Silvio Berlusconi. Una panoramica tra cinema e politica

Silvio Berlusconi. Una panoramica tra cinema e politica

Il 12 giu­gno è mor­to Sil­vio Ber­lu­sco­ni.  Dal 12 giu­gno la descri­zio­ne più inval­sa è sta­ta quel­la del gran­de sta­ti­sta che, nel bene o nel male, ha carat­te­riz­za­to un’epoca – di non meglio pre­ci­sa­ta esten­sio­ne, per­ché si par­la di ven­ten­nio ber­lu­sco­nia­no con rife­ri­men­to ai suoi gover­ni, ma dal­la disce­sa in cam­po alla sua dipar­ti­ta è pas­sa­to un tren­ten­nio inte­ro e l’influenza di Ber­lu­sco­ni data a ben pri­ma del suo ingres­so in politica.

Quel che sem­bra con­di­vi­so, gene­ra­liz­za­zio­ni di cir­co­stan­za a par­te, è il pro­ta­go­ni­smo che il lea­der di For­za Ita­lia ha avu­to nel deter­mi­na­re un cli­ma poli­ti­co, anzi il cli­ma per i Mil­len­nial più gio­va­ni e per i meno gio­va­ni del­la Gen Z, gene­ran­do un rico­no­sci­men­to nel ber­lu­sco­ni­smo da par­te del cen­tro­de­stra e un alli­nea­men­to all’anti­ber­lu­sco­ni­smo come uni­co vero deno­mi­na­to­re del­le for­ze di sinistra.

Non può dunque non destare interesse il vasto novero di prodotti cinematografici dedicati alla sua figura quand’era ancora in vita: ognuno dice molto del periodo messo in scena ma soprattutto del periodo in cui uscì (che non sempre è lo stesso), a comporre insieme l’affresco dell’arco politico berlusconiano.

Un pri­mo nome è quel­lo di Ninì Gras­sia, regi­sta del­la com­me­dia ine­di­ta Ham­ma­met Vil­la­ge (1997). Que­sto film rap­pre­sen­ta un caso sui gene­ris, non solo per la mar­gi­na­li­tà dell’ex-premier (com­pri­ma­rio insie­me a D’Alema, men­tre il pro­ta­go­ni­sta è Cra­xi): il fat­to che Ham­ma­met Vil­la­ge non abbia mai visto la luce, appa­ren­te­men­te emble­ma del­le dif­fi­col­tà di pub­bli­ca­zio­ne dei film suc­ces­si­vi, è in real­tà dovu­to alla mor­te di Cra­xi nel 2000.

A ren­de­re pecu­lia­re la com­me­dia è anche l’orientamento poli­ti­co di Gras­sia, dichia­ra­ta­men­te di destra tan­to da ten­ta­re nel 2006 di tra­sfor­ma­re la com­me­dia abor­ti­ta in Casi­no­po­lis, in cui i cit­ta­di­ni napo­le­ta­ni recla­ma­no la mun­nez­za mira­co­lo­sa­men­te puli­ta via da Berlusconi.

Il carat­te­re secon­da­rio dell’imprenditore in Ham­ma­met Vil­la­ge può for­se esse­re ricon­dot­to al fat­to che dal 1994 Ber­lu­sco­ni aves­se gover­na­to meno di un anno: ven­ne infat­ti sfi­du­cia­to dal­la Lega Nord, lascian­do il cam­po al gover­no tec­ni­co di Dini e poi al cen­tro­si­ni­stra.
D’altro can­to non si può igno­ra­re la sto­ri­ci­tà del­la disce­sa in cam­po di For­za Ita­lia, che por­tò al gover­no l’ex-MSI.

È davan­ti a que­sta sto­ri­ci­tà che si pale­sa­no le nevro­si del pro­ta­go­ni­sta di Apri­le (1998) di Nan­ni Moret­ti: espres­sio­ne del­la cri­si d’identità dell’elettore di sini­stra, il film è però incor­ni­cia­to da due ele­zio­ni. Quel­le del 1994, le pri­me col siste­ma misto del Mat­ta­rel­lum (e in cui i due Poli FI-Bos­si e FI-Fini scon­fis­se­ro il PDS di Occhet­to) e quel­le del 1996 (le pri­me vera­men­te bipo­la­ri all’americana), che die­de­ro vita ad una legi­sla­tu­ra inte­ra­men­te gover­na­ta dal cen­tro­si­ni­stra di Pro­di, D’Alema e Amato.

Com’è ricorrente nelle pellicole su Berlusconi e nella filmografia di Moretti, l’impianto è quasi metanarrativo, giostrandosi fra la sua vita familiare e le aspirazioni da cineasta.

Fu con le ele­zio­ni del 2001, vin­te dal­la Casa del­le Liber­tà di Ber­lu­sco­ni-Bos­si-Fini, che ini­ziò il vero domi­nio ber­lu­sco­nia­no tra­mi­te due ese­cu­ti­vi dura­ti fino a fine legi­sla­tu­ra.
In que­sto con­te­sto, fra il 2003 e il 2005 usci­ro­no due docu­men­ta­ri aspra­men­te cri­ti­ci ver­so l’allora pre­mier, Citi­zen Ber­lu­sco­ni Viva Zapa­te­ro!, entram­bi incen­tra­ti sul­le influen­ze del gover­no nell’infor­ma­zio­ne. Le due pel­li­co­le con­di­vi­do­no alcu­ni fil­ma­ti e il rife­ri­men­to al dik­tat bul­ga­ro del 2002 con cui il pre­mier allon­ta­nò Bia­gi, San­to­ro e Lut­taz­zi dal­la Rai.

Il pri­mo tito­lo non fu mai tra­smes­so sul­le TV ita­lia­ne, men­tre negli USA appar­ve su cir­cui­ti a finan­zia­men­to pro­gres­si­sta come Wide Angle Cur­rent TV. Viva Zapa­te­ro! (2005), del­la comi­ca Sabi­na Guz­zan­ti e pro­dot­to da Luc­ky Red, denun­cia le pres­sio­ni che por­ta­ro­no nel 2003 alla chiu­su­ra del suo pro­gram­ma sati­ri­co Raiot, cri­ti­co ver­so il gover­no. Rispet­to al pre­ce­den­te film risul­ta più arti­co­la­to, inter­vi­stan­do poli­ti­ci di entram­bi gli schieramenti.

Degno di nota l’intervento del comi­co Bren­man, che sot­to­li­nea come «è tem­po che i comi­ci fac­cia­no poli­ti­ca»: Gril­lo, inter­vi­sta­to anch’egli, ave­va inau­gu­ra­to pochi mesi pri­ma i mee­tup che sareb­be­ro evo­lu­ti nei V‑Day e poi nel Movi­men­to 5 Stel­le, radi­ca­to pro­prio nell’antiberlusconismo dei Giro­ton­di e del Popo­lo Vio­la di que­gli anni.

Nel 2006 si tennero nuove elezioni, vinte dall’Unione che diede vita al governo Prodi II, il primo dal Dopoguerra a includere l’intera sinistra parlamentare.

Poco pri­ma era usci­to l’emblema dei film su Ber­lu­sco­ni, Il Cai­ma­no di Moret­ti: come Apri­le, si gio­ca fra la vita fami­lia­re del pro­ta­go­ni­sta e un suo film poli­ti­co, anche se il tono è qui meno iro­ni­co e i pia­ni più intri­ca­ti (vi sono quat­tro Ber­lu­sco­ni: quel­lo vero, quel­lo sce­neg­gia­to, quel­lo che Miche­le Pla­ci­do deve inter­pre­ta­re e quel­lo reci­ta­to da Moretti).

Il Cai­ma­no è emble­ma­ti­co anche per le pole­mi­che susci­ta­te dal­la sua distri­bu­zio­ne: vari poli­ti­ci ne invo­ca­ro­no il riman­do a dopo le ele­zio­ni, inva­no; la tra­smis­sio­ne su Sky nel 2007 ven­ne inve­ce posti­ci­pa­ta per non influen­za­re le ammi­ni­stra­ti­ve, men­tre la Rai ne acqui­stò i dirit­ti ma rifiu­tan­do di tra­smet­ter­ne anche solo alcu­ne sce­ne fino al 2011.

Nel 2006 le pro­du­zio­ni si infit­ti­ro­no: il tede­sco Bye Bye Ber­lu­sco­ni! assom­ma vari ele­men­ti ricor­ren­ti, dal­la man­ca­ta distri­bu­zio­ne ita­lia­na (ad ope­ra di Fer­re­ro) al carat­te­re meta­nar­ra­ti­vo e alla par­te­ci­pa­zio­ne di Tra­va­glio (allo­ra all’Uni­tà, già inter­vi­sta­to nei docu­men­ta­ri di cui sopra). Non solo: il film insce­na il rapi­men­to di Ber­lu­sco­ni, tema che in pel­li­co­le suc­ces­si­ve evol­ve­rà nel­la sua ucci­sio­ne, e affron­ta diret­ta­men­te le accu­se di coin­vol­gi­men­to con la mafia.

Quest’ultimo argo­men­to tor­na in Quan­do c’era Sil­vio, insie­me a quel­lo dell’origine del­le for­tu­ne di Ber­lu­sco­ni (già trat­ta­to ne Il Cai­ma­no e nel libro L’odore dei sol­di di Tra­va­glio); usci­to nei cine­ma nel 2006, il docu­men­ta­rio fu però rifiu­ta­to dal­la Rai.
Gli stes­si sog­get­ti­sti Dea­glio e Cre­ma­gna­ni gira­ro­no a fine anno Ucci­de­te la demo­cra­zia!, denun­cian­do bro­gli nel­le sud­det­te ele­zio­ni del 2006, poi con­fu­ta­ti.

Negli stes­si anni ven­ne gira­to un film in par­te meta­nar­ra­ti­vo, Shoo­ting Sil­vio, su uno scrit­to­re che tra­sfor­ma in un pro­po­si­to rea­le l’idea di un libro sull’assassinio di Ber­lu­sco­ni: al film, usci­to al cine­ma nel 2007, par­te­ci­pò anche Tra­va­glio; Sky lo tra­smi­se nel 2009, ma rinun­ciò a ulte­rio­ri repli­che in segui­to alle pro­te­ste del PdL.

Nel frattempo il governo Prodi II era caduto e nelle elezioni del 2008 l’alleanza PdL-Lega aveva vinto sul neonato PD, portando al quarto e ultimo governo Berlusconi. 

Cir­ca un mese dopo la for­ma­zio­ne di quest’ultimo, è usci­to nei cine­ma Ho ammaz­za­to Sil­vio Ber­lu­sco­ni: tor­na il tema dell’uccisione del pre­mier (come già nel discus­so libro Chi ha ucci­so Sil­vio Ber­lu­sco­ni del 2005), anche se sta­vol­ta come inci­den­te in una com­me­dia grot­te­sca.

Più discus­si furo­no, negli ulti­mi anni del gover­no, i docu­men­ta­ri Video­cra­cy (2009) e Dra­qui­la (2010): il pri­mo, sve­de­se, affron­ta­va il pote­re media­ti­co di Ber­lu­sco­ni e l’influenza del­la TV com­mer­cia­le; non fu pub­bli­ciz­za­to da Media­set né Rai e ven­ne poi con­te­sta­to da Stri­scia la noti­zia, pur con­cor­ren­do a Vene­zia.
Il secon­do vede il ritor­no di Guz­zan­ti, sta­vol­ta con­tro l’operato del­la Pro­te­zio­ne Civi­le dopo il ter­re­mo­to dell’Aquila: andò a Can­nes, venen­do però cri­ti­ca­to da Le Mon­de e dal gover­no ita­lia­no.

Gover­no che a fine 2011 entrò in cri­si, già abban­do­na­to da Fini e poi dal mini­stro Alfa­no. Intan­to uscì il docu­men­ta­rio bio­gra­fi­co Sil­vio Fore­ver: di nuo­vo sull’origine dei suoi sol­di, di nuo­vo con Tra­va­glio, di nuo­vo distri­bui­to da Luc­ky Red.
Ber­lu­sco­ni fu costret­to a soste­ne­re il gover­no tec­ni­co di Mon­ti, per­den­do la destra che diven­ne Fra­tel­li d’Italia; l’esito incer­to del­le ele­zio­ni del 2013, fra Ber­sa­ni, Ber­lu­sco­ni e Gril­lo, por­tò anco­ra a un’intesa fra destra e sini­stra a soste­gno del gover­no Letta.

Agli sgoccioli del bipolarismo da Seconda Repubblica e del potere berlusconiano, le TV osavano di più: 

già a giu­gno Il Cai­ma­no arri­vò sul­la Rai, men­tre fra otto­bre e novem­bre La7 tra­smi­se Viva Zapa­te­ro!, Video­cra­cySil­vio Fore­ver.
Men­tre nel 2012 il Lazio di Pol­ve­ri­ni (PdL) soste­ne­va il docu­men­ta­rio S. B. – Io lo cono­sce­vo bene, più vici­no all’ex-premier, Tra­va­glio ricom­par­ve nel­la denun­cia cora­le al ber­lu­sco­ni­smo di Girl­friend in a coma (apprez­za­to inter­na­zio­nal­men­te ma riman­da­to dal MAXXI per le ele­zio­ni del 2013).A fine 2014, quan­do sta­va finen­do il bre­ve pro­ta­go­ni­smo di Ber­lu­sco­ni nel Pat­to del Naza­re­no col gover­no Ren­zi, uscì Bel­lu­sco­ne, docu-inchie­sta meta­nar­ra­ti­va sui rap­por­ti del poli­ti­co con la mala­vi­ta sici­lia­na, pre­mia­ta a Vene­zia e ai David.

Ormai il PdL, per­si anche i mode­ra­ti di Alfa­no, era tor­na­to For­za Ita­lia e retro­ces­se a stam­pel­la del cen­tro­de­stra sal­vi­nia­no e poi melo­nia­no: nel 2018 il plu­ri­pre­mia­to Loro di Sor­ren­ti­no rac­con­ta­va un Ber­lu­sco­ni (Ser­vil­lo) ormai al tra­mon­to del­la sua carriera.

Con­di­vi­di:
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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