Wes Anderson, quattro cortometraggi d’autore

Wes Anderson, quattro cortometraggi d’autore

Cam­bi di sce­na mec­ca­ni­ci, come sce­no­gra­fie tea­tra­li che scor­ro­no una sull’altra. I colo­ri pastel­lo, ormai uno sta­te­ment; la foto­gra­fia di Roman Cop­po­la; la puli­zia del­le ambien­ta­zio­ni, le inqua­dra­tu­re meti­co­lo­se ed ordi­na­te, le atmo­sfe­re da “casa di bambola”. 

Una sce­neg­gia­tu­ra nar­ra­ta, come se ci stes­se­ro leg­gen­do un rac­con­to, le bat­tu­te essen­zia­li, come se le paro­le di Roald Dahl fos­se­ro tra­mu­ta­te su uno scher­mo, pre­ser­van­do il loro rit­mo letterario. 

Pochi, essenziali messaggi e una struttura narrativa ad incastri: 

con Wes Ander­son devi sta­re atten­to. Que­sti gli ele­men­ti chia­ve di una nuo­va, fre­schis­si­ma serie di cor­to­me­trag­gi del regi­sta ame­ri­ca­no, debut­ta­ta negli ulti­mi gior­ni di set­tem­bre su Netflix. 

Gli short movies in que­stio­ne sono trat­ti da ope­re di R.D., l’approccio del regi­sta si rias­su­me bene in que­ste sue paro­le: «I am equal­ly inte­re­sted in the way Dahl tells the sto­ry as I am in the sto­ry itself» dice in un’intervista per Net­flix[1], ponen­do­si come medius qua­si mec­ca­ni­co dei rac­con­ti di R.Dahl, riu­ti­liz­zan­do qua­si inte­gral­men­te le paro­le del­lo scrittore. 

E così, il grup­pet­to impec­ca­bi­le scel­to dal diret­to­re — Rupert Friend, Ral­ph Fien­nes, Dev Patel, Ben King­sley, Richard Ayoa­de e Bene­dict Cum­ber­batch — met­te in sce­na un meta­tea­tro, alcu­ni nar­ran­do di una pas­sa­ta ver­sio­ne del pro­prio per­so­nag­gio (Ruper Friend in Swan), altri imper­so­nan­do Roald Dahl stes­so (Ral­ph Fien­nes) con un rit­mo incal­zan­te, sen­za fia­to, con un intrec­cio nar­ra­ti­vo più vici­no al libro che al cine­ma. L’esperimento funziona.

Sia­mo par­ti­ti con La mera­vi­glio­sa sto­ria di Hen­ry Sugar, pre­sen­ta­to a Can­nes e a Vene­zia, e non ne abbia­mo avu­to a suf­fi­cien­za. Wes Ander­son ci ha accon­ten­ta­ti con tre altre pre­li­ba­tez­ze: Il cigno, Il derat­tiz­za­to­reVele­no.

La meravigliosa storia di Henry Sugar

«All the peo­ple of Henry’s type have one pecu­lia­ri­ty in com­mon: a ter­ri­fic urge to make them­sel­ves richer»

E così quan­do il pro­ta­go­ni­sta sco­pre un anti­co esca­mo­ta­ge yogi per vede­re anche sen­za occhi, deci­de di appli­car­lo al gio­co d’azzardo: l’allenamento è lun­go, tre anni di medi­ta­zio­ne, eser­ci­ta­zio­ni e iso­la­men­to. Ecco­ci, ci sia­mo, gio­chia­mo. Con pru­den­za, cer­to, non vor­rem­mo dare nell’occhio. Gio­chia­mo allo­ra: vin­cia­mo, ovvia­men­te. Eppu­re, non godia­mo; come non godia­mo? Era tut­to quel­lo che volevamo. 

Wes ci rac­con­ta di una meta­mor­fo­si spon­ta­nea e non cer­ca­ta, soprav­ve­nu­ta come con­se­guen­za natu­ra­le ed ina­spet­ta­ta — e lo fa nel perio­do del­le yoga guru, del «me, myself and I», dei wor­kout goals e pila­tes glow-up, l’era in cui ci impo­nia­mo aggior­na­men­ti tec­ni­ci ogni gior­no, a suon di chal­len­ge ed eras. Il nostro pro­ta­go­ni­sta è un uomo nuo­vo e non ha cer­ca­to di esser­lo. E noi con lui, par­te­ci­pia­mo a que­sta evo­lu­zio­ne silen­zio­sa

Il rac­con­to è trat­to dal­la rac­col­ta Un gio­co da ragaz­zi e altre sto­rie di Roald Dahl. 

Il cigno

Puli­zia magi­stra­le ed essen­zia­li­tà per que­sta sto­ria strap­pa-cuo­re. Lascia­te fuo­ri dal­la stan­za pate­ti­smo e com­pa­ti­men­to: vi ver­go­gne­re­te. Sen­ti­re­te addos­so il peso del­la respon­sa­bi­li­tà dell’indifferenza o del silen­zio gra­zie a que­gli occhi cele­sti di Rupert Friend, piat­ti ed inqui­si­to­ri, drit­ti nel­la camera. 

Un solo slan­cio in quei 17 minu­ti di ras­se­gna sul bul­li­smo: «Plea­se don’t do it. You can’t do it. Plea­se don’t! Stop!», Peter non può vede­re la mor­te dei suoi ama­ti cigni. Un solo gri­do. E non per la pri­ma­ria vit­ti­ma ma da lui, per qual­cun altro. 

Tra quel­le due sie­pi per­fet­ta­men­te alli­nea­te si con­su­ma la tra­ge­dia di un bam­bi­no speciale: 

Some peo­ple when they have taken too much and have been dri­ven beyond the point of endu­ran­ce sim­ply crum­ble and col­lap­se and give up. Others, howe­ver, thou­gh they are not too many, will for some rea­sons always be uncon­que­ra­ble.

Roald Dahl, The Won­der­ful Sto­ry of Hen­ry Sugar and Six More

Que­sto è Peter: timi­do e debo­le agli occhi dei vil­la­ni Ernie e Ray­mond, infi­ne imbat­ti­bi­le, agli esi­ti del­la storia. 

Il derattizatore

Wes Ander­son se fos­se pulp. Mac­chè puli­zia: pol­ve­re e sab­bia, si par­la di rat­ti! E per­si­no il pro­ta­go­ni­sta stes­so (R. Fien­nes) si assi­mi­la ai rodi­to­ri: lun­ghi inci­si­vi gial­li, pas­so fel­pa­to, movi­men­ti scat­tan­ti. Solo così potrà scon­fig­ger­li e pro­prio così, inve­ce, tro­ve­rà la sua rovi­na. Un ripu­dio che, per rima­ne­re in tema, repli­ca quel­lo degli uma­ni per i topi: abbia­mo tut­ti qual­che rat­to in casa. Visci­do ma sem­pre ele­gan­te e mai rozzo. 

Veleno

Sem­pli­ce e rapi­do: pro­prio come il mor­so di un ser­pen­te. B. Cum­ber­batch ha un ser­pen­te addor­men­ta­to sul­la pan­cia, un movi­men­to lo con­dur­reb­be a mor­te cer­ta. Dev Patel, l’amico, e il dot­to­re indù (Ben King­sley) si affac­cen­de­ran­no per risol­ve­re la sco­mo­da situa­zio­ne. Peri­pe­zie casa­lin­ghe, ambien­ta­te in una sce­no­gra­fia essen­zia­le e pla­sti­ca che obbli­ga lo spet­ta­to­re a con­cen­trar­si sull’evento cru­cia­le, sen­za distra­zio­ni e con i bri­vi­di sul­la schiena. 

Se stai atten­to sen­ti dav­ve­ro la sini­stra vibra­zio­ne del­la bestia … che non esi­ste: è solo un deli­rio del pazien­te. E pro­se­gue, quel deli­rio, sfo­cian­do in una rab­bia incon­trol­la­bi­le che fa scap­pa­re il medi­co e rom­pe la pace del­la sce­na. Con ele­gan­za, Wes Ander­son ci chie­de, per favo­re, di non abban­do­na­re la gen­ti­lez­za.

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Giulia Perelli
Vivo di viag­gi, di libri e di espe­rien­ze. Scri­vo di tut­to quel­lo che vedo e sono un moto per­pe­tuo. Sono una stu­den­tes­sa di giu­ri­spru­den­za e di tut­to quel­lo che mi capi­ta di voler impa­ra­re. Sono l’artista meno arti­sta di sem­pre. Nel­la vita devo solo poter rac­con­ta­re, par­la­re e fotografare.

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