Da rileggere per la prima volta. Sostiene Pereira

Da rileggere per la prima volta. Sostiene Pereira

Non è mai trop­po tar­di per cam­bia­re, per guar­dar­si attor­no e capi­re che la neu­tra­li­tà in con­di­zio­ni di guer­ra, di vio­len­za, di vio­la­zio­ne dei dirit­ti uma­ni non può esi­ste­re, che il non schie­rar­si è, inve­ce, una pre­sa di posi­zio­ne e che sto­ri­ca­men­te non è mai a favo­re degli oppres­si ma degli oppres­so­ri. Sostie­ne Perei­ra di Anto­nio Tabuc­chi par­la pro­prio di que­sto, è la sto­ria di un uomo che si disco­sta dall’indi­vi­dua­li­smo, dall’indifferenza, del­la codar­dia e che ritro­va il corag­gio di guar­da­re in fac­cia la real­tà del suo tem­po, di calar­si in essa e sce­glie­re di agire.

All’inizio del rac­con­to, infat­ti, il dot­tor Perei­ra è un soli­ta­rio gior­na­li­sta di mez­za età che, abban­do­na­ta la cro­na­ca nera, si ritro­va alla dire­zio­ne del­la rubri­ca cul­tu­ra­le del quo­ti­dia­no Lisboa. Il con­te­sto sto­ri­co e cul­tu­ra­le è quel­lo del­la Lisbo­na sot­to la dit­ta­tu­ra di Antó­nio Sala­zar, ma Perei­ra non appa­re par­ti­co­lar­men­te scos­so dagli avve­ni­men­ti che divi­do­no il pae­se, vive una vita quie­ta e ripe­ti­ti­va, dedi­ta al lavo­ro e alla pas­sio­ne per la let­te­ra­tu­ra fran­ce­se. Men­tre il Por­to­gal­lo attra­ver­sa anni dif­fi­ci­lis­si­mi, lui pran­za tut­ti i gior­ni indi­stur­ba­to al Café Orqui­dea ordi­nan­do sem­pre le stes­se cose, ome­let­te alle erbe aro­ma­ti­che e limo­na­ta, ricor­da l’amata moglie defun­ta da qual­che anno, scri­ve i suoi arti­co­li, discu­te con il medi­co che gli rim­pro­ve­ra uno sti­le di vita non con­for­me alla sua dia­gno­si di cardiopatia. 

Anto­nio Tabucchi

La Sto­ria bus­sa alla por­ta di Perei­ra un tor­ri­do mat­ti­no d’estate. Fran­ce­sco Mon­tei­ro Ros­si, è un gio­va­ne neo lau­rea­to in filo­so­fia di ori­gi­ni ita­lia­ne, che ha da pochis­si­mo discus­so una tesi sul­la mor­te e il redat­to­re, dopo aver let­to per caso suo un arti­co­lo su una rivi­sta, deci­de di incon­trar­lo e di pro­por­gli la posi­zio­ne di col­la­bo­ra­to­re ester­no del­la rubri­ca del Lisboa. Il suo com­pi­to sarà quel­lo di scri­ve­re “coc­co­dril­li”, ovve­ro necro­lo­gi anti­ci­pa­ti di gran­di scrit­to­ri, da tene­re nel cas­set­to e pub­bli­ca­re all’occorrenza in caso di improv­vi­sa dipartita. 

Questo improvviso incontro è il catalizzatore del cambiamento che investirà di lì a breve la vita del grigio impiegato: il giovane, infatti, è un ragazzo pieno di vita, impegnato politicamente insieme alla fidanzata Marta e si dimostra subito entusiasta del nuovo lavoro. 

Da quel momen­to in poi, quel­lo che arri­va sul­la scri­va­nia di Perei­ra sono scrit­ti scon­vol­gen­ti, tut­ti impub­bli­ca­bi­li, per­ché con­ten­go­no attac­chi agli scrit­to­ri per le loro posi­zio­ni poli­ti­che. Il saga­ce col­la­bo­ra­to­re pren­de di mira D’Annunzio in quan­to sim­pa­tiz­zan­te del Fasci­smo, i sala­za­ri­sti, tut­ti colo­ro che rifiu­ta­no di pren­de­re posi­zio­ne per pau­ra o indo­len­za e, di con­se­guen­za, anche la neu­tra­li­tà e l’indifferenza nei con­fron­ti del­la vio­len­za dit­ta­to­ria­le del­lo stes­so redat­to­re ven­go­no più vol­te con­te­sta­te. Perei­ra, dal can­to suo, ini­zial­men­te cer­ca di non far­si coin­vol­ge­re trop­po, ma ormai il cam­bia­men­to ha intac­ca­to il suo mode­ra­to e abi­tu­di­na­rio sti­le di vita. La meta­mor­fo­si ha avu­to ini­zio e in un bat­ter d’occhio, da gri­gio gior­na­li­sta appe­san­ti­to dai chi­li di trop­po e dal­le memo­rie del pas­sa­to diven­ta un cit­ta­di­no con­sa­pe­vo­le, sen­si­bi­le alle ingiu­sti­zie e pron­to a denun­ciar­le in pri­ma persona.

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Silvia Natoli
Stu­den­tes­sa al secon­do anno di edi­to­ria. Bevo tan­ti caf­fè, leg­go mol­ti libri, dor­mo poco e mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di let­te­ra­tu­ra, sto­ria e politica.

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