Che cosa c’è dietro il mito degli alfabeti dei ladri rom?

Che cosa c'è dietro il mito degli alfabeti dei ladri rom?

In Euro­pa, sono varie le fal­se cre­den­ze nei con­fron­ti del­le comu­ni­tà rom.

Una del­le leg­gen­de più dif­fu­se in quest’ambito riguar­da i cosid­det­ti alfa­be­ti segre­ti che si sup­por­reb­be­ro uti­liz­za­ti da “ladri rom o sin­ti” per comu­ni­ca­re fra di loro: si trat­ta di sim­bo­li sti­liz­za­ti che, inci­si o dise­gna­ti su por­te e cito­fo­ni, descri­ve­reb­be­ro le carat­te­ri­sti­che dei rela­ti­vi appar­ta­men­ti, come la pre­sen­za di cani o i momen­ti miglio­ri in cui sva­li­gia­re la casa.

Le notizie di questi alfabeti sono, al meglio delle nostre conoscenze, false. 

Nono­stan­te si trat­ti di una cre­den­za piut­to­sto dif­fu­sa, tan­to da arri­va­re nel 2011 al pro­gram­ma Le Iene, le pro­ve al riguar­do sono incon­si­sten­ti e la dice­ria è sta­ta ampia­men­te deco­strui­ta negli ulti­mi vent’anni da OpenBufale.net. Già nel 2005 era sta­to il gior­na­li­sta Pao­lo Atti­vis­si­mo a smen­ti­re la teo­ria di que­sti alfa­be­ti, inter­vi­stan­do lo scrit­to­re Tosel­li e il socio­lo­go fran­ce­se Renard, che fan­no risa­li­re l’origine di tali voci rispet­ti­va­men­te agli anni Ses­san­ta o agli anni Venti-Trenta.

In toni meno asser­ti­vi si pone­va inve­ce, nel 2016, il por­ta­le dell’avvocato Ange­lo Gre­co.
Dal can­to nostro, quel­lo che è sta­to pos­si­bi­le appu­ra­re è innan­zi­tut­to che i cifra­ri cir­co­lan­ti oggi sui gior­na­li com­pa­io­no su Inter­net intor­no al 20052009, ma se ne tro­va­no smen­ti­te alme­no dal 1977. Un ele­men­to spes­so cita­to è il ruo­lo del­le for­ze dell’ordine nell’accreditamento di que­ste teo­rie: se Gabrie­le Fer­ra­re­si par­la più gene­ro­sa­men­te di un «atteg­gia­men­to quan­to­me­no ondi­va­go» del­la Poli­zia e BUTAC men­zio­na casi in cui le auto­ri­tà han­no smen­ti­to anche dura­men­te que­ste fake news, è vero anche che alme­no dal 2010 sono repe­ri­bi­li diver­se istan­ze in cui le stes­se han­no inve­ce suf­fra­ga­to la loro veridicità.

Non solo nel 2011 la testa­ta Bar­let­ta­Vi­va cita­va i Cara­bi­nie­ri come auto­ri di uno dei cifra­ri (sal­vo poi deru­bri­ca­re la dice­ria a obso­le­ta quat­tro anni dopo), ma nel 2015 la vicen­ti­na TVi­Web par­la­va di una vera e pro­pria cam­pa­gna del coman­do pro­vin­cia­le di Reg­gio Emi­lia; nel 2018 Wired por­ta­va alla luce una sor­ta di vade­me­cum sca­ri­ca­bi­le da un sito regio­na­le dell’Emilia-Romagna; per rima­ne­re in zona, da un URL col domi­nio del Comu­ne di Cer­via è sca­ri­ca­bi­le un PDF con i loghi dei Cara­bi­nie­ri raven­na­ti, di avver­ti­men­to con­tro even­tua­li segni che «potreb­be­ro esse­re sta­ti fat­ti da zingari».

Anco­ra, nel 2016 su DiMar­te­dì era un rap­pre­sen­tan­te del­la poli­zia a pre­sen­ta­re que­sti cifra­ri, men­tre alme­no dal 2013 la noti­zia appa­re dif­fu­sa dal­la pagi­na Face­book “Noi Poli­ziot­ti Per Sem­pre” (suc­ces­si­va­men­te indi­vi­dua­ta come respon­sa­bi­le di disin­for­ma­zio­ne anche su altri temi, per quan­to non sia chia­ro se sia real­men­te lega­ta alle for­ze dell’ordine).

Un’altra que­stio­ne che inve­ce non sem­bra esse­re mai sta­ta affron­ta­ta nem­me­no dai fact-chec­ker è che, a par­ti­re dal 2011 ma soprat­tut­to negli ulti­mi quat­tro anni, cir­ca il 30% del­le fon­ti ita­lia­ne a suf­fra­gio di que­ste noti­zie è costi­tui­to da siti di azien­de che ven­do­no cas­se­for­ti, por­te blin­da­te, impian­ti di sicu­rez­za, assi­cu­ra­zio­ni per le case, ser­ra­tu­re, allar­mi anti­fur­to, gra­te o ser­vi­zi di vigi­lan­za.
Anche volen­do ipo­tiz­za­re una buo­na fede, è chia­ro che que­ste azien­de han­no inte­res­se a soste­ne­re la tesi di un alfa­be­to segre­to dei ladri, dun­que rap­pre­sen­ta­no un caso di “let­te­ra­tu­ra gri­gia” non ogget­ti­va­men­te atten­di­bi­le. Ciò det­to, qua­li sono gli ele­men­ti che per­met­to­no di smen­ti­re que­ste noti­zie come fal­se? Ve ne sono innan­zi­tut­to di logi­ci, evi­den­zia­ti anche da Atti­vis­si­mo: per­ché i ladri dovreb­be­ro comu­ni­ca­re alla “con­cor­ren­za” l’ubicazione del­le pre­de più appe­ti­bi­li, a meno di ipo­tiz­za­re una segre­ta rete di soli­da­rie­tà alla Pira­ti dei Carai­bi? Qua­le sareb­be l’utilità di un codi­ce segre­to ormai divul­ga­to da decen­ni su qual­sia­si gior­na­le, blog o forum? Non baste­reb­be che uno con­tras­se­gnas­se la pro­pria abi­ta­zio­ne come pri­va d’interesse (sim­bo­lo onni­pre­sen­te nei cifra­ri), per scon­giu­ra­re i furti? 

Per qua­le moti­vo il sim­bo­lo che signi­fi­ca “evi­ta­re que­sto comu­ne”, altret­tan­to fre­quen­te, andreb­be appo­sto alle sin­go­le case?

Altri sim­bo­li, per esse­re del­le inci­sio­ni pra­ti­ca­te fuga­ce­men­te e di sop­piat­to, appa­io­no un po’ trop­po poco sti­liz­za­ti (come quel­lo a for­ma di gat­to) o di com­ples­sa let­tu­ra (come quel­lo sul nume­ro di com­po­nen­ti del­la famiglia).

Vi sono poi del­le incon­gruen­ze fra cifra­ri diver­si che, anche a distan­za di poco tem­po, pub­bli­ca­no lo stes­so sim­bo­lo con signi­fi­ca­ti mol­to dif­fe­ren­ti: la serie dia­go­na­le di cer­chi che pas­sa dal signi­fi­ca­re “usa­re una leva” a “casa mol­to buo­na”; c’è il ret­tan­go­lo aper­to, che sta per “don­ne sole” oppu­re “peri­co­lo!”; c’è il trian­go­lo, che indi­ca “don­na sola”, “già visi­ta­ta” o “pie­no di vagabondi”.

In alcu­ni casi, è abba­stan­za chia­ro che le tabel­le sia­no una la copia dell’altra e che i muta­men­ti seman­ti­ci non sia­no altro che l’effetto del pas­sa­pa­ro­la, quan­do non un vero e pro­prio lost in trans­la­tion fra lin­gue diver­se: così le frec­ce nel cer­chio pas­sa­no dal signi­fi­ca­re “scap­pa!” nel 2011 all’invitare a un rapi­do fur­to; i ret­tan­go­li sovrap­po­sti inve­ce, che nel 2006 indi­ca­va­no “per­so­ne timo­ro­se”, nel 2018 sono diven­ta­te “per­so­ne ner­vo­se” per appro­da­re nel 2020 in Ita­lia come “qui nien­te”; la cro­ce nel cer­chio inve­ce, ori­gi­na­ria­men­te indi­can­te dispo­ni­bi­li­tà a sfa­ma­re chi par­la di Dio, è dive­nu­ta nel 2014 in Fran­cia sol­tan­to un “si dà da mangiare”.

A vol­te i signi­fi­ca­ti diven­go­no pro­prio oppo­sti: lo zig-zag, che all’estero signi­fi­ca “cane aggres­si­vo”, in Ita­lia è dive­nu­to “cane man­sue­to” (con buo­na pace del ladro che si è fida­to del secon­do cifra­rio); il rom­bo è pas­sa­to da “casa disa­bi­ta­ta” nel 2009 a “casa abi­ta­ta” nel 2020; la Y nel ret­tan­go­lo è pas­sa­ta da “bel lavo­ro da fare” a “qui si offre lavo­ro”; le chia­vi di vio­li­no, che in Por­to­gal­lo nel 2010 signi­fi­ca­va­no “brut­tis­si­mo”, in Ita­lia sono diven­ta­te “buon obiettivo”.

È insom­ma evi­den­te che non solo non abbia sen­so un codi­ce segre­to vec­chio nel tem­po, ma che non pos­sa pas­sa­re intat­to da una par­te del mon­do all’altra: ci sono siti ingle­sicine­si che ammet­to­no di ave­re fon­ti olan­de­si, men­tre alcu­ni siti ita­lia­ni sem­bra­no aver copia­to i cifra­ri da fon­ti tede­sche del 2016. Peral­tro sia que­ste ulti­me sia altre (fran­ce­si, spa­gno­le o bri­tan­ni­che) sono siti di azien­de che ven­do­no allarmi.

Una chia­ra con­se­guen­za di tali tra­du­zio­ni male ese­gui­te sono i sim­bo­li che indi­che­reb­be­ro i momen­ti otti­ma­li per il fur­to: in alcu­ni casi non han­no sen­so nem­me­no in ita­lia­no (come la T per “gior­no”, pre­sa infat­ti di peso dal­le fon­ti tede­sche), ma soprat­tut­to la M per “mat­ti­no”, D per “dome­ni­ca” e N per “not­te” non sono le ini­zia­li del­le rispet­ti­ve paro­le nei dia­let­ti rom e sin­ti par­la­ti sul ter­ri­to­rio ita­lia­no, come sot­to­li­nea Atti­vis­si­mo. Sono le stes­se fon­ti tede­sche a chia­ri­re l’equivoco: quei sim­bo­li ven­go­no dai cifra­ri fran­ce­si (matin, diman­chenuit, peral­tro con qual­che con­fu­sio­ne su AM come après-midiavant-midi, di signi­fi­ca­to oppo­sto). Mol­ti siti ita­lia­ni, d’altronde, dichia­ra­no come ori­gi­ne di que­sti alfa­be­ti pro­prio i sim­bo­li degli hobo fran­ce­si. Le incon­gruen­ze pro­se­guo­no anche all’interno dei sin­go­li cifra­ri, che (a pre­scin­de­re dal loro uso cri­mi­na­le) non fun­zio­ne­reb­be­ro bene in gene­ra­le come alfa­be­ti, per­ché con­ten­go­no sim­bo­li mol­to simi­li ma di signi­fi­ca­to diver­so: due varian­ti di X che signi­fi­ca­no “buon obiet­ti­vo” e “nul­la di inte­res­san­te”, due varian­ti di cro­ce che signi­fi­ca­no “nes­su­no in casa” e “sol­di”, ma anche due sim­bo­li diver­si per indi­ca­re il cane…

Fra l’altro anche all’estero sono tal­vol­ta le for­ze dell’ordine a dif­fon­de­re que­ste noti­zie: è il caso del­la Gen­dar­me­rie fran­ce­se nel 2014 e del­la Poli­zia olan­de­se nel 2016; nel 2011 inve­ce un volan­ti­no fran­ce­se era con­tro­fir­ma­to da una sedi­cen­te asso­cia­zio­ne di vete­ra­ni e ser­vi­zi di sicurezza.

Risulta interessante notare come nelle fonti estere non si parli in realtà mai di comunità rom e sinti, quanto piuttosto di generici ladri (ad eccezione di tre siti francesi, che rappresentano il 13% circa delle fonti straniere). 

In quel­le ita­lia­ne la situa­zio­ne è ribal­ta­ta: nel 70% dei casi si par­la di comu­ni­tà rom, peral­tro usan­do qua­si sem­pre il ter­mi­ne offen­si­vo “zin­ga­ri”. Non si dubi­ta neces­sa­ria­men­te del­la buo­na fede di chi for­se vuo­le pro­teg­ge­re la cit­ta­di­nan­za dai fur­ti, ma stam­pa e for­ze dell’ordine sono for­se tra i sog­get­ti che meno pos­so­no per­met­ter­si ecces­si di zelo, spe­cie quan­do que­sto col­pi­sce in sen­so raz­zi­sta un’intera comu­ni­tà etnica.

Non limi­tan­do­ci però al cosid­det­to debun­king, che in sé è ste­ri­le, sareb­be oppor­tu­no ragio­na­re sul per­ché la noti­zia cir­co­li e attec­chi­sca così facil­men­te: c’entra solo la volon­tà di pre­mu­nir­si dai fur­ti, o anche la tin­ta di eso­te­ri­smo di «miste­rio­si segni» che com­pa­io­no nel­la not­te, di un «alfa­be­to crip­ti­co» e dell’«alfa­be­to rom del­la pau­ra»? Non è lo stes­so sapo­re misti­co del­la ste­reo­ti­pi­ca car­to­man­te e del­le dice­rie su rom e sin­ti che non rube­reb­be­ro argen­to o per­le in quan­to per loro por­te­reb­be­ro sfor­tu­na? Il mec­ca­ni­smo dell’ammonimento ai bam­bi­ni con­tro gli “zin­ga­ri” che voglio­no rapir­li non è ana­lo­go a quel­lo dei cosid­det­ti boo­gey­men, dal Babau all’Uomo Nero (come testi­mo­nia­to ad esem­pio da Yego­rov nel caso sovietico)?

Come in mol­ti altri casi, è lo ste­reo­ti­po a ren­de­re il pub­bli­co pro­no ad accet­ta­re una noti­zia fal­sa che, però, quel­lo ste­reo­ti­po mira a confermare.

Con­di­vi­di:
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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