Giradischi, gli album consigliati di febbraio

Giradischi, gli album consigliati di febbraio

Il 15 di ogni mese, 5 album per tutti i gusti: Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti.


Ace­le­roCri­zin da Z.O.

Il col­let­ti­vo di Curi­ti­ba rila­scia un nuo­vo disco dopo 2 anni ed è un gran­de pas­so avan­ti. I Cri­zin da Z.O. pre­sen­ta­no un assem­blag­gio di Funk bra­si­lia­no e indu­strial hip hop vera­men­te inte­res­san­te. Il disco risul­ta un’alternativa cao­ti­ca (in sen­so buo­no) e rumo­ro­sa al suo­no alle­gro e spen­sie­ra­to che in gene­re si può attri­bui­re alla musi­ca brasiliana. 

In Ace­le­ro emer­ge inve­ce il lato più alie­nan­te e ner­vo­so del­la vita del­le metro­po­li bra­si­lia­ne, sen­za tut­ta­via rinun­cia­re ad alcu­ni suo­ni e sche­mi tipi­ci del­la musi­ca loca­le. Anche nei testi emer­ge que­sto fat­to­re, dove pos­sia­mo ascol­ta­re anche pez­zi con un chia­ro signi­fi­ca­to poli­ti­co. Un disco sicu­ra­men­te da non perdere


All life long – Kali Malone 

Kali Malo­ne è un’artista con un back­ground piut­to­sto impor­tan­te. Nata a Den­ver si è poi spo­sta­ta a Stoc­col­ma per stu­dia­re musi­ca elet­troa­cu­sti­ca, un tipo di musi­ca nato nel­la secon­da metà del ‘900. Nel 2016 arri­va la sua pri­ma pub­bli­ca­zio­ne e da lì rila­scia sem­pre dei lavo­ri inte­res­san­ti spa­zian­do tra il dro­ne e il mini­ma­li­smo.

Negli ulti­mi anni è sta­ta piut­to­sto atti­va e quest’ultimo disco sem­bra ritor­na­re a quel­la che era l’atmo­sfe­ra sacra­le che tro­via­mo in The Sacri­fi­cial Code.  Tra cori solen­ni, com­po­si­zio­ni per l’organo e musi­ca ambien­ta­le all life long non por­ta nul­la di nuo­vo nel­la car­rie­ra di Kali Malo­ne, ma si pre­sen­ta come una con­fer­ma del buon lavo­ro svol­to dall’artista sino ad ora


Pla­stic Death – Glass Beach

I Glass Beach ritor­na­no dopo 3 anni di silen­zio con il loro soli­to miscu­glio di indie rock, neo-psi­che­de­lia ed emo. C’è mol­to in que­sto disco, come al soli­to, e alle vol­te quel­lo che voglio­no pro­va­re sem­bra un po’ con­fu­so. I momen­ti più spin­ti, che sem­bra­no ricor­da­re la nevro­ti­ci­tà di band come i Dismem­ber­ment Plan, e i momen­ti più letar­gi­ci si alter­na­no sen­za una vera e pro­pria solu­zio­ne di con­ti­nui­tà, ma il tut­to vie­ne tenu­to in pie­di gra­zie ad un discre­to song­w­ri­ting. L’album non scri­ve nul­la di nuo­vo nel gran­de libro dell’indie rock, ma ci rega­la un nuo­vo ascol­to che può rega­lar­ci un’o­ra piacevole

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Gabriele Benizio Scotti
Stu­den­te di filo­so­fia, appas­sio­na­to di musi­ca, cine­ma, video­gio­chi e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce scri­ve­re di que­ste tema­ti­che e appro­fon­dir­le il più possibile.

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