AfD e un piano per la deportazione di massa

AfD e un piano per la deportazione di massa

Deci­ne di miglia­ia di per­so­ne si sono radu­na­te in tut­ta Ger­ma­nia per pro­te­sta­re con­tro il par­ti­to radi­ca­le di destra Alter­na­ti­ve für Deu­tschland (AfD) e la sua posi­zio­ne con­tro per­so­ne migran­ti e rifu­gia­ti. Lo scor­so saba­to si sono acce­se nume­ro­se mani­fe­sta­zio­ni a ispi­ra­zio­ne anti­fa­sci­sta e anti­na­zi­sta nei prin­ci­pa­li cen­tri urba­ni tede­schi, per un tota­le sti­ma­to di 250.000 par­te­ci­pan­ti secon­do il cana­le tele­vi­si­vo ARD. 

I radu­ni han­no pre­so slan­cio dopo la noti­zia, dif­fu­sa il 10 gen­na­io dal gior­na­le inve­sti­ga­ti­vo Cor­rec­tiv, in meri­to a una riu­nio­ne svol­ta­si a Potsdam tra mem­bri di AfD e di altri movi­men­ti neo­na­zi­sti tede­schi: lì sareb­be sta­to discus­so un pro­get­to di depor­ta­zio­ne di mas­sa da attua­re con­tro per­so­ne d’o­ri­gi­ne stra­nie­ra e, nel­lo spe­ci­fi­co, con­tro cit­ta­di­ni tede­schi “non assi­mi­la­ti” (ovve­ro, non bianchi).

Tra i più notevoli affiliati dell’AfD si vuole ricordare Roland Hartwig, ex parlamentare che fino a qualche giorno fa serviva come assistente personale del leader del partito, Alice Weidel.

Pri­ma con­si­de­ra­to un indi­vi­duo con signi­fi­ca­ti­va influen­za tra i più alti livel­li deci­sio­na­li del par­ti­to, Hart­wig è sta­to licen­zia­to a segui­to degli even­ti ripor­ta­ti. Hart­wig e Wei­del han­no ter­mi­na­to la loro col­la­bo­ra­zio­ne “con effet­to imme­dia­to e di comu­ne accor­do”, ha rife­ri­to l’e­mit­ten­te pub­bli­ca tede­sca ZDF.

Tra i par­te­ci­pan­ti c’e­ra anche Mar­tin Sell­ner, lea­der del Movi­men­to Iden­ti­ta­rio austria­co, che sostie­ne l’e­si­sten­za di un pia­no da par­te del­le per­so­ne migran­ti per sosti­tui­re la popo­la­zio­ne bian­ca “nati­va” in Euro­pa e che discu­te, tra le varie pos­si­bi­li­tà, la scel­ta d’u­na desti­na­zio­ne per spo­sta­re le per­so­ne in un igno­to “sta­to model­lo” in Nord Afri­ca, che for­ni­reb­be spa­zio per un mas­si­mo di due milio­ni di per­so­ne. Non ser­ve ricor­da­re quan­to il con­cet­to di Sell­ner ricor­di il pia­no nazi­sta del 1940 per depor­ta­re quat­tro milio­ni di ebrei e dis­si­den­ti nel­l’i­so­la del Madagascar.

L’A­fD nasce nel 2013 non come un par­ti­to di destra radi­ca­le, ma come un grup­po con­ser­va­to­re fon­da­to su euro­scet­ti­ci­smolibe­ra­li­smo eco­no­mi­co; la sua lea­der­ship ini­zial­men­te com­pren­de mem­bri delu­si del­l’é­li­te tede­sca tra cui mol­ti ex poli­ti­ci di cen­tro-destra, che han­no fino­ra evi­ta­to qual­sia­si asso­cia­zio­ne con i moder­ni par­ti­ti radi­ca­li di altri pae­si euro­pei. Que­sta stra­te­gia ha reso pos­si­bi­le per l’A­fD otte­ne­re una mode­sta coper­tu­ra media­ti­ca e così una rap­pre­sen­tan­za poli­ti­ca nel­l’Eu­ro­par­la­men­to duran­te le ele­zio­ni del 2014, con set­te mem­bri accet­ta­ti nel Grup­po dei Con­ser­va­to­ri e dei Rifor­mi­sti Europei.

L’anno successivo, con l’allontanamento dal partito dell’allora leader dell’AfD Bernd Lucke e di molti dei suoi sostenitori, l’AfD adotta un’esplicita posizione populista e aggressiva giocando sulle paure verso l’ondata migratoria e il fondamentalismo islamico.

La tra­sfor­ma­zio­ne del par­ti­to vie­ne fomen­ta­ta dal­la deci­sio­ne del­la can­cel­lie­ra Ange­la Mer­kel di sospen­de­re tem­po­ra­nea­men­te il Rego­la­men­to Dubli­no III, con­sen­ten­do l’ar­ri­vo in Ger­ma­nia di cen­ti­na­ia di miglia­ia di richie­den­ti asi­lo respin­ti da Unghe­ria e Slo­ve­nia nel­l’a­go­sto 2015.

Da allo­ra il soste­gno non ha fat­to che cre­sce­re, gui­da­to dal­lo spet­tro del­la minac­cia etni­ca e da una cre­scen­te cri­si lavo­ra­ti­va: nel 2017 il par­ti­to rac­co­glie il 12,6% dei voti e diven­ta il pri­mo nuo­vo par­ti­to ad entra­re nel Bun­de­stag dagli anni ’90.

La mag­gior par­te dei son­dag­gi ora col­lo­ca l’A­fD al secon­do posto su sca­la nazio­na­le con cir­ca il 20% d’ap­pro­va­zio­ne (ben al di sopra del 10,3% nel­le ele­zio­ni fede­ra­li del 2021) e addi­rit­tu­ra più del 30% nei tre sta­ti orien­ta­li di Sas­so­nia, Turin­gia e Sas­so­nia-Anhalt. È pro­prio negli ex-sta­ti del­la Ger­ma­nia del­l’E­st, dove red­di­ti e pen­sio­ni risul­ta­no sta­gnan­ti e insuf­fi­cien­ti rispet­to alla con­tro­par­te occi­den­ta­le, che l’i­dea d’u­na depor­ta­zio­ne di mas­sa ha così gran­de successo.

Non per niente, fanatismo e razzismo sono a oggi punti fermi della retorica di partito.

Björn Höc­ke, pre­si­den­te del­l’A­fD in Turin­gia, è noto per aver affer­ma­to che «le abi­tu­di­ni ripro­dut­ti­ve degli afri­ca­ni» sono inac­cet­ta­bi­li in Ger­ma­nia e che «fin­ché sare­mo pron­ti ad assu­me­re que­sto sur­plus di popo­la­zio­ne, [que­ste] non cambieranno».

Höc­ke sta attual­men­te affron­tan­do una denun­cia pena­le per aver con­clu­so un simi­le discor­so nel 2021 con un noto slo­gan nazi­sta (Tut­to per la Ger­ma­nia); il suo avvo­ca­to ha det­to che l’ac­cu­sa è ingiu­sti­fi­ca­ta, ma i ser­vi­zi di sicu­rez­za tede­schi lo con­si­de­ra­no una minaccia. 

L’i­dea di un pia­no di depor­ta­zio­ne di mas­sa è sta­ta inol­tre aper­ta­men­te soste­nu­ta da altri asso­cia­ti del­l’A­fD, tra cui René Sprin­ger del­lo sta­to di Bran­den­berg. Que­sto il suo post più recen­te pub­bli­ca­to sul­la piat­ta­for­ma X: «Ripor­te­re­mo gli stra­nie­ri nel­la loro patria. Milio­ni di vol­te. Que­sto non è un pia­no segre­to. È solo una pro­mes­sa. Per più sicu­rez­za. Per più giu­sti­zia. Per pre­ser­va­re la nostra iden­ti­tà. Per la Germania». 

Ger­rit Huy, dele­ga­ta par­la­men­ta­re del­l’A­fD, ha affer­ma­to di aver svi­lup­pa­to un suo spe­ci­fi­co con­cet­to di depor­ta­zio­ne, sug­ge­ren­do che il suo par­ti­to non si sia più oppo­sto al pia­no del gover­no di accet­ta­re la dop­pia cit­ta­di­nan­za per que­sta ragio­ne: «Così puoi revo­ca­re il pas­sa­por­to tede­sco, e loro ne han­no comun­que un altro» rive­la in una tele­fo­na­ta al Guar­dian. Attual­men­te è ille­ga­le, secon­do la leg­ge tede­sca, spo­glia­re le per­so­ne del­la pro­pria cit­ta­di­nan­za se que­sto li ren­de­reb­be altri­men­ti apolidi.

Huy ha confermato anche la sua partecipazione all’incontro di Potsdam. 

Nel 2017 ho pre­sen­ta­to un pia­no, non accol­to dal par­ti­to, per il rein­se­dia­men­to di cit­ta­di­ni non tede­schi che non rie­sco­no a inse­rir­si nel mer­ca­to del lavo­ro […] Riman­go anco­ra fede­le a quel­la proposta.

I cana­li uffi­cia­li di par­ti­to, tut­ta­via, a par­ti­re dal­la stes­sa Wei­del, insi­sto­no sul­l’i­den­ti­tà demo­cra­ti­ca del movi­men­to. «L’A­fD […] giu­ra fedel­tà ine­qui­vo­ca­bi­le alla nazio­ne tede­sca, che inclu­de tut­ti quel­li con cit­ta­di­nan­za tede­sca – affer­ma­no sul loro sito web – Gli immi­gra­ti a cit­ta­di­nan­za tede­sca sono tan­to tede­schi quan­to i discen­den­ti di una fami­glia che ha vis­su­to in Ger­ma­nia per seco­li […] Per noi, non ci sono cit­ta­di­ni di pri­ma e secon­da classe».

Le pro­te­ste non sem­bra­no però ave­re inten­zio­ne di fer­mar­si e nei pri­mi gior­ni del­la set­ti­ma­na si sono este­se anche a cit­tà come Dre­sda e Leip­zig, con­si­de­ra­te pri­ma capi­sal­di del­l’A­fD. Tra i più voca­li oppo­si­to­ri del par­ti­to si con­ta anche il can­cel­lie­re Olaf Scholz, pre­sen­te dome­ni­ca alla mani­fe­sta­zio­ne di Potsdam: «Se c’è una cosa che non deve mai più ave­re spa­zio in Ger­ma­nia, è l’i­deo­lo­gia raz­zia­le ed etni­ca dei nazio­nal­so­cia­li­sti. I ripu­gnan­ti pia­ni di rein­se­dia­men­to per­se­gui­ti dagli estre­mi­sti di destra non espri­mo­no altro che que­sto. Sono un attac­co alla nostra demo­cra­zia e quin­di a tut­ti noi», ha det­to il can­cel­lie­re nel suo #Kanz­ler­Kom­pact, una rubri­ca video in cui si rivol­ge ai cittadini. 

Scholz si trova però in una situazione alquanto delicata, visto che il suo partito (SPD) è ora in picchiata nei sondaggi. 

Anche la popo­la­ri­tà del can­cel­lie­re è ai mini­mi sto­ri­ci: egli stes­so è sta­to fischia­to nel­le sue ulti­me appa­ri­zio­ni pub­bli­che per l’ap­pa­ren­te inca­pa­ci­tà di gesti­re la cri­si lavo­ra­ti­va inter­na, in favo­re d’un pro­gram­ma (sem­pre più impo­po­la­re) accen­tra­to sul­la for­ni­tu­ra d’ar­mi all’U­crai­na. È inol­tre incer­to se riu­sci­rà, come dichia­ra­to negli ulti­mi gior­ni, a met­te­re l’A­fD fuo­ri leg­ge dichia­ran­do il par­ti­to non ade­ren­te alle leg­gi costituzionali.

La costi­tu­zio­ne del­la Ger­ma­nia con­sen­te infat­ti di vie­ta­re i par­ti­ti che mina­no o ten­ta­no di abo­li­re l’or­di­ne demo­cra­ti­co nazio­na­le, come già suc­ces­so con il Par­ti­to Socia­li­sta del Reich nel 1952 e con il Par­ti­to Comu­ni­sta di Ger­ma­nia nel 1956.

Sia le for­ze poli­ti­che sia i sin­go­li cit­ta­di­ni risul­ta­no divi­si in meri­to: «Se vie­tia­mo un par­ti­to che non ci pia­ce, ma che è anco­ra in testa nei son­dag­gi, por­te­rà a una mag­gio­re soli­da­rie­tà nei suoi con­fron­ti ha det­to al Süd­deu­tsche Zei­tung Car­sten Sch­nei­der, com­mis­sa­rio fede­ra­le social­de­mo­cra­ti­co che teme una radi­ca­liz­za­zio­ne dei segua­ci del­l’A­fD – Il dan­no col­la­te­ra­le sareb­be mol­to alto».

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Elisa Basilico

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