Hunger Games. La ballata dell’usignolo e del serpente

Hunger Games. La ballata dell’usignolo e del serpente

Oggi, 15 novem­bre, è usci­to in tut­te le sale cine­ma­to­gra­fi­che Hun­ger Games. La bal­la­ta dell’usignolo e del ser­pen­te, l’attesissimo pre­quel del­la saga Hun­ger Games, crea­ta dal­la scrit­tri­ce sta­tu­ni­ten­se Suzan­ne Collins.

La vicen­da rac­con­ta­ta è ambien­ta­ta sessant’anni pri­ma degli even­ti nar­ra­ti nel­la cele­ber­ri­ma tri­lo­gia di roman­zi che vedo­no come pro­ta­go­ni­sta Kat­niss Ever­deen (inter­pre­ta­ta poi nel­le pel­li­co­le da Jen­ni­fer Law­ren­ce) e segue inve­ce la sto­ria del vil­lain per eccel­len­za del­la saga, Corio­la­nus Snow (Tom Blyth). Il futu­ro pre­si­den­te Snow qui è un ragaz­zo di diciot­to anni, stu­den­te bril­lan­te, pro­ve­nien­te da una fami­glia di ormai pes­si­ma repu­ta­zio­ne, cadu­ta in pover­tà dopo la guerra. 

Nell’anno in cui acca­do­no le vicen­de nar­ra­te, gli Hun­ger Games sono giun­ti alla loro deci­ma edi­zio­ne e Snow, insie­me ad altri ven­ti­tré stu­den­ti, nel gior­no del­la mie­ti­tu­ra sco­pre di dover diven­ta­re un men­to­re di uno dei tri­bu­ti dei dodi­ci distretti.

Que­sta, per lui, è l’occasione idea­le per far­si vale­re e risol­le­va­re il valo­re del­la sua fami­glia. Pec­ca­to che il tri­bu­to a lui asse­gna­to sia Lucy Gray Baird (Rachel Zegler), gio­va­ne ragaz­za del Distret­to 12, all’apparenza mol­to debo­le, ma che si dimo­stra mol­to intel­li­gen­te e scal­tra. Corio­la­nus fin da subi­to cer­ca di instau­ra­re un lega­me con Lucy Gray, per con­vin­cer­la a segui­re i suoi con­si­gli e, ovvia­men­te, por­tar­la alla vittoria. 

Pro­prio per la sua abi­li­tà nel mano­vra­re il gio­co, Corio­la­nus si fa nota­re dal­la Dot­to­res­sa Volum­nia Gaul (Vio­la Davis), colei che ha pro­get­ta­to i gio­chi. È pro­prio lei che gli rivol­ge la doman­da fon­da­men­ta­le, quel­la che poi, sul fina­le, per­met­te­rà agli spet­ta­to­ri di deci­fra­re la chia­ve di let­tu­ra di que­sto mon­do disto­pi­co: «A cosa ser­vo­no gli Hun­ger Games?». 

Diretto dal regista Frances Lawrence, lo stesso degli ultimi tre film della saga, Hunger Games. La ballata dell’usignolo e del serpente è una pellicola più che riuscita. 

Seguen­do un po’ la moda del pre­quel che nar­ra la costru­zio­ne del “cat­ti­vo” del­la sto­ria, inau­gu­ra­ta da Guer­re stel­la­ri con Ana­kin Sky­wal­ker, il film (trat­to a sua vol­ta dall’omonimo roman­zo di Suzan­ne Col­lins) ripor­ta lo spet­ta­to­re all’interno del mon­do disto­pi­co che già ben cono­sce, ponen­do­lo però in una pro­spet­ti­va oppo­sta: quel­la di Capi­tol City.

Se nei pri­mi film del­la saga si era sta­ti tra­spor­ta­ti nel­le vite degli abi­tan­ti dei vari distret­ti, que­sta vol­ta lo spet­ta­to­re vie­ne por­ta­to dall’altro lato, quel­lo dei ric­chi e poten­ti di Capi­tol City, anche loro vit­ti­me del­la guer­ra, come la stes­sa fami­glia Snow, ma pron­ti a tut­to pur di intrat­te­ne­re il pubblico. 

Pro­ta­go­ni­sta indi­scus­so è pro­prio Corio­la­nus Snow, per­so­nag­gio del qua­le pian pia­no emer­ge sem­pre di più la com­ples­sa psi­co­lo­gia: divi­so tra l’amore e la voglia di vive­re libe­ra­men­te, e il desi­de­rio di otte­ne­re pote­re e rico­no­sci­men­to da Capi­tol City, emer­ge pian pia­no un qua­dro dav­ve­ro variegato.

Corio­la­nus non è il tipi­co cat­ti­vo, anzi è un per­so­nag­gio con il qua­le, in un pri­mo momen­to, lo spet­ta­to­re riu­sci­rà per­si­no a empa­tiz­za­re, cer­can­do di com­pren­der­lo e di fare il tifo per lui. Se, però, ini­zial­men­te si sarà por­ta­ti a cre­de­re che lo stes­so Snow sia vit­ti­ma del siste­ma in cui è immer­so, sul fina­le si cam­bie­rà pre­sto idea e ini­zie­ran­no a emer­ge­re gli stes­si trat­ti sub­do­li e cal­co­la­to­ri che lo con­trad­di­stin­gue­ran­no poi nei suc­ces­si­vi film del­la saga. In tut­to que­sto sce­na­rio, l’incontro con Lucy Gray sarà fon­da­men­ta­le per l’intera costru­zio­ne del personaggio. 

Il giovane Coriolanus vive infatti un periodo in cui gli Hunger Games non hanno la stessa risonanza mediatica che avranno poi nei sessant’anni successivi, ed è proprio in questo dettaglio che scatta l’intero meccanismo della pellicola:

Come fare per ren­de­re i gio­chi più accat­ti­van­ti? Ovvia­men­te far affe­zio­na­re il pub­bli­co ai tri­bu­ti e crea­re del­le dina­mi­che di gio­co spet­ta­co­la­ri. Il lega­me con Lucy Gray matu­re­rà sem­pre di più, por­tan­do Corio­la­nus a com­pie­re del­le scel­te significative.

Con un cast spet­ta­co­la­re, una tra­ma ben costrui­ta, ric­ca di nume­ro­si col­pi di sce­na e mol­te­pli­ci rife­ri­men­ti agli altri film del­la saga, Hun­ger Games. La bal­la­ta dell’usignolo e del ser­pen­te è una pel­li­co­la d’azione, che tie­ne gli occhi incol­la­ti allo scher­mo e che, una vol­ta usci­ti dal­la sala, fa sca­tu­ri­re mol­te­pli­ci rifles­sio­ni. Nono­stan­te il mon­do disto­pi­co di Panem pos­sa sem­bra­re alquan­to lon­ta­no, impa­ra­go­na­bi­le alla real­tà, basta sof­fer­mar­si un atti­mo di più sui det­ta­gli per ren­der­si con­to che non è così. 

Capi­tol City è un’enorme mac­chi­na poli­ti­ca, che mano­vra il pen­sie­ro del­la gen­te, atti­ran­do a sé i con­sen­si di alcu­ni e i dis­sen­si di altri, pun­tan­do tut­to sul­la spet­ta­co­la­riz­za­zio­ne del­la vio­len­za e del­le atro­ci­tà, cer­can­do di muo­ve­re l’affetto, per far pro­va­re pena, e non rab­bia o indi­gna­zio­ne, per ciò che capi­ta ai tributi. 

Come in ogni mano­vra poli­ti­ca ben costrui­ta, fon­da­men­ta­le è il ruo­lo dei media: gli Hun­ger Games sono come un gran­de rea­li­ty show, crea­to per intrat­te­ne­re, in cui la soglia tra real­tà e fin­zio­ne è mini­ma e si mostra al pub­bli­co solo ciò che si vuo­le e si può far vedere. 

Non importa quanto sia atroce, l’importante è tenere il pubblico di Capitol City soggiogato, per far dimenticare le condizioni dei distretti da cui provengono i tributi. 

E non a caso, chi cer­ca di espri­me­re un pare­re con­tra­rio, vie­ne ben pre­sto zit­ti­to. Lo stret­to lega­me tra poli­ti­ca e comu­ni­ca­zio­ne media­ti­ca è un tema che toc­ca mol­to da vici­no la nostra quo­ti­dia­ni­tà. Se già il pas­sa­to ci ha dimo­stra­to quan­to l’informazione, spe­cial­men­te se fil­tra­ta, pos­sa vei­co­la­re il pen­sie­ro del­la gen­te, oggi, con la digi­ta­liz­za­zio­ne del­le infor­ma­zio­ni e la con­ti­nua espan­sio­ne di mass media e intel­li­gen­te arti­fi­cia­li, acca­de in manie­ra anco­ra più massiccia. 

È così che il mon­do disto­pi­co di Hun­ger Games invi­ta i suoi spet­ta­to­ri a infor­mar­si in manie­ra com­ple­ta, sca­van­do sot­to la super­fi­cie, ad apri­re gli occhi andan­do oltre il pri­vi­le­gio in cui vivo­no e ren­den­do­si con­to del­la vio­len­za e del­la pover­tà anco­ra pre­sen­te in altre par­ti del mon­do e, se neces­sa­rio, ad alza­re la voce per non esse­re solo del­le pedi­ne all’interno di un siste­ma più gran­de, ma par­te atti­va di un cambiamento. 

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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