Tdor, cosa significa dover chiedere il permesso per essere se stessə

Tdor, cosa significa dover chiedere il permesso per essere se stessə?

Il TdorTran­sgen­der Day of Remem­bran­ce è la gior­na­ta in cui si ricor­da­no le vit­ti­me di tran­sfo­bia. Fu inau­gu­ra­to nel 1999 dall’avvocata Gwen­do­lyn Ann Smith, che deci­se di com­me­mo­ra­re la mor­te di Rita Hester, una don­na nera trans* ucci­sa a col­tel­la­te nel 1998. È sta­ta ucci­sa nel quar­tie­re dove vive­va e tut­to­ra l’assassinə non è sta­tə identificatə.

Nono­stan­te la mor­te, i gior­na­li dell’epoca deci­se­ro di par­la­re di lei al maschi­le, uti­liz­zan­do il nome asse­gna­to alla nasci­ta e non quel­lo d’elezione: una pra­ti­ca che pur­trop­po vie­ne anco­ra uti­liz­za­ta da alcu­ne testa­te. Insom­ma, nem­me­no nel­la mor­te Rita ha tro­va­to rispetto. 

A que­sto pun­to l’avvocata Gwen­do­lyn Ann Smith deci­de di isti­tui­re una gior­na­ta per ricor­da­re lei e tut­te le vit­ti­me di vio­len­za tran­sfo­bi­ca, sce­glien­do il 20 novem­bre

Ma chi sono le per­so­ne trans*? Trans* o tran­sgen­der è un ter­mi­ne ombrel­lo, che com­pren­de diver­se sog­get­ti­vi­tà. Quan­do nascia­mo, l3 genitor3 asse­gna­no un gene­re allə bam­bi­nə, basan­do­si su carat­te­ri­sti­che fisi­che e cromosomiche. 

Esistono casi in cui questa differenza non è così chiara, perché molt3 nascono con caratteristiche che non possono essere assegnate soltanto ad un genere: queste persone si dicono intersex

Ora, dopo che l3 genitor3 han­no asse­gna­to il gene­re, lə bam­bi­nə cre­sce­rà e potrà iden­ti­fi­car­si in quel gene­re che è sta­to deci­so per ləi: que­sta per­so­na si defi­ni­rà cisgen­der. Nel caso in cui si iden­ti­fi­chi, inve­ce, in modo diver­so rispet­to a ciò che l3 genitor3 han­no deci­so per ləi, sarà una per­so­na trans* o tran­sgen­der.

L’identità di gene­re, però, non è neces­sa­ria­men­te bina­ria: le scel­te pos­si­bi­li non sono sol­tan­to maschi­le e fem­mi­ni­le ed è qui, infat­ti, che si apro­no le pro­spet­ti­ve dell’ombrello trans*. L’aste­ri­sco che ponia­mo dopo la paro­la trans, infat­ti, non è un erro­re di bat­ti­tu­ra, ma indi­ca la volon­tà di inclu­de­re con que­sto ter­mi­ne anche le per­so­ne non-bina­ry e di gene­re non conforme. 

Nono­stan­te l’immaginario sul­le per­so­ne trans* sia pur­trop­po anco­ra defi­ni­to da enor­mi ste­reo­ti­pi, che ven­go­no vei­co­la­ti da rap­pre­sen­ta­zio­ni sem­pre mol­to simi­li tra loro, non esi­ste un solo modo di esse­re trans*. 

Il ter­mi­ne tran­sgen­der era sta­to conia­to per indi­ca­re tut­te le per­so­ne che non si iden­ti­fi­cas­se­ro nel gene­re asse­gna­to alla nasci­ta, indi­pen­den­te­men­te dal fat­to che voles­se­ro subi­re un’ope­ra­zio­ne chi­rur­gi­ca o uti­liz­za­re del­le tera­pie ormo­na­li per vive­re meglio nel pro­prio corpo. 

L’idea che tutte queste persone vogliano necessariamente sottoporsi a operazioni di questo tipo è errata e veicola uno stereotipo limitante. 

Le per­so­ne trans*, infat­ti, pos­so­no anche non iden­ti­fi­car­si in uno dei due gene­ri bina­ri (uomo-don­na): è il caso del­le per­so­ne non-bina­ry e di gene­re non con­for­me, che quin­di appa­ri­ran­no anche a livel­lo este­ti­co come non richiu­di­bi­li nel­le cate­go­rie bina­rie classiche. 

Ad ogni modo, mol­te di que­ste per­so­ne pos­so­no pro­va­re disfo­ria di gene­re, un sen­ti­men­to di males­se­re lega­to a come il pro­prio cor­po vie­ne per­ce­pi­to. Spes­so non è faci­le sce­glie­re di vive­re la pro­pria iden­ti­tà di gene­re in modo libe­ro, in quan­to la socie­tà (soprat­tut­to quel­la ita­lia­na) ha idee e com­por­ta­men­ti tran­sfo­bi­ci, che pos­so­no sfo­cia­re anche in vio­len­za. È pro­prio que­sto il sen­so del Tdor: sen­si­bi­liz­za­re su come le per­so­ne trans* ven­ga­no aggre­di­te, discri­mi­na­te e ucci­se per il solo fat­to di esistere. 

Ci sono poi diver­si ste­reo­ti­pi che vei­co­la­no enor­mi pre­giu­di­zi e che sono anco­ra mol­to radi­ca­ti. Un esem­pio che sicu­ra­men­te tutt3 abbia­mo sen­ti­to trop­po a lun­go è che le per­so­ne trans* sia­no qua­si sem­pre sex wor­ker

Come spesso accade, gli stereotipi nascono a causa di comportamenti esistenti: da secoli le persone trans* sono relegate al margine della società e una delle professioni meno regolamentate e più ricercate dagli italiani riguarda proprio il lavoro nel mondo del sesso

A que­sto pun­to, però, chi si rivol­ge a quest3 lavorator3 ha un imma­gi­na­rio ben pre­ci­so, ha già in testa l’idea di come dovrà esse­re la per­so­na trans* che ricer­ca: pro­prio que­sto è lo ste­reo­ti­po. Men­tre leg­ge­te que­ste righe avre­te sicu­ra­men­te capi­to di cosa si sta par­lan­do, per­ché anche nel mon­do del por­no main­stream, spes­so l’unica rap­pre­sen­ta­zio­ne del­le per­so­ne trans* è que­sta: una sola

Il pro­ble­ma è che, oltre a non per­met­te­re a tutt3 quell3 com­pre­se da que­sto ter­mi­ne di iden­ti­fi­car­si con ciò che vie­ne mostra­to nel por­no, lo ste­reo­ti­po por­ta avan­ti anche la feti­ciz­za­zio­ne del cor­po trans*. Ciò signi­fi­ca cre­de­re che il cor­po di que­ste per­so­ne sia vali­do sol­tan­to quan­do incar­na lo ste­reo­ti­po e, se lo rispet­ta, è degno di attra­zio­ne sessuale. 

Tra­la­scian­do il fat­to che nes­sun cor­po esi­ste per il com­pia­ci­men­to ses­sua­le di qualcun’altrə, le rap­pre­sen­ta­zio­ni limi­tan­ti discri­mi­na­no una comu­ni­tà che mol­to spes­so vie­ne invi­si­bi­liz­za­ta die­tro a ste­reo­ti­pi che, alla lon­ta­na, potreb­be­ro sem­bra­re uno spa­zio da rivendicare. 

Sin dal primo episodio da cui è scaturita l’istituzione del Tdor, la lotta è stata intersezionale.

Que­sto signi­fi­ca che per par­la­re del­le vit­ti­me di tran­sfo­bia non si può pre­scin­de­re da altre coor­di­na­te che sono fon­da­men­ta­li. Ad esem­pio, Rita Hester era una don­na razia­liz­za­ta, che quin­di subi­va discri­mi­na­zio­ni lega­te al vive­re in un mon­do domi­na­to da per­so­ne bian­che in posi­zio­ni di pote­re, che sfrut­ta­va­no (e anco­ra oggi sfrut­ta­no) quel­le posi­zio­ni per discri­mi­na­re le minoranze. 

Un’altra coor­di­na­ta che si deve con­si­de­ra­re è la pre­sen­za di per­so­ne con disa­bi­li­tà, per­ché in que­sto caso le vio­len­ze sono anco­ra più invi­si­bi­liz­za­te e spes­so sono per­pre­tra­te dall3 care­gi­ver.  Allo stes­so modo con­si­de­ria­mo l’orien­ta­men­to ses­sua­le, che tut­to­ra è una discri­mi­nan­te che domi­na aggres­sio­ni di stam­po omo­fo­bo, le qua­li non sono tute­la­te da alcu­na aggra­van­te per cri­mi­ni d’odio secon­do la leg­ge italiana.

Anche la “clas­se” deve esse­re con­si­de­ra­ta. Infat­ti, sap­pia­mo che il 78% del­le vit­ti­me di tran­sfo­bia tra il 2022 e il 2023 era­no sex wor­ker. Un lavo­ro che non vie­ne anco­ra con­si­de­ra­to come tale, che quin­di è rele­ga­to ad una con­di­zio­ne di invi­si­bi­li­tà che non per­met­te di tene­re con­to di tut­ta la vio­len­za som­mer­sa che non vie­ne denunciata. 

Ci sono mol­ti altri fat­to­ri da tene­re in con­to, come l’età, che spes­so è moto­re di discri­mi­na­zio­ni, ma anche sta­tus socia­le, ecc.

L’intersezionalità è la presa di coscienza che queste oppressioni non nascono da sole, sono tutte profondamente connesse ad un sistema millenario che mantiene il proprio ordine grazie alla discriminazione e alla violenza. 

In Ita­lia chi vuo­le intra­pren­de­re un per­cor­so di riaf­fer­ma­zio­ne di gene­re sa che dovrà supe­ra­re nume­ro­si osta­co­li, per­ché sono pre­vi­sti dei pas­sag­gi che spes­so ven­go­no con­si­de­ra­ti eccessivi. 

Innan­zi­tut­to, si par­te dal con­sen­so infor­ma­to (ai sen­si del­la leg­ge n. 219/2017): signi­fi­ca che la per­so­na in que­stio­ne deve esse­re mes­sa a cono­scen­za di tut­te le pos­si­bi­li­tà per vive­re con sere­ni­tà nel pro­prio cor­po. Dopo aver mes­so per iscrit­to il con­sen­so infor­ma­to, se richie­sto, si potrà richie­de­re l’inizio di un trat­ta­men­to ormo­na­le

Per fina­liz­za­re la doman­da ci sono diver­si cri­te­ri da rispet­ta­re, come ad esem­pio un’incongruenza di gene­re sta­bi­le, che però, come abbia­mo descrit­to pri­ma, non fun­zio­na allo stes­so modo per tut­te le per­so­ne trans*. 

Nel caso in cui si voglia richie­de­re un’ope­ra­zio­ne chi­rur­gi­ca per la riaf­fer­ma­zio­ne del gene­re, sarà neces­sa­rio otte­ne­re la sen­ten­za del Tri­bu­na­le nel comu­ne di resi­den­za. Per quan­to riguar­da la riat­tri­bu­zio­ne ana­gra­fi­ca, quin­di otte­ne­re sia all’anagrafe che nel por­ta­fo­glio dei docu­men­ti indi­can­ti il nome d’elezione e l’identità di gene­re cor­ret­ta, è nuo­va­men­te neces­sa­rio rife­rir­si al Tri­bu­na­le. Qui ver­rà atte­sta­ta la disfo­ria di gene­re che, di nuo­vo, è comun­que una discri­mi­nan­te per le per­so­ne trans* che non la pro­va­no e, a que­sto pun­to, si pro­ce­de­rà con la modi­fi­ca di docu­men­ti e regi­stri uffi­cia­li nel Comune. 

A quanto avrete capito la procedura non è immediata, visto che dal giorno in cui si fa la richiesta a quando si ottiene il risultato, viaggia un mare di burocrazia, che in Italia può essere molto lenta. 

Come si sen­te una per­so­na trans* che sta affron­tan­do que­sto per­cor­so? Quan­to è dif­fi­ci­le vive­re ogni gior­no in luo­ghi in cui il nome con cui si vie­ne chia­mat* è il dead­na­me, quin­di quel­lo asse­gna­to alla nasci­ta e non il nome d’elezione? E come è sfian­can­te sen­tir­si chia­ma­re con il pro­no­me sba­glia­to, secon­do una pro­ce­du­ra che si chia­ma misgen­de­ring? Anco­ra, quan­to è dif­fi­ci­le per una per­so­na trans* non esse­re con­si­de­ra­ta, per­ché la socie­tà vei­co­la ste­reo­ti­pi mil­le­na­ri, che fan­no sen­ti­re le per­so­ne pri­vi­le­gia­te in pote­re di deci­de­re sull’esistenza altrui?

Nono­stan­te la situa­zio­ne in Ita­lia, però, ci sono altri Pae­si in cui sono sta­te appro­va­te del­le misu­re che sosten­go­no le per­so­ne trans*. Nel 2022 in Spa­gna è sta­ta appro­va­ta la cosid­det­ta Ley Trans che per­met­te all3 14enni di chie­de­re la modi­fi­ca del gene­re all’anagrafe sen­za biso­gno di una sen­ten­za giu­di­zia­ria e dai 16 anni in poi que­sto potrà esse­re attua­to sen­za l’obbligo del con­sen­so dell3 genitor3. 

Dai 12 anni, inol­tre, esi­ste una for­ma di car­rie­ra alias, per cui l3 bambin3 pos­so­no richie­de­re di esse­re chiamat3 con il nome d’elezione e con i pro­no­mi scel­ti nel­le scuo­le. Que­sto è un impor­tan­tis­si­mo pas­so avan­ti, in quan­to con­fe­ri­sce mag­gio­re impor­tan­za all’auto­de­ter­mi­na­zio­ne, rispet­to a quel­lo che si tro­va scrit­to sul docu­men­to, che può non esse­re aggiornato.

In Fin­lan­dia, a feb­bra­io, è sta­ta can­cel­la­ta la leg­ge che richie­de­va alle per­so­ne trans* che voles­se­ro esse­re rico­no­sciu­te a livel­lo lega­le con i dati d’elezione di sot­to­por­si ad una dia­gno­si psi­chia­tri­ca e anche alla sterilizzazione.

In Giap­po­ne è sta­ta di recen­te eli­mi­na­ta la leg­ge che pre­ve­de­va come obbli­ga­to­ria la ste­ri­liz­za­zio­ne per poter­si iden­ti­fi­ca­re con un gene­re diver­so da quel­lo asse­gna­to. Ad ogni modo è comun­que obbli­ga­to­ria l’operazione per modi­fi­ca­re le pro­prie carat­te­ri­sti­che fisi­che in linea con quel­le del gene­re scel­to, fat­to che ovvia­men­te limi­ta la liber­tà di tutt3 le per­so­ne trans* che non voglia­no effettuarla. 

È chia­ro come la stra­da per l’affermazione dei dirit­ti sia anco­ra lun­ga, tenen­do con­to dei con­ti­nui pas­si indie­tro che si stan­no facen­do in diver­si Pae­si

Per le persone della comunità LGBTQIA+ rimane comunque assurdo dover negoziare su diritti di base, che alle persone eterosessuali e cisgender vengono garantiti senza troppe pretese. 

Ad ogni modo, è impor­tan­te che que­sti pro­ble­mi entri­no nel dibat­ti­to pub­bli­co, per diven­ta­re una que­stio­ne che ven­ga affron­ta­ta con discus­sio­ni serie e non con bat­ta­glie ideo­lo­gi­che che con­fer­mi­no ste­reo­ti­pi e pre­giu­di­zi, peg­gio­ran­do la situa­zio­ne di una comu­ni­tà discri­mi­na­ta ed invisibilizzata.

Con­di­vi­di:
Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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