Da rivedere per la prima volta: Butch Cassidy and Sundance Kid

Per chi pen­sa che i western non gli piac­cio­no, per chi pen­sa che i western sia­no film noio­si e ripe­ti­ti­vi, per chi pen­sa che i western sia­no film maschi­li­sti con per­so­nag­gi ste­reo­ti­pa­ti, per chi pen­sa che nei western non si fac­cia altro che spa­ra­re, per chi pen­sa che i western ame­ri­ca­ni non sia­no alto che bian­chi che ucci­do­no india­ni: Butch Cas­si­dy and Sun­dan­ce Kid smen­ti­sce tut­to que­sto e oltre, un film che è un capo­la­vo­ro come pochi, un capo­la­vo­ro del cine­ma non solo del suo genere. 

Un film così completo è raro trovarlo: intense scene d’azione, spiccata comicità, avventura, grande regia, grande fotografia e una trama con evoluzioni geniali. 

Si rac­con­ta di due rino­ma­ti fuo­ri­leg­ge del West, Butch Cas­si­dy e Sun­dan­ce Kid appun­to, due temu­ti rapi­na­to­ri, esper­ti in rapi­ne ai tre­ni, e gran­di pisto­le­ri, spe­cial­men­te Kid. Dopo l’ennesimo col­po, i due ver­ran­no brac­ca­ti con ina­spet­ta­ta for­za, così saran­no costret­ti a fug­gi­re in Boli­via insie­me a Etta Pla­ce, ami­ca inti­ma dei due. Tut­ta­via, i loro pia­ni di fare una vita ret­ta in Boli­via andran­no in con­tro a più osta­co­li del previsto.

Dif­fi­cil­men­te non si può fare ami­ci­zia con i due pro­ta­go­ni­sti, osser­van­do il rap­por­to di puro lega­me che li uni­sce. Non sono solo due cow­boy dal­le gran­di capa­ci­tà, con Kid che è un tira­to­re uni­co per la bra­vu­ra e Cas­si­dy genia­le idea­to­re di pia­ni, ma sono sem­pli­ce­men­te trop­po simpatici. 

I loro dia­lo­ghi sono sem­pre vivi, veri, pos­si­bi­li e soprat­tut­to bril­lan­ti. I due ami­ci scher­za­no, si sfot­to­no, si insul­ta­no e pia­ni­fi­ca­no sem­pre; dai loro dia­lo­ghi capia­mo bene che è da anni se non decen­ni che si cono­sco­no, sono ami­ci sin­ce­ri che si rispettano. 

La sce­neg­gia­tu­ra, di Wil­liam Gold­man, è l’esempio di quel­lo che una bel­la sce­neg­gia­tu­ra deve esse­re: oltre che ren­de­re vivi i per­so­nag­gi, e scri­ve­re dia­lo­ghi bel­li fun­zio­na­no, il film fun­zio­na anche sen­za di essi, in cui la sto­ria nar­ra­ta non si basi su essi ma li esal­ta dove pos­si­bi­le. Ma i dia­lo­ghi non avreb­be­ro la stes­sa for­za se a pro­nun­ciar­li non ci fos­se­ro due gran­di atto­ri, e qui i due atto­ri sono più che gran­di: Paul New­man per Cas­si­dy e Robert Red­ford per Kid sono sem­pli­ce­men­te per­fet­ti. Due vol­ti che incar­na­no quel­la for­za old west, malan­dri­na, accat­ti­van­te e fur­be­sca dei due per­so­nag­gi, e in gene­ra­le del mon­do che rappresentano. 

I due sono come su un’altalena che non si muove, si bilanciano senza peso. 

Ma il film non è solo una gran­de sce­neg­gia­tu­ra, è anche una gran­dis­si­ma regia. Fin dal­la pri­mis­si­ma sequen­za si capi­sce che si è davan­ti a dei pro­fes­sio­ni­sti asso­lu­ti, che san­no fare qual­sia­si cosa voglia­no al meglio. 

Un capo­la­vo­ro di regiaten­sio­ne, basta­ta sull’uso degli occhi e dei silen­zi, tut­ta tin­ta con toni sep­pia che non ci saran­no in altre sce­ne del film. Geor­ge Roy Hill è il regi­sta, un genio nel sen­so più puro del ter­mi­ne. Sono genia­li le solu­zio­ni che por­ta nel­la pel­li­co­la, qui un bril­lan­te esem­pio.

Pri­ma costrui­sce una cer­ta ten­sio­ne, poi con bril­lan­tez­za la smon­ta subi­to, si pas­sa in pochi secon­di da un tono teso e di suspen­ce a una gran­de risata. 

Per tut­ti que­sti moti­vi, e altri che si potreb­be­ro aggiun­ge­re, que­sto western è il per­fet­to western per chi non apprez­za il gene­re, per­ché si disco­sta da tut­ti i cano­ni del gene­re sen­za allon­ta­nar­si mai trop­po da essi. Per que­sto discor­so è anche dif­fi­ci­le cate­go­riz­za­re nel gene­re que­sto film, si è lon­ta­ni infat­ti dai film di puro gene­re, fon­da­ti­vi del mito del west (e così del mito ame­ri­ca­no annes­so) tipi­ci di John Ford o di un Hawks.

Ma non sia­mo nean­che del tut­to nel western rivi­si­ta­to del dopo Ses­san­tot­to e dei pri­mi anni ’70, di film come “Sol­da­to Blu” o “Cor­vo Ros­so non avrai il mio scal­po”; anche se Butch Cas­si­dy and Sun­dan­ce Kid si pone in que­sto perio­do, essen­do usci­to nel 1969. Man­ca infat­ti nel film quel­la for­za con­te­sta­tri­ce e di denun­cia tipi­ca dei western alla “Sol­da­to Blu”. 

È for­se uni­co nel suo gene­re. Quel­lo che c’è però è una gran­de costru­zio­ne fil­mi­ca, costi­tui­ta da sce­ne d’azione al car­dio­pal­ma e momen­ti ico­ni­ci come pochi: dal fina­le alla famo­sa sce­na del­la bici­clet­ta, all’esplosione dei tre­ni ai sor­ri­si dei due pro­ta­go­ni­sti. Si è scrit­to, all’inizio di que­sto arti­co­lo, che un film così com­ple­to è dif­fi­ci­le tro­var­lo, e pro­prio que­ste carat­te­ri­sti­che Butch Cas­si­dy and Sun­dan­ce Kid un film che può esse­re apprez­za­to fa tut­ti, nono­stan­te non sia il clas­si­co film per tut­ti, spe­cial­men­te con­si­glia­to per chi nor­mal­men­te non apprez­za i western. 

Va aggiun­to anche che la nar­ra­zio­ne scor­re, fun­zio­na e non si appe­san­ti­sce mai: sem­bra un film usci­to oggi e inve­ce ha già più di 50 anni. 

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Luca Pacchiarini
Sono appas­sio­na­to di cine­ma e video­gio­chi, sem­pre di più anche di tea­tro e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce sco­pri­re musi­ca nuo­va e in par­ti­co­la­re ado­ro il post rock, ma esplo­ro tan­ti gene­ri. Cer­co sem­pre di tro­va­re il lato inte­res­san­te in ogni cosa e bevo suc­co all’ace.

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