Paul Lafargue e il diritto alla pigrizia

Paul Lafargue e il diritto alla pigrizia

L’implementazione del­la cosid­det­ta Intel­li­gen­za Arti­fi­cia­le e i con­ti­nui pro­gres­si nel­la robo­ti­ca e nell’automazione han­no avu­to, tra mol­te altre, la con­se­guen­za di ren­de­re nuo­va­men­te cen­tra­le il dibat­ti­to rela­ti­vo ai rap­por­ti tra avan­za­men­ti tec­no­lo­gi­ci e mon­do del lavo­ro.

Le più recen­ti noti­zie cir­ca l’utilizzo del­la IA da par­te di colos­si come, per esem­pio, SAP, che pre­ve­de la “ristrut­tu­ra­zio­ne” di otto­mi­la posti di lavo­ro, o la paven­ta­ta chiu­su­ra di due sta­bi­li­men­ti da par­te del­la tede­sca ZF, con pos­si­bi­le licen­zia­men­to di dodi­ci­mi­la lavo­ra­to­ri, ci (ri)portano a riflet­te­re, trau­ma­ti­ca­men­te, su que­sti aspet­ti fondamentali.

In realtà i rapporti tra tecnologie e lavoro, tra macchina e lavoratore sono a lungo stati centrali nell’analisi e nella discussione del movimento dei lavoratori e hanno costituito un filo rosso all’interno di quest’ultimo nel corso dei decenni. 

Vi è, in par­ti­co­la­re, un pic­co­lo pam­phlet, trop­po spes­so tra­scu­ra­to e poco ana­liz­za­to, che pone al cen­tro que­sti aspet­ti. Ci rife­ria­mo a Il dirit­to alla pigri­zia di Paul Lafar­gue, gene­ro di Karl Marx ed espo­nen­te del movi­men­to socia­li­sta del XIX secolo.

Nel cor­so di que­sto libel­lo, pub­bli­ca­to nel 1883, Lafar­gue cri­ti­ca con paro­le mol­to dure la lot­ta dei lavo­ra­to­ri per il dirit­to al lavo­ro e la gior­na­ta di otto ore. Benin­te­so, la cri­ti­ca del gene­ro di Marx non veni­va da destra, ben­sì da sini­stra: defi­nen­do l’amore per il lavo­ro come un male che afflig­ge l’uomo in gene­ra­le e la clas­se lavo­ra­tri­ce in par­ti­co­la­re, Lafar­gue affer­ma che le ope­ra­ie e gli ope­rai dovreb­be­ro inve­ce lot­ta­re per il dirit­to alla pigri­zia. 

I con­ti­nui pro­gres­si tec­no­lo­gi­ci e l’automazione, infat­ti, avreb­be­ro reso rea­li­sti­ca la lot­ta per una gior­na­ta lavo­ra­ti­va di quat­tro ore o meno, apren­do le stra­de per una nuo­va età dell’oro rea­liz­za­bi­le solo se l’umanità, libe­ra­ta dal far­del­lo del lavo­ro, aves­se riven­di­ca­to la cen­tra­li­tà del dirit­to alla pigri­zia e al con­se­guen­te uti­liz­zo del mag­gio­re tem­po a dispo­si­zio­ne che andas­se nel­la dire­zio­ne dell’ozio, del ripo­so, del­la sod­di­sfa­zio­ne del­le pro­prie incli­na­zio­ni natu­ra­li e dei talen­ti, eman­ci­pan­do­si quin­di dall’abbruttimento del lavo­ro e da quel­la che, per Lafar­gue, era una ser­vi­tù mascherata.

Sebbene in certi punti troppo utopistico (ma non è forse questo il fascino del pamphlet?), Il diritto alla pigrizia sembra tornare, per diversi aspetti, alla ribalta.

Meri­te­reb­be quin­di di veni­re risco­per­to, oggi più che mai, visti i pro­gres­si tec­no­lo­gi­ci che stia­mo toc­can­do sem­pre più con mano, così come andreb­be­ro risco­per­ti i suoi para­gra­fi più pole­mi­ci e irre­quie­ti che ci spin­go­no a riflet­te­re e a vede­re la pro­fon­di­tà dei cam­bia­men­ti in atto, allo­ra come oggi, for­nen­do­ci stru­men­ti per affi­la­re l’arma più poten­te a nostra dispo­si­zio­ne: il pen­sie­ro cri­ti­co.

Arti­co­lo di Davi­de Galluzzi 

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Scacchiere Storico
Scac­chie­re Sto­ri­co è una asso­cia­zio­ne di ricer­ca e divul­ga­zio­ne storica.

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