Povere Creature!, un inno alla libertà e all’autodeterminazione

Povere Creature!, un inno alla libertà e all'autodeterminazione

Il 25 gen­na­io 2024 è usci­to in tut­te le sale cine­ma­to­gra­fi­che Pove­re Crea­tu­re!, nuo­va pel­li­co­la del regi­sta Yor­gos Lan­thi­mos, vin­ci­tri­ce del Leo­ne d’Oro al Miglior Film all’80ª Mostra Inter­na­zio­na­le d’Arte cine­ma­to­gra­fi­ca di Vene­zia, can­di­da­ta a undi­ci pre­mi Oscar. 

Trat­to dall’omonimo roman­zo del 1992 di Ala­sdair Gray, il film rac­con­ta la sto­ria del­la gio­va­ne Bel­la Bax­ter (Emma Sto­ne). La don­na, incin­ta, ave­va cer­ca­to di sui­ci­dar­si but­tan­do­si da Tower Brid­ge, ma il suo cor­po vie­ne ritro­va­to dal grot­te­sco medi­co God­win Bax­ter (Wil­lem Dafoe), non a caso det­to God, che, per ripor­tar­la in vita, deci­de di tra­pian­tar­le il cer­vel­lo del feto che por­ta­va in grembo. 

Ini­zia così la nuo­va vita di Bel­la, che deve ripar­ti­re da zero, pro­prio come una bam­bi­na, e impa­ra­re a par­la­re, cam­mi­na­re, man­gia­re, osses­si­va­men­te segui­ta e con­trol­la­ta da God e dal suo gio­va­ne assi­sten­te Max McCand­les (Ramy Yous­sef). Il viag­gio di Bel­la comin­cia immer­so nel gri­gio: Bel­la non può usci­re di casa, costret­ta a vive­re sot­to una cam­pa­na di vetro, in un ambien­te estre­ma­men­te protetto. 

God (Wil­liam Dafoe) e Bel­la (Emma Stone)

Cre­scen­do però, in Bel­la mon­ta la curio­si­tà e la voglia di sco­pri­re quel­lo che c’è al di là del­le mura di casa. Il suo per­cor­so allo­ra pro­se­gue, final­men­te al di fuo­ri, accom­pa­gna­ta dall’avvocato liber­ti­no Dun­can Wed­der­burn (Mark Ruf­fa­lo). Ed ecco i colo­ri! Per Bel­la il mon­do ester­no è mera­vi­glio­so, pie­no di cose nuo­ve da sco­pri­re. Fug­gen­do dal­la costri­zio­ne a cui era sta­ta rile­ga­ta Bel­la assa­po­ra la libertà. 

Pro­prio la liber­tà sem­bra esse­re la tema­ti­ca cen­tra­le dell’intera pel­li­co­la. Si è par­la­to mol­tis­si­mo di edu­ca­zio­ne e di eman­ci­pa­zio­ne fem­mi­ni­le in rela­zio­ne a que­sto film ma no, c’è mol­to, mol­to di più. Pri­va del modo di pen­sa­re e di vive­re tipi­co di una socie­tà patriar­ca­le, in cui rego­le, pudo­re e scan­da­li regna­no sovra­ni – oltre all’ignoranza, gra­zie alla qua­le è più sem­pli­ce tene­re sot­to con­trol­lo chiun­que voglia­mo – Bel­la è for­te­men­te libe­ra e con tan­ta voglia di auto­de­ter­mi­nar­si.

Grazie a questa sua libertà e in parte persino innocenza nel modo di vedere le cose, Bella non ha paura di scoprire e di scoprirsi. 

Non a caso il cor­po e il ses­so han­no un ruo­lo cen­tra­le e si potreb­be dire che, anche in que­sto caso, c’è un vero e pro­prio cre­scen­do nel per­cor­so di Bel­la: quan­do sco­pre la “feli­ci­tà” gra­zie alla mastur­ba­zio­ne, le vie­ne subi­to det­to che non è buo­na cosa nel­la socie­tà. Ma a lei non impor­ta per­ché le piace. 

E così pro­se­gue, dan­do­si a “furio­si sob­bal­zi” con Dun­can fino a una tota­le appro­pria­zio­ne del suo cor­po e del­la pos­si­bi­li­tà di poter fare ciò che vuo­le per il pro­prio pia­ce­re per­so­na­le. Ed è mera­vi­glio­so come per Bel­la non ci sia mali­zia, con­tra­ria­men­te al mon­do ester­no che non esi­ta a eti­chet­tar­la, gran­de cli­ché, come una troia.

Bel­la (Emma Sto­ne) e Dun­can (Mark Ruffalo)

Bel­la sfug­ge al con­trol­lo degli uomi­ni, del­la socie­tà e dell’intero siste­ma ed è que­sto che met­te in cri­si il nor­ma­le mec­ca­ni­smo del­le cose, ancor di più quan­do Bel­la ini­zia a leg­ge­re, a uti­liz­za­re voca­bo­li più for­bi­ti e, soprat­tut­to, a entra­re in con­tat­to con altre per­so­ne. Se pri­ma c’era la pau­ra che Bel­la potes­se teme­re il mon­do ester­no, è il mon­do ester­no che inve­ce, nel cor­so del­la tra­ma, ini­zia a teme­re Bella.

Se si potes­se rias­su­me­re il film in una sola sce­na, sareb­be sicu­ra­men­te quel­la del bal­lo. Bel­la vuo­le bal­la­re libe­ra­men­te con le altre per­so­ne, seguen­do la musi­ca, for­se meta­fo­ra del flus­so del­la vita, ma subi­to arri­va chi cer­ca di ripor­tar­la negli sche­mi, Dun­can, facen­do­le segui­re i pas­si tipi­ci del bal­lo di cop­pia, ma Bel­la no. 

Lo ignora, gli sfugge, continua a fare come vuole. 

Emble­ma­ti­ci i colo­ri, i costu­mi, le sce­no­gra­fie e per­si­no le musi­che del film, che accom­pa­gna­no lo spet­ta­to­re nel mera­vi­glio­so mon­do visto dagli occhi di Bel­la. Da sot­to­li­nea­re l’uso stra­te­gi­co del gran­dan­go­lo con effet­to defor­man­te, qua­si come se fos­se l’occhio di chi vede l’altro, diver­so da sé, e vuo­le eser­ci­tar­ci sopra un potere.

Già vin­ci­tri­ce ai Gol­den Glo­bes e Cri­tics’ Choi­ce Awards, si pro­spet­ta gran­de for­tu­na per il film, il regi­sta e il cast per­si­no agli Oscar. Pove­re Crea­tu­re! è un film che scuo­te, fa riflet­te­re e invi­ta a cam­bia­re il pro­prio pun­to di vista. 

Nel­la nostra socie­tà si è abi­tua­ti a giu­di­ca­re chi si com­por­ta in manie­ra diver­sa, non seguen­do le rego­le o le tipi­che con­ven­zio­ni, quel­le pove­re crea­tu­re che non sono in gra­do di com­por­tar­si in manie­ra civi­le. O for­se, chis­sà, avvol­ti – e vin­ti – dagli sche­mi e dal­la rego­la­ri­tà, sia­mo pro­prio noi comu­ni esse­ri uma­ni le Pove­re Creature!

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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