Marco temporal. Il problema dei diritti degli aborigeni

Marco temporal. Il problema dei diritti degli aborigeni

Appro­va­ta dal Con­gres­so del Bra­si­le la leg­ge che pre­ve­de l’applicazione del mar­co tem­po­ral. Ciò rap­pre­sen­ta un attac­co gra­ve e fero­ce ai dirit­ti indi­ge­ni, infat­ti pro­prio per que­sto moti­vo, subi­to, l’Associazione dei popo­li indi­ge­ni del Bra­si­le (Apib) si è mos­sa con l’intenzione di fare nuo­va­men­te ricor­so alla Cor­te suprema. 

Con la nuo­va leg­ge si con­ce­de mag­gio­re liber­tà agli inte­res­si mine­ra­ri, dell’agrobusiness e ai ric­chi pro­prie­ta­ri ter­rie­ri; inol­tre, si con­sen­te a traf­fi­can­ti di legna­me, alle­va­to­ri e inva­so­ri ille­ga­li di per­ma­ne­re sui ter­ri­to­ri indi­ge­ni fin­ché non saran­no uffi­cial­men­te demar­ca­ti. Ciò che non si sot­to­li­nea è che que­sto pro­ces­so potreb­be richie­de­re anni o addi­rit­tu­ra decen­ni, por­tan­do con­se­guen­ze nega­ti­ve per i popo­li in questione. 

Infine, è riconosciuto il concetto di “limite temporale”: con esso i popoli indigeni perderebbe il diritto sulle loro terre, a condizione che non si possa dimostrare il loro stabilimento prima dell’ottobre 1988, data della promulgazione della Costituzione brasiliana. 

Ciò non è tut­to. Con il mar­co tem­po­ra­le è pre­vi­sto l’annul­la­men­to dei ricor­si pre­sen­ta­ti dal­le popo­la­zio­ni indi­ge­ne, negli ulti­mi decen­ni, per la tute­la del­le loro “ter­re ance­stra­li”. La deno­mi­na­zio­ne indi­ca un’area abi­ta­ta dal­le popo­la­zio­ni, le qua­li otter­reb­be­ro il dirit­to di pro­prie­tà e di sfrut­ta­men­to esclu­si­vo del­le sue risor­se. La leg­ge, inve­ce, auto­riz­za l’avvio di pro­get­ti per la costru­zio­ne di stra­de, dighe e minie­re, por­tan­do a un cam­bia­men­to radi­ca­le di quei luo­ghi e all’aggravarsi del­la deforestazione.

Ini­zial­men­te il caso ave­va rice­vu­to un giu­di­zio nel giu­gno 2021. Un pri­mo con­tra­sto era arri­va­to da Edson Fachim, mini­stro e rela­to­re del pro­ces­so, avver­so al cri­te­rio del mar­co tem­po­ra­le, poi anche il mini­stro Ale­xan­dre de Moraes era inter­ve­nu­to nel­la que­stio­ne chie­den­do di pospor­re la sen­ten­za per esa­mi­na­re meglio il caso. Il 25 ago­sto era sta­to ripre­so, per esse­re nuo­va­men­te riman­da­to e poi sospe­so il 15 set­tem­bre del mede­si­mo anno dal­la Cor­te supre­ma. Con­tem­po­ra­nea­men­te, i lea­der indi­ge­ni ave­va­no chie­sto al pre­si­den­te Luiz Ina­cio Lula da Sil­va la pro­te­zio­ne del­le popo­la­zio­ni pro­ta­go­ni­ste del caso, come da lui pro­mes­so duran­te la cam­pa­gna elettorale. 

La richie­sta era sta­ta avan­za­ta in quan­to i lea­der in que­stio­ne rite­ne­va­no che l’approvazione del­la leg­ge fos­se frut­to del­la pres­sio­ne del­la lob­by dell’agribusiness sul con­gres­so bra­si­lia­no, quin­di si era­no rivol­ti al pre­si­den­te Lula, che si è sem­pre dichia­ra­to con­tra­rio al mar­co tem­po­ra­le. Un com­por­ta­men­to mol­to dif­fe­ren­te rispet­to al riva­le, Jair Bol­so­na­ro, il qua­le con la sua dili­gen­ce, dal 2019, ave­va attua­to spe­ci­fi­che poli­ti­che con­tro gli indi­ge­ni, con lo sco­po di favo­ri­re la defo­re­sta­zio­ne con un con­se­guen­te incre­men­to economico. 

Tor­nan­do a quest’anno, ini­zial­men­te si pote­va pre­ve­de­re uno spi­ra­glio di luce. Il 28 apri­le 2023 alcu­ne comu­ni­tà indi­ge­ne del­la Fore­sta Amaz­zo­ni­ca, infat­ti, han­no rag­giun­to un accor­do sto­ri­co, otte­nen­do la demar­ca­zio­ne di sei ter­ri­to­ri pri­mor­dia­li. “Oggi demar­chia­mo 6 ter­ri­to­ri indi­ge­ni, un pas­so impor­tan­te”, ha com­men­ta­to il pre­si­den­te Lula, con­vin­to che il gover­no esi­sta per ser­vi­re gli inte­res­si del popo­lo.

A set­tem­bre, la Cor­te Supre­ma del Bra­si­le era tor­na­ta sull’argomento, espri­men­do un para­re con­tra­rio alla leg­ge, ma il par­la­men­to l’aveva appro­va­ta lo stes­so una set­ti­ma­na dopo. Anche in que­sto caso il pre­si­den­te Lula si era schie­ra­to a favo­re degli indi­ge­ni, ponen­do il veto su gran par­te del con­te­nu­to, sen­za otte­ne­re gran­di risul­ta­ti in quan­to poi era sta­to a sua vol­ta par­zial­men­te annul­la­to dal par­la­men­to. Infi­ne, al ter­mi­ne dell’anno, si è giun­ti all’approvazione del­la leg­ge e con essa la distru­zio­ne del pro­ces­so di demar­ca­zio­ne del­le ter­re indigene. 

Ovvia­men­te ci sono sta­ti nume­ro­si pare­ri con­tra­ri e ribel­lio­ni all’approvazione, in pri­mis le dimo­stra­zio­ni da par­te dei rap­pre­sen­tan­ti del­le popo­la­zio­ni indi­ge­ne: a San Pao­lo esse han­no pro­vo­ca­to il bloc­co dell’autostrada, dato fuo­co a pneu­ma­ti­ci come segno di pro­te­sta e infi­ne usa­to archi e frec­ce per affron­ta­re la poli­zia, che li ha disper­si con gas lacrimogeni.

Tra le nume­ro­se cri­ti­che, va ricor­da­ta quel­la lega­ta all’imposizione del limi­te al 1988. Pri­ma di quell’anno il Gover­no fede­ra­le non ave­va mai dia­lo­ga­to con mol­te popo­la­zio­ni indi­ge­ne con il fine di sti­pu­la­re un accor­do, anzi in mol­ti casi le secon­de era­no sta­te cac­cia­te dai pro­pri ter­ri­to­ri ance­stra­li dai gover­ni bra­si­lia­ni, soprat­tut­to duran­te i 21 anni del­la dit­ta­tu­ra mili­ta­re, dal 1964 al 1985. 

Sul tema sono intervenuti anche movimenti mondiali, come per esempio Survival International, associazione che si batte per i diritti dei popoli indigeni. 

La diret­tri­ce gene­ra­le Caro­li­ne Pear­ce,  sul­la que­stio­ne, ha dichiarato: 

Que­sta leg­ge fa a pez­zi mol­te del­le pro­te­zio­ni lega­li sul­le ter­re indi­ge­ne garan­ti­te dal­la Costi­tu­zio­ne, e le but­ta nel­la spaz­za­tu­ra. Dà a gran­di azien­de e ban­de cri­mi­na­li anco­ra più liber­tà di inva­de­re i ter­ri­to­ri indi­ge­ni e di far­vi ciò che voglio­no. Segna la rovi­na di gran par­te dell’Amazzonia e di tut­te le fore­ste del Brasile. 

Pear­ce ritie­ne, quin­di, che con l’approvazione del­la leg­ge si spia­ne­reb­be la stra­da alla ridu­zio­ne o alla can­cel­la­zio­ne di qual­sia­si ter­ri­to­rio indi­ge­no del Bra­si­le, che sareb­be poi sosti­tui­to da minie­re, poz­zi petro­li­fe­ri o altri pro­get­ti indu­stria­li. I popo­li pro­ta­go­ni­sti han­no potu­to con­ta­re anche dell’appoggio di altri allea­ti, i qua­li han­no espres­so il loro impe­gno a soste­ner­li nel­la dife­sa dei loro diritti.

Il mar­co tem­po­ra­le, quin­di, non è una tute­la nei con­fron­ti dei popo­li indi­ge­ni. Essi sof­fro­no anco­ra oggi le con­se­guen­ze di ingiu­sti­zie sto­ri­che, per citar­ne solo alcu­ne, la colo­niz­za­zio­ne, la sot­tra­zio­ne di ter­re e risor­se, for­me di oppres­sio­ne e discri­mi­na­zio­ne. Costret­ti ad allon­ta­nar­si dai loro luo­ghi d’o­ri­gi­ne, gli indi­ge­ni sono schiac­cia­ti dal­la socie­tà domi­nan­te,  inol­tre, lo sfrut­ta­men­to dei loro ter­ri­to­ri cau­sa nume­ro­si abor­ti e deces­si per malat­tie, come il can­cro. Ciò avvie­ne per­ché, nel­le aree in que­stio­ne, ven­go­no rea­liz­za­ti sca­vi mine­ra­ri e col­ti­va­zio­ni inten­si­ve che avve­le­na­no le fal­de acqui­fe­re e il terreno. 

Nono­stan­te ciò, è pen­sie­ro comu­ne nell’industria bra­si­lia­na e nel Gover­no che gli indi­ge­ni pos­seg­ga­no ter­ri­to­ri trop­po vasti in rap­por­to alle loro pic­co­le comu­ni­tà, con il con­se­guen­te inu­ti­liz­zo di  mol­te aree. Ciò si scon­tra però con una real­tà ben diver­sa: l’ecosistema ter­re­stre e il patri­mo­nio cul­tu­ra­le e antro­po­lo­gi­co sono due beni estre­ma­men­te pro­tet­ti dal­le popo­la­zio­ni indi­ge­ne, le qua­li dan­no il loro con­tri­bu­to costan­te alla manu­ten­zio­ne degli equi­li­bri natu­ra­li amaz­zo­ni­ci. Tra le atti­vi­tà in que­stio­ne pos­sia­mo nomi­na­re la rego­la­zio­ne cli­ma­ti­ca e del regi­me pio­va­no, l’abbas­sa­men­to del­la tem­pe­ra­tu­ra e la limi­ta­zio­ne alla defo­re­sta­zio­ne.

I pros­si­mi anni potreb­be­ro, quin­di, vede­re l’estin­zio­ne di 5.000 cul­tu­re indi­ge­ne, pro­prio cau­sa­ta dal­le rela­zio­ni di domi­nio e dal­la discri­mi­na­zio­ne da par­te del­la socie­tà domi­nan­te, che con­si­de­ra que­ste cul­tu­re come qual­co­sa da sra­di­ca­re e tra­sfor­ma­re. Sono pochi i Pae­si che rico­no­sco­no il dirit­to alla ter­ra per i popo­li indi­ge­nie, quan­do vie­ne rico­no­sciu­to, è mina­to da sca­vi mine­ra­ri, infra­strut­tu­re e usi lucro­si del­le ter­re, che ven­go­no distrut­te con pesti­ci­di e fertilizzanti. 

I popo­li indi­ge­ni, quin­di, devo­no subi­re nume­ro­si abu­si: mar­gi­na­li­tà socia­le, nega­zio­ne del dirit­to alla ter­ra e raz­zi­smo sono solo alcu­ni dei feno­me­ni che li col­pi­sco­no in ogni par­te del mon­do. È neces­sa­rio un impe­gno costan­te nel­la dife­sa dei dirit­ti uma­ni e del­le ter­re indi­ge­ne, da svi­lup­pa­re tenen­do pre­sen­ti i prin­ci­pi fon­da­men­ta­li che carat­te­riz­za­no la loro cultura. 

Con­di­vi­di:
Michela De Marchi
Stu­den­tes­sa di Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne che aspi­ra a diven­ta­re una gior­na­li­sta. Sono mol­to ambi­zio­sa e ten­do a dare il meglio di me in ogni situa­zio­ne. Dan­za, libri e viag­gi sono solo alcu­ne del­le cose che mi caratterizzano.

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