Danni alla salute (dell’economia): il decreto anti-CBD

Danni alla salute (dell’eco- nomia): il decreto anti-CBD Oppure L’unica cosa stupefacente è l’inutilità del decreto anti-

“Le dro­ghe fan­no male tut­te. Non ci sono distin­zio­ni sen­sa­te da que­sto pun­to di vista”. Que­ste le paro­le pro­nun­cia­te il 26 giu­gno scor­so dal­la Pre­si­den­te del Con­si­glio Gior­gia Melo­ni, men­tre si assu­me­va l’impegno di lot­ta­re con­tro il pro­ble­ma del­la dipen­den­za in occa­sio­ne del­la Gior­na­ta Mon­dia­le con­tro le Dro­ghe. La posi­zio­ne di que­sto Gover­no sugli stu­pe­fa­cen­ti è sta­ta più e più vol­te chia­ri­ta, ma è solo di recen­te che il fer­reo prin­ci­pio “le dro­ghe fan­no male tut­te” è sta­to appli­ca­to nor­ma­ti­va­men­te. O meglio, que­sto è ciò che appa­re di pri­mo acchito. 

Il 21 ago­sto di quest’anno il mini­stro del­la salu­te Schil­la­ci ha ema­na­to un decre­to che ne ripri­sti­na uno pre­ce­den­te del­lo stes­so dica­ste­ro, quan­do alla sua gui­da c’era Rober­to Spe­ran­za. Il decre­to di Spe­ran­za, risa­len­te al 2020, ave­va modi­fi­ca­to l’elenco del­le sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti e psi­co­tro­pe, inse­ren­do nel­la tabel­la dei medi­ci­na­li le com­po­si­zio­ni per som­mi­ni­stra­zio­ne ad uso ora­le di can­na­bi­dio­lo (“CBD”) otte­nu­to da estrat­ti di Can­na­bis. In paro­le pove­re, da quel decre­to ogni pro­dot­to con­te­nen­te CBD (un prin­ci­pio atti­vo del­la Can­na­bis) assu­mi­bi­le per via ora­le sareb­be sta­to ven­di­bi­le solo dal­le far­ma­cie, pre­via ricet­ta medi­ca non ripe­ti­bi­le. Que­sta deci­sio­ne infa­sti­dì più di qual­cu­no: dai pro­dut­to­ri ai ven­di­to­ri, ai con­su­ma­to­ri di oli e altri pro­dot­ti a base di CBD, così la stes­sa fu sospe­sa solo un mese dopo. 

Eppu­re, fast for­ward di tre anni, la situa­zio­ne è tor­na­ta la stes­sa di pri­ma. La por­ta­vo­ce del Gover­no, la sot­to­se­gre­ta­ria Lucia Alba­no, ha giu­sti­fi­ca­to il prov­ve­di­men­to asse­ren­do che la moti­va­zio­ne “non è quel­la di vie­ta­re incon­di­zio­na­ta­men­te l’u­so del can­na­bi­dio­lo, ben­sì l’e­si­gen­za di ren­de­re lo stes­so sicu­ro, a tute­la del­la salu­te pub­bli­ca. Ciò in quan­to i pro­dot­ti con­te­nen­ti CBD, che è una sostan­za far­ma­co­lo­gi­ca­men­te atti­va, devo­no esse­re ricon­dot­ti sot­to la vigen­te disci­pli­na dei medi­ci­na­li”. Le paro­le del­la Alba­no sem­bra­no  coe­ren­ti con la linea del Gover­no, ed han­no alla base un fine lode­vo­le: tute­la­re la salu­te pubblica. 

Ma si hanno dubbi se sia questo il reale effetto del decreto.

Tenen­do con­to che secon­do l’Organizzazione Mon­dia­le del­la Sani­tà il CBD è una sostan­za non noci­va e inca­pa­ce di cau­sa­re dipen­den­za fisi­ca, tan­to che la stes­sa Orga­niz­za­zio­ne ha dichia­ra­to che il CBD puro non dovreb­be esse­re ogget­to di rego­la­zio­ne inter­na­zio­na­le. Sem­bra che il fon­da­men­to stes­so del prov­ve­di­men­to sia fal­la­ce. Insom­ma, seb­be­ne il nostro pae­se abbia inse­ri­to il CBD nel regno del­le sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti e psi­co­tro­pe, il prin­ci­pio atti­vo in que­stio­ne non è né stu­pe­fa­cen­te né psi­co­tro­po (a dif­fe­ren­za, per esem­pio, del cele­bre vino made in Ita­ly o del caf­fè che bevia­mo quo­ti­dia­na­men­te al bar).

Tenen­do a men­te quest’informazione, può sor­ge­re spon­ta­nea una doman­da: in che modo limi­ta­re for­te­men­te la ven­di­ta di pro­dot­ti a base di CBD tute­la la salu­te degli ita­lia­ni? Pur tenen­do buo­na (per pura ipo­te­si e sen­za tene­re con­to dell’autorevole opi­nio­ne dell’OMS) la teo­ria secon­do cui tale prin­ci­pio atti­vo sareb­be dan­no­so, dob­bia­mo con­si­de­ra­re che in ogni caso il Gover­no ita­lia­no non ha il dirit­to di limi­ta­re le impor­ta­zio­ni di pro­dot­ti euro­pei con­si­de­ra­ti non noci­vi. Fra i qua­li figu­ra, appun­to, il cannabidiolo. 

Ciò significa che: mentre ai produttori italiani non sarà più consentito mettere i propri prodotti in commercio nei punti vendita, a quelli stranieri ciò non potrà essere impedito. 

La Cor­te di Giu­sti­zia dell’UE è sta­ta chia­ra in meri­to: gli Sta­ti mem­bri non pos­so­no vie­ta­re la com­mer­cia­liz­za­zio­ne del can­na­bi­dio­lo nei pro­pri ter­ri­to­ri qua­lo­ra esso sia legit­ti­ma­men­te pro­dot­to in altri Sta­ti mem­bri (sen­ten­za 19.11.20, CGUE). I divie­ti nazio­na­li potreb­be­ro veni­re giu­sti­fi­ca­ti sol­tan­to da obiet­ti­vi di tute­la del­la salu­te pub­bli­ca, come nel caso in esa­me, ma il giu­di­ce nazio­na­le pri­ma di appli­ca­re la leg­ge restrit­ti­va del­la libe­ra cir­co­la­zio­ne deve valu­ta­re la sua fon­da­tez­za e pro­por­zio­na­li­tà sul­la base di una valu­ta­zio­ne scien­ti­fi­ca del rischio e non di opi­nio­ni o con­si­de­ra­zio­ni ipo­te­ti­che. È pro­prio sull’assenza di fon­da­tez­za e pro­por­zio­na­li­tà che si fon­da il ricor­so pre­sen­ta­to al TAR del Lazio dagli impren­di­to­ri del set­to­re, ricor­so accol­to che si è tra­dot­to in una sospen­sio­ne del decre­to fino al 24 otto­bre 2023. 

Insom­ma, più che pre­ve­ni­re un dan­no alla salu­te pub­bli­ca sem­bra che il mini­ste­ro stia favo­ren­do un dan­no al made in Ita­ly, la cui tute­la è in teo­ria un caval­lo di bat­ta­glia dell’attuale Con­si­glio dei Mini­stri. Il decre­to del mini­stro Schil­la­ci potreb­be inse­rir­si nel sol­co dei prov­ve­di­men­ti che sem­bra­no ave­re più uno sco­po di pre­sa di posi­zio­ne che di effet­ti­vo inter­ven­to strut­tu­ra­le nei set­to­ri di rife­ri­men­to. La pre­mier dichia­ra la linea dura con­tro le dro­ghe, ma poi il Mini­ste­ro del­la salu­te si limi­ta a com­pli­ca­re gli affa­ri di un set­to­re gio­va­ne dell’economia nazio­na­le, che attual­men­te ha un fat­tu­ra­to di cir­ca 200 milio­ni di euro e occu­pa più di 10 mila dipen­den­ti. L’ambiguità del prov­ve­di­men­to, oltre che l’assenza di un pia­no più com­ple­to e ragio­na­to sul pro­ble­ma degli stu­pe­fa­cen­ti (quel­li veri), susci­ta dun­que qual­che per­ples­si­tà. C’è quan­to­me­no da chie­der­si: se “le dro­ghe fan­no male tut­te” e  se “dob­bia­mo tute­la­re tut­ti i pro­dot­ti made in Ita­ly”, per­ché è lega­le e deci­sa­men­te spon­so­riz­za­to il vino made in Ita­ly (che è a tut­ti gli effet­ti una dro­ga) e inve­ce il CBD made in Ita­ly (che, ormai appa­re ridon­dan­te dir­lo, non è una dro­ga) è osteg­gia­to e demo­niz­za­to? Ai let­to­ri la sentenza. 

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Beatrice Lanza
Amo crea­re play­li­st per ogni situa­zio­ne e inven­ta­re teo­rie socio­lo­gi­che di sana pian­ta. Le sto­rie rac­con­ta­te bene sono da sem­pre una del­le mie cose pre­fe­ri­te. Nel tem­po libe­ro stu­dio giu­ri­spru­den­za alla Statale.

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