In Italia l’armocromista spaventa ma i giornalisti di più

In Italia l'armocromia spaventa ma i giornalisti di più

La noti­zia che la segre­ta­ria del Par­ti­to Demo­cra­ti­co Elly Schlein segue i con­si­gli di un’armocromista per deci­de­re del pro­prio abbi­glia­men­to è appar­sa ovun­que lo scor­so apri­le: per mol­ti risul­ta assur­do cre­de­re che una lea­der poli­ti­ca si pos­sa appog­gia­re ad un’esperta di imma­gi­ne, adat­tan­do il pro­prio aspet­to ai det­ta­mi di una moda spo­po­la­ta sui social net­work negli ulti­mi mesi. 

Per quan­to il web si sia sca­te­na­to con bat­tu­te e gli oppo­si­to­ri abbia­no cer­ca­to di caval­ca­re il momen­to, è evi­den­te che Schlein non sia l’unica poli­ti­ca ad adot­ta­re pre­ci­se stra­te­gie comu­ni­ca­ti­ve e di imma­gi­ne, ma anzi l’elenco è piut­to­sto lun­go. Spic­ca fra tut­ti per meti­co­lo­si­tà nel­la cura dell’immagine pro­prio la neme­si natu­ra­le del­la segre­ta­ria dem: non sap­pia­mo se la pre­mier Gior­gia Melo­ni abbia una con­su­len­te per gli abbi­na­men­ti cro­ma­ti­ci, ma è cer­to che ci ten­ga a por­si davan­ti agli elet­to­ri secon­do moda­li­tà ben pre­ci­se e studiate.

Non è un caso che lo staff inca­ri­ca­to di segui­re la Pre­si­den­te del Con­si­glio è for­ma­to da per­so­ne di fidu­cia, che si occu­pa­no del­la comu­ni­ca­zio­ne del­la lea­der di Fra­tel­li d’Italia da mol­ti anni, aven­do così acqui­si­to una buo­na cono­scen­za del suo elet­to­ra­to e di che cosa sia neces­sa­rio pro­iet­ta­re all’esterno per otte­ne­re con­sen­si

Se già costruire la campagna elettorale ha richiesto un enorme sforzo e incredibile attenzione in questo senso, da quando Meloni ha assunto la guida del governo una scrupolosa cura della sua immagine è diventata di fatto essenziale. 

Evi­ta­re doman­de sco­mo­de e pas­si fal­si è impe­ra­ti­vo se non si vuo­le fini­re nel miri­no dei mass media, ma non è sta­to un com­pi­to così faci­le all’inizio di que­sta legislatura.

Una cer­ta insof­fe­ren­za ver­so i gior­na­li­sti e le cri­ti­che da loro avan­za­te Melo­ni non l’ha mai nasco­sta: nono­stan­te il ruo­lo poli­ti­co assun­to, la Pre­si­den­te del Con­si­glio non ha inten­zio­ne di riti­ra­re le que­re­le nei con­fron­ti di Rober­to Savia­noe del ormai ex diret­to­re del gior­na­le Doma­ni, Ste­fa­no Fel­tri

Se è vero che l’accusa di dif­fa­ma­zio­ne è sta­ta avan­za­ta quan­do Melo­ni era anco­ra solo lea­der del pro­prio par­ti­to, è altret­tan­to cor­ret­to affer­ma­re che al momen­to si sia gene­ra­ta una net­ta dispa­ri­tà di posi­zio­ni tra que­re­lan­te (il capo del gover­no) e que­re­la­ti (i giornalisti).

Lo scon­tro, però, non è limi­ta­to alle aule di tri­bu­na­le: a novem­bre, duran­te unacon­fe­ren­za stam­pa per la pre­sen­ta­zio­ne del­la leg­ge di bilan­cio, la pre­mier è rima­sta par­ti­co­lar­men­te infa­sti­di­ta dai cro­ni­sti che lamen­ta­va­no di aver avu­to poco spa­zio per por­re domande. 

«In altre situa­zio­ni sie­te sta­ti meno asser­ti­vi» ha affer­ma­to la Pre­si­den­te, qua­si sfi­dan­do i gior­na­li­sti e pre­sup­po­nen­do che qual­sia­si doman­da si stes­se­ro pre­pa­ran­do a sot­to­por­le sareb­be sta­to un modo per cri­ti­car­la o coglier­la in fallo. 

L’idea che il mon­do del­la comu­ni­ca­zio­ne pos­sa esse­re con­cen­tra­to a crea­re una nar­ra­zio­ne anta­go­ni­sta rispet­to all’attuale com­pa­gi­ne di gover­no ha con­ti­nua­to ad accom­pa­gna­re Melo­ni, toc­can­do il suo api­ce al momen­to del­la con­fe­ren­za stam­pa svol­ta­si a Cutro, in con­clu­sio­ne di un Con­si­glio dei mini­stri alle­sti­to a segui­to del­la tra­gi­ca stra­ge di migran­ti veri­fi­ca­ta­si a pochi metri dal­le coste calabresi. 

L’appuntamento con i giornalisti ha assunto un carattere ai limiti del grottesco: 

il clas­si­co scam­bio doman­da-rispo­sta si è pre­sto tra­sfor­ma­to in un vero e pro­prio dibat­ti­to tra la pre­mier e cro­ni­sti, accu­sa­ti pro­prio dal­la pre­mier di «stru­men­ta­li­tà nel ten­ta­ti­vo di dimo­stra­re che l’Italia non ha fat­to qual­co­sa che dove­va fare» per evi­ta­re il disa­stro. A gene­ra­re il for­te caos, l’altrettanto gran­de con­fu­sio­ne nel­la rico­stru­zio­ne dei fat­ti pre­sen­ta­ta da una ner­vo­sa Melo­ni in rispo­sta alle pri­me doman­de sul per­ché la Guar­dia Costie­ra non sia inter­ve­nu­ta per attua­re il sal­va­tag­gio dell’imbarcazione. 

Ma, in ogni caso, tale legit­ti­ma ricer­ca di tra­spa­ren­za cir­ca una situa­zio­ne che ha por­ta­to alla mor­te di qua­si cen­to per­so­ne «non è un bel mes­sag­gio che dia­mo, anche all’esterno dei con­fi­ni nazio­na­li» secon­do la lea­der di FdI. Insom­ma, se bel­li si vuo­le appa­ri­re un po’ è neces­sa­rio sof­fri­re. Ed appa­ri­re sem­bra esse­re l’unica cosa che con­ta, anche a costo di sacri­fi­ca­re la veri­tà.

Da qui il cam­bia­men­to di rot­ta: l’obiettivo diven­ta evi­ta­re ove pos­si­bi­le di subi­re un altro “asse­dio” da par­te dei media. Ed è così che Gior­gia Melo­ni inco­min­cia a schi­va­re incon­tri con i gior­na­li­sti: dopo Cutro non ha più pre­sen­zia­to nes­su­na con­fe­ren­za stam­pa a segui­to dei diver­si Cdm che si sono sus­se­gui­ti, men­tre le rispo­ste agli inter­ro­ga­ti­vi dei cro­ni­sti sono limi­ta­te alle con­clu­sio­ni di impor­tan­ti sum­mit inter­na­zio­na­li. Ecce­zio­ne impor­tan­te in que­sto sen­so sono le para­dos­sa­li «dichia­ra­zio­ni alla stam­pa» che sareb­be­ro dovu­te esse­re rila­scia­te dal­la pre­mier a segui­to dell’incontro con il Pre­si­den­te tuni­si­no Kais Saied. Il con­di­zio­na­le è d’obbligo: le dichia­ra­zio­ni ci sono sta­te, ma è man­ca­ta la stam­pa

I giornalisti presenti in Tunisia a fronte della visita ufficiale di Meloni non sono infatti stati invitati al punto stampa, che si è trasformato in un monologo di una decina di minuti della Presidente del Consiglio. 

Anche se l’episodio, ampia­men­te cri­ti­ca­to, può esse­re giu­sti­fi­ca­to dal fat­to che Saied non per­met­te ai cro­ni­sti di acce­de­re pres­so i palaz­zi gover­na­ti­vi, deve comun­que esse­re inse­ri­to all’interno di un qua­dro mol­to più ampio. È solo una del­le tan­te occa­sio­ni in cui Melo­ni ha for­zo­sa­men­te scan­sa­to quel­la che ha pro­pa­gan­di­sti­ca­men­te fat­to diven­ta­re la sua per­so­na­le per­se­cu­zio­ne: la stam­pa italiana. 

Le pro­te­ste dei lavo­ra­to­ri del mon­do del­la comu­ni­ca­zio­ne si sono, tra l’altro, recen­te­men­te riac­ce­se dopo il trat­ta­men­to loro riser­va­to duran­te l’inaugurazione del col­le­ga­men­to Frec­cia­ros­sa tra Roma e Pom­pei. Gior­na­li­sti, ope­ra­to­ri e foto­gra­fi sono sta­ti infat­ti costret­ti dal ser­vi­zio di sicu­rez­za a sali­re in anti­ci­po sul tre­no diret­to allo sca­vo archeo­lo­gi­co, sen­za pos­si­bi­li­tà di por­re doman­de agli espo­nen­ti di gover­no, e poi esclu­si dal­la visi­ta svol­ta da Melo­ni, obbli­gan­do­li così a sosta­re per mezz’ora sot­to al sole atten­den­do di poter svol­ge­re il pro­prio mestiere.

Ma anche quan­do la Pre­si­den­te con­ce­de ai gior­na­li­sti di svol­ge­re il pro­prio lavo­ro, le sue rispo­ste riman­go­no spes­so eva­si­ve: «nasce un nuo­vo colo­re: il fumo di Gior­gia» ha tito­la­to Repub­bli­ca com­men­tan­do l’intervento di Melo­ni davan­ti agli indu­stria­li di Asso­lom­bar­da. Per esen­ta­re quan­to più pos­si­bi­le il pro­prio gover­no da cri­ti­che e accu­se di fra­gi­li­tà, la pre­mier si tro­va spes­so costret­ta a rila­scia­re dichia­ra­zio­ni che dica­no tut­to ed il con­tra­rio di tut­to

Calzante in tale prospettiva l’avvicendamento recente tra potere esecutivo e giudiziario: 

Melo­ni, dopo un perio­do di silen­zio, si è espres­sa in meri­to alla nota attri­bui­ta a fon­ti di Palaz­zo Chi­gi accu­san­do la magi­stra­tu­ra di aver inau­gu­ra­to «anzi­tem­po la cam­pa­gna elet­to­ra­le per le ele­zio­ni euro­pee». Nono­stan­te la Pre­si­den­te del Con­si­glio si sia aper­ta­men­te pre­sa la respon­sa­bi­li­tà di un’espressione così incen­dia­ria, allo stes­so tem­po si dichia­ra lon­ta­na da ogni volon­tà di scon­tro: «Da par­te mia non c’è alcun con­flit­to, chi con­fi­da nel ritor­no allo scon­tro di altri tem­pi reste­rà deluso». 

Con­trad­di­cen­do le sue stes­se paro­le, Melo­ni cer­ca di sbloc­ca­re il nodo giu­sti­zia sen­za ini­mi­car­si nes­su­no e rilan­cian­do l’idea che qual­cu­no (rife­ri­men­to impli­ci­to ad oppo­si­zio­ni e stam­pa) ali­men­ti un con­flit­to sca­te­na­to in real­tà dal­la sua stes­sa maggioranza.

Le dichia­ra­zio­ni ambi­gue sono quin­di un meto­do iden­ti­fi­ca­to dal­la pre­mier per non espor­si trop­po e non per­de­re con­sen­so men­tre ten­ta di libe­rar­si da un’impasse spi­no­sa: «Cos’altro deve acca­de­re per­ché, infi­ne bat­ta un col­po?» si doman­da­va la segre­ta­ria del PD Elly Schlein, inter­det­ta dal­la pro­lun­ga­ta assen­za di inter­ven­ti pub­bli­ci da par­te di Melo­ni, spe­cial­men­te in meri­to alle emer­gen­ze eco­no­mi­che e socia­li vis­su­te dal paese. 

Ma non si può sem­pre tace­re, ed è qui che suben­tra una secon­da stra­te­gia per rila­scia­re comu­ni­ca­zio­ni sen­za rischia­re di incon­tra­re contraddittorio. 

Si tratta della perla comunicativa ideata dallo staff di Meloni: videomessaggi pre-registrati e studiati nei minimi dettagli, ideati per tutti gli scopi, dal presentare provvedimenti del governo come il dl lavoro all’addio all’alleato di coalizione Silvio Berlusconi. 

Era sta­ta ini­zial­men­te inau­gu­ra­ta la rubri­ca socialGli appun­ti di Gior­gia per pre­sen­ta­re il pro­gram­ma del­la sua mag­gio­ran­za, ma ben pre­sto i video­mes­sag­gi sono diven­ta­ti pra­ti­ca­men­te l’unico stru­men­to di comu­ni­ca­zio­ne appli­ca­to dal­la pre­mier. Tale moda­li­tà con­sen­te alla Pre­si­den­te di pro­iet­ta­re all’elettorato una nar­ra­zio­ne uni­vo­ca nel ren­de­re con­to dell’operato del pro­prio gover­no e un’immagine di sé stu­dia­ta con cal­ma e strategia. 

La pre­ci­sio­ne che sta die­tro ai video­mes­sag­gi che ci ven­go­no pre­sen­ta­ti sfio­ra la mania­ca­li­tà. Basta sof­fer­mar­si sul­la scel­ta degli sfon­di per com­pren­der­lo: dal par­ti­co­la­re dei sopram­mo­bi­li colo­ra­ti che richia­ma­no al tri­co­lo­re agli ambien­ti sem­pre diver­si, spes­so sfar­zo­se stan­ze dei palaz­zi di pote­re, all’interno dei qua­li Melo­ni si muo­ve, come se con­du­ces­se un docu­men­ta­rio “alla Alber­to Ange­la

Non stu­pi­reb­be, a que­sto pun­to, sco­pri­re che anche la scel­ta dell’abbi­glia­men­to del­la pre­mier sia stu­dia­to: maga­ri la lea­der di FdI non si ispi­re­rà ai prin­ci­pi dell’armocromia (fat­to poten­zial­men­te con­fer­ma­to, dato che la popo­la­re teo­ria sugli abbi­na­men­ti di colo­ri le avreb­be tas­sa­ti­va­men­te proi­bi­to di vestir­si di bian­co all’incontro con il Papa), ma se Schlein è sta­ta accu­sa­ta di ecces­si­va cura del­la sua imma­gi­ne e scar­sa cre­di­bi­li­tà, allo­ra, cosa si dovreb­be dire di Gior­gia Meloni?

Con­di­vi­di:
Nina Fresia
Stu­den­tes­sa di scien­ze poli­ti­che, curio­sa per natu­ra, aspi­ran­te gira­mon­do e avi­da let­tri­ce con un debo­le per la sto­ria e la filo­so­fia. Scri­vo per rea­liz­za­re il sogno del­la me bam­bi­na e rac­con­ta­re attra­ver­so i miei occhi quel­lo che scopro.

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