Il costo della sicurezza nel El Salvador di Bukele

Il costo della sicurezza nel El Salvador di Bukele

Il 4 feb­bra­io 2024 si sono tenu­te le ele­zio­ni gene­ra­li a El Sal­va­dor per eleg­ge­re il Pre­si­den­te e l’Assemblea legislativa.

Nay­ib Buke­le, pre­si­den­te in cari­ca dal 2019, è sta­to rie­let­to con l’84,6% dei voti: si defi­ni­sce il “dit­ta­to­re più cool del mon­do” nel­la sua bio di X, il cana­le social mag­gior­men­te uti­liz­za­to dal poli­ti­co, attra­ver­so il qua­le è riu­sci­to a costrui­re un’immagine di lea­der gio­va­ne e inno­va­ti­vo, sfrut­tan­do il social come mag­gior stru­men­to di comu­ni­ca­zio­ne per infor­ma­re la popo­la­zio­ne sal­va­do­re­gna riguar­do i suoi pro­get­ti poli­ti­ci. I post del “CEO di El Sal­va­dor”, come lui stes­so si è defi­ni­to, tal­vol­ta mira­no anche a distrug­ge­re media­ti­ca­men­te la cre­di­bi­li­tà dei suoi oppo­si­to­ri poli­ti­ci, o a espri­me­re disprez­zo ver­so le orga­niz­za­zio­ni internazionali.

Sin dagli esor­di, Nay­ib Buke­le si pre­sen­ta come una figu­ra poli­ti­ca rivo­lu­zio­na­ria, moder­na e sen­si­bi­le alle neces­si­tà dei cit­ta­di­ni sal­va­do­re­gni. Figlio del ric­co impren­di­to­re di ori­gi­ni pale­sti­ne­si, Arman­do Buke­le, entra uffi­cial­men­te in poli­ti­ca nel 2012 con il Par­ti­to Fron­te Fara­bun­do Mar­tí per la Libe­ra­zio­ne Nazio­na­le (FMLN): insie­me al Par­ti­to ARENA, è uno dei due par­ti­ti più gran­di di El Salvador. 

Il partito FMLN viene riconosciuto costituzionalmente legittimo in seguito agli accordi di pace del 1992, che sancirono la fine degli scontri durati 12 anni tra i guerriglieri di FMLN e i sostenitori del governo di Alfredo Cristiani, oltre che l’inizio del processo di democratizzazione del Paese.

Nel 2015 vie­ne elet­to sin­da­co di San Sal­va­dor, dove attua sva­ria­te rifor­me di sal­va­tag­gio e miglio­ra­men­to degli spa­zi pub­bli­ci, con­cen­tran­do­si anche sull’inte­gra­zio­ne socia­le nel­le aree urba­ne: in que­sti anni la sua popo­la­ri­tà ini­zia a cre­sce­re rapidamente.

Dopo esser­si fat­to espel­le­re volon­ta­ria­men­te dal par­ti­to FMLN, in vista del­le ele­zio­ni gene­ra­li del 2019, in cui si can­di­de­rà come Pre­si­den­te, per­fe­zio­na una stra­te­gia mera­men­te populista,volta a crea­re un gam­ma di “nemi­ci del popo­lo” assai nume­ro­sa. Con sva­ria­ti attac­chi, sia ver­so il par­ti­to ARENA sia ver­so il par­ti­to FMLN, che defi­ni­sce in chia­ve dispre­gia­ti­va “los mismos de siem­pre”, Buke­le rie­sce a costrui­re l’immagine di un popo­lo gover­na­to da una clas­se poli­ti­ca buro­cra­tiz­za­ta e cor­rot­ta, anco­ra lega­ta al pas­sa­to vio­len­to del­la guer­ra civile. 

Il 3 feb­bra­io 2019 Buke­le vie­ne elet­to Pre­si­den­te al pri­mo tur­no, scon­fig­gen­do i can­di­da­ti dei due par­ti­ti emble­ma­ti­ci del regi­me del dopo­guer­ra. Quan­do Buke­le diven­ta Pre­si­den­te, El Sal­va­dor è tra i Pae­si con il più alto tas­so di cri­mi­na­li­tà al mon­do, pari a 38 omi­ci­di ogni 100.000 abi­tan­ti: Mara sal­va­tru­cha e Bar­rio 18 sono le due gang cri­mi­na­li respon­sa­bi­li del pre­oc­cu­pan­te tas­so di vio­len­za del Paese.

Sarà pro­prio il model­lo Buke­le per la sicu­rez­za a cri­stal­liz­za­re defi­ni­ti­va­men­te la figu­ra di un lea­der pro­tet­to­re del popo­lo, colui che in pochi mesi è riu­sci­to a risol­ve­re effi­ca­ce­men­te il can­cro socia­le di El Sal­va­dor, resti­tuen­do ai cit­ta­di­ni del­le stra­de sicu­re, in cui poter­si riu­ni­re sen­za il timo­re degli assal­ti del­le pan­dil­las.

Il pia­no di con­trol­lo ter­ri­to­ria­le per la sicu­rez­za fu appro­va­to dopo ven­ti gior­ni dall’inizio del­la cari­ca pre­si­den­zia­le di Buke­le: la rispo­sta del­le gang fu imme­dia­ta e tra­gi­ca, con un aumen­to dra­sti­co degli omi­ci­di nel perio­do tra il 2019 e ini­zio 2021.

Il gio­va­ne Pre­si­den­te, accu­sa­to da diver­si gior­na­li­sti di aver nego­zia­to con i cri­mi­na­li e di non esse­re sta­to in gra­do di rimuo­ve­re la vio­len­za nel Pae­se, dichia­rò lo Sta­to di emer­gen­za per tren­ta gior­ni, appro­va­to dall’Assemblea Legi­sla­ti­va il 25 mar­zo 2022. Il nuo­vo pia­no di Buke­le pre­ve­de­va l’arresto sen­za man­da­to dei cri­mi­na­li, l’estensione del tem­po mas­si­mo di deten­zio­ne ammi­ni­stra­ti­va da 72 ore a 15 gior­ni e una serie di rifor­me pena­li. A poche ore dal­l’ap­pro­va­zio­ne del­lo sta­to di emer­gen­za, il gover­no ha schie­ra­to eser­ci­to e poli­zia nel­le comu­ni­tà più peri­co­lo­se di El Sal­va­dor, arre­stan­do chiun­que aves­se pre­ce­den­ti pena­li e chiun­que fos­se sospet­ta­to di appar­te­ne­re a una gang.

In tempi record, Bukele ha inaugurato l’apertura di un nuovo carcere dove prevede di ospitare fino a 40 mila detenuti, in condizioni dichiarate da diverse organizzazioni per i diritti umani “degradanti e disumane”.

Il model­lo Buke­le ha avu­to impat­ti poco demo­cra­ti­ci anche sul fun­zio­na­men­to dell’organo giu­di­zia­rio, con un mas­sic­cio licen­zia­men­to dei giu­di­ci di età supe­rio­re ai 60 anni, indi­ca­ti in un post su X del Pre­si­den­te come “com­pli­ci del cri­mi­ne orga­niz­za­to”. Dal­la dichia­ra­zio­ne del­lo Sta­to di emer­gen­za, le auto­ri­tà ripor­ta­no la cat­tu­ra di più di 64 mila pre­sun­ti pandilleros. 

La vio­len­za nel Pae­se è dra­sti­ca­men­te dimi­nui­ta dal 2022 ad oggi, ma secon­do diver­se orga­niz­za­zio­ni inter­na­zio­na­li per i dirit­ti uma­ni, gli arre­sti arbi­tra­ri e la man­can­za di un giu­sto pro­ces­so, avreb­be por­ta­to alla car­ce­ra­zio­ne di nume­ro­si inno­cen­ti, le cui fami­glie denun­cia­no la nega­zio­ne di qual­sia­si con­tat­to: le auto­ri­tà han­no sospe­so le garan­zie costi­tu­zio­na­li di liber­tà di riu­nio­ne e di asso­cia­zio­ne, sop­pres­so i dirit­ti del­le per­so­ne accu­sa­te di cri­mi­ni vio­lan­do total­men­te le rego­le del giu­sto pro­ces­so, dirit­to car­di­ne dei siste­mi democratici.

La rie­le­zio­ne di Nay­ib Buke­le e la sua cre­scen­te popo­la­ri­tà in El Sal­va­dor fa emer­ge­re una doman­da pre­oc­cu­pan­te: è dav­ve­ro giu­sto che la demo­cra­zia sia il prez­zo da paga­re per garan­ti­re la sicu­rez­za in un Paese?

Con­di­vi­di:
Petra El Charif
Stu­den­tes­sa di Scien­ze Poli­ti­che con un debo­le per la scrit­tu­ra, la Spa­gna, i roman­zi gial­li, il cibo e i viag­gi improvvisati

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