Tormentoni estivi, non solo musica leggera

I tor­men­to­ni esti­vi cat­tu­ra­no con il loro rit­mo incal­zan­te, ma sono anche ric­chi di imma­gi­ni, luo­ghi e per­so­ne, par­te dell’imma­gi­na­rio comu­ne, che si pos­so­no pren­de­re come spun­to per impa­ra­re qual­co­sa di nuovo. 

Pren­dia­mo ad esem­pio Disco Para­di­se, la nuo­va can­zo­ne di Fedez, Anna­li­sa e Arti­co­lo 31. Si ini­zia citan­do Ham­ma­met, cit­tà tuni­si­na diven­ta­ta cele­bre come meta turi­sti­ca in quan­to scel­ta come luo­go di vil­leg­gia­tu­ra da per­so­nag­gi come Chur­chill e Flau­bert, ma in Ita­lia ricor­da­ta soprat­tut­to in rela­zio­ne a Bet­ti­no Cra­xi, che qui morì lati­tan­te, in fuga dai pro­ces­si giu­di­zia­ri aper­ti in segui­to allo scan­da­lo Tan­gen­to­po­li. Nel testo entra­no entram­bi que­sti due aspet­ti: l”io can­tan­te” dice infat­ti di andar­se­ne ad Ham­ma­met in quan­to nel­la ricer­ca del col­pe­vo­le, «quest’anno han­no deci­so che toc­ca a me» . Poco dopo però si par­la dell’aspetto vacan­zie­ro di Ham­ma­met, un posto in cui «si sfi­la sul­la spiag­gia come Gigi Hadid». Gigi Hadid è la top model per eccel­len­za del momen­to e in que­sto acco­sta­men­to si vede anche l’evoluzione dell’immaginario comu­ne nel tem­po: anni fa sareb­be sta­ta men­zio­na­ta Nao­mi Cam­p­bell oppu­re Clau­dia Schiffer. 

Le idee platoniche si evolvono con gli anni nella costruzione di un linguaggio comune, oggi più di un tempo, in continuo cambiamento. 

C’è poi un po’ di ansia gene­ra­zio­na­le ( «se pen­so al mio futu­ro vado in pani­co» ), un sen­ti­men­to volu­bi­le che sale e scen­de «like a yo-yo» per dir­la con Sabri­na Saler­no, che tra­dot­to in slang gio­va­ni­le nel­la can­zo­ne diven­ta «tipo yo-yo». 

Si dice poi che gli ita­lia­ni all’estero non voti­no e su que­sto i nume­ri dan­no ragio­ne agli auto­ri del­la can­zo­ne: alle ulti­me ele­zio­ni poli­ti­che, l’affluen­za dei votan­ti fuo­ri dall’Italia si è fer­ma­ta al 26% con­tro il 64% dei votan­ti in suo­lo ita­lia­no. I gran­di assen­ti alle ele­zio­ni comun­que sono sta­ti i gio­va­ni e in par­ti­co­la­re i fuo­ri-sede, per i qua­li pro­prio in que­sti gior­ni è sfu­ma­ta la pos­si­bi­li­tà di vota­re nel comu­ne di domicilio. 

Si gio­ca con le situa­zio­ni del­la vita di tut­ti i gior­ni, come quan­do ci si tele­fo­na a vicen­da ma non ci si rag­giun­ge mai; situa­zio­ne comu­ne già rac­con­ta­ta dal­la stes­sa Anna­li­sa nel suo ulti­mo sin­go­lo, dal ritor­nel­lo incal­zan­te «quan­do lei chia­ma lui che chia­ma te che chia­mi me » . 

La stro­fa si col­le­ga al ritor­nel­lo con una cita­zio­ne del gran­de Lucio Bat­ti­sti e del­la sua “Mi ritor­ni in men­te”. Le bol­le di sapo­ne fan­no pen­sa­re a Mina, men­tre venia­mo tra­sfe­ri­ti in un mood Anni Set­tan­ta, quel­lo del­la Disco Dan­ce, appun­to, che dà il nome anche a una del­le altre hit di quest’estate, can­ta­ta da gIAN­MA­RIA e Fran­ce­sca Michie­lin. La Disco Para­di­se in par­ti­co­la­re è una sta­zio­ne radio che tra­smet­te la musi­ca dan­ce di que­gli anni, da vini­li 12 pollici. 

Nel suo pez­zo rap, Ax cita il Mai Tai, cock­tail a base di rum, la pole dan­ce e l’Okto­ber­fe­st, che sem­bra esse­re imman­ca­bi­le nel sin­go­lo esti­vo di Fedez e com­pa­gni di tur­no, visto che com­pa­ri­va già l’anno scor­so in “La dol­ce vita”, quan­do Tana­nai dice­va di voler « fare la fest » . Si par­la poi di anda­re «in cia­bat­te sul red car­pet» ; que­sto è un fat­to mol­to attua­le visto che poco fa a Can­nes Jen­ni­fer Law­ren­ce ha sfi­la­to con un ele­gan­tis­si­mo abi­to ros­so indos­so e un sem­pli­cis­si­mo paio di infra­di­to ai pie­di, in con­tra­sto con il dress-code tra­di­zio­na­le. Del resto non è la pri­ma a rom­pe­re gli sche­mi: già Kri­sten Stewart si era ribel­la­ta alla rego­la dei tac­chi sul tap­pe­to rosso.

C’è poi un riferimento esplicito a “Girls just want to have fun”, a cui in realtà era già stato fatto un riferimento implicito, per il jingle e il ritmo del brano. 

Per fini­re, un paio di fra­si a dife­sa del­la cul­tu­ra pop, con­trap­po­sta a quel­la let­te­ra­ria, tra­di­zio­nal­men­te rite­nu­ta più auli­ca e nobi­le: chi non sa chi è Neru­da, ma cono­sce Gino Pao­li non ha nien­te di cui ver­go­gnar­si. Sapo­re di sale è tan­to impor­tan­te quan­to l’Ode al gior­no felice. 

Oltre a que­sto trio, pro­ta­go­ni­sti dell’estate saran­no la cop­pia Elo­die-Men­go­ni con il sin­go­lo “Paz­za Musi­ca”, il duo Mr Rain-San­gio­van­ni con il bra­no “La fine del mon­do” e a com­ple­ta­re il qua­dro del­le col­la­bo­ra­zio­ni è in arri­vo un ine­di­to con Mar­ra­cash e Tananai. 

Ci saran­no poi natu­ral­men­te i Pin­gui­ni Tat­ti­ci Nuclea­ri, con due nuo­vi bra­ni, “Coca Cola” e “Ruba­mi la not­te”, entram­bi dai testi inte­res­san­ti. Del resto, il grup­po indie è noto per i testi intri­ca­ti e ric­chi di riferimenti. 

“Coca Cola” par­la di cam­bia­men­to, sot­to diver­si pun­ti di vista. È un con­fron­to tra gene­ra­zio­ni diver­se, un mil­le­nial par­la ad una boo­mer, una «signo­ra mia» . Il pri­mo argo­men­to toc­ca­to è socia­le: si par­la di una cop­pia di ragaz­ze – la nipo­te del­la signo­ra in que­stio­ne e una sua ami­ca — che han­no fat­to coming out. Non ci sono alter­na­ti­ve, è un aut aut: la scor­sa gene­ra­zio­ne deve impa­ra­re ad accet­ta­re il cam­bia­men­to. Altri­men­ti «il lume del­la ragio­ne si incen­dia» : e il rife­ri­men­to al razio­na­li­smo è leci­to per­ché spes­so chi si rifiu­ta di vede­re ciò che con­si­de­ra fasti­dio­so non si lascia gui­da­re dal­la ragio­ne, ma da vec­chi idea­li sen­za fon­da­men­to. Anche per­ché «chi non si ade­gua, muo­re»: è bene quin­di alza­re la testa «tipo la giraf­fa di Lamarck». Qui il rife­ri­men­to è alla teo­ria evo­lu­zio­ni­sti­ca, ormai ampia­men­te supe­ra­ta, secon­do cui le giraf­fe han­no svi­lup­pa­to il col­lo lun­go nel­lo sten­der­si ver­so l’alto per affer­ra­re le foglie più buone. 

La teoria è sbagliata, ma il messaggio è giusto: bisogna sforzarsi di guardare oltre, spostare lo sguardo dall’altezza occhi, spingersi altrove, togliersi il paraocchi. 

Nel ritor­nel­lo si pre­ve­de un’Italia anti-reli­gio­sa e anti-patriot­ti­ca, in cui «toglie­ran­no Gesù dal­la pare­te» e «l’inno di Mame­li si can­te­rà in ingle­se» , men­tre la signo­ra mia rim­pian­ge­rà «quan­do c’era lui», un lui che per costru­zio­ne sin­tat­ti­ca dovreb­be esse­re Cri­sto ma che in real­tà in que­sto con­te­sto por­ta ad una inter­pre­ta­zio­ne diver­sa, dun­que aggiun­gia­mo anche un’Italia anti-fasci­sta.

Si tor­na a toc­ca­re il tema del gen­der fluid, già pre­sen­te in aper­tu­ra e nel ritor­nel­lo, alla fine del­la secon­da stro­fa, quan­do si dice che «fan più casi­no i pa-pil­lon» , un rife­ri­men­to al poli­ti­co Simo­ne Pil­lon — che tra l’altro indos­sa sem­pre il far­fal­li­no al col­lo — con­vin­to omo­fo­bo che si oppo­se for­te­men­te al ddl Zan e che da anni si sca­glia con­tro la «teo­ria gen­der», che fran­ca­men­te non si capi­sce cosa sia. 

Si gio­ca poi sull’assonanza «mito» e «me too» , con una frec­cia­ti­na al bigot­ti­smo, in cui risuo­na­no le paro­le di De Andrè (l’ordine costi­tui­to di “Boc­ca di Rosa”). 

Il rias­sun­to del testo è ben descrit­to dal­la fra­se «un Pae­se di vec­chi difet­ti che fan pace con sen­si di col­pa gio­va­ni» . In chiu­su­ra, la nipo­te del­la signo­ra mia cita­ta all’inizio tor­na a casa e le inse­gna a far lo SPID e ci si augu­ra di non cer­ca­re più «l’oro alla fine del rain­bow washing» , gio­can­do sul­la cre­den­za popo­la­re secon­do cui alla fine dell’arcobaleno c’è una pen­to­la di dena­ro e sul con­cet­to di sfrut­ta­men­to dell’inclusività arco­ba­le­no mera­men­te fina­liz­za­ta al guadagno. 

Insom­ma, come ogni anno, can­te­re­mo tan­te can­zo­ni, con la leg­ge­rez­za e la spen­sie­ra­tez­za con cui si can­ta­no le hit esti­ve, ma ogni tan­to, anche sof­fer­man­do­ci sul signi­fi­ca­to che i testi por­ta­no con sé, a dimo­stra­zio­ne del fat­to che il diver­ti­men­to non esclu­de il con­te­nu­to inte­res­san­te e costrut­ti­vo.

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Giulia Maineri
Instan­ca­bi­le curio­so­na, ho sem­pre una doman­da sul­la pun­ta del­la lin­gua. Leg­go di tut­to e di tut­ti per capi­re chi sono. Col­ti­vo la pas­sio­ne per la sto­ria del­l’ar­te per capi­re chi sia­mo. Stu­dio fisi­ca per rispon­de­re ai come. Esplo­ro il mon­do in un’esasperata, ma entu­sia­sman­te, ricer­ca dei perché.

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