®esistiamo. Al fianco dei lavoratori

(R)esistiamo. Al fianco dei lavoratori

«Per il rin­no­vo dei con­trat­ti con ade­gua­men­to al costo del­la vita, per il divie­to all’uso del fon­do PNRR per arma­men­ti, per la ridu­zio­ne dell’orario di lavo­ro a pari­tà di sala­rio, per la can­cel­la­zio­ne degli aumen­ti del­le tarif­fe dei ser­vi­zi ed energia». 

Que­sti i moti­vi del­lo scio­pe­ro gene­ra­le indet­to per oggi vener­dì 20 otto­bre dai sin­da­ca­ti CUB (Con­fe­de­ra­zio­ne Uni­ta­ria di Base), Adl Cobas, Si Cobas, SGB (Sin­da­ca­to Gene­ra­le di Base) e Usi (Unio­ne sin­da­ca­le ita­lia­na). Lo scio­pe­ro riguar­da tut­ti i set­to­ri, con inter­ru­zio­ne dei ser­vi­zi spe­cial­men­te per quan­to con­cer­ne tra­spor­ti, scuo­le e sanità.

Come stu­den­ti e, in mol­ti casi, pen­do­la­ri, le con­se­guen­ze del­lo scio­pe­ro sono ovvia­men­te nega­ti­ve. Ma que­sto deve ser­vi­re come sti­mo­lo ad accre­sce­re in noi la con­sa­pe­vo­lez­za che oggi i dirit­ti dei lavo­ra­to­ri non sono tute­la­ti e che un doma­ni, che in qual­che caso è già un oggi, que­sto ci riguar­de­rà. 

Per capirne di più abbiamo parlato con Mattia Scolari, sindacalista di CUB Milano. 

«Al momen­to, il mono­po­lio cor­po­ra­ti­vo affi­da­to a CGIL, CISL e UIL, intro­dot­to con il siste­ma del­la con­trat­ta­zio­ne socia­le degli anni Novan­ta, ha smo­bi­li­ta­to i lavo­ra­to­ri. Oggi chie­dia­mo una piat­ta­for­ma riven­di­ca­ti­va più gene­ra­le che pre­ve­da una serie di inter­ven­ti, in pri­mis aumen­ti di alme­no 300€ sugli sti­pen­di, rein­tro­du­zio­ne del­la sca­la mobi­le, uni­co stru­men­to per con­tra­sta­re l’im­po­ve­ri­men­to in cor­so, non­ché l’in­tro­du­zio­ne del sala­rio mini­mo per abbat­te­re il pro­li­fe­ra­re di paghe pove­re. Ma a que­sti va affian­ca­ta una leg­ge sul­la rap­pre­sen­tan­za sin­da­ca­le e i con­trat­ti col­let­ti­vi, che defi­ni­sca qua­li par­ti sono effet­ti­va­men­te rap­pre­sen­ta­ti­ve, per rida­re pro­ta­go­ni­smo ai lavo­ra­to­ri e alle loro istanze». 

«Abbia­mo orga­niz­za­to per oggi una pro­te­sta coor­di­na­ta a Mila­no all’Ikea di Caru­ga­te e anche a Col­le­gno (Tori­no), per­ché l’azienda rap­pre­sen­ta a pie­no tito­lo un siste­ma fat­to di bas­si sala­ri, con­trat­ti col­let­ti­vi che non ven­go­no rin­no­va­ti, ester­na­liz­za­zio­ne a coo­pe­ra­ti­ve o srl che appli­ca­no con­trat­ti col­let­ti­vi con sti­pen­di inco­sti­tu­zio­na­li, come acca­de nel set­to­re dei ser­vi­zi fiduciari».

Quello di oggi è solo l’ultimo di una lunga serie di scioperi, e i motivi sono molteplici. 

I sala­ri, spe­cie quel­li bas­si e medio-bas­si, sono fer­mi dal 1990, e sia­mo arri­va­ti al pun­to in cui non è det­to che la paga rag­giun­ga una som­ma suf­fi­cien­te a man­te­ner­si. I dati Ocse 2022 mostra­no che tra il 1991 e il 2021 il livel­lo medio degli sti­pen­di è cre­sciu­to di appe­na lo 0,36%, men­tre nel­lo stes­so perio­do in Ger­ma­nia e in Fran­cia l’aumento è sta­to pari al 33%. 

La diver­gen­za risul­ta anco­ra più net­ta se si con­si­de­ra che nel 1991 Ita­lia e Fran­cia par­ti­va­no dal­lo stes­so pun­to di par­ten­za, dato che il livel­lo medio degli sti­pen­di era per entram­bi appe­na infe­rio­re a 30 mila euro annui. Di più: se si accor­cia l’orizzonte tem­po­ra­le di un anno, con­si­de­ran­do quin­di il perio­do 1991–2020, si nota che addi­rit­tu­ra gli sti­pen­di sono dimi­nui­ti del 3,5%.

Nel frattempo, il costo della vita è cresciuto. 

Con­si­de­ran­do lo sto­ri­co dei prez­zi di affit­to a Mila­no (dove solo il 29% del­lo stock immo­bi­lia­re è in loca­zio­ne, con­tro al 70% di Pari­gi o il 60% di Ber­li­no), ad esem­pio, a set­tem­bre 2023 il prez­zo al metro qua­dro è pari a 23,1€, con un tas­so di varia­zio­ne annua­le pari addi­rit­tu­ra al +15,4%. In veri­tà, nel­la nostra cit­tà gli affit­ti varia­no annual­men­te del +7% già da set­tem­bre 2017, quan­do il prez­zo al metro qua­dro era di 16,7€. 

Par­lia­mo di cifre impor­tan­ti e che in ogni caso supe­ra­no, solo per l’af­fit­to, l’intero sti­pen­dio di colo­ro che per­ce­pi­sco­no una paga media: per 100 metri qua­dri sia­mo a 2310€ al mese attua­li, con­tro i 1670€ di set­tem­bre 2017. E, ciò che più col­pi­sce, le ammi­ni­stra­zio­ni non stan­no attuan­do del­le stra­te­gie che per­met­ta­no di inver­ti­re la rot­ta. Anzi, si lascia che la gen­tri­fi­ca­zio­ne agi­sca indi­stur­ba­ta anche nel­le zone peri­fe­ri­che, come è ora il caso del Sud Mila­no: ad esse­re col­pi­to è il ceto medio «intel­let­tua­le e non bene­stan­te di fami­glia», «pove­ro e pri­vo di voce», come com­men­ta Ber­tram Niessen. 

A pesare sono anche due problemi che, come studenti e/o lavoratori, ben conosciamo. 

Da un lato, il pro­gres­si­vo aumen­to di for­me di lavo­ro insta­bi­li, che rap­pre­sen­ta peral­tro un note­vo­le fat­to­re di rischio per quan­to riguar­da la sicu­rez­za sul lavo­ro. Secon­do, in modo par­ti­co­la­re, l’incapacità del mer­ca­to del lavo­ro ita­lia­no di inse­ri­re i gio­va­ni lavo­ra­to­ri in modo sta­bi­le sin da subi­to, dato che si riscon­tra anche in uni­ver­si­tà, dove l’e­tà del per­so­na­le acca­de­mi­co supe­ra qua­si in tut­ti i casi i 30 anni, e nel­la scuo­la secon­da­ria (medie e supe­rio­ri), dove la situa­zio­ne che riguar­da le nuo­ve assun­zio­ni è anco­ra più cri­ti­ca in segui­to al nuo­vo decre­to mini­ste­ria­le del 25 set­tem­bre, che pre­ve­de per i nuo­vi inse­gnan­ti l’ot­te­ni­men­to di cre­di­ti aggiun­ti­vi e un anno di tiro­ci­nio non paga­to pri­ma del­l’ac­ces­so alla cat­te­dra — in aggiun­ta ai cre­di­ti da otte­ner­si pre­ven­ti­va­men­te, la lau­rea magi­stra­le e il con­cor­so da superare.

In que­sto con­te­sto di cri­si e insta­bi­li­tà, con lo scio­pe­ro gene­ra­le di oggi i lavo­ra­to­ri chie­do­no, in defi­ni­ti­va, che le spe­se in armi sia­no dirot­ta­te sul finan­zia­men­to del wel­fa­re: sani­tà, tra­spor­ti, dirit­to all’a­bi­ta­re. Più in gene­ra­le, sem­pre CUB ritie­ne che «ser­va una poli­ti­ca più strut­tu­ra­le e stra­te­gi­ca da par­te del Gover­no in favo­re del­le par­ti popo­la­ri. Il Gover­no mira anzi a destrut­tu­ra­re il mer­ca­to lavo­ro e a dare sgra­vi alle impre­se, men­tre si dovreb­be inter­ve­ni­re met­ten­do i tet­ti ai prez­zi ener­ge­ti­ci, pro­ble­ma gene­ra­le che toc­ca l’e­mer­gen­za sala­ria­le che viviamo». 

Char­les Dic­kens li chia­ma­va Tem­pi dif­fi­ci­li. Noi sia­mo chia­ma­ti a resi­ster­vi, e a fare la nostra parte.

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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