Perfect Days, un approccio esistenziale alla quotidianità

Pre­sen­ta­to a Can­nes nel 2023 e vin­ci­to­re del pre­mio al miglior atto­re (Kōji Yaku­sho), Per­fect Days – un omag­gio alle pic­co­le gio­ie del­la vita – è sta­to can­di­da­to all’Oscar come miglior film straniero. 

Quest’ultima pel­li­co­la di Wim Wen­ders ha susci­ta­to tan­te emo­zio­ni e ha fat­to riflet­te­re sul valo­re dell’essenziale del­la quo­ti­dia­ni­tà, al fine di apprez­zar­lo nel­la sua sem­pli­ci­tà, nel­la pos­si­bi­li­tà di cat­tu­ra­re l’es­sen­za di una cit­tà, i suoi rit­mi e l’i­den­ti­tà che può emer­ge­re tra lo spi­ri­to di quel­l’ag­gre­ga­to urba­no e quel­lo dei per­so­nag­gi che vi risie­do­no. Così il regi­sta, nel suo inten­to di coglie­re il Giap­po­ne, le sue armo­nie, il gusto este­ti­co, la cura e la pre­ci­sio­ne, tro­va la sto­ria giap­po­ne­se. Per far­lo, inse­ri­sce la figu­ra uma­na in spa­zi let­te­ral­men­te cir­co­scrit­ti e squa­dra­ti, come evi­den­zia­to dal­l’a­do­zio­ne del for­ma­to 4:3 (anco­ra più limi­ta­to rispet­to all’in­qua­dra­tu­ra tipi­ca dei cellulari).

Con Perfect Days assistiamo a una prospettiva radicalmente diversa rispetto alla routine lavorativa che abbiamo sempre conosciuto e alla consueta omogeneità cinematografica degli ultimi anni. 

Non ci tro­via­mo di fron­te una tra­ma di fan­ta­sia o a una bat­ta­glia su temi socia­li, ma piut­to­sto all’intima esplo­ra­zio­ne del ritrat­to del­la sere­na quo­ti­dia­ni­tà e del­la com­po­sta soli­tu­di­ne di un uomo, che sa di appar­te­ne­re ad un’al­tra epo­ca e che ha fat­to pace con i suoi erro­ri del pas­sa­to, sce­glien­do di eli­mi­na­re il super­fluo e abbrac­cian­do una vita ordi­na­ria. Il pro­ta­go­ni­sta, il ses­san­ten­ne giap­po­ne­se Hira­ya­ma (Kōji Yaku­sho), è un uomo silen­zio­so e con­du­ce un’esistenza essen­zia­le, costrui­ta attor­no a pic­co­li ritua­li quo­ti­dia­ni svol­ti con amo­re e dedizione. 

La sua vita è scan­di­ta da azio­ni che si ripe­to­no, iden­ti­che o qua­si, in un costan­te ritua­le di rou­ti­ne: si sve­glia all’alba, dà un’in­naf­fia­ta alle pian­te che ha sal­va­to dal­la disat­ten­zio­ne cit­ta­di­na, beve il caf­fè fred­do del distri­bu­to­re, men­tre si reca a lavo­ro in mac­chi­na sul­le note dal­la can­zo­ne The Hou­se of the Rising Sun nel­la ver­sio­ne degli Ani­mals, in una Tokyo in cui bat­te il sole.  Suc­ces­si­va­men­te si reca nei par­chi o ai mar­gi­ni del­le stra­de e svol­ge il suo lavo­ro (manua­le – che non pre­ve­de sup­por­ti digi­ta­li – con gesti pre­ci­si ed essen­zia­li): l’addetto alle toilette. 

Duran­te il lavo­ro dimo­stra rispet­to e aper­tu­ra  inte­ra­gen­do con gli altri, anche nel­la pro­po­sta su un fogliet­to di gio­ca­re a tris in for­ma ano­ni­ma; e scor­ge tut­to ciò che lo cir­con­da, dal­le per­so­ne che incon­tra ai luo­ghi che fre­quen­ta; e sor­ri­de, osser­van­do il mon­do, anche se le cose acca­do­no agli altri e lui rima­ne osser­va­to­re defi­la­to. Infi­ne, si impe­gna con cura nel­l’i­gie­ne per­so­na­le dopo quel­la dei bagni altrui, poi tor­na a casa, leg­ge e si met­te a dor­mi­re. E rico­min­cia all’alba.

Tut­ta­via, die­tro que­sta appa­ren­te sem­pli­ci­tà, si cela un intri­ca­to intrec­cio di rela­zio­ni e miste­ri lega­ti al suo pas­sa­to, desti­na­to a emer­ge­re attra­ver­so incon­tri ina­spet­ta­ti. La vita dell’uomo, nono­stan­te la sua pace invi­dia­bi­le, è per­mea­ta da imper­fe­zio­ni e dolo­ri, ma tro­va la sua essen­za nel momen­to pre­sen­te e nel­l’a­bi­li­tà di rico­no­sce­re la bel­lez­za anche negli aspet­ti più sem­pli­ci, seguen­do i prin­ci­pi del­la cul­tu­ra zen appli­ca­bi­li al quotidiano.

Per­ciò, que­ste sue gior­na­te di lavo­ro appa­ren­te­men­te mono­to­ne, sono inve­ce un ritua­le di quie­te ecce­zio­na­le, scan­di­te da rit­mi len­ti, cor­te­sie e pic­co­li gesti di gen­ti­lez­za. Tra una puli­zia e l’al­tra, la sua men­te tro­va rifu­gio nel­la let­tu­ra di un libro o nel­l’a­scol­to di un disco su audiocassetta. 

Infat­ti, ha man­te­nu­to uno sti­le di vita più retró, non anco­ra adat­ta­to alle inno­va­zio­ni moder­ne: ascol­ta musi­ca rock anni Ses­san­ta dal­le audio­cas­set­te, leg­ge libri car­ta­cei, uti­liz­za cel­lu­la­ri pie­ghe­vo­li e – vici­no a una del­le toi­let­te in cui pre­sta ser­vi­zio – in pau­sa pran­zo, men­tre con­su­ma il suo pasto, si fer­ma a osser­va­re le pian­te che lo sovra­sta­no e scat­ta foto con la sua fede­le Olym­pus la luce che fil­tra dal­la chio­ma di un albe­ro del par­co (e che quo­ti­dia­na­men­te cam­bia). Suc­ces­si­va­men­te si occu­pa del­lo svi­lup­po dei rul­li­ni foto­gra­fi­ci, per poi sele­zio­na­re le imma­gi­ni e con­ser­var­le in sca­to­le, pre­ser­van­do così ricordi.

Al con­tra­rio di Hira­ya­ma, Taka­shi, suo gio­va­ne col­le­ga che rico­pre il tur­no pome­ri­dia­no di puli­zia dei bagni, è fuo­ri regi­stro, in quan­to sem­bra appar­te­ne­re a un altro gene­re di film. Infat­ti, il suo tono è quel­lo di un per­so­nag­gio comi­co che potreb­be com­pa­ri­re in un dora­ma, uno degli sce­neg­gia­ti giap­po­ne­si che arric­chi­sce la tra­ma con un toc­co umo­ri­sti­co, il qua­le aggiun­ge un po’ di viva­ci­tà alle scene.

Queste giornate perfette, immerse nella luce che filtra tra le fronde, rivelano la bellezza nascosta nella routine quotidiana. 

Anche il lavo­ro di puli­zia, in teo­ria poco attraen­te, si tra­sfor­ma in un’e­spe­rien­za magni­fi­ca di con­tem­pla­zio­ne. Que­ste toi­let­te sono costrui­te con un occhio al desi­gn e alle vol­te sor­pren­den­te­men­te tec­no­lo­gi­che. Come la toi­let­te tra­spa­ren­te, che diven­ta riflet­ten­te quan­do la por­ta si chiu­de, rive­lan­do la sua imma­co­la­ta bel­lez­za solo quan­do si ria­pre per usci­re; o come quel­le toi­let­te che per­met­to­no, tra­mi­te una con­nes­sio­ne blue­tooth allo smart­pho­ne, di apri­re le por­te sen­za toc­car­le e di sce­glie­re la tona­li­tà del­le luci e la musi­ca di sot­to­fon­do da ascol­ta­re duran­te l’utilizzo.

Insom­ma, non si può di cer­to nega­re che i bagni pub­bli­ci giap­po­ne­si sia­no i più ele­gan­ti del mon­do e, gra­zie al lavo­ro di impie­ga­ti come Hira­ya­ma, anche i più puli­ti e acco­glien­ti. Non a caso, Hira­ya­ma puli­sce i bagni pub­bli­ci con mol­ta dedi­zio­ne al suo lavo­ro, tipi­co del cit­ta­di­no giap­po­ne­se che ha cura e rispet­to degli spa­zi pubblici. 

Que­sto aspet­to è evi­den­zia­to dal regi­sta, in quan­to mira a coin­vol­ge­re gli spet­ta­to­ri nel­l’idea di bene pub­bli­co, alla sua cura e alla pro­fon­da sod­di­sfa­zio­ne deri­van­te dal­la com­bi­na­zio­ne del­la col­ti­va­zio­ne degli inte­res­si cul­tu­ra­li, come la foto­gra­fia ana­lo­gi­ca e la let­tu­ra car­ta­cea, inte­gra­ta armo­nio­sa­men­te a una rou­ti­ne e negli incon­tri casua­li con per­so­ne e luoghi. 


Con­di­vi­di:
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.
About Viviana Genovese 36 Articoli
Studentessa di Lettere Moderne e chiacchierona per natura. La curiosità mi guida verso ciò che mi circonda, e la parola scritta è lo strumento di espressione che preferisco. Nutro uno smisurato amore per i viaggi, il mare e l'arte in tutte le sue forme; ma amo anche esplorare nuovi mondi attraverso letture e film di ogni tipo, immergendomi in diverse realtà e vivendo più vite.

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