CCNL. Verso il fallimento della contrattazione collettiva

CCNL. Verso il fallimento della contrattazione collettiva

Il 1° giu­gno 2023 è entra­to in vigo­re il rin­no­vo del CCNL (Con­trat­to Col­let­ti­vo Nazio­na­le del Lavo­ro) Vigi­lan­za Pri­va­ta e Ser­vi­zi Fiduciari.

Il tema, già toc­ca­to in un arti­co­lo di mar­zo, rien­tra ora in un ampio e mag­gior­men­te arti­co­la­to con­te­sto poli­ti­co e giu­sla­vo­ri­sti­co, in cui alle clas­si­che con­trat­ta­zio­ni col­let­ti­ve e riven­di­ca­zio­ni sin­da­ca­li si stan­no affian­can­do con for­za pres­san­te pre­ci­si prin­ci­pi costi­tu­zio­na­li, non­ché un chia­ro pro­ta­go­ni­smo dell’argomento all’interno del dibat­ti­to par­la­men­ta­re.

Ma facciamo un passo indietro: 

nell’articolo si con­sta­ta­va come il pre­ce­den­te CCNL Vigi­lan­za Pri­va­ta e Ser­vi­zi Fidu­cia­ri, fir­ma­to nel 2013 con il bene­sta­re del­le prin­ci­pa­li sigle sin­da­ca­li, fos­se diven­ta­to nel­la pra­ti­ca (e con il pas­sa­re degli anni), sem­pre meno ido­neo a poter rimu­ne­ra­re in modo con­so­no e digni­to­so i lavo­ra­to­ri e le lavo­ra­tri­ci del settore. 

Lo sti­pen­dio, che pote­va arri­va­re all’ultimo livel­lo d’inquadramento al di sot­to dei 4,90€ lor­di all’ora, era sta­to ogget­to di diver­se sto­ri­che sen­ten­ze, nel­le qua­li si met­te­va­no in rela­zio­ne l’art. 36 del­la Costi­tu­zio­ne, la rela­ti­va soglia di pover­tà (defi­ni­ta anche dall’Istat) e l’irrisoria retri­bu­zio­ne elar­gi­ta ai dipendenti.

Fil­cams, Fisa­scat e Uil­tucs espri­mo­no un giu­di­zio posi­ti­vo per l’esito del­la con­sul­ta­zio­ne pur con­sa­pe­vo­li del­le dif­fi­col­tà che han­no carat­te­riz­za­to il rin­no­vo, emer­se anche in fase di consultazione. 

Attra­ver­so que­sta nota con­giun­ta del giu­gno 2023 le fede­ra­zio­ni di set­to­re, rispet­ti­va­men­te di Cigl, Cisl e Uil, pub­bli­ciz­za­no con sof­fo­ca­ta sod­di­sfa­zio­ne l’accordo appe­na rag­giun­to (appro­va­to anche dal­le assem­blee territoriali).

Entrando nel dettaglio della retribuzione del CCNL (ridenominato Vigilanza Privata e Servizi di Sicurezza), si nota senz’altro un aumento, ma assolutamente esiguo. 

L’accordo pre­ve­de, infat­ti, un incre­men­to retri­bu­ti­vo medio di 140€ lor­di, costi­tui­to da aumen­ti tem­pe­ra­ti in un lun­go perio­do (l’ultimo sarà ad apri­le 2026). Il livel­lo d’entrata rima­ne nel­la peri­co­lo­sa fascia di red­di­to intor­no ai 1000€ lor­di al mese. L’intesa così tro­va­ta, dopo qua­si set­te anni di sof­fer­ta vacan­za con­trat­tua­le, per­de velo­ce­men­te la ragion d’esistere, tra­sfor­man­do­si con altret­tan­ta rapi­di­tà in una dura cri­ti­ca, ali­men­ta­ta dal­lo sde­gno e ripro­va­zio­ne dei sin­da­ca­ti non contraenti.

L’Unio­ne Sin­da­ca­le di Base (Usb) indi­ca chia­ra­men­te, con un comu­ni­ca­to pub­bli­co, la fer­ma con­tra­rie­tà al nuo­vo CCNL. Mostran­do nero su bian­co l’incremento ora­rio, cal­co­la­to in 28 cen­te­si­mi di aumen­to sala­ria­le ora­rio, si rivol­ge con sprez­zo ver­so i fir­ma­ta­ri: «È giun­to il momen­to di sce­glie­re da qua­le par­te sta­re e di dire basta a que­sti sin­da­ca­ti che da trent’anni mor­ti­fi­ca­no il lavo­ro». La nota sin­da­ca­le ter­mi­na con un invi­to espli­ci­to ai lavo­ra­to­ri delu­si e ira­ti: «Costruia­mo una pro­po­sta alter­na­ti­va a que­sto con­trat­to. Fac­cia­mo­lo insieme». 

Sen­za mez­ze misu­re sono anche le paro­le di un altro sin­da­ca­to, Cobas, che accu­sa i tre prin­ci­pa­li sin­da­ca­ti ita­lia­ni di aver fir­ma­to un con­trat­to «emble­ma­ti­co del­la men­ta­li­tà dato­ria­le», «basa­ta sul­la con­vin­zio­ne che si deb­ba­no fare pro­fit­ti toglien­do sol­di a chi lavora». 

Insomma, seppur non manchino richieste di ulteriori tavoli di confronto e dialogo tra le controparti (in ultimo di Uil), la sensazione comune fra i dipendenti del settore vigilanza è quello di una dura sconfitta impartita nei loro confronti della associazioni datoriali. 

Sen­sa­zio­ne che tro­va sem­pre più con­fer­ma, visio­nan­do i com­men­ti con i qua­li deci­ne di lavo­ra­to­ri si rivol­go­no a un rap­pre­sen­tan­te del­la vigi­lan­za, inten­to a spie­ga­re il suc­ces­so e i bene­fi­ci dell’accordo con­clu­so con i sin­da­ca­ti in un video pub­bli­ca­to su YouTube.

Para­dos­sa­le, quin­di, sep­pur caso emble­ma­ti­co, è il com­por­ta­men­to di un’azienda con sede a Vicen­za, deci­sa a cam­bia­re CCNL pur di non aggior­na­re gli aumen­ti e le mag­gio­ra­zio­ni da ero­ga­re in busta paga. Imme­dia­ta, ovvia­men­te, la reazione.

In un con­te­sto socia­le ed eco­no­mi­co domi­na­to da una costan­te infla­zio­ne (Istat pre­ve­de un dimez­za­men­to nel 2024), l’aumento del­le garan­zie sala­ria­li è diven­ta­ta un’esi­gen­za, e pro­ble­ma­ti­ca, con la qua­le inter­fac­ciar­si quotidianamente. 

La solu­zio­ne al momen­to, sul­lo sfon­do del tema sala­rio mini­mo entra­to fer­ma­men­te in Par­la­men­to, rima­ne una: affi­dar­si alle con­trat­ta­zio­ni col­let­ti­ve tra i dato­ri di lavo­ro e i sindacati. 

Una pic­co­la digres­sio­ne, in tal sen­so, è neces­sa­ria: nel lun­go e acce­so scon­tro tra favo­re­vo­li e avver­si all’introduzione del sala­rio mini­mo (appli­ca­to in 22 Sta­ti dell’Unione Euro­pea), anche la cifra stes­sa per­de pro­gres­si­va­men­te valo­re. La pro­po­sta pre­sen­ta­ta quest’estate, da un pres­so­ché com­pat­to schie­ra­men­to del fron­te di oppo­si­zio­ne al Gover­no, ritie­ne 9€ lor­di come una giu­sta retri­bu­zio­ne mini­ma ora­ria di par­ten­za. È lo stes­so impor­to già pro­po­sto nel 2019. 

Un elemento è, però, cambiato radicalmente: la variazione del costo della vita. Dal 2019 al 2022 il tasso d’inflazione medio (rispetto all’anno precedente) è passato dallo 0,5% all’8,4%.

Nel frat­tem­po, il pano­ra­ma lavo­ra­ti­vo ita­lia­no rima­ne con nume­ro­si CCNL sca­du­ti da anni. Le rica­du­te, sem­pre più visi­bi­li, sono ormai cer­ti­fi­ca­te dall’aumento del­la quo­ta dei lavo­ra­to­ri in sta­to di pover­tà, ma anche dal­la minor quan­ti­tà e qua­li­tà di ser­vi­zi cui mol­te per­so­ne pos­so­no acce­de­re e usu­frui­re (in pri­mo luo­go sani­ta­ri).  

Alcu­ni nume­ri pos­so­no dare mag­gior for­ma e con­cre­tez­za al feno­me­no, cau­sa­to non solo dal ridot­to sti­pen­dio, ma anche dal­la pre­ca­rie­tà (e dal cosid­det­to part-time invo­lon­ta­rio): nel Mez­zo­gior­no oltre un quin­to degli occu­pa­ti si tro­va a rischio pover­tà (poco meno del 9% al Nord-Ovest). 

Non diva­gan­do trop­po rispet­to al tema prin­ci­pa­le, che vuol rima­ne­re in pri­mo luo­go un aggior­na­men­to, è dif­fi­ci­le non men­zio­na­re alme­no due CCNL in atte­sa di rin­no­vo: il Ter­zia­rio di Con­f­com­mer­cio con oltre 2 milio­ni e 800 mila addet­ti, sca­du­to nel 2019, e ilPub­bli­ci Eser­ci­zi (Fipe), la cui atte­sa del rin­no­vo degli sti­pen­di sta com­por­tan­do come con­se­guen­za diret­ta una minor attrat­ti­vi­tà ver­so la risto­ra­zio­ne. Set­to­re, occor­re sot­to­li­near­lo, già col­pi­to for­te­men­te da riven­di­ca­zio­ni e denun­ce di pra­ti­che con­sue­tu­di­na­rie non più accet­ta­te con facilità. 

La con­clu­sio­ne è sem­pli­ce, pro­ba­bil­men­te scon­ta­ta. I lavo­ra­to­ri e le lavo­ra­tri­ci desi­de­ra­no, atten­do­no con appren­sio­ne un miglio­ra­men­to del pro­prio pote­re d’acquisto, attra­ver­so un vero cam­bia­men­to con­trat­tua­le. Il con­tra­rio del nuo­vo CCNL Vigi­lan­za Pri­va­ta e Ser­vi­zi di Sicurezza. 

Con­di­vi­di:
Alessandro Genta
Stu­den­te di Sto­ria pres­so l’Università degli Stu­di di Mila­no. Vivo tra le due spon­de del Tici­no, mi inte­res­so di dina­mi­che isti­tu­zio­na­li e cam­bia­men­ti sociali.

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