La giustizia non esiste per i morti sul lavoro

La giustizia non esiste per i morti sul lavoro

Sono le 6 di mat­ti­na del 16 feb­bra­io. Un grup­po di ope­rai si è fer­ma­to nel soli­to bar per fare cola­zio­ne, ordi­na­no caf­fè, cap­puc­ci­ni, qual­che cor­net­to. Salu­ta­no velo­ce, attra­ver­sa­no la stra­da e arri­va­no al can­tie­re a cui stan­no lavo­ran­do da tem­po. Stan­no costruen­do una nuo­va Esse­lun­ga, al momen­to sono arri­va­ti i pre­fab­bri­ca­ti e loro li stan­no assem­blan­do. Ci sono dei pilo­ni impo­nen­ti appe­si nel can­tie­re, ma non c’è da preoccuparsi.

Ore 9. Un ton­fo sor­do, segui­to da un’onda d’urto che met­te in aller­ta tut­to il vici­na­to. Urla, schia­maz­zi, qual­cu­no accor­re, altri chia­ma­no le ambu­lan­ze. Sul posto arri­va­no i soc­cor­si, la poli­zia, la muni­ci­pa­le, i rap­pre­sen­tan­ti del­la Cgil. 

Alcu­ni ope­rai tra­sci­na­no fuo­ri a for­za i pochi che sono riu­sci­ti a libe­ra­re dal­le mace­rie: un pilo­ne di ven­ti metri è cadu­to, facen­do crol­la­re il sola­io che soste­ne­va. Lì sot­to ci sono per­so­ne che sta­va­no lavo­ran­do, le noti­zie par­le­ran­no di 5 mor­ti e 3 feriti. 

Al momento la Procura di Firenze ha aperto un’indagine per omicidio colposo plurimo e crollo colposo.

Secon­do Mau­ri­zio Lan­di­ni, segre­ta­rio del­la Cgil, «Ci sono del­le respon­sa­bi­li­tà mol­to pre­ci­se, non è che sono fata­li­tà quel­le che sono suc­ces­se. La mor­te è lega­ta alla logi­ca dei subap­pal­ti, del mas­si­mo ribas­so, del pro­fit­to fine a se stes­so, a una pre­ca­rie­tà del lavo­ro che non ha fine». 

«Le mor­ti sul lavo­ro — aggiun­ge — si pos­so­no evi­ta­re e com­bat­te­re se, anzi­ché far pre­va­le­re quel­la logi­ca, pre­va­le la logi­ca del­la cen­tra­li­tà del­la per­so­na, del lavo­ro, del­la qua­li­tà del fare impre­sa». È in que­sto sen­so che chie­de di «cam­bia­re le leg­gi assur­de che sono sta­te fat­te e la libe­ra­liz­za­zio­ne a casca­ta che è sta­ta data ai subap­pal­ti», per­ché «qui ci sono del­le respon­sa­bi­li­tà anche poli­ti­che mol­to pre­ci­se. Le ulti­me leg­gi fat­te da que­sto gover­no dan­no come effet­to il peg­gio­ra­men­to e anche del­le mor­ti sul lavoro».

Men­tre la magi­stra­tu­ra farà il suo cor­so, ci si chie­de quan­to que­sta noti­zia potrà vera­men­te smuo­ve­re le acque di un siste­ma che rima­ne sem­pre lo stes­so, con più di 1000 mor­ti sul lavo­ro nel 2023. Ad oggi la mini­stra del Lavo­ro e del­le poli­ti­che socia­li Mari­na Cal­de­ro­li ha annun­cia­to un nuo­vo pac­chet­to di misu­re per com­bat­te­re il lavo­ro som­mer­so ed il capo­ra­la­to: sarà abba­stan­za?

È ormai nor­ma­liz­za­to che la poli­ti­ca si occu­pi di que­stio­ni imme­dia­te con decre­ti e misu­re estem­po­ra­nee, anzi­ché con un pia­no strut­tu­ra­le che pos­sa por­ta­re effet­ti posi­ti­vi sul lun­go ter­mi­ne. Si pro­ce­de dun­que con azio­ni mira­te in segui­to a fat­ti che scuo­to­no l’opinione pub­bli­ca, per ragio­ni di con­ve­nien­za e di cre­di­bi­li­tà poli­ti­ca ma sen­za una pro­spet­ti­va che pos­sa dav­ve­ro cam­bia­re il sistema. 

Questi morti sul lavoro non sono i primi e purtroppo non saranno gli ultimi: le condizioni lavorative in questi settori sono spesso regolamentate in modo inefficace, perché i cantieri vengono subappaltati più volte. 

L’1 apri­le 2023, infat­ti, è entra­to in vigo­re il nuo­vo Codi­ce dei Con­trat­ti Pub­bli­ci: se pri­ma non si pote­va subap­pal­ta­re più di una vol­ta, ora le impre­se pos­so­no affi­da­re a ter­zi l’attività in un ciclo poten­zial­men­te infi­ni­to. Da un pun­to di vista teo­ri­co l’azienda prin­ci­pa­le può quin­di affi­da­re il lavo­ro a varie dit­te spe­cia­liz­za­te, che dovreb­be­ro svol­ger­lo in modo più rapi­do ed eco­no­mi­co, ma la real­tà è ben diversa. 

Innan­zi­tut­to non ci sono con­trol­li sul­la com­pe­ten­za effet­ti­va di chi suben­tra nell’attività e di con­se­guen­za la qua­li­tà del lavo­ro può deca­de­re nel caso in cui le azien­de coin­vol­te non sia­no ade­gua­ta­men­te qua­li­fi­ca­te. Altro fat­to­re — anche que­sto cita­to in rela­zio­ne al caso di Firen­ze e per ora non con­fer­ma­to — è rap­pre­sen­ta­to dal fat­to che spes­so le azien­de subap­pal­ta­tri­ci cer­ca­no di rispar­mia­re sul­la for­ma­zio­ne in mate­ria di sicu­rez­za sul lavo­ro per offri­re le pro­prie pre­sta­zio­ni ad un prez­zo infe­rio­re alla media. Da ciò con­se­guo­no ine­vi­ta­bil­men­te mag­gio­ri rischi nei luo­ghi di lavo­ro, aggra­va­ti dal man­ca­to o par­zia­le rispet­to del­le misu­re preventive. 

Le con­di­zio­ni di lavo­ro risul­ta­no poi anco­ra peg­gio­ri per i lavo­ra­to­ri con back­ground migra­to­rio: quan­do si ha a dispo­si­zio­ne sol­tan­to un per­mes­so di sog­gior­no non rego­la­re, l’unica stra­da per­cor­ri­bi­le è lavo­ra­re in nero, per riu­sci­re ad otte­ne­re qual­co­sa in cam­bio del­la non segna­la­zio­ne alle auto­ri­tà. Lo scam­bio, però, rega­la mol­tis­si­mo pote­re nel­le mani dei tito­la­ri, che pos­so­no uti­liz­za­re il richia­mo del­le for­ze dell’ordine come deter­ren­te per far svol­ge­re man­sio­ni più peri­co­lo­se, in poco tem­po e in con­di­zio­ni di gran lun­ga peg­gio­ri rispet­to ad un lavo­ra­to­re rego­la­re. Que­ste per­so­ne sono spe­cia­liz­za­te solo per il 9%: i restan­ti ven­go­no indi­ca­ti per man­sio­ni sem­pli­ci, che ven­go­no paga­te mol­to meno rispet­to al lavo­ro normato. 

Ad ogni modo i tito­li di gior­na­le ripor­te­ran­no a chia­re let­te­re pri­ma di tut­to la nazio­na­li­tà degli ope­rai, poi il fat­to che sono mor­ti. Nei gior­ni suc­ces­si­vi una del­le pre­oc­cu­pa­zio­ni dell’opinione pub­bli­ca è sta­ta veri­fi­ca­re che tut­ti aves­se­ro i docu­men­ti in rego­la, con la nar­ra­zio­ne che diven­ta “irre­go­la­ri mor­ti in un can­tie­re” e non più ope­rai, lavoratori.

Ma è davvero necessario fare riferimento al background migratorio dei lavoratori, o ancora alla loro condizione di residenti irregolari, al fine di garantire un’informazione corretta e completa? 

La rispo­sta è no: si trat­ta di infor­ma­zio­ni super­flue, che non aiu­ta­no a com­pren­de­re i fat­ti, ma devia­no l’attenzione del pub­bli­co sul­le pre­sun­te “col­pe” del­le per­so­ne immi­gra­te, indu­cen­do a tra­scu­ra­re la respon­sa­bi­li­tà di chi, per una que­stio­ne di mero pro­fit­to per­so­na­le, sfrut­ta i lavo­ra­to­ri appro­fit­tan­do­si del­la loro vulnerabilità. 

Inol­tre, nono­stan­te pos­sa sem­bra­re inno­cuo, il richia­mo insi­sti­to alla pro­ve­nien­za degli ope­rai — stru­men­ta­liz­za­to da lar­ga par­te dei media e degli espo­nen­ti poli­ti­ci ita­lia­ni — non è che una con­se­guen­za del raz­zi­smo siste­mi­co che si infil­tra in ogni ambi­to del­la nostra vita e in meri­to al qua­le, in Ita­lia, non è anco­ra sta­to avvia­to alcun dibat­ti­to collettivo.

La nar­ra­zio­ne main­stream ten­de dun­que ad ali­men­ta­re lo ste­reo­ti­po secon­do il qua­le le per­so­ne “stra­nie­re” sareb­be­ro più incli­ni a com­met­te­re rea­ti e, di con­se­guen­za, meno meri­te­vo­li di rice­ve­re tute­le in un con­te­sto lavo­ra­ti­vo ita­lia­no in cui la dere­go­la­men­ta­zio­ne è all’or­di­ne del gior­no. Inol­tre, sof­fer­mar­si sul back­ground migra­to­rio e sull’associazione a rea­ti com­piu­ti, può cau­sa­re un effet­to di deu­ma­niz­za­zio­ne: quan­te vol­te le noti­zie ven­go­no ripor­ta­te indi­can­do l’autore del rea­to sol­tan­to tra­mi­te la nazionalità?

Que­sto ci spin­ge a non iden­ti­fi­car­lo più come una per­so­na, ma come lo ste­reo­ti­po del­la per­so­na “stra­nie­ra” che com­met­te rea­ti, mol­to radi­ca­to nell’immaginario comu­ne ita­lia­no. Deu­ma­niz­za­re altre per­so­ne è mol­to peri­co­lo­so, per­ché fa sì che la loro sof­fe­ren­za o per­si­no la loro mor­te non abbia alcu­na impor­tan­za, alcun valo­re. Di con­se­guen­za anche i mor­ti sul lavo­ro per­do­no d’importanza quan­do si trat­ta di per­so­ne con back­ground migra­to­rio e la noti­zia pas­sa in secon­do pia­no, come non fos­se­ro, come tut­ti, vit­ti­me di un siste­ma che non met­te la sicu­rez­za del lavo­ra­to­re e la tra­spa­ren­za al pri­mo posto.

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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