Modello Nordico, a che punto siamo con il sex work

Modello nordico, a che punto siamo con il sex work

Il mon­do del sex work da sem­pre si pre­sen­ta come un gran­de calei­do­sco­pio inac­ces­si­bi­le, sen­za che una rispo­sta niti­da pos­sa effet­ti­va­men­te pale­sar­si su come trat­ta­re in modo accet­ta­bi­le que­sto tema deli­ca­to o, anco­ra più in pro­fon­di­tà, su come risol­ve­re una pro­ble­ma­ti­ca pres­san­te e capil­la­re tra­dot­ta­si nel que­si­to seguen­te: è bene lega­liz­za­re la prostituzione? 

Pri­ma di tut­to è neces­sa­rio con­sta­ta­re come ad oggi le moda­li­tà in cui il sex work si estrin­se­ca non sono cer­ta­men­te ricon­du­ci­bi­li a un’unica mani­fe­sta­zio­ne, come si è già avu­to modo di con­sta­ta­re qui su Vul­ca­no; dal­la recen­tis­si­ma piat­ta­for­ma vir­tua­le Only­fans fino ai noti siti por­no­gra­fi­ci che con­ta­no milio­ni di visua­liz­za­zio­ni gior­na­lie­re (e d’altronde, fino ad appro­da­re anche agli ango­li del­le stra­de o all’interno di appo­si­te strut­tu­re orga­niz­za­te), il “mestie­re più anti­co del mon­do” si evol­ve, si eman­ci­pa e aggres­si­va­men­te demo­li­sce i cen­te­na­ri pre­giu­di­zi e ste­reo­ti­pi di cui da tem­po imme­mo­re è imbevuto. 

Tut­ta­via, un gran­de pun­to inter­ro­ga­ti­vo irri­me­dia­bil­men­te per­si­ste all’interno di que­sto sfac­cet­ta­to pano­ra­ma: come rego­la­men­ta­re il sex work (qua­lo­ra si inten­da far­lo), e come assi­cu­ra­re tute­le più garan­ti­ste nei con­fron­ti degli stes­si lavo­ra­to­ri? La doman­da, anco­ra oggi, non ha pron­ta soluzione. 

L’atteggiamento più diffuso nei confronti del mondo della prostituzione, intesa come professione volta a offrire prestazioni sessuali in cambio di denaro, è nella maggior parte dei casi di ipocrita indifferenza, o al contrario, di critica sterile e bigotta. 

Nono­stan­te ciò, ci sono pae­si che han­no inte­so sdo­ga­na­re il sex work facen­do di quest’ultimo un’attività pie­na­men­te in rego­la, ponen­do dun­que lo Sta­to al ver­ti­ce di una cate­na com­mer­cia­le che coin­vol­ge i lavo­ra­to­ri e le lavo­ra­tri­ci del set­to­re: gli esem­pi più cono­sciu­ti sono da ascri­ver­si alla lega­liz­za­zio­ne otte­nu­ta in Ger­ma­nia (ini­zial­men­te nel 2002, poi attra­ver­so un’emendazione del­la nor­ma­ti­va nel 2017), e nei Pae­si Bas­si (nel 2000), dove i sex wor­kers godo­no di uno sta­tu­to pie­na­men­te rico­no­sciu­to dal­le istituzioni.

Emer­ge poi un ulte­rio­re model­lo, che negli ulti­mi anni ha riscos­so un suc­ces­so non indif­fe­ren­te all’interno del siste­ma euro­peo, il qua­le si pone però in net­ta con­trap­po­si­zio­ne con la spin­ta libe­ra­le tede­sca e olan­de­se: si trat­ta del Model­lo cosid­det­to Nor­di­co, la cui ado­zio­ne, infat­ti, è frut­to di pro­po­ste mes­se in atto dagli sta­ti più set­ten­trio­na­li dell’Europa, nel sol­co di un’iniziativa inau­gu­ra­ta dal­la Sve­zia nel 1999. 

Il Model­lo Nor­di­co (o Model­lo Abo­li­zio­ni­sta, Sve­de­se o Egua­li­ta­rio) si pre­fig­ge lo sco­po di cri­mi­na­liz­za­re total­men­te l’atto del com­pra­re il ses­so, stig­ma­tiz­zan­do i com­por­ta­men­ti con­tra­ri a tale prin­ci­pio e spia­nan­do la stra­da per la rea­liz­za­zio­ne di poli­ti­che di rein­se­ri­men­to e aiu­to socia­le nei con­fron­ti dei sex wor­kers.

Il per­no fon­da­men­ta­le su cui il Model­lo Nor­di­co fa leva è la situa­zio­ne di degra­do ed estre­mo peri­co­lo in cui ver­sa chi si pro­sti­tui­sce; alla luce del fat­to che la mag­gior par­te dei sog­get­ti coin­vol­ti nel mon­do del sex work è costi­tui­ta da don­ne e bam­bi­ni, sif­fat­ta pre­oc­cu­pa­zio­ne diven­ta anco­ra più pregnante. 

Ora, è pur vero che una tota­le cri­mi­na­liz­za­zio­ne del­la pro­sti­tu­zio­ne non è attua­bi­le, soprat­tut­to attra­ver­so lo stru­men­to del­la leg­ge; ciò che gli atti­vi­sti del Model­lo Abo­li­zio­ni­sta enfa­tiz­za­no è come si trat­ti di una que­stio­ne emi­nen­te­men­te com­por­ta­men­ta­le, radi­ca­ta quin­di nel sub­stra­to cul­tu­ra­le del­la socie­tà glo­ba­le, la qua­le da sem­pre vede la pro­fes­sio­ne del­la pro­sti­tu­ta come un vei­co­lo sem­pli­ce per otte­ne­re il con­trol­lo sul cor­po (nel­la qua­si tota­li­tà dei casi) del­le donne,

e soprattutto, come una naturale esternazione della grande cupola del patriarcato, i cui rami si dipanano anche e soprattutto nella direzione dello sfruttamento sessuale. 

«Non vedia­mo la pro­sti­tu­zio­ne né come lavo­ro né tan­to­me­no come una del­le for­me del rap­por­to ses­sua­le, ben­sì come un’oppressione costrui­ta sull’identità di gene­re, sul­la pro­ve­nien­za etni­ca, sul­la clas­se socia­le e sull’età» cita il cor­to rea­liz­za­to nel 2021 da Yger­ne Pri­ce-Davies, una del­le fac­ce del movi­men­to Nor­dic Model Now!

La pro­sti­tu­zio­ne vie­ne quin­di aggan­cia­ta a fat­to­ri socia­li pri­ma che eco­no­mi­ci, lascian­do al di fuo­ri del­la que­stio­ne del­la rego­la­men­ta­zio­ne even­tua­li rico­no­sci­men­ti, anche di natu­ra sin­da­ca­le, che potreb­be­ro poten­zial­men­te miglio­ra­re la con­di­zio­ne di chi ven­de rego­lar­men­te il pro­prio cor­po in cam­bio di dena­ro (pro­po­ste avan­za­te dal filo­ne oppo­si­to­re, gli atti­vi­sti pro-sex work).

La pro­sti­tu­zio­ne non può e non potrà mai esse­re un lavo­ro per chi mili­ta sul fron­te del model­lo nor­di­co; tale affer­ma­zio­ne è rica­va­bi­le sfa­tan­do due gran­di miti tut­to­ra esi­sten­ti sul sex work: la pro­sti­tu­zio­ne costi­tui­sce una libe­ra scel­ta di chi vi è coin­vol­to; non c’è cor­re­la­zio­ne fra pro­sti­tu­zio­ne e per­pe­tra­zio­ne di cri­mi­ni nei con­fron­ti degli esse­ri umani. 

Libe­ra scel­ta è indub­bia­men­te un con­cet­to dai carat­te­ri nebu­lo­si, e tut­ta­via non scon­vol­ge sape­re come la qua­si tota­li­tà del­le pro­sti­tu­te (è bene sot­to­li­nea­re come l’utilizzo del fem­mi­ni­le si ricol­le­ga alla net­ta pre­pon­de­ran­za di don­ne e ragaz­ze all’interno dell’industria, com­pre­se le don­ne tran­sgen­der), pra­ti­chi tale pro­fes­sio­ne a segui­to di abu­si subi­ti duran­te l’infanzia, pover­tà, cir­co­stan­ze sfor­tu­na­te veri­fi­ca­te­si duran­te la vita, ade­sca­men­to da par­te di figu­re adul­te, coer­ci­zio­ne oppu­re anco­ra a segui­to di un tra­di­men­to (con­si­sten­te nel­la ven­di­ta ai “pap­po­ni”) da par­te di per­so­ne care o conosciute. 

In particolare, la coercizione affonda le proprie radici in un ulteriore e ben distinto fenomeno: il traffico di esseri umani. 

Uno dei pri­mi report for­ni­ti dal­le Nazio­ni Uni­te su tale cri­mi­ne sti­ma come, in base a dati rac­col­ti in più di 155 pae­si, la for­ma più comu­ne rela­ti­va al traf­fi­co di esse­ri uma­ni cor­ri­spon­da allo sfrut­ta­men­to ses­sua­le (cir­ca il 79% del­le per­so­ne traf­fi­ca­te fini­sce per vede­re il pro­prio cor­po ven­du­to a sconosciuti). 

Dall’anno 2009 i nume­ri non sono, sfor­tu­na­ta­men­te, mai dimi­nui­ti, se non in per­cen­tua­li infi­me, e il traf­fi­co di esse­ri uma­ni con­ti­nua a posi­zio­nar­si al secon­do posto nel ran­king dei cri­mi­ni inter­na­zio­na­li mag­gior­men­te com­mes­si. Se dun­que la pro­sti­tu­zio­ne non può dir­si, alme­no nel­la mag­gior par­te dei casi, una libe­ra auto­de­ter­mi­na­zio­ne del­la don­na nel­la pro­pria sfe­ra ses­sua­le (tesi aval­la­ta dal fat­to che la coer­ci­zio­ne resta il modo più pro­li­fi­co di rac­co­glie­re lavo­ra­tri­ci), è evi­den­te come il movi­men­to abo­li­zio­ni­sta cer­chi di incen­ti­va­re i gover­ni ad adot­ta­re mas­sic­ce cam­pa­gne di sen­si­bi­liz­za­zio­ne con­tro l’acquisto del ses­so come merce. 

Il cam­bia­men­to non potrà infat­ti esse­re inne­sca­to da una radi­ca­le modi­fi­ca­zio­ne del­la nor­ma­ti­va iso­la­ta­men­te con­si­de­ra­ta, come si è det­to, ma dovrà pre­sup­por­re un disin­cen­ti­vo, non solo a livel­lo pena­li­sti­co, ma anche rela­zio­na­le, nei con­fron­ti di chi trae bene­fi­cio dal­la prostituzione. 

Nel­le paro­le di Ceci­lie Høi­går, pio­nie­ra del movi­men­to e ricer­ca­tri­ce sve­de­se, l’affermarsi del model­lo nor­di­co dovrà avve­ni­re attra­ver­so la cri­mi­na­liz­za­zio­ne del­la com­pra­ven­di­ta di ses­so in tut­te le sue for­me, dai com­pra­to­ri ai “pap­po­ni” fino a chi effet­ti­va­men­te “pro­cu­ra” le ragaz­ze, ser­ven­do­si di un coor­di­na­men­to arti­co­la­to all’interno del siste­ma giu­di­zia­rio e di poli­zia e assi­cu­ran­do­si al tem­po stes­so che la nor­ma­ti­va ven­ga appli­ca­ta uni­for­me­men­te in tut­to il ter­ri­to­rio (per evi­ta­re che gli sfrut­ta­to­ri tro­vi­no altre aree fer­ti­li in cui rico­min­cia­re l’attività); infi­ne, sarà neces­sa­rio che l’istru­zio­ne, non solo sco­la­sti­ca, rece­pi­sca appie­no la rifor­ma, espo­nen­do in modo one­sto le con­se­guen­ze nega­ti­ve che deri­va­no dal sex work.

E per quella percentuale di donne, anche minima, che intende comunque fare della prostituzione il proprio lavoro? 

Høi­går sostie­ne, come si è det­to, che l’intento è quel­lo di cri­mi­na­liz­za­re i com­por­ta­men­ti e non le per­so­ne; di con­se­guen­za, è bene che il siste­ma del­la pro­sti­tu­zio­ne ven­ga ret­to da finan­zia­men­ti vin­co­la­ti, i qua­li prov­ve­da­no a for­ni­re, fra le altre cose, anche sup­por­to psi­co­lo­gi­co a lun­go ter­mi­ne, con­su­len­ze lega­li, cura dei bam­bi­ni e allog­gi predestinati. 

Il cam­bia­men­to uto­pi­co di un mon­do sen­za pro­sti­tu­zio­ne, insom­ma, è impos­si­bi­le per gli atti­vi­sti abo­li­zio­ni­sti: si cer­ca però di arri­va­re a risul­ta­ti sem­pre più tan­gi­bi­li, sco­rag­gian­do la com­pra­ven­di­ta di ses­so e fis­san­do al con­tem­po tarif­fe mol­to alte, di modo che le sex wor­kers pos­sa­no ave­re a che fare con meno clien­ti possibili.

Ed è pro­prio que­sto il pun­to di sostan­zia­le dif­fe­ren­za rispet­to al model­lo libe­ri­sta di sex work: un mec­ca­ni­smo che diven­ta gra­dual­men­te sem­pre più proi­bi­ti­vo per chi deci­de di usu­frui­re dei lavo­ra­to­ri del ses­so si disco­sta net­ta­men­te da una con­ce­zio­ne di pie­na lega­liz­za­zio­ne, in cui i vin­co­li sta­ta­li si allen­ta­no lascian­do spa­zio alla libe­ra ini­zia­ti­va di chi fa del­la pro­sti­tu­zio­ne la pro­pria fon­te di profitto. 

D’altronde non biso­gna dimen­ti­ca­re come il Model­lo Sve­de­se sia cari­co di un for­te stig­ma socia­le nono­stan­te la paven­ta­ta cri­mi­na­liz­za­zio­ne dei com­por­ta­men­ti e non del­le per­so­ne, ele­men­to che cer­ta­men­te non si rin­vie­ne nel model­lo libe­ri­sta, nel qua­le l’esaltazione del ses­so come mez­zo di sosten­ta­men­to per la per­so­na e di libe­ra espli­ca­zio­ne del­la pro­pria auto­no­mia non va a incri­na­re l’immagine dei compratori. 

Il problema giace nella profonda disumanizzazione di cui le sex workers fanno esperienza durante l’atto,

fat­to­re che non può esse­re igno­ra­to alla luce del­le fre­quen­ti testi­mo­nian­ze che ven­go­no rac­col­te non solo dal­le stes­se ragaz­ze, ben­sì anche dai com­pra­to­ri, i qua­li più vol­te nel­le pro­prie “recen­sio­ni” (pub­bli­ca­te in appo­si­ti forum) si lamen­ta­no costan­te­men­te dell’inerzia e del­la pas­si­vi­tà di que­ste ulti­me, qua­si non voles­se­ro tro­var­si lì in quel dato momento. 

È pos­si­bi­le tro­va­re que­ste recen­sio­ni anche nel­le cam­pa­gne di sen­si­bi­liz­za­zio­ne abo­li­zio­ni­ste che inneg­gia­no al model­lo nor­di­co, in par­ti­co­la­re all’interno del­la pagi­na di atti­vi­ste tede­sche Die Unsi­cht­ba­ren Män­ner, che da diver­si anni rac­co­glie le testi­mo­nian­ze dei com­pra­to­ri di ses­so in pae­si dove la pro­sti­tu­zio­ne è legale. 

Qual è il bilan­cio fina­le? Il Model­lo Nor­di­co, nono­stan­te i van­tag­gi, non vie­ne visto di buon occhio dai sex wor­kers: il sen­ti­men­to pre­va­len­te è di pre­oc­cu­pa­zio­ne ver­so un’ulteriore ed enne­si­ma stig­ma­tiz­za­zio­ne del­le vit­ti­me, soprat­tut­to se costret­te a pro­sti­tuir­si, e un poten­zia­le incen­ti­vo a una chiu­su­ra tota­le del­la pos­si­bi­li­tà di per­se­gui­re i traf­fi­can­ti di esse­ri uma­ni e i capi del rac­ket qua­lo­ra l’abolizionismo pren­des­se effet­ti­va­men­te piede. 

La richie­sta di mag­gio­ri tute­le, già avan­za­ta duran­te il pic­co pan­de­mi­co nel 2020, e di pro­gres­si­va decri­mi­na­liz­za­zio­ne del­la pro­sti­tu­zio­ne, con­ti­nua a esse­re l’istanza più pres­san­te, accom­pa­gna­ta da richie­ste di garan­zie qua­li la giu­sti­zia e l’assistenza sani­ta­ria che con­sen­ti­reb­be­ro agli inte­res­sa­ti di eser­ci­ta­re un più ampio nove­ro di dirit­ti fondamentali.

Da ulti­mo è bene pre­ci­sa­re come il dibat­ti­to si sia ulte­rior­men­te viva­ciz­za­to nel­le com­pe­ten­ti sedi di rap­pre­sen­tan­za a segui­to del pas­sag­gio di una Riso­lu­zio­ne del Par­la­men­to euro­peo nel mese di ago­sto 2023, la qua­le ha inte­so por­si come obiet­ti­vo prin­ci­pa­le la ridu­zio­ne del­la doman­da attra­ver­so san­zio­ni che col­pi­sco­no siti e clien­ti che la pro­muo­vo­no e cer­can­do al tem­po stes­so di garan­ti­re con­cre­ta­men­te pre­ro­ga­ti­ve fon­da­men­ta­li ai sex wor­kers.

La Risoluzione dichiara esplicitamente come tale corollario di garanzie non debba aprire la strada a una potenziale legalizzazione: 

anzi, ammo­ni­sce indi­ret­ta­men­te gli Sta­ti che han­no opta­to per que­sta via e si rivol­ge ai mem­bri dell’Unione nell’ottica di assi­cu­ra­re mag­gio­ri con­trol­li allo sco­po di fre­na­re la dif­fu­sio­ne di tale pra­ti­ca, soprat­tut­to per evi­ta­re l’esca­la­tion di vio­len­ze di cui le sex wor­kers sono spes­so vit­ti­me anche nei siste­mi lega­liz­za­ti, andan­do a col­pi­re, in par­ti­co­la­re, siti web che offro­no pre­sta­zio­ni di escort e il feno­me­no dei cosid­det­ti sugar dad­dies, nel­la con­sa­pe­vo­lez­za degli immen­si dan­ni che le gio­va­ni ragaz­ze subiscono. 

Insom­ma, l’o­biet­ti­vo è quel­lo di dimi­nui­re la doman­da pur rispet­tan­do la scel­ta di chi inten­de dedi­car­si a que­sta pro­fes­sio­ne (fer­mo restan­do, come sta­tui­sce la Riso­lu­zio­ne, che la per­cen­tua­le di chi sce­glie è bas­sis­si­ma rispet­to a chi scel­ta non ne ha). 

Vie­ne rimar­ca­ta in paral­le­lo l’esigenza di attua­re “poli­ti­che effi­ca­ci con­tro la pover­tà, un miglio­ra­men­to del­la pro­te­zio­ne socia­le, la ridu­zio­ne dell’abbandono sco­la­sti­co, la pro­mo­zio­ne del­l’i­stru­zio­ne e l’i­sti­tu­zio­ne di poli­ti­che inclu­si­ve che sosten­ga­no l’e­man­ci­pa­zio­ne del­le don­ne e l’in­di­pen­den­za eco­no­mi­ca, insie­me a misu­re che con­dan­na­no colo­ro che le sfruttano”. 

La Riso­lu­zio­ne ha divi­so a metà le aule par­la­men­ta­ri, con il voto a favo­re del­la mag­gio­ran­za di cen­tro­de­stra (for­ma­ta dal Par­ti­to Popo­la­re Euro­peo e dai Socia­li­sti e Demo­cra­ti­ci), men­tre l’astensione e il voto con­tra­rio ha visto schie­rar­si buo­na par­te dei grup­pi di sini­stra, com­pre­si i Verdi. 

A disca­pi­to, dun­que, dell’esaltazione del model­lo nor­di­co, a oggi pie­na­men­te ope­ra­ti­vo in Sve­zia, Nor­ve­gia, Spa­gna, Fran­cia, Islan­da e Irlan­da del Nord, per­man­go­no pro­fon­de divi­sio­ni sul tema, accen­tua­te anche dal fat­to che ulte­rio­ri dila­zio­ni dal pun­to di vista tem­po­ra­le con­tri­bui­sco­no a favo­ri­re anco­ra di più i traf­fi­can­ti e sof­fo­ca­no qual­sia­si aspet­ta­ti­va di rico­no­sci­men­to da par­te di chi quo­ti­dia­na­men­te è dedi­to al sex work.

Arti­co­lo di Vit­to­ria Menga

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