­ni­can­do­lo alle auto­ri­tà pre­po­ste al soc­cor­so, cioè alla Guar­dia costie­ra greca.

Anche la Guar­dia costie­ra ita­lia­na e due mer­can­ti­li ave­va­no segna­la­to alle auto­ri­tà gre­che la pre­sen­za dell’imbarcazione in dif­fi­col­tà, ma la Guar­dia costie­ra gre­ca sostie­ne che i pas­seg­ge­ri dell’imbarcazione abbia­no rifiu­ta­to qual­sia­si aiu­to per diri­ger­si ver­so l’Italia. Alle 22.40 una moto­ve­det­ta del­la Guar­dia costie­ra ave­va rag­giun­to la nave, ma si riba­di­sce anco­ra una vol­ta la nega­zio­ne di qual­sia­si assi­sten­za per con­ti­nua­re ver­so l’Italia.

Tuttavia, le leggi internazionali sul soccorso in mare avrebbero imposto in ogni caso ai greci di intervenire per le condizioni in cui l’imbarcazione stava navigando. 

Inol­tre, diver­se testi­mo­nian­ze con­te­sta­no la ver­sio­ne del­le auto­ri­tà gre­che. Innan­zi­tut­to, secon­do le rico­stru­zio­ni di que­ste ulti­me il moto­re del­la bar­ca si sareb­be rot­to intor­no all’1.40 del 14 giu­gno e intor­no alle 2 la bar­ca si sareb­be ribal­ta­ta e sareb­be affon­da­ta: il nau­fra­gio è avve­nu­to 15 ore dopo la pri­ma segna­la­zio­ne e i nau­fra­ghi ave­va­no anche chie­sto aiu­to, tele­fo­nan­do alla rete di volon­ta­ri Alarm­pho­ne già dal 13 giugno. 

I soprav­vis­su­ti sosten­go­no che la Guar­dia costie­ra avreb­be lan­cia­to una cor­da all’ex pesche­rec­cio per trai­nar­lo ver­so la ter­ra­fer­ma, un’operazione che però si sareb­be rive­la­ta più com­pli­ca­ta del pre­vi­sto. Par­lan­do con l’ex pri­mo mini­stro Ale­xis Tsi­pras, un super­sti­te ha det­to: «Non sape­va­no come ten­de­re la cor­da e la bar­ca ha comin­cia­to a incli­nar­si a destra e a sini­stra. La Guar­dia costie­ra sta­va andan­do trop­po velo­ce, ma la bar­ca era già mol­to incli­na­ta ver­so sini­stra, e poi è affondata».

La Guar­dia costie­ra ha for­ni­to una ver­sio­ne diver­sa: in un pri­mo momen­to ave­va nega­to la pre­sen­za di una cor­da soste­nen­do che la nave inter­ve­nu­ta si fos­se man­te­nu­ta a una discre­ta distan­za dall’ex pesche­rec­cio, poi da una fon­te dell’autorità por­tua­le gre­ca si è avu­ta la cer­tez­za che effet­ti­va­men­te una cor­da era sta­ta lega­ta all’ex pesche­rec­cio per veri­fi­car­ne le con­di­zio­ni e ten­ta­re un rimor­chio, ma le per­so­ne a bor­do l’avrebbero sle­ga­ta per­ché non vole­va­no esse­re por­ta­te in Grecia.

Nell’esprimere profondo cordoglio e dolore per le vittime che si continuano a contare, il Centro Astalli afferma che «si tratta di un’ecatombe che l’Europa avrebbe potuto e dovuto evitare».

Tra le doman­de che sor­go­no infat­ti ce n’è una in par­ti­co­la­re: per­ché gover­ni e for­ze poli­ti­che in tut­ta Euro­pa incol­pa­no Bru­xel­les per le caren­ze nel­la lot­ta all’im­mi­gra­zio­ne clan­de­sti­na, ma ad oggi non esi­ste un siste­ma di ricer­ca e soc­cor­so gui­da­to dall’Ue?

La rispo­sta neces­si­ta di un pas­so indie­tro nel tem­po e ci por­ta nel­la sto­ria del­la nostra nazio­ne: il 3 otto­bre 2013 un bar­co­ne di per­so­ne migran­ti al lar­go di Lam­pe­du­sa si ina­bis­sò pro­vo­can­do 368 mor­ti e scon­vol­gen­do la poli­ti­ca ita­lia­na, con una vasta eco in tut­ta l’U­nio­ne euro­pea. L’Eu­ro­pa avan­zò una serie di pro­po­ste tra cui la crea­zio­ne di una cabi­na di regia euro­pea, gesti­ta a livel­lo cen­tra­le, per indi­vi­dua­re le rot­te dei bar­co­ni di per­so­ne migran­ti che par­to­no dal Nord Afri­ca e che inte­res­sa­no lo spec­chio di mare che va da Cipro alla Spa­gna: un’a­zio­ne di ricer­ca e soc­cor­so gui­da­ta da Fron­tex, l’a­gen­zia di fron­tie­ra del­l’Ue che si occu­pa di for­ni­re assi­sten­za agli Sta­ti mem­bri per indi­vi­dua­re i bar­co­ni in pericolo. 

La pro­po­sta restò mor­ta, pro­ba­bil­men­te per­ché sul­le poli­ti­che di lot­ta all’immigrazione clan­de­sti­na gli sta­ti più espo­sti come Gre­cia, Mal­ta, Fran­cia, Spa­gna e Ita­lia vole­va­no ave­re le mani libe­re nel gesti­re i soc­cor­si e i rap­por­ti con i Pae­si di partenza.

Sarà poi il gover­no Let­ta a lan­cia­re l’o­pe­ra­zio­ne Mare Nostrum per aumen­ta­re i soc­cor­si nel Medi­ter­ra­neo cen­tra­le e in con­tem­po­ra­nea comin­cia­no a spun­ta­re le navi del­le ONG (Orga­niz­za­zio­ni Non Gover­na­ti­ve indi­pen­den­ti dagli Sta­ti), ma tra le tur­bo­len­ze in Libia e in Siria il peso sul­le spal­le del­l’I­ta­lia diven­ta inso­ste­ni­bi­le da un pun­to di vista eco­no­mi­co. Nasce l’o­pe­ra­zio­ne Tri­ton, che di fat­to sosti­tui­sce Mare Nostrum: a coor­di­na­re due aerei di sor­ve­glian­za e tre navi c’è Fron­tex, ma il coman­do del­le ope­ra­zio­ni resta sem­pre in mano ita­lia­na. Tri­ton si limi­ta alla sola sor­ve­glian­za ed even­tua­le ricer­ca, ma i soc­cor­si spet­ta­no al nostro Paese.

La cri­si migra­to­ria si ina­spri­sce e i nau­fra­gi in mare aumen­ta­no: tra 2015 e 2020 l’Ue arri­va ad abboz­za­re una for­ma di mis­sio­ne con­giun­ta, Sophia, che pote­va con­ta­re su una flot­ta di navi mili­ta­ri for­ni­te da diver­si Pae­si del bloc­co e coor­di­na­te dal­l’I­ta­lia. Tali imbar­ca­zio­ni sono sta­te uti­liz­za­te per pre­sta­re soc­cor­si, sal­van­do cir­ca 45mila vite uma­ne, a det­ta dell’Ue: con Sophia le mor­ti nel Medi­ter­ra­neo cen­tra­le, sono dimi­nui­te. L’operazione, in segui­to, è sta­ta sman­tel­la­ta: per quan­to riguar­da i soc­cor­si, ogni gover­no Ue è indi­pen­den­te e si coor­di­na con gli altri attra­ver­so Fron­tex e il grup­po di con­tat­to Sar (Con­ven­zio­ne inter­na­zio­na­le sul­la ricer­ca ed il sal­va­tag­gio marittimo).

Da anni la linea Ue sul­l’im­mi­gra­zio­ne ille­ga­le si è ridot­ta alla lot­ta dei traf­fi­can­ti attra­ver­so la coo­pe­ra­zio­ne con i Pae­si ter­zi, ma i risul­ta­ti fal­li­men­ta­ri ripor­ta­no alla ribal­ta il tema dei soc­cor­si. A Bru­xel­les c’è chi sot­to­li­nea la neces­si­tà di ria­pri­re il dibat­ti­to sul­le atti­vi­tà di ricer­ca e soc­cor­so in Euro­pa: ridur­re ai soli traf­fi­can­ti le respon­sa­bi­li­tà di que­ste tra­ge­die o for­ni­re come uni­ca rispo­sta la coo­pe­ra­zio­ne con i Pae­si ter­zi, per sta­nar­li e bloc­car­li, con­tra­sta con la real­tà, con il dirit­to inter­na­zio­na­le e con i fal­li­men­ti di Ue e gover­ni

Sono ripe­tu­ti gli epi­so­di di mor­te alle fron­tie­re d’Eu­ro­pa per la man­can­za di un’a­zio­ne comu­ne di ricer­ca e soc­cor­so del­le per­so­ne migran­ti, men­tre si con­ti­nua­no a inve­sti­re risor­se sul­la chiu­su­ra e l’e­ster­na­liz­za­zio­ne del­le fron­tie­re. Neces­sa­ria è quin­di la volon­tà degli Sta­ti euro­pei di isti­tui­re vie d’ac­ces­so lega­li e sicu­re per chi cer­ca pro­te­zio­ne in Euro­pa, uni­co vero stru­men­to per con­tra­sta­re il traf­fi­co e la trat­ta di esse­ri umani.

Michela De Marchi
Stu­den­tes­sa di Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne che aspi­ra a diven­ta­re una gior­na­li­sta. Sono mol­to ambi­zio­sa e ten­do a dare il meglio di me in ogni situa­zio­ne. Dan­za, libri e viag­gi sono solo alcu­ne del­le cose che mi caratterizzano.
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Studentessa di Scienze umanistiche per la comunicazione che aspira a diventare una giornalista. Sono molto ambiziosa e tendo a dare il meglio di me in ogni situazione. Danza, libri e viaggi sono solo alcune delle cose che mi caratterizzano.

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