Che fine ha fatto Lu Guang?

Una del­le per­so­na­li­tà più inte­res­san­ti del­la Cina con­tem­po­ra­nea, un foto­re­por­ter che ha fat­to del pro­prio lavo­ro la sua ragion d’essere, una voce: Lu Guang. Sin dagli ini­zi del­la sua car­rie­ra è sem­pre sta­ta orgo­glio­sa­men­te fuo­ri dal coro, con la sua foto­gra­fia come uno stru­men­to di denun­cia, come arma pre­di­let­ta per por­ta­re alla luce le con­trad­di­zio­ni, la mise­ria, il disa­gio insi­ti nel­la socie­tà cine­se. Disa­gi sem­pre nasco­sti e rin­ne­ga­ti dai media loca­li per pau­ra dei pos­si­bi­li prov­ve­di­men­ti da par­te del governo.

Lu Guang nasce nel 1961, nel­la Cina di Mao Zedong, una nazio­ne pro­fon­da­men­te diver­so da quel­lo di oggi, nono­stan­te alcu­ni pro­ble­mi del perio­do sono anco­ra pre­sen­te nel­la pae­se di oggi. La pas­sio­ne per la foto­gra­fia arri­va nel 1980, quan­do lavo­ra anco­ra a tem­po pie­no in una fab­bri­ca di seta a Yon­g­kang. Il nuo­vo gran­de amo­re per la foto­gra­fia lo spin­ge a fre­quen­ta­re l’Accademia di Bel­le Arti pres­so l’Università Tsin­ghua a Bei­jing, dove farà la cono­scen­za di Xie Hai­long, altro impor­tan­te foto­gra­fo cine­se che lo ispi­re­rà ad intra­pren­de­re la pro­fes­sio­ne di foto­re­por­ter.

Le tema­ti­che care alle ope­re di Lu Guang spa­zia­no dal­le ter­ri­bi­li con­se­guen­ze dell’industrializzazione in Cina, alla situa­zio­ne in cui ver­sa­no i più pove­ri vil­lag­gi nel­le cam­pa­gne; i sog­get­ti che popo­la­no le sue foto­gra­fie sono l’inquinamento, lo sfrut­ta­men­to, le malat­tie, la morte.

Un esem­pio di foto­gra­fia di Lu Guang

L’importanza del suo lavo­ro di denun­cia e sen­si­bi­liz­za­zio­ne è apprez­za­to a livel­lo glo­ba­le, tan­to che le sue foto­gra­fie sono pub­bli­ca­te da Natio­nal Geo­gra­phic, dal Guar­dian, da Green­pea­ce e gli val­go­no nume­ro­si pre­mi, come il pri­mo posto alla World Press Pho­to Com­pe­ti­tion (2004), il Pre­mio Hen­ri Nan­nen (2008), il Prin­ce Claus Award (2013), ma gli è anche cau­sa gran­di di disa­gi con la Cina.

Nel 2018, infatti, sebbene da diversi anni stesse vivendo e lavorando dagli Stati Uniti, durante una visita nello Xinjiang, Lu Guang viene fatto sparire. 

Sono gli anni in cui anche in Euro­pa si comin­cia a sen­ti­re par­la­re dei “cam­pi di rie­du­ca­zio­ne” cine­si in cui ven­go­no man­da­ti prin­ci­pal­men­te indi­vi­dui di etnia uigu­ri, si teme che il foto­re­por­ter sia sta­to rin­chiu­so lì dal gover­no come puni­zio­ne per la peri­co­lo­si­tà del­le sue ope­re. Di lui non si sa più nul­la, se non che è sta­to sicu­ra­men­te arre­sta­to, ma non si sa dove sia sta­to man­da­to né il perché. 

Poi, a set­tem­bre 2019. la moglie Xu Xiao­li pub­bli­ca su Twit­ter un post comu­ni­can­do che il mari­to è tor­na­to a casa da un paio di mesi, che sta bene che vor­reb­be vive­re tran­quil­la­men­te sen­za esse­re distur­ba­to. Casa inte­sa pro­ba­bil­men­te come Cina, dove si ritie­ne si tro­vi sot­to sor­ve­glian­za.

Oggi tut­to tace anco­ra, seb­be­ne sia­no pas­sa­ti diver­si anni. Le sue foto con­ti­nua­no inin­ter­rot­te ad ispi­ra­re tan­tis­si­me per­so­ne, a far par­la­re del loro auto­re e a sen­si­bi­liz­za­re in meri­to a impor­tan­ti pro­ble­ma­ti­che del­la Cina di oggi.

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Silvia Natoli
Stu­den­tes­sa al secon­do anno di edi­to­ria. Bevo tan­ti caf­fè, leg­go mol­ti libri, dor­mo poco e mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di let­te­ra­tu­ra, sto­ria e politica.

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