Il lato divertente (e inaspettato) del tedesco

Il lato divertente (e inaspettato) del tedesco

Tra tut­te le lin­gue, il tede­sco gode del­la cat­ti­va fama di esse­re aspro, risul­ta­re sgra­de­vo­le all’udito e suo­na­re aggres­si­vo. Le paro­le chi­lo­me­tri­che e la com­ples­si­tà del­la gram­ma­ti­ca non con­tri­bui­sco­no ad inco­rag­gia­re chi si approc­cia a que­sta nuo­va lingua. 

For­se pro­prio a cau­sa del pre­giu­di­zio ini­zia­le e dell’idea ste­reo­ti­pa­ta dif­fu­sa, si potreb­be rima­ne­re sor­pre­si a sco­pri­re il signi­fi­ca­to o la sto­ria di alcu­ni vocaboli.

In tedesco, i termini sono mediamente molto lunghi in quanto molto spesso parole composte.

La com­po­si­zio­ne mor­fo­lo­gi­ca può esse­re un van­tag­gio in alcu­ni casi,  in quan­to impa­ran­do poche paro­le si cono­sce il signi­fi­ca­to di un nume­ro più vasto di ter­mi­ni. Biso­gna però impa­ra­re a “deci­fra­re” e inter­pre­ta­re nel modo cor­ret­to; spes­so risul­ta qua­si diver­ten­te pro­va­re a indo­vi­na­re il signi­fi­ca­to

Uno degli esem­pi più esi­la­ran­ti sono i guan­ti: in tede­sco, “die Hand­schue”, che let­te­ral­men­te tra­dot­to signi­fi­ca “scar­pe per le mani”. Ma c’è di più: una per­so­na cau­ta, che evi­ta il rischio,  in tede­sco è un “Hand­scho­h­sch­nee­ball­wer­fer”, let­te­ral­men­te un “lan­cia­to­re di pal­le di neve con i guan­ti”. A chi è abi­tua­to al cli­ma medi­ter­ra­neo, sem­bre­rà for­se nor­ma­le uti­liz­za­re i guan­ti per gio­ca­re a pal­le di neve, ma in Ger­ma­nia la tem­pe­ra­tu­ra è diver­sa e la ter­mo­re­go­la­zio­ne degli indi­vi­dui si è adat­ta­ta di conseguenza. 

È molto interessante vedere come i modi di dire di ogni lingua sono intrinsecamente legati alla cultura delle persone che la parlano, al territorio in cui vivono, alla storia che hanno vissuto. 

Un altro esem­pio inte­res­san­te è “drei­kä­se­hoch” che  signi­fi­ca “alto come tre for­mag­gi” e si uti­liz­za per indi­ca­re qual­cu­no di sta­tu­ra mol­to bas­sa. L’origine del ter­mi­ne è lega­ta al para­go­ne tra l’altezza di un bam­bi­no e quel­la di tre for­me di for­mag­gio impi­la­te. Di nuo­vo c’è un lega­me tra la lin­gua e la cul­tu­ra loca­le, quel­la culi­na­ria in que­sto caso; il for­mag­gio è infat­ti un pro­dot­to mol­to popo­la­re nel Paese. 

Ci sono poi “Scha­den­freu­de”, espres­sio­ne che si uti­liz­za per espri­me­re la pro­pria gio­ia per il dan­no altrui, e “Zun­gen­bre­cher”, ovve­ro “spez­za-lin­gua”, equi­va­len­te del nostro scio­gli­lin­gua. E non è dif­fi­ci­le capi­re come mai i ritor­nel­li intri­ca­ti da ripe­te­re in Ger­ma­nia spez­zi­no le lin­gue, inve­ce che scioglierle…

Anche l’ambito zoo­lo­gi­co offre com­bi­na­zio­ni curio­se. Il bra­di­po è “Faul­tier”, let­te­ral­men­te “ani­ma­le pigro”. Tut­ta­via, que­sta deno­mi­na­zio­ne non è poi così logi­ca­men­te lon­ta­na dal ter­mi­ne ita­lia­no, che deri­va dal gre­co e signi­fi­ca “dal pie­de len­to”. Il rife­ri­men­to alla len­tez­za dell’animale è comune. 

L’ippopotamo è il “Flus­sp­ferd”, il caval­lo di fiu­me,  e anche in que­sto caso l’origine del ter­mi­ne ita­lia­no è simi­le: “hip­pos” signi­fi­ca “caval­lo” e “pota­mós” sta per “fiu­me”. Il capi­ba­ra inve­ce diven­ta “Was­ser­sch­wein”, il maia­le d’acqua. In que­sto caso il rife­ri­men­to nel­la lin­gua ita­lia­na è diver­so: il ter­mi­ne ita­lia­no pro­vie­ne dal­la paro­la gua­ra­ní “kapíÿ­va”, che è la lin­gua degli indi­ge­ni Gua­ra­ní del Para­guay, dove l’a­ni­ma­le è ori­gi­na­rio. In gua­ra­ní, “kapíÿ­va” signi­fi­ca “signo­re del­l’er­ba”, il che ha sen­so visto che il capi­ba­ra, il rodi­to­re più gran­de del mon­do, si nutre prin­ci­pal­men­te di erba e vive nel­le zone umi­de del­l’A­me­ri­ca del Sud. 

Altro esem­pio curio­so è l’ornitorinco, “Sch­na­bel­tier”, ovve­ro ani­ma­le con il bec­co. Il ter­mi­ne ita­lia­no deri­va anco­ra dal gre­co e signi­fi­ca “uccel­lo con il bec­co”. L’ornitorinco è infat­ti un mam­mi­fe­ro, ma ovi­pa­ro e dota­to di bec­co e pie­di pal­ma­ti come nume­ro­si uccelli. 

C’è insomma un contrasto tra la serietà che si è soliti attribuire al suono aguzzo e rigido della lingua tedesca e la comicità di alcuni termini composti. 

La dif­fi­col­tà del­la gram­ma­ti­ca e del­la sin­tas­si non cam­bia, ma i tan­ti ter­mi­ni curio­si, le com­bi­na­zio­ni diver­ten­ti e i modi di dire inte­res­san­ti ren­do­no la lin­gua più ami­che­vo­le e affascinante. 

Costrui­re una fra­se in tede­sco è come cer­ca­re di com­ple­ta­re un un gran­de puzz­le: biso­gna tro­va­re la giu­sta posi­zio­ne per ogni pez­zo. Ma, con un po’ di pazien­za e curio­si­tà, ogni paro­la tro­va il suo posto e il signi­fi­ca­to diver­ten­te sovra­sta il suo­no aspro del­le trop­pe con­so­nan­ti l’una in fila all’altra.

Cer­to, paro­le come “Donau­dam­pf­schiff­fahrts­ge­sell­schaft” resta­no impos­si­bi­li da pro­nun­cia­re sen­za fer­mar­si alme­no due vol­te per ripren­de­re fia­to, ma è bene non dimen­ti­car­si del­la magia e del­l’u­mo­ri­smo che que­sta lin­gua ha da offrire. 

Auf Wie­der­se­hen und viel Spaß!

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Giulia Maineri
Instan­ca­bi­le curio­so­na, ho sem­pre una doman­da sul­la pun­ta del­la lin­gua. Leg­go di tut­to e di tut­ti per capi­re chi sono. Col­ti­vo la pas­sio­ne per la sto­ria del­l’ar­te per capi­re chi sia­mo. Stu­dio fisi­ca per rispon­de­re ai come. Esplo­ro il mon­do in un’esasperata, ma entu­sia­sman­te, ricer­ca dei perché.

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