Chiesa e comunità LGBTQ+. Cambio di rotta?

CHIESA E COMUNITÁ LGBTQ+: CAMBIO DI ROTTA?

La chie­sa ha negli anni fat­to del­la pro­pria mora­le un’arma a dop­pio taglio: da una par­te ha dimo­stra­to inte­res­se nei con­fron­ti del sin­go­lo, dall’altra ha igno­ra­to (se non sop­pres­so) la comu­ni­tà di cui esso fa par­te. Spe­ci­fi­ca­men­te, il rap­por­to tra chie­sa cat­to­li­ca e comu­ni­tà LGBTQ+ è sta­to, ed è tutt’ora, piut­to­sto com­ples­so per­ché ver­ge su due nuclei che oltre ad esse­re com­pli­ca­ti sono anche eterogenei. 

Ed è pro­prio l’eterogeneità che con­fon­de: come può un orga­no, pra­ti­ca­men­te isti­tu­zio­na­le, non con­di­vi­de­re un’unica linea di pen­sie­ro? La chie­sa, riguar­do l’omosessualità, si è espres­sa facen­do una distin­zio­ne spe­ci­fi­ca: se da una par­te esi­ste una ten­den­za omo­ses­sua­le, di cui l’origine anco­ra non è chia­ra, dall’altra esi­sto­no i rap­por­ti ses­sua­li tra omo­ses­sua­li che non pos­so­no esse­re appro­va­ti in nes­sun caso, per­ché non depo­si­ta­ri dell’immagine tri­ni­ta­ria di Dio, rap­pre­sen­ta­ta inve­ce dal­le cop­pie ete­ro­ses­sua­li che unen­do­si in matri­mo­nio, per­met­to­no la procreazione. 

Da decenni ormai le persone cattoliche aderenti alla comunità Lgbt chiedono maggiore riconoscimento: nel 1980 nasce a Milano il “Guado”, il primo gruppo di omossessuali cattolici in Italia. 

Suc­ces­si­va­men­te il tema diven­ta argo­men­to di dibat­ti­to in occa­sio­ne del Giu­bi­leo, duran­te il mese di luglio del 2000, mese del World Pri­de, tenu­to­si a Roma, che vide la par­te­ci­pa­zio­ne di più di 300.000 per­so­ne con una suc­ces­si­va repli­ca di dis­sen­so pro­ve­nien­te dal papa Gio­van­ni Pao­lo II che lo defi­nì un‘offesa ai valo­ri cri­stiani”. Simil­men­te nel 2008, il mon­si­gno­re Cele­sti­no Miglio­re, osser­va­to­re per­ma­nen­te del­la San­ta Sede pres­so le Nazio­ni Uni­te, si era espres­so con­tro un pro­get­to vol­to alla depe­na­liz­za­zio­ne uni­ver­sa­le dell’omosessualità.  

Sicu­ra­men­te l’arrivo di papa Fran­ce­sco ha posto le radi­ci di un timi­do cam­bia­men­to di rot­ta, nono­stan­te la posi­zio­ne riguar­do il tema riman­ga sal­da, dato che comun­que egli con­si­de­ra ogni atto ses­sua­le al di fuo­ri del matri­mo­nio pec­ca­to, come ha spie­ga­to in segui­to all’arrivo di una let­te­ra scrit­ta dal vesco­vo di San­to Ama­ro in Bra­si­le, S.E Mons. Josè Negri, lo scor­so 14 luglio al Dica­ste­ro per la Dot­tri­na del­la Fede. 

Sono sta­te però annun­cia­te ieri dal­la Con­gre­ga­zio­ne vati­ca­na, alcu­ne novità:

  • Le per­so­ne tran­ses­sua­li pos­so­no rice­ve­re il bat­te­si­mo, alle mede­si­me con­di­zio­ni degli altri fedeli.
  • Le cop­pie omo­ses­sua­li pos­so­no esse­re effet­ti­va­men­te con­si­de­ra­ti geni­to­ri di un bam­bi­no, adot­ta­to o pro­crea­to tra­mi­te GPA (for­ma di pro­crea­zio­ne assi­sti­ta) e quest’ultimo può quin­di, rice­ve­re il sacra­men­to del battesimo. 

Papa Fran­ce­sco ha poi volu­to sot­to­li­nea­re che il bat­te­si­mo «è la por­ta che per­met­te a Cri­sto Signo­re di sta­bi­lir­si nel­la nostra per­so­na e a noi di immer­ger­ci nel suo Miste­ro». Que­sto impli­ca con­cre­ta­men­te che «nem­me­no le por­te dei Sacra­men­ti si dovreb­be­ro chiu­de­re per una ragio­ne qual­sia­si. Que­sto vale soprat­tut­to quan­do si trat­ta di quel sacra­men­to che è “la por­ta”, il Bat­te­si­mo […] la Chie­sa non è una doga­na, è la casa pater­na dove c’è posto per cia­scu­no con la sua vita fati­co­sa» 

Tuttavia, questo testo presenta alcuni nodi di criticità: ogni caso deve infatti essere sottoposto alla decisione ultima dei ministri cattolici, al fine di evitare scandali o disorientamento nei fedeli. 

Un’al­tra cri­ti­ci­tà riguar­da sicu­ra­men­te l’impos­si­bi­li­tà per le per­so­ne omo­ses­sua­li di esse­re padri­no o madri­na di un bat­tez­za­to, nel caso in cui la loro con­vi­ven­za non con­si­sta in una sem­pli­ce coa­bi­ta­zio­ne, ma sia dichia­ra­ta come una rela­zio­ne more uxo­rio, cioè una rela­zio­ne affet­ti­va soli­da­ri­sti­ca sta­bi­le e in comu­nio­ne di vita con un’altra persona.

Entram­be le deci­sio­ni però sono comun­que da con­si­de­ra­re pun­ti di svol­ta: se da una par­te l’identità di gene­re non è più per­ce­pi­ta come un osta­co­lo alla par­te­ci­pa­zio­ne dei sacra­men­ti, dall’altra si pren­de effet­ti­va­men­te in con­si­de­ra­zio­ne l’esistenza di nuclei fami­glia­ri fino ad ora igno­ra­ti (per­lo­me­no per quan­to riguar­da la sfe­ra reli­gio­sa). Qui la rispo­sta com­ple­ta del dicastero.

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Maria Pia Loiacono
Stu­den­tes­sa di beni cul­tu­ra­li, scri­vo con lo sco­po di impa­ra­re più cose del mon­do che mi cir­con­da, cer­can­do di far­mi e far­vi incuriosire.

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