Società patriarcale e cultura omofoba, un problema sistemico

Fog­gia, novem­bre 2022. Un uomo sco­pre che il figlio è gay e deci­de per que­sto moti­vo di mal­trat­tar­lo con­ti­nua­men­te; insie­me a lui anche la madre fini­sce nel­la tra­iet­to­ria del­le vio­len­ze, in quan­to cer­ca­va di far desi­ste­re il mari­to. Le liti sareb­be­ro fini­te in minac­ce con col­tel­li e lesio­ni lie­vi accer­ta­te in pron­to soc­cor­so: la don­na dichia­ra di subi­re mal­trat­ta­men­ti da anni. Una mat­ti­na madre e figlio si sve­glia­no a casa di un paren­te: la sera pri­ma c’era sta­ta una lite e i due era­no scap­pa­ti. Sareb­be­ro tor­na­ti all’appartamento, in quan­to l’uomo ave­va minac­cia­to di ucci­der­li ed è qui che c’è sta­ta un’aggressione. Nono­stan­te la con­dot­ta vio­len­ta dell’uomo, i due sono riu­sci­ti a denun­cia­re dopo mol­ti anni e con fati­ca ed oggi l’avvocato che difen­de l’imputato dichia­ra come il caso sia sta­to ingi­gan­ti­to, che non ci sia­no mai sta­ti col­tel­li di mez­zo. Allo stes­so tem­po, però, l’uomo è sta­to mes­so agli arre­sti domi­ci­lia­ri, in quan­to era mol­to pro­ba­bi­le che inti­mi­dis­se i fami­lia­ri per far riti­ra­re le denun­ce, oppu­re che rei­te­ras­se le violenze. 

Alcu­ne del­le fra­si pro­nun­cia­te dopo il coming out del ragaz­zo sono sta­te “Tu non vali nien­te” o anco­ra “Tu sei un gay. Pub­bli­che­rò tut­te le tue foto da tra­ve­sti­to su Face­book. Ti ren­de­rò la vita impossibile”. 

Intimidazioni, minacce, violenze: ancora la società patriarcale cerca di ristabilire il suo ordine, volendo eliminare tutto ciò che considera una “devianza” rispetto ai propri valori. 

Se si trat­tas­se sol­tan­to di ideo­lo­gie o pre­fe­ren­ze, non avrem­mo esca­la­tion di que­sto tipo; inve­ce in Ita­lia abbia­mo un pro­ble­ma siste­mi­co, che intrec­cia socie­tà patriar­ca­le da un lato e cul­tu­ra omo­fo­ba dall’altro. Innan­zi­tut­to, si par­te dall’idea che una per­so­na non ete­ro­ses­sua­le “val­ga di meno”, nel caso spe­ci­fi­co un figlio gay vie­ne anco­ra con­si­de­ra­to come un diso­no­re. La devian­za rispet­to all’uomo ete­ro e cisgen­der è cal­co­la­ta come malat­tia men­ta­le, con­fu­sio­ne, stra­nez­za, aber­ra­zio­ne. A que­sto pun­to chi cre­de in que­ste idee assur­de cer­ca di rista­bi­li­re l’ordi­ne, in quan­to si sen­te in dove­re di “man­te­ne­re la socie­tà così com’è sem­pre sta­ta”, diven­tan­do vio­len­to e peri­co­lo­so per chi doves­se incro­cia­re la sua stra­da non seguen­do la tan­to esal­ta­ta “tra­di­zio­ne”.

Un caso del gene­re è emble­ma­ti­co, per­ché l’uomo vole­va allo stes­so tem­po puni­re il figlio per la sua con­dot­ta, ma anche la madre, in quan­to soste­ne­va la scel­ta del ragaz­zo. Sor­vo­lia­mo sul con­cet­to di amo­re paren­ta­le che dovreb­be esse­re alla base del­le fami­glie: qui si trat­ta di per­so­ne con­vin­te di poter usa­re la vio­len­za per rista­bi­li­re un fan­to­ma­ti­co ordi­ne. Il risul­ta­to, for­tu­na­ta­men­te, è sta­ta la denun­cia alle for­ze dell’ordine, ma non è noto quan­ti sia­no real­men­te i casi di abu­so di que­sto tipo; esi­ste un nume­ro infi­ni­to di vio­len­ze non denun­cia­te che riman­go­no nell’ombra.

In Italia, secondo omofobia.org, gli episodi omofobi sono stati 876 nel periodo fra il 2012 ed il 2020; in questo stesso tempo le vittime sono state 1.166.

Secon­do l’indice Trans Mur­der Moni­to­ring di Trans­re­spect ver­sus Trans­pho­bia World­wi­de l’Italia è al pri­mo posto per vit­ti­me di tran­sfo­bia in Euro­pa, con 44 omi­ci­di tran­sfo­bi­ci avve­nu­ti tra il 2008 e il 2021. Ad oggi, una per­so­na queer che cam­mi­na per stra­da di not­te si sen­te poco sicu­rə, anche per­ché sa che se doves­se esse­re par­te di un’aggressione omo­fo­ba, non esi­ste­ran­no aggra­van­ti riguar­do il rea­to d’odio. Nel 2021 una pro­po­sta di leg­ge con­tro l’omolesbobitrasnfobia, la Leg­ge Zan, si pro­po­ne­va di tute­la­re le per­so­ne nei casi di vio­len­za per moti­vi basa­ti su ses­so, iden­ti­tà di gene­re, orien­ta­men­to ses­sua­le e disa­bi­li­tà, ma è sta­to osta­co­la­to e bloc­ca­to in ogni modo.

Dati alla mano, la situa­zio­ne par­reb­be chia­ra: biso­gna tute­la­re le per­so­ne queer, in quan­to sono vit­ti­ma più di altr3 di cri­mi­ni d’odio, aggres­sio­ni e vio­len­ze det­ta­te da ste­reo­ti­pi omo­fo­bi. Ma il dise­gno di leg­ge Zan è sta­to accan­to­na­to dal Sena­to: 154 voti favo­re­vo­li alla richie­sta di non esa­mi­na­re la leg­ge arti­co­lo per arti­co­lo, affos­san­do­la com­ple­ta­men­te. In Aula, degli applau­si imba­raz­zan­ti han­no fat­to da con­tor­no all’esito del­lo scrutinio. 

A distanza di due anni, il governo Meloni ha deciso di indire una crociata contro tutto ciò che non considera parte della famiglia tradizionale. 

Ad esem­pio, mol­te regio­ni non han­no con­ces­so il Patro­ci­nio ai Pri­de svol­ti sul pro­prio suo­lo, con­si­de­ran­do­la una mos­sa trop­po rischio­sa: nel caso del comu­ne di Roma, per­ché pro­muo­ve­reb­be la Gesta­zio­ne Per Altri. Anche que­sto è un argo­men­to con­tro cui la mag­gio­ran­za si sta bat­ten­do, aven­do intro­dot­to la per­se­cu­zio­ne per leg­ge di chi doves­se ricor­re­re alla GPA anche all’estero. Nono­stan­te la pra­ti­ca ven­ga pra­ti­ca­ta più da cop­pie ete­ro­ses­sua­li che da altre, Melo­ni ha deci­so di por­ta­re avan­ti una cro­cia­ta anche su que­sto, nel­la sua cor­ni­ce del­le bat­ta­glie “anti-LGBT”. Come se non bastas­se, ad oggi le fami­glie omo­ge­ni­to­ria­li non pos­so­no regi­stra­re l3 figl3 all’anagrafe, in quan­to sareb­be­ro nat3 uti­liz­zan­do la gesta­zio­ne per altri o la fecon­da­zio­ne assi­sti­ta, dun­que non ven­go­no rico­no­sciu­ti i geni­to­ri non bio­lo­gi­ci. Giu­sto, la nor­ma è retroat­ti­va fino al 2018. 

Ad ini­zio legi­sla­tu­ra poi era­no sta­te pre­sen­ta­te alme­no tre pro­po­ste di leg­ge con­tro il dirit­to all’aborto, per cer­ca­re di modi­fi­car­lo e ren­der­lo anco­ra meno acces­si­bi­le. Nono­stan­te l’esistenza di una leg­ge che lo tute­la, ci sono mol­te lacu­ne in cui si pos­so­no inse­ri­re cavil­li che impe­di­sca­no l’esercizio del diritto. 

La linea del gover­no è mol­to chia­ra, appog­gia la fami­glia tra­di­zio­na­le e discri­mi­na tut­to ciò che con­si­de­ra una “devian­za”, impe­den­do atti­va­men­te a que­ste per­so­ne di eser­ci­ta­re i pro­pri dirit­ti e le pro­prie liber­tà. Fuo­ri dal mon­do legi­sla­ti­vo, però, tut­to que­sto si tra­du­ce in un hate speech costan­te. Quan­te vol­te una per­so­na queer è sta­ta aggre­di­ta, mal­trat­ta­ta, pre­sa ad insul­ti solo per il fat­to di esi­ste­re, cam­mi­na­re per una stra­da? Ad oggi, non c’è nul­la che stia miglio­ran­do in Ita­lia. Ad oggi, chi odia la comu­ni­tà LGBTQIA+ vie­ne soste­nu­to ed elo­gia­to dal­la mag­gio­ran­za, in quan­to por­ta­to­rə di idea­li tra­di­zio­na­li. Il risul­ta­to non sarà, ovvia­men­te, una ridu­zio­ne del­le vio­len­ze e aggres­sio­ni omo­fo­be, è mol­to più pro­ba­bi­le che si veri­fi­chi il con­tra­rio. Un esem­pio chia­ro riguar­da le per­so­ne tran­sgen­der: sem­bra che una fet­ta impor­tan­te dell’opinione pub­bli­ca abbia pro­ble­mi con la loro sola esistenza. 

Non a caso i transicidi sono aumentati a dismisura, più di una persona al giorno muore a causa della transfobia

Gli attac­chi ver­so la comu­ni­tà LGBTQIA+ sono sem­pre più fre­quen­ti, un trend in cre­sci­ta che sem­bra non susci­ta­re rea­zio­ni di allar­mi­smo al gover­no. Secon­do l’ILGA (Inter­na­tio­nal Lesbian and Gay Asso­cia­tion) l’Italia è al 34esimo posto su 49 Pae­si euro­pei per quan­to riguar­da i dirit­ti di que­ste per­so­ne, ma stan­do a quan­to ripor­ta­no le ricer­che di Ipsos, il 9% degli ita­lia­ni si iden­ti­fi­ca come par­te del­la comu­ni­tà. Con­si­de­ran­do che la popo­la­zio­ne attua­le si aggi­ra attor­no ai 58 milio­ni, pos­sia­mo indi­ca­re che 5.22 milio­ni si per­ce­pi­sca come par­te del­la comu­ni­tà queer. 

Nono­stan­te a destra si sen­ta dire che la pro­pa­gan­da LGBT si stia impo­nen­do su chi la pen­sa diver­sa­men­te, i dati dimo­stra­no esat­ta­men­te il con­tra­rio. Le per­so­ne queer sono anco­ra ucci­se, pic­chia­te, mal­trat­ta­te, insul­ta­te solo per il fat­to di esi­ste­re con il pro­prio cor­po. In Ita­lia le con­di­zio­ni del­la comu­ni­tà stan­no peg­gio­ran­do e par­te del­la respon­sa­bi­li­tà è del gover­no Meloni.

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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