Protocollo migranti Italia-Albania, una panoramica

Protocollo migranti Italia-Albania, una panoramica

È risa­pu­to: per gli Sta­ti dell’UE è dif­fi­ci­le col­la­bo­ra­re quan­do si trat­ta di per­so­ne migran­ti. La gestio­ne comu­ni­ta­ria dell’immigrazione, soprat­tut­to pro­ve­nien­te dal Medi­ter­ra­neo, è un argo­men­to di cui nel­la fami­glia euro­pea non si par­la volen­tie­ri, anche se i suoi mem­bri affac­cia­ti sul­le coste meri­dio­na­li del con­ti­nen­te ten­do­no (sem­pre di più) a voler tira­re fuo­ri que­sto sche­le­tro dall’armadio. Nell’attesa che l’Unione dia loro rispo­ste più sod­di­sfa­cen­ti, dun­que, que­sti Pae­si gesti­sco­no auto­no­ma­men­te il feno­me­no, tal­vol­ta rivol­gen­do lo sguar­do a Pae­si extra­co­mu­ni­ta­ri. Ed è ciò che sta cer­can­do di fare anche il gover­no di Gior­gia Melo­ni in Italia. 

Il più recen­te ten­ta­ti­vo in mate­ria è sta­to fina­liz­za­to mol­to di recen­te, il 6 novem­bre scor­so, quan­do la nostra Pre­si­den­te del Con­si­glio ha sti­pu­la­to con Edi Rama, Pri­mo Mini­stro alba­ne­se, un pro­to­col­lo vol­to alla costru­zio­ne di due cen­tri di deten­zio­ne e rim­pa­trio per migran­ti in Albania. 

Nonostante la collocazione geografica, però, tutto ciò che concerne questi due hub è sottoposto alla legge italiana e comunitaria: dai rapporti di lavoro con i dipendenti delle strutture fino al trattamento delle persone migranti. 

Nei cen­tri saran­no pre­sen­ti le for­ze dell’ordine ita­lia­ne, men­tre a quel­le alba­ne­si sarà con­ces­so di acce­de­re sol­tan­to in ristret­tis­si­me ipo­te­si d’emergenza, come l’incendio. Inol­tre, il Gover­no alba­ne­se si impe­gna, fra le altre cose pre­vi­ste dai 14 arti­co­li del Pro­to­col­lo, a faci­li­ta­re l’ingresso del per­so­na­le ita­lia­no sen­za neces­si­tà di visto, a ren­de­re esen­ti da dazi e impo­ste indi­ret­te le spe­se di costru­zio­ne dei cen­tri e addi­rit­tu­ra a con­ce­de­re a tito­lo gra­tui­to l’utilizzo di una par­te del pro­prio ter­ri­to­rio nazionale. 

Da que­ste poche infor­ma­zio­ni emer­ge già una per­ples­si­tà: per­ché l’Albania dovreb­be con­ce­de­re gra­tui­ta­men­te dei suoi spa­zi ad un Pae­se stra­nie­ro, il cui per­so­na­le fra l’altro non sarà sog­get­to alla leg­ge alba­ne­se (eccet­to pochi casi di respon­sa­bi­li­tà pena­le) ma alla pro­pria leg­ge nazio­na­le? Che cosa rica­va, in paro­le pove­re, l’Albania da que­sto accor­do? A det­ta del­lo stes­so Edi Rama: «Nul­la, non solo per­ché non abbia­mo chie­sto con­tro­par­ti­te, tan­to­me­no eco­no­mi­che, ma non ne voglia­mo. Que­sto non è un accor­do com­mer­cia­le ma di fra­tel­lan­za e vici­nan­za». Un vero atto di gene­ro­si­tà, insom­ma, da par­te del pae­se balcanico. 

Con una pun­ta di cini­smo, tut­ta­via, si potreb­be soste­ne­re che in poli­ti­ca non c’è spa­zio per la gene­ro­si­tà: risul­ta quan­to­me­no dif­fi­ci­le cre­de­re che una ces­sio­ne di sovra­ni­tà di que­sto tipo non sot­ten­da un qual­che inte­res­se, anche non eco­no­mi­co. Un’interpretazione del­le inten­zio­ni dell’Albania potreb­be esse­re lega­ta al fat­to che il Pae­se sta affron­tan­do un lun­go per­cor­so, ini­zia­to nel 2009, per entra­re nell’Unione Euro­pea, e che quin­di que­sto “favo­re” fat­to all’Italia pos­sa ser­vi­re per otte­ner­ne l’appoggio in sede comu­ni­ta­ria. O, comun­que, a dimo­stra­re all’Europa la pro­pria dispo­ni­bi­li­tà a col­la­bo­ra­re nel­la spi­no­sis­si­ma gestio­ne degli immi­gra­ti extra­co­mu­ni­ta­ri. Per one­stà intel­let­tua­le, deve esse­re ripor­ta­to che Rama ha nega­to di aver “ragio­na­to in quell’ottica” in un’intervista con il Cor­rie­re del­la Sera.

E che dire del lato ita­lia­no? Che cosa rica­va la “par­te ita­lia­na” (com’è chia­ma­ta nel testo del pro­to­col­lo) dall’accordo sigla­to il 6 novem­bre? Risul­ta ine­sat­to par­la­re di una vera e pro­pria “ester­na­liz­za­zio­ne” del­la gestio­ne del­le per­so­ne migran­ti, poi­ché di fat­to di que­sta si occu­pa l’Italia, sia da un pun­to di vista eco­no­mi­co sia di con­du­zio­ne del­le ope­ra­zio­ni di iden­ti­fi­ca­zio­ne ed even­tua­le rim­pa­trio. È comun­que l’Italia ad acco­glie­re i migran­ti sal­va­ti dal­le pro­prie navi nel Medi­ter­ra­neo (l’accordo non riguar­da, inve­ce, chi è imbar­ca­to dal­le ONG), sem­pli­ce­men­te ciò non avvie­ne a Lam­pe­du­sa ma a Shen­g­jin, por­to situa­to a cir­ca 70km a nord di Tira­na, e a Gja­der, pae­se dell’entroterra albanese. 

L’unica altra differenza, oltre a quella di luogo, nella gestione delle persone migranti in questi nuovi centri riguarda i costi dell’operazione, aumentati dalla necessità di trasferimento di chi arriva sulle coste del Sud Italia fino in Albania. 

Tra Lam­pe­du­sa e Shen­g­jin, infat­ti, vi sono tre gior­ni di navi­ga­zio­ne che le imbar­ca­zio­ni del­la flot­ta ita­lia­na dovreb­be­ro com­pie­re con­ti­nua­men­te, avan­ti e indie­tro, cari­che di migran­ti spes­so in con­di­zio­ni di salu­te pre­ca­rie. Una trat­ta con­ti­nua di que­sto tipo non potrà che gra­va­re, oltre che sul­la salu­te di chi vie­ne tra­spor­ta­to, anche sul­le cas­se del­lo Sta­to ita­lia­no e sui fon­di euro­pei per la dire­zio­ne del feno­me­no migratorio. 

Sono pro­prio aspet­ti come que­sto che han­no fat­to stor­ce­re il naso all’Unione Euro­pea. Quest’ultima si è mostra­ta con­tra­ria­ta per non esse­re sta­ta inter­pel­la­ta dal Gover­no ita­lia­no pri­ma di sti­pu­la­re un trat­ta­to con un Pae­se extra-UE sul­la gestio­ne di un feno­me­no che, come ricor­da­to all’inizio, i Ven­ti­set­te cer­ca­no fati­co­sa­men­te di rego­la­men­ta­re e coor­di­na­re insie­me. Sono vari i rilie­vi lega­li mos­si dall’Europa e dall’interno del nostro pae­se sul­le “zone gri­gie” del pro­to­col­lo: dal­l’ex­tra­ter­ri­to­ria­li­tà del­le pro­ce­du­re di asi­lo (non per­mes­sa dal dirit­to euro­peo, nono­stan­te ci sia­no discus­sio­ni in cor­so sul tema), al rispet­to del­le garan­zie pro­ce­du­ra­li; dal­l’u­ti­liz­zo del­la deten­zio­ne de fac­to dei richie­den­ti asi­lo, alla vio­la­zio­ne del prin­ci­pio del “por­to sicu­ro più vici­no” per le per­so­ne recu­pe­ra­te in mez­zo al Mar Mediterraneo. 

Su tut­ti que­sti aspet­ti sta ragio­nan­do la Com­mis­sio­ne Euro­pea, al momen­to impe­gna­ta nel vaglio del pro­to­col­lo. Non tut­ti gli osser­va­to­ri euro­pei, però, riten­go­no discu­ti­bi­le il pat­to ita­lo-alba­ne­se. Il can­cel­lie­re tede­sco Scholz, infat­ti, ha com­men­ta­to che in fat­to di immi­gra­zio­ne non si può pen­sa­re di “vin­ce­re le sfi­de da soli”, rife­ren­do­si sia ai mec­ca­ni­smi inter­ni all’UE (e in par­ti­co­la­re al Siste­ma euro­peo comu­ne d’asilo) sia ai sem­pre più ine­vi­ta­bi­li rap­por­ti con pae­si extra­co­mu­ni­ta­ri sull’aspetto migra­to­rio. Il can­cel­lie­re aggiun­ge che, in ogni caso, pre­sto l’Albania farà par­te dell’Unione, e che quin­di l’accordo sti­pu­la­to tra Melo­ni e Rama è ricon­dot­to alla «que­stio­ne di come risol­ve­re insie­me sfi­de e pro­ble­mi nel­la fami­glia europea». 

In con­clu­sio­ne, è dif­fi­ci­le pre­ve­de­re gli effet­ti di que­sto pro­to­col­lo, che in ogni caso dovreb­be entra­re in fun­zio­ne solo nel­la pri­ma­ve­ra 2024. Tan­te sono le incer­tez­ze inter­pre­ta­ti­ve e i “det­ta­gli” omes­si. Un esem­pio su tut­ti riguar­da lo “smi­sta­men­to” del­le per­so­ne migran­ti che dovran­no rima­ne­re in Ita­lia da quel­li che saran­no con­dot­ti in Albania. 

Infatti, non è stato spiegato come, dove e quando saranno separati dagli altri migranti i “soggetti vulnerabili”, che, a detta della Presidente Meloni ma non del protocollo stesso, non verranno trasferiti in Albania. 

Mol­to dell’applicabilità effet­ti­va di que­sto pro­to­col­lo, in ogni caso, dipen­de dall’opi­nio­ne dell’Europa in meri­to. L’esito defi­ni­ti­vo del­la valu­ta­zio­ne non è anco­ra giun­to, ma il 15 novem­bre la Com­mis­sa­ria agli Affa­ri inter­ni dell’UE, Ylva Johans­son, ha reso noto un pare­re pre­li­mi­na­re del­la Com­mis­sio­ne Euro­pea: l’accordo ita­lo-alba­ne­se non vio­la il dirit­to comu­ni­ta­rio, per­ché ne è al di fuo­ri. In pra­ti­ca, poi­ché l’Albania non è uno Sta­to mem­bro, non si pos­so­no appli­ca­re al suo ter­ri­to­rio le nor­me comu­ni­ta­rie. Tut­ta­via, poi­ché la leg­ge appli­ca­ta ai cen­tri sareb­be quel­la ita­lia­na, che a sua vol­ta deve rispet­ta­re «i vin­co­li deri­van­ti dall’ordinamento comu­ni­ta­rio» (arti­co­lo 117 del­la nostra Costi­tu­zio­ne), quest’ultimo tro­ve­reb­be comun­que un suo spa­zio, sep­pur indiretto. 

Si trat­ta chia­ra­men­te di un ragio­na­men­to nor­ma­ti­vo mol­to com­ples­so, che mostra quan­to il nostro Pae­se sia ormai inter­con­nes­so all’Unione. Dun­que, ora non si può far altro che atten­de­re la ver­sio­ne fina­le del­le valu­ta­zio­ni in cor­so, ma anche una stra­te­gia comu­ne più con­cre­ta da par­te dell’UE.

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Beatrice Lanza
Amo crea­re play­li­st per ogni situa­zio­ne e inven­ta­re teo­rie socio­lo­gi­che di sana pian­ta. Le sto­rie rac­con­ta­te bene sono da sem­pre una del­le mie cose pre­fe­ri­te. Nel tem­po libe­ro stu­dio giu­ri­spru­den­za alla Statale.

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