La spirale dell’odio. Come Gaza è divenuta una prigione

Alle origini delle violenze, come Gaza è divenuta una prigione

Men­tre sono in cor­so gli scon­tri tra l’esercito israe­lia­no e l’or­ga­niz­za­zio­ne ter­ro­ri­sti­ca e fon­da­men­ta­li­sta Hamas, dopo che lo scor­so saba­to 7 otto­bre que­st’ul­ti­ma ha lan­cia­to un attac­co a sor­pre­sa sfon­dan­do i con­fi­ni del­la Stri­scia di Gaza e irrom­pen­do nel sud di Israe­le, ci sem­bra oppor­tu­no riper­cor­re­re con una bre­ve ras­se­gna le ori­gi­ni del con­flit­to israe­lo-pale­sti­ne­se in cor­so ormai da più di 70 anni.

Per­ché se nul­la può giu­sti­fi­ca­re le vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni, qua­lun­que sia­no le par­ti che le per­pe­tra­no e subi­sco­no, è a mag­gior ragio­ne impor­tan­te ave­re con­sa­pe­vo­lez­za del­le lon­ta­ne radi­ci del­la vio­len­za, del­le com­ples­se stra­ti­fi­ca­zio­ni d’o­dio cela­te dal­le stra­te­gie poli­ti­che inter­na­zio­na­li e da una ormai con­so­li­da­ta asim­me­tria infor­ma­ti­va.

A fron­te di una nar­ra­zio­ne media­ti­ca che sem­bra sem­pre più inca­pa­ce di obiet­ti­vi­tà e luci­di­tà, sem­pre più impe­gna­ta a con­se­gnar­ci una real­tà fram­men­ta­ta e incom­pren­si­bi­le, quest’articolo vuo­le quin­di esse­re un ten­ta­ti­vo di rimet­te­re in ordi­ne i fat­ti e di for­ni­re una pro­spet­ti­va sto­ri­ca, pur sapen­do che nes­su­na sin­te­si potrà esse­re sufficiente.

La nascita del sionismo e le prime migrazioni ebraiche in Israele

Sia­mo agli ini­zi del Nove­cen­to: anda­va allo­ra inten­si­fi­can­do­si l’emigrazione ebrai­ca ver­so la Pale­sti­na, con­si­de­ra­ta «Ter­ra Pro­mes­sa», in con­se­guen­za di un vio­len­to anti­se­mi­ti­smo allo­ra ampia­men­te dif­fu­so in Euro­pa, ben esem­pli­fi­ca­to da epi­so­di qua­li l’affaire Drey­fus (1894).

In que­gli stes­si anni, lo scrit­to­re, gior­na­li­sta e atti­vi­sta ebreo-unghe­re­se Theo­dor Herzl, ces­sò di soste­ne­re la pos­si­bi­li­tà dell’emancipazione e assi­mi­la­zio­ne del popo­lo ebrai­co in Euro­pa: l’antisemitismo era tale che, a suo pare­re, l’unica spe­ran­za per gli ebrei sareb­be sta­ta la costi­tu­zio­ne di uno Sta­to ebrai­co in Pale­sti­na

Nasce­va così il movi­men­to sio­ni­sta

1917, la dichiarazione Balfour

Nel 1917 il mini­stro degli Este­ri ingle­se Arthur Bal­four, in una let­te­ra dive­nu­ta cele­bre in quan­to con­ten­ten­te la cosid­det­ta dichia­ra­zio­ne Bal­four, si rivol­ge­va così a Lord Roth­schild, rap­pre­sen­tan­te del movi­men­to sio­ni­sta bri­tan­ni­co, pro­met­ten­do a nome del gover­no una «natio­nal home» per il popo­lo ebraico:

His Maje­sty’s Govern­ment view with favour the esta­blish­ment in Pale­sti­ne of a natio­nal home for the Jewish peo­ple, and will use their best endea­vours to faci­li­ta­te the achie­ve­ment of this object, it being clear­ly under­stood that nothing shall be done which may pre­ju­di­ce the civil and reli­gious rights of exi­sting non-Jewish com­mu­ni­ties in Pale­sti­ne, or the rights and poli­ti­cal sta­tus enjoyed by Jews in any other country. 

Le prime violenze in Palestina

L’inse­dia­men­to del popo­lo ebrai­co in Pale­sti­na (in costan­te aumen­to paral­le­la­men­te all’a­sce­sa del par­ti­to nazio­nal­so­cia­li­sta in Ger­ma­nia e all’af­fer­mar­si del­l’an­ti­se­mi­ti­smo poli­ti­co) e l’instaurazione in loco del­le azien­de agri­co­le ebrai­che det­te kib­bu­tz gene­rò, nei decen­ni pre­ce­den­ti la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, i pri­mi scon­tri con la popo­la­zio­ne pale­sti­ne­se. Tra 1936 e 1939 la popo­la­zio­ne pale­sti­ne­se die­de luo­go a scio­pe­ri, atti di disob­be­dien­za civi­le e vio­len­ze che spin­se­ro il gover­no bri­tan­ni­co a por­re un fre­no all’emigrazione ebraica.

Ciò non impe­dì al Gran muf­tì di Geru­sa­lem­me di allear­si con la Ger­ma­nia nazi­sta, men­tre la cau­sa sio­ni­sta otte­ne­va ascol­to negli Sta­ti Uni­ti gra­zie ad una deci­sa atti­vi­tà di lobbying. 

Nel 1944 le orga­niz­za­zio­ni para­mi­li­ta­ri ebrai­che atti­ve in Pale­sti­na – Haga­nah, Irgun Lehi – com­pi­ro­no nume­ro­si atten­ta­ti ter­ro­ri­sti­ci con­tro obiet­ti­vi bri­tan­ni­ci sia mili­ta­ri sia civi­li, il più gra­ve dei qua­li a dan­no del King David Hotel. 

1947, il piano ONU

Fini­ta la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, i gran­di impe­ri del pas­sa­to sta­va­no ormai tra­mon­tan­do: si pro­fi­la­va­no gli anni del­la deco­lo­niz­za­zio­ne e la Gran Bre­ta­gna non ave­va for­ze suf­fi­cien­ti per gesti­re la situa­zio­ne cri­ti­ca in Pale­sti­na. Dopo il dram­ma del­la Shoah non sem­bra­va d’altro can­to più accet­ta­bi­le impe­di­re al popo­lo ebrai­co la rea­liz­za­zio­ne di uno Sta­to nazio­na­le pro­prio in ter­ra palestinese.

Il 14 feb­bra­io 1947 l’Inghilterra rimi­se la que­stio­ne all’ONU: fu ela­bo­ra­to un pia­no per la spar­ti­zio­ne del­la Pale­sti­na tra i popo­li pale­sti­ne­se ed ebrai­co che, rima­nen­do fede­le agli inse­dia­men­ti etni­ci, non garan­ti­va con­ti­nui­tà ter­ri­to­ria­le a nes­su­no dei due futu­ri Sta­ti. Geru­sa­lem­me, cit­tà san­ta e con­te­sa per eccel­len­za, sareb­be rima­sta sot­to il con­trol­lo inter­na­zio­na­le e dun­que non sareb­be sta­ta la capi­ta­le di nes­su­no dei due Sta­ti. Tut­to­ra la sua occu­pa­zio­ne da par­te di Israe­le è ille­git­ti­ma e, nono­stan­te i media par­li­no spes­so di «Gover­no di Geru­sa­lem­me», la capi­ta­le israe­lia­na rima­ne uffi­cial­men­te Tel Aviv. 

1948, la prima guerra israelo-palestinese

Il pia­no, appro­va­to dal­l’As­sem­blea Gene­ra­le dell’ONU, fu tut­ta­via respin­to dai pale­sti­ne­si e il 14 mag­gio 1948 il popo­lo ebrai­co pro­cla­mò uni­la­te­ral­men­te la fon­da­zio­ne del­lo Sta­to di Israe­le. I pale­sti­ne­si, soste­nu­ti dal­la Lega ara­ba for­ma­ta da Tran­sgior­da­nia, Siria, Liba­no ed Egit­to, die­de­ro avvio alla guer­ra con­tro Israe­le, il qua­le otten­ne la vit­to­ria con l’armistizio del gen­na­io 1949.

Israe­le occu­pò così gran par­te del ter­ri­to­rio asse­gna­to ai pale­sti­ne­si dal pia­no ONU: solo la Stri­scia di Gaza e la Cisgior­da­nia non furo­no occu­pa­te, pas­san­do rispet­ti­va­men­te al con­trol­lo dell’Egitto e del­la Transgiordania. 

Più di 700.000 pale­sti­ne­si furo­no costret­ti ad abban­do­na­re le pro­prie case. 

1967, la Guerra dei sei giorni

Nel 1959 Yas­ser Ara­fat, insie­me ad altri gio­va­ni pale­sti­ne­si, fon­dò l’organizzazione Al Fatah (lett. «La con­qui­sta») favo­re­vo­le alla guer­ra con­tro Israe­le; pochi anni più tar­di, nel 1964, il Pre­si­den­te egi­zia­no Nas­ser pro­mos­se la costi­tu­zio­ne dell’Orga­niz­za­zio­ne per la libe­ra­zio­ne del­la Pale­sti­na (OLP), più restia ad affron­ta­re uno scon­tro aperto. 

Quan­do nel 1967 Nas­ser deci­se di chiu­de­re lo stret­to di Tiran, uni­ca via d’accesso al mar Ros­so per Israe­le, quest’ultimo dichia­rò guer­ra con­tro Egit­to, Siria e Gior­da­nia: la cosid­det­ta Guer­ra dei sei gior­ni fu bre­ve e vit­to­rio­sa per lo Sta­to ebrai­co, che strap­pò la peni­so­la del Sinai all’Egitto, le altu­re del Golan alla Siria e la Cisgior­da­nia alla Giordania. 

I popo­li ara­bi rifiu­ta­ro­no suc­ces­si­ve nego­zia­zio­ni e il cre­scen­te inse­dia­men­to dei colo­ni israe­lia­ni in ter­ri­to­rio ara­bo ali­men­tò la resi­sten­za dell’OLP, uni­ta­si ad Al Fatah

1973, la Guerra dello Yom Kippur

Nel 1972 il nuo­vo Pre­si­den­te egi­zia­no al Sadat, riav­vi­ci­na­to­si agli USA, ten­tò di trat­ta­re con Israe­le per la resti­tu­zio­ne dei ter­ri­to­ri per­du­ti: l’allora Pri­ma mini­stra Gol­da Meir rifiu­tò e Sadat ini­ziò a pre­di­spor­re una nuo­va guerra. 

Il 6 otto­bre 1973 Egit­to e Siria attac­ca­ro­no a sor­pre­sa Israe­le, impe­gna­to nei festeg­gia­men­ti reli­gio­si del­lo Yom Kip­pur (da cui la defi­ni­zio­ne di Guer­ra del­lo Yom Kip­pur). Per la pri­ma vol­ta Israe­le subì alcu­ne dure scon­fit­te, pur ripren­den­do­si rapi­da­men­te gra­zie all’appoggio statunitense. 

Il 27 otto­bre fu sti­pu­la­ta una tre­gua e un anno più tar­di, nel set­tem­bre 1978, il Pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Car­ter mediò un accor­do tra Sadat e il Pri­mo mini­stro israe­lia­no Begin che inclu­de­va la resti­tu­zio­ne all’Egitto del­la peni­so­la del Sinai. 

La prima intifada e gli accordi di Oslo

Alla metà degli anni ‘80, l’OLP di Ara­fat e gli Sta­ti di Gior­da­nia e Ara­bia Sau­di­ta comu­ni­ca­ro­no la pro­pria dispo­ni­bi­li­tà a trat­ta­re con Israe­le, pro­met­ten­do di rico­no­scer­ne la legit­ti­mi­tà in cam­bio del riti­ro dal­la Cisgior­da­nia e dal­la Stri­scia di Gaza. 

Il rifiu­to di Israe­le – che nel 1982 era inter­ve­nu­to mili­tar­men­te in Liba­no per col­pi­re le basi dell’OLP, desta­bi­liz­zan­do ulte­rior­men­te un Pae­se già pre­da del­la guer­ra civi­le – deter­mi­nò nel 1987 l’insorgenza, nei ter­ri­to­ri occu­pa­ti, del­la pro­te­sta popo­la­re del­la pri­ma inti­fa­da («risve­glio»).

Il 13 set­tem­bre 1993 furo­no uffi­cia­liz­za­ti a Washing­ton, con la media­zio­ne del Pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Clin­ton, gli accor­di di Oslo tra Ara­fat e il Pri­mo mini­stro israe­lia­no Rabin: essi pre­ve­de­va­no il rico­no­sci­men­to reci­pro­co e l’avvio pro­gres­si­vo dell’autogoverno pale­sti­ne­se nei ter­ri­to­ri anco­ra occu­pa­ti da Israele. 

Pro­se­gui­ro­no tut­ta­via le vio­len­ze com­piu­te dal­le fran­ge radi­ca­li e ter­ro­ri­sti­che sia ara­be che israe­lia­ne; nel 1995 lo stes­so Rabin fu assas­si­na­to da un estre­mi­sta israeliano.

2006, l’ascesa di Hamas

Il fal­li­men­to di nuo­vi col­lo­qui di pace con­vo­ca­ti da Clin­ton a Camp David nel 2000, are­na­ti­si soprat­tut­to per via del­la con­te­sa su Geru­sa­lem­me, e la visi­ta com­piu­ta dal lea­der di destra israe­lia­no Ariel Sha­ron alla spia­na­ta del­le Moschee, sca­te­nò la secon­da intifada. 

Nel 2005 lo stes­so Sha­ron, dive­nu­to Pri­mo mini­stro, pro­mos­se lo sman­tel­la­men­to del­le colo­nie israe­lia­ne nel­la Stri­scia di Gaza, avver­sa­to dal suo stes­so par­ti­to (il Likud). 

Nel 2006, la vit­to­ria elet­to­ra­le otte­nu­ta nel­la Stri­scia di Gaza e in Cisgior­da­nia dagli estre­mi­sti isla­mi­ci di Hamas ali­men­tò le ten­sio­ni e gli attac­chi mis­si­li­sti­ci rivol­ti dal­la stes­sa Hamas, inse­dia­ta nel­la Stri­scia, con­tro Israele. 

2008, l’Operazione Piombo Fuso

Nel 2008 Israe­le attac­cò la Stri­scia via ter­ra e tra­mi­te bom­bar­da­men­ti aerei: la cosid­det­ta ope­ra­zio­ne Piom­bo fuso durò dal 27 dicem­bre 2008 al 18 gen­na­io 2009 e cau­sò l’uccisione di cir­ca 1400 pale­sti­ne­si e di 13 israe­lia­ni, oltre che il feri­men­to di alme­no 5300 palestinesi.

I vio­len­ti bom­bar­da­men­ti com­piu­ti da Israe­le, a dan­no dei civi­li, sono sta­ti rac­con­ta­ti dal gior­na­li­sta Vit­to­rio Arri­go­ni, testi­mo­ne ocu­la­re dei fat­ti; le sue pub­bli­ca­zio­ni sono con­flui­te nel­la rac­col­ta Gaza. Restia­mo uma­ni (2009)

L’esercito israe­lia­no è sta­to accu­sa­to di gra­vi vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni e le auto­ri­tà israe­lia­ne han­no ammes­so di aver fat­to uso di bom­be al fosfo­ro bian­co, di pro­ve­nien­za statunitense.

Gaza, una prigione a cielo aperto

Dal 2007 la Stri­scia di Gaza subi­sce un bloc­co aereo, per mare e per ter­ra da par­te israe­lia­na, tan­to da esse­re con­si­de­ra­ta una «pri­gio­ne a cie­lo aper­to»: Israe­le con­trol­la l’erogazione di ener­gia elet­tri­ca, gli afflus­si di beni di pri­ma neces­si­tà e gli spo­sta­men­ti degli abi­tan­ti del­la Stri­scia, che non pos­so­no abban­do­nar­la sen­za per­mes­so nep­pu­re se neces­si­ta­no di cure mediche. 

Hamas ha con­ti­nua­to negli anni a diri­ge­re i pro­pri raz­zi con­tro Israe­le, per­lo­più inter­cet­ta­ti: l’asim­me­tria di for­ze tra le due par­ti è sem­pre sta­ta evi­den­te ma non ha impe­di­to ad Israe­le di bom­bar­da­re ripe­tu­ta­men­te la Stri­scia, con­ti­nuan­do ad aumen­ta­re il nume­ro di vit­ti­me civi­li (tra cui mol­tis­si­me don­ne e bambini). 

L’assedio israe­lia­no pro­se­gue di fat­to da 16 anni e gli attac­chi e i bom­bar­da­men­ti aerei con­tro gli «obiet­ti­vi di Hamas» nel­la Stri­scia si sono ripe­tu­ti nel 2011–2012, 2014, 2018–2019, 2021, 2022 e 2023: tut­ti san­no che non è pos­si­bi­le col­pi­re sin­go­li obiet­ti­vi mili­ta­ri in un ter­ri­to­rio così pic­co­lo e den­sa­men­te popolato. 

Anche nel­la Cisgior­da­nia occu­pa­ta Israe­le man­tie­ne ad oggi un gra­ve regi­me di apar­theid a dan­no del­la popo­la­zio­ne pale­sti­ne­se: un con­te­sto di odio, discri­mi­na­zio­ne e vio­len­za che ali­men­ta l’instabilità dell’area e rap­pre­sen­ta di fat­to una bom­ba a orologeria. 

BIBLIOGRAFIA:

A. Cana­ve­ro, Sto­ria con­tem­po­ra­nea, Pear­son, 2019. 

A. Giar­di­na, G. Sab­ba­tuc­ci, V. Vidot­to, Nuo­vi pro­fi­li sto­ri­ci. Dal 1900 a oggi, Later­za, 2018.

V. Arri­go­ni, Gaza. Restia­mo uma­ni, Mani­fe­sto­li­bri.

Con­di­vi­di:
Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.

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