Voice to the parliament: un referendum per gli aborigeni

Dopo 65mila anni, i nati­vi austra­lia­ni non ven­go­no anco­ra rico­no­sciu­ti dal­la Costi­tu­zio­ne come tali. I docu­men­ti uffi­cia­li sono scrit­ti dai discen­den­ti dei colo­niz­za­to­ri e gli abo­ri­ge­ni sono sta­ti dele­ga­ti a mino­ran­za con un paio di seg­gi in par­la­men­to, nien­te di più. 

Dopo seco­li di discri­mi­na­zio­ni, vio­len­ze ed esclu­sio­ne socia­le, i nati­vi han­no rac­col­to le fir­me per un refe­ren­dum indet­to per il 14 otto­bre chia­ma­to Voi­ce to par­lia­ment, che si pro­po­ne di crea­re Voi­ce, un orga­no con­sul­ti­vo che si occu­pe­rà di pro­muo­ve­re misu­re per col­ma­re le disu­gua­glian­ze degli indi­ge­ni. I mem­bri di Voi­ce saran­no elet­ti dal­le comu­ni­tà nati­ve; per ora non abbia­mo infor­ma­zio­ni cir­ca le moda­li­tà, ma il fat­to che sia­no per­so­ne del­la stes­sa comu­ni­tà a sug­ge­ri­re solu­zio­ni per le per­so­ne stes­se, è un pas­so avanti. 

In Australia ci sono molti stereotipi riguardo gli aborigeni, ad esempio visti gli alti tassi di criminalità, vengono considerati come persone non in grado di accedere ai lavori più “in alto” della società. 

In real­tà fino a poco tem­po fa non veni­va­no con­si­de­ra­ti nem­me­no come per­so­ne, infat­ti solo dal 1967 han­no otte­nu­to la cit­ta­di­nan­za austra­lia­na, pri­ma veni­va­no elen­ca­ti come si elen­ca­no pian­te o ani­ma­li e non veni­va­no con­si­de­ra­ti nei cen­si­men­ti. Il tas­so di alco­li­smo fra gli indi­ge­ni è ele­va­to, la cri­mi­na­li­tà anche, il tas­so di sui­ci­di è di recen­te rad­dop­pia­to, ma il gover­no austra­lia­no non ha pro­po­sto solu­zio­ni con­cre­te per que­sti pro­ble­mi, se non mar­gi­na­liz­za­re anco­ra di più la comu­ni­tà. Per que­sto è nata la pro­po­sta del refe­ren­dum, per garan­ti­re una voce da chi vive le situa­zio­ni di discri­mi­na­zio­ne e dif­fi­col­tà, date da un siste­ma che è sta­to pen­sa­to per i colo­niz­za­to­ri bian­chi e non per gli indigeni. 

Quan­do l’Australia fu colo­niz­za­ta dagli Ingle­si, le testi­mo­nian­ze furo­no che quel­la fos­se una ter­ra nul­lius, quin­di un ter­ri­to­rio che non appar­te­va a nes­su­no e con que­sta scu­sa si giu­sti­fi­ca­ro­no mas­sa­cri, rapi­men­ti, vio­len­ze, pre­sa di pos­ses­so di ter­re­ni altrui. Su quel­le ter­re, però, vive­va­no gli abo­ri­ge­ni, che da allo­ra lot­ta­no per ria­ve­re i dirit­ti di pro­prie­tà sui luo­ghi in cui han­no vis­su­to da sem­pre. Il loro lega­me con la ter­ra è qual­co­sa di sacro e non si può rac­chiu­de­re nell’idea di “pos­ses­so”: esse­re insie­me al ter­ri­to­rio è diver­so e pre­sup­po­ne unio­ne, non gerarchia. 

Un altro dei tan­tis­si­mi epi­so­di di vio­len­za con­tro gli indi­ge­ni è quel­lo del­la sto­len gene­ra­tion, ter­mi­na­to uffi­cial­men­te nel 1969, anche se si han­no testi­mo­nian­ze suc­ces­si­ve. Non veni­va rico­no­sciu­to alcun dirit­to sui pro­pri figli, quin­di il gover­no austra­lia­no rapi­va i bam­bi­ni indi­ge­ni, per rein­di­riz­zar­li in orfa­no­tro­fi o in cam­pi di rie­du­ca­zio­ne, in cui veni­va inse­gna­ta la sto­ria dal pun­to di vista dei colo­niz­za­to­ri. Qui veni­va­no taglia­ti tut­ti i rap­por­ti con i geni­to­ri, moz­zan­do alla base la pro­li­fe­ra­zio­ne del­la cul­tu­ra indi­ge­na: era un modo per non per­met­te­re agli abo­ri­ge­ni di ave­re un futu­ro, sia civi­le che culturale. 

Da questi eventi storici le cose sono cambiate, ma il razzismo e la discriminazione continuano ogni giorno. 

Sono mol­tis­si­me le testi­mo­nian­ze di nati­vi che sen­to­no sem­pre gli occhi addos­so di qual­cu­no, soprat­tut­to di for­ze dell’ordine, pron­ti ad agi­re nel caso di movi­men­ti sospet­ti. Oppu­re mol­to spes­so ci sono pro­ble­mi siste­mi­ci che spin­go­no la popo­la­zio­ne bian­ca a cre­de­re in ste­reo­ti­pi fal­si e a ripro­por­li quan­do si approc­cia­no ad un abo­ri­ge­no. Que­sti sono sol­tan­to casi meno vio­len­ti, ma sono sem­pre trop­pe le testi­mo­nian­ze di aggres­sio­ni raz­zi­ste, moti­va­te con ste­reo­ti­pi radi­ca­ti a livel­lo sociale.

Per que­sti e mol­tis­si­mi altri moti­vi è sta­to indet­to il refe­ren­dum, ma non tut­ti sono d’accordo. L’opposizione sug­ge­ri­sce che un cam­bia­men­to del­la costi­tu­zio­ne ad oggi sareb­be il più gran­de cam­bia­men­to dal 1967 e aggiun­ge che un pri­vi­le­gio come Voi­ce non può esse­re garan­ti­to sol­tan­to per una mino­ran­za. A loro pare­re, infat­ti, sareb­be ingiu­sto offri­re que­sto ser­vi­zio sol­tan­to agli abo­ri­ge­ni, quan­do ci sono altre mino­ran­ze che poi vor­reb­be­ro solu­zio­ni simi­li. Allo stes­so modo si ripor­ta l’idea popu­li­sta per cui ci sareb­be­ro “pro­ble­mi più gran­di da affron­ta­re”, in que­sto sen­so abbia­mo sen­ti­to la fra­se pro­nun­cia­ta da diver­si lea­der che cer­ca­va­no di rele­ga­re a situa­zio­ne mino­re qual­co­sa che è un dirit­to fon­da­men­ta­le per le per­so­ne che lo richiedono. 

Altre moti­va­zio­ni sono anco­ra più estre­me e non fon­da­te: nel Pam­phlet pub­bli­ca­to dal gover­no austra­lia­no per gli elet­to­ri, una del­le moti­va­zio­ni del “no” sostie­ne che Voi­ce sareb­be par­te di un pro­ce­di­men­to di distru­zio­ne del­la nazio­ne austra­lia­na. Que­sto per­ché gli abo­ri­ge­ni vor­reb­be­ro distrug­ge­re la ban­die­ra, le tra­di­zio­ni e la cul­tu­ra loca­le a loro favo­re. Pec­ca­to che chi fa que­ste affer­ma­zio­ni sia discen­den­te degli stes­si colo­niz­za­to­ri che han­no distrut­to la cul­tu­ra e le idee di una popo­la­zio­ne nati­va che è sta­ta discri­mi­na­ta e ucci­sa per seco­li.

Il 14 otto­bre sarà il gior­no del voto, il refe­ren­dum pas­se­rà sol­tan­to se otter­rà la dop­pia mag­gio­ran­za, quin­di la mag­gior par­te dei voti fra tut­ta la popo­la­zio­ne mag­gio­ren­ne e anche in 4 sta­ti su 6. Indi­re un refe­ren­dum è l’unico modo in cui si può cam­bia­re la costi­tu­zio­ne in Austra­lia e l’ultimo era del 1999, quin­di ad oggi il gover­no ha pub­bli­ca­to docu­men­ti, video e testi per infor­ma­re la popo­la­zio­ne su come fun­zio­ni il voto. Esi­ste anche un regi­stro del­la disin­for­ma­zio­ne, in cui la com­mis­sio­ne elet­to­ra­le austra­lia­na anno­ta tut­te le fake news che riguar­da­no il voto. A tem­po debi­to cono­sce­re­mo il pros­si­mo pas­so dell’Australia, che potreb­be inse­rir­si nel­le azio­ni di post-colo­nia­li­smo in cui si cer­ca di fare i con­ti con il pro­prio pas­sa­to, oppu­re con­ti­nua­re nel­la mar­gi­na­liz­za­zio­ne di per­so­ne che sono in una posi­zio­ne subal­ter­na pro­prio a cau­sa del gover­no stesso.

Con­di­vi­di:
Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.