Perché parliamo ancora della strage di Erba

Da quan­do ha avu­to luo­go la sera dell’11 dicem­bre 2006 abbia­mo tut­ti sen­ti­to par­la­re alme­no una vol­ta del­la stra­ge di Erba. E qua­si tut­ti ci sia­mo for­ma­ti un’opinione a riguar­do: addi­rit­tu­ra si sono crea­te le fazio­ni degli “inno­cen­ti­sti” e dei “col­pe­vo­li­sti” rispet­to alla posi­zio­ne dei coniu­gi Roma­no, con­dan­na­ti all’ergastolo in via defi­ni­ti­va nel novem­bre 2008 per aver com­mes­so l’eccidio.

Il nostro vivo inte­res­se per la vicen­da, le nostre cono­scen­ze sui par­ti­co­la­ri di quell’episodio di estre­ma vio­len­za fan­no riflet­te­re: abbia­mo pau­ra che sareb­be potu­to suc­ce­de­re anche a noi? Oppu­re sono i tan­ti pun­ti oscu­ri del­la stra­ge a sti­mo­la­re il dibat­ti­to e a far­ci improv­vi­sa­re giu­di­ci che sen­ten­zia­no ver­det­ti irre­vo­ca­bi­li di con­dan­na o asso­lu­zio­ne? Que­sta stra­na e qua­si assur­da fasci­na­zio­ne che pro­via­mo ver­so atti con que­sto gra­do di bru­ta­li­tà non può esse­re sem­pli­ce curiosità. 

Ed è stata sicuramente risvegliata dalla decisione della Corte d’Appello di Brescia di ammettere la richiesta di revisione del processo. 

Pro­via­mo a fare un po’ di ordi­ne e a rico­strui­re quan­to acca­du­to. Quel­la sera di diciot­to anni fa, i vigi­li del fuo­co inter­ven­go­no in via Diaz a Erba per un incen­dio in un appar­ta­men­to. Doma­to il fuo­co, tro­va­no a ter­ra cin­que cada­ve­ri: quel­li di Raf­fael­la Casta­gna, di suo figlio di due anni, di sua madre e dei vici­ni di casa, Vale­ria Che­ru­bi­ni e Mario Fri­ge­rio. Fri­ge­rio sarà l’unico soprav­vis­su­to: il col­po alla gola sfer­za­to dall’assassino a tut­te le sue vit­ti­me non è sta­to fata­le per il ses­san­ta­cin­quen­ne, che si è sal­va­to gra­zie a una mal­for­ma­zio­ne con­ge­ni­ta all’aorta.

I pri­mi sospet­ti rica­do­no sul mari­to di Casta­gna, Azouz Mar­zouk, un ven­ti­seien­ne tuni­si­no con pre­ce­den­ti per dro­ga e da poco usci­to dal car­ce­re, che però al momen­to del­la stra­ge si tro­va nel suo pae­se d’origine. Gli indi­zia­ti diven­ta­no così due dei per­so­nag­gi più con­tro­ver­si del­la cro­na­ca ita­lia­na: Rosa Baz­zi e Olin­do Romano. 

La cop­pia vive sot­to la casa del mas­sa­cro e due gior­ni dopo i san­gui­no­si fat­ti avreb­be dovu­to pre­sen­tar­si in tri­bu­na­le per una cau­sa civi­le pro­prio con Casta­gna. La don­na ave­va infat­ti denun­cia­to i vici­ni per ingiu­rie e lesio­ni dopo mesi di liti, con­fer­ma­te anche da altri abi­tan­ti del palaz­zo. Alcu­ni testi­mo­ni, infat­ti, sosten­go­no che Baz­zi e Roma­no si lamen­tas­se­ro in con­ti­nua­zio­ne dei rumo­ri pro­ve­nien­ti dall’abitazione sopra la loro, cau­sa­ti, a loro dire, da feste e da man­can­za di suf­fi­cien­te con­trol­lo del bam­bi­no. Mari­to e moglie avreb­be­ro addi­rit­tu­ra segui­to Casta­gna in tre­no per spa­ven­tar­la, oltre ad aver­le spes­so stac­ca­to il con­ta­to­re del­la cor­ren­te per recar­le fasti­dio (cosa che è sta­ta fat­ta anche la sera degli omicidi).

Insie­me a quest’ossessione, a inso­spet­ti­re gli inqui­ren­ti è la rapi­di­tà con cui Baz­zi e Roma­no for­ni­sco­no un ali­bi al momen­to di esse­re inter­ro­ga­ti, mostran­do uno scon­tri­no del McDonald’s per pro­va­re che al momen­to del­la stra­ge si tro­va­va­no a cena fuo­ri (biz­zar­ro, data la loro vita rou­ti­na­ria e seden­ta­ria). In real­tà i due sono anda­ti a man­gia­re due ore dopo l’accaduto, un las­so di tem­po che gli avreb­be per­mes­so di com­met­te­re i delit­ti e andar­se­ne. Inol­tre, dal­le inter­cet­ta­zio­ni rile­va­te emer­ge che i coniu­gi stra­na­men­te non par­la­no mai tra loro di quan­to acca­du­to nel con­do­mi­nio, con l’eccezione del maca­bro com­men­to di Baz­zi: «Ades­so sì che pos­sia­mo dormire».

Nel gennaio 2007 Rosa e Olindo confessano. 

L’uomo pri­ma si cari­ca di tut­ta la col­pa, poi anche la moglie deci­de di ammet­te­re l’orrore com­mes­so. In que­sti col­lo­qui con gli inqui­ren­ti rac­con­ta­no i fat­ti in modo grez­zo, come se fos­se una sto­ria come un’altra, voglio­no sal­ta­re al pun­to: pos­so­no veder­si? C’è un modo per far­li sta­re insie­me? È que­sta la prin­ci­pa­le pre­oc­cu­pa­zio­ne del­la cop­pia stret­ta in un sini­stro rap­por­to di interdipendenza.

Per que­sto caso sono sta­te pre­sen­ta­te tre istan­ze di revi­sio­ne: la pri­ma da Cuno Tar­fus­ser, il sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re gene­ra­le di Mila­no, un’altra dal tuto­re di Baz­zi e Roma­no e, infi­ne, quel­la dei loro avvo­ca­ti. Il pri­mo mar­zo la Cor­te deci­de­rà qua­li pro­ve saran­no ammis­si­bi­li e i pro­mo­to­ri di que­sto secon­do pro­ces­so espor­ran­no le loro tesi. Ma qua­li sono gli ele­men­ti cru­cia­li in vista di que­sto appun­ta­men­to e che dovreb­be­ro far vacil­la­re la con­dan­na all’ergastolo con­fer­ma­ta da tut­ti e tre i gra­di di giu­di­zio pre­vi­sti dal nostro ordinamento?

Il pri­mo pun­to che vie­ne con­te­sta­to è l’attendibilità del­la depo­si­zio­ne di Mario Fri­ge­rio: duran­te il suo pri­mo incon­tro con i cara­bi­nie­ri, l’unico soprav­vis­su­to al mas­sa­cro descri­ve chi l’ha aggre­di­to come un uomo con tan­ti capel­li neri, car­na­gio­ne oli­va­stra, occhi scu­ri come i suoi abi­ti, una gros­sa mascel­la. A un paio di set­ti­ma­ne di distan­za, Fri­ge­rio è cer­to che sia sta­to pro­prio Olin­do Roma­no ad aggre­dir­lo e affer­ma che il suo ten­ten­na­men­to ini­zia­le fos­se dovu­to al fat­to che sten­ta­va a cre­de­re che il vici­no di casa potes­se sca­gliar­si con tan­ta vio­len­za su di lui. La tesi “inno­cen­ti­sta”, inve­ce, sostie­ne che il feri­to fos­se “tec­ni­ca­men­te cere­bro­le­so” a cau­sa dell’eccessivo monos­si­do di car­bo­nio ina­la­to a segui­to dell’incendio appic­ca­to dagli assas­si­ni. Inol­tre, accu­sa anco­ra più gra­ve da par­te del­la dife­sa, Fri­ge­rio sareb­be sta­to por­ta­to a cre­de­re di aver visto Roma­no quel­la sera sia dal suo lega­le sia dagli stes­si cara­bi­nie­ri, i qua­li gli avreb­be­ro di fat­to crea­to una fal­sa memo­ria.

Altre dichia­ra­zio­ni inaf­fi­da­bi­li sareb­be­ro le ammis­sio­ni di col­pa di Baz­zi e Roma­no. I difen­so­ri del­la cop­pia sosten­go­no infat­ti che ai loro dan­ni sia sta­ta effet­tua­ta una vera e pro­pria cir­con­ven­zio­ne, illu­den­do­li che se aves­se­ro par­la­to avreb­be­ro otte­nu­to un trat­ta­men­to spe­cia­le, in real­tà impos­si­bi­le da otte­ne­re: una cel­la con let­to matri­mo­nia­le per tra­scor­re­re insie­me i gior­ni in galera.

E, infi­ne, la ter­za trac­cia chia­ve per sca­gio­na­re Rosa e Olin­do riguar­da la mac­chia di san­gue rin­ve­nu­ta sul bat­ti­tac­co dell’auto di Roma­no e appar­te­nen­te alla moglie di Fri­ge­rio. Tar­fus­ser e col­le­ghi riten­go­no che non sia sta­ta valu­ta­ta a suf­fi­cien­za la pos­si­bi­li­tà che quel­la pro­va fos­se in real­tà frut­to di una con­ta­mi­na­zio­ne: un cara­bi­nie­re avreb­be per­qui­si­to la mac­chi­na del sospet­ta­to dopo esse­re pas­sa­to dal­la sce­na del cri­mi­ne sen­za però aver indos­sa­to le appo­si­te coper­tu­re alle scarpe.

La tesi “col­pe­vo­li­sta”, che è poi quel­la espres­sa dagli orga­ni di giu­sti­zia, è che la niti­dez­za del­la trac­cia di san­gue esclu­da la con­ta­mi­na­zio­ne e il suo col­lo­ca­men­to indi­chi che pos­sa aver­la lascia­ta solo Olin­do, uni­co a sali­re sul­la vet­tu­ra dal lato gui­da­to­re. A ciò va aggiun­to che duran­te le con­fes­sio­ni i coniu­gi Roma­no par­la­no di det­ta­gli sul­la sera del­la stra­ge e la sua ese­cu­zio­ne mai divul­ga­ti dal­la stam­pa: entram­bi dan­no la mede­si­ma ver­sio­ne sul­le armi uti­liz­za­te, la dina­mi­ca, i pre­ci­si pun­ti d’innesco dell’incendio, il colo­re dell’accendino usa­to e dell’utilizzo di alcu­ni libri per ali­men­ta­re le fiam­me. Anche se, per alcu­ni soste­ni­to­ri del­la teo­ria anta­go­ni­sta, que­sti par­ti­co­la­ri sareb­be­ro sta­ti det­ta­ti dal­le auto­ri­tà alla cop­pia, una seve­ra accu­sa di mani­po­la­zio­ne del­le pro­ve che non ha for­ti fondamenta.

E nono­stan­te sia­no i Roma­no ad aver avu­to acces­so a una via di fuga più faci­le dal luo­go dei delit­ti e ad ave­re mag­gio­re inte­res­se a eli­mi­na­re dei vici­ni che avreb­be­ro potu­to rico­no­scer­li, anco­ra oggi è mol­to popo­la­re l’idea che le per­so­ne mor­te quel­la sera sia­no sta­te vit­ti­me di una fai­da per dro­ga in cui pare fos­se invi­schia­to Azouz Mar­zouk. Lo stes­so tuni­si­no, cam­bian­do ver­sio­ne rispet­to agli anni pas­sa­ti, ora sostie­ne l’innocenza di Rosa e Olin­do: quan­do si rife­ri­sce agli assas­si­ni di moglie e figlio dice che non «stia­mo par­lan­do di per­so­ne inge­nue, di que­sti due inge­nui. È sta­to qual­cu­no che sa come col­pi­re nel­la gola», un kil­ler pro­fes­sio­ni­sta e non un vici­no di casa infa­sti­di­to da qual­che schiamazzo.

Abbiamo continuato con la nostra ricerca di un dettaglio, di una pista mai battuta, di una parola non detta che ci convinca una volta per tutte di averci visto giusto. 

Guar­dia­mo agli svi­lup­pi giu­di­zia­ri di que­ste vicen­de con uno spi­ri­to qua­si da tifo­se­ria, par­teg­gian­do per una ver­sio­ne o per un’altra. Per­ché pro­ba­bil­men­te la sem­pre cre­scen­te attrat­ti­va nel­la nostra socie­tà ver­so rac­con­ti di true cri­me, casi di cro­na­ca vio­len­ti e maca­bre sto­rie mai vera­men­te risol­te è giu­sti­fi­ca­ta dall’illusione di ave­re la rispo­sta esat­ta in tasca. Ci cro­gio­lia­mo nel­la con­sa­pe­vo­lez­za che pro­ba­bil­men­te que­sti fat­ti non saran­no mai con­fer­ma­ti e che la nostra veri­tà sia indi­scu­ti­bil­men­te quel­la esatta. 

For­se la veri­tà sul­la stra­ge di Erba l’abbiamo già sco­per­ta da anni, maga­ri è sta­ta rin­ne­ga­ta per tut­to que­sto tem­po oppu­re dob­bia­mo anco­ra sco­prir­la. A cosa por­te­rà la revi­sio­ne del pro­ces­so non pos­sia­mo saper­lo, ma sia­mo pur cer­ti che non baste­rà ad esau­ri­re lo scon­tro tra “inno­cen­ti­sti” e “col­pe­vo­li­sti”.

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Nina Fresia
Stu­den­tes­sa di scien­ze poli­ti­che, curio­sa per natu­ra, aspi­ran­te gira­mon­do e avi­da let­tri­ce con un debo­le per la sto­ria e la filo­so­fia. Scri­vo per rea­liz­za­re il sogno del­la me bam­bi­na e rac­con­ta­re attra­ver­so i miei occhi quel­lo che scopro.
About Nina Fresia 38 Articoli
Studentessa di scienze politiche, curiosa per natura, aspirante giramondo e avida lettrice con un debole per la storia e la filosofia. Scrivo per realizzare il sogno della me bambina e raccontare attraverso i miei occhi quello che scopro.

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