Da rivedere, Il Dottor Stranamore. Ridere della paura

Il Dottor Stranamore. Ridere della paura

In occasione del 60esimo anniversario dall’uscita de Il Dottor Stranamore – ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba.


Nel 1962 il film Loli­ta for­ma una nuo­va cop­pia regi­sta-atto­re, che ha fat­to la sto­ria del cine­ma. Stan­ley Kubrick e Peter Sel­lers con­so­li­da­no que­sta unio­ne lavo­ra­ti­va due anni dopo, nel 1964, con la pel­li­co­la cult per eccel­len­za Il Dot­tor Stra­na­mo­re – ovve­ro: come ho impa­ra­to a non pre­oc­cu­par­mi e ad ama­re la bom­ba, libe­ra­men­te ispi­ra­to dal roman­zo di Peter Geor­ge Il dot­tor Stra­na­mo­re

Kubrick trat­ta argo­men­ti tabù, in una com­me­dia che fa del black humor il suo pun­to di svol­ta e il suo cen­tro, riden­do del­la pau­ra. A par­ti­re dal­la fra­se che pre­do­mi­na nel cor­so del­la pel­li­co­la: «Pea­ce is our pro­fes­sion».

La trama e il genio di Peter Sellers

Duran­te la Guer­ra Fred­da, il gene­ra­le ame­ri­ca­no Jack D. Rip­per, coman­dan­te di una base aerea sta­tu­ni­ten­se, «per­de il boc­ci­no» tra­smet­ten­do ai suoi bom­bar­die­ri stra­te­gi­ci in volo l’ordine ese­cu­ti­vo “R”, cioè il pia­no di attac­co per disin­te­gra­re l’Unione Sovie­ti­ca. 

Il film è divi­so in tre par­ti, in cui l’attore Peter Sel­lers inter­pre­ta i tre pro­ta­go­ni­sti: il pri­mo che si fa cono­sce­re dal pub­bli­co è il colon­nel­lo Man­dra­ke, un uffi­cia­le bri­tan­ni­co del­la Royal Air For­ce, coa­diu­to­re del gene­ra­le Rip­per che sco­pre le azio­ni scon­si­de­ra­te di quest’ultimo e cer­ca di far­lo rin­sa­vi­re dall’ossessione per la minac­cia comu­ni­sta che lo perseguita. 

Il secon­do per­so­nag­gio, che entra in sce­na, è il Pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Mer­kin Muf­fley, che si ritro­va a dover rista­bi­li­re l’ordine per­so con la deci­sio­ne di Rip­per. Così con­vo­ca l’ambasciatore sovie­ti­co Ale­xei De Sade­ski per met­ter­si in con­tat­to con il Pre­si­den­te sovie­ti­co Dmi­trij Kisov, instau­ran­do un dia­lo­go sur­rea­le, cer­can­do di spie­gar­gli che si sono rea­liz­za­te le loro pau­re su «l’ordigno fine di mon­do»: un dispo­si­ti­vo pro­get­ta­to per far esplo­de­re, sen­za pos­si­bi­li­tà di disin­ne­sco, una serie di ordi­gni nuclea­ri rive­sti­ti da Cobal­to Torio G, cau­san­do una piog­gia radioat­ti­va. Ispi­ra­to dal­le teo­rie bel­li­che di Her­man Kahn, che ipo­tiz­zò un siste­ma infor­ma­ti­co in gra­do di col­le­ga­re l’arsenale di Bom­be H e di distrug­ge­re così l’intero pianeta. 

Infine, l’ultimo personaggio, da cui viene tratto il titolo del film, è il Dottor Stranamore, all’anagrafe uno scienziato nazista che, dal secondo dopo guerra, collabora con il governo USA. 

Que­sto per­so­nag­gio è quel­lo più impe­gna­to e dif­fi­ci­le: con lui il nazi­smo,  sep­pur teo­ri­ca­men­te scon­fit­to, divie­ne in pra­ti­ca base fon­dan­te di una par­te del­la poli­ti­ca ame­ri­ca­na duran­te la Guer­ra Fred­da. Tan­to che, pre­so da deli­ri di onni­po­ten­za dopo l’uso dell’ordigno, riu­scen­do ad alzar­si dal­la sedia a rotel­le e a cam­mi­na­re, rivol­to al Pre­si­den­te urla «Mein Füh­rer, io cammino!». 

Per la sua costru­zio­ne, Stan­ley Kubrick si è libe­ra­men­te ispi­ra­to allo scien­zia­to Wer­n­her von Braun, una del­le figu­re prin­ci­pa­li nel­lo svi­lup­po del­la mis­si­li­sti­ca del­la Ger­ma­nia nazi­sta e capo­sti­pi­te del pro­gram­ma spa­zia­le USA.

Peter Sel­lers è riu­sci­to, gra­zie alla sua straor­di­na­ria bra­vu­ra e al  gran­de talen­to tra­sfor­mi­sta che lo han­no con­trad­di­stin­to in ogni suo film, come ne La pan­te­ra rosa o in Hol­ly­wood Par­ty di Bla­ke Edwards, a dona­re al pub­bli­co tre inter­pre­ta­zio­ni magi­stra­li com­ple­ta­men­te diver­se tra loro. L’attore, lascia­to dal regi­sta libe­ro di improv­vi­sa­re, gio­ca in modo magi­stra­le, gra­zie a un lavo­ro ocu­la­to, sul­le diver­se sfu­ma­tu­re dell’inglese: da quel­lo bri­tan­ni­co di Man­dra­ke, all’americano del Pre­si­den­te fino a  quel­lo tede­sco del­lo scien­zia­to, così da ren­de­re più veri i suoi personaggi. 

Il cast comprende, anche, attori di spicco della scena Hollywoodiana del periodo: 

Geor­ge C. Scott, che inter­pre­ta il gene­ra­le Tur­gid­son: pri­mo cri­ti­co dell’azione trop­po paci­fi­sta del Pre­si­den­te, Tur­gid­son gli con­si­glia  di uti­liz­za­re que­sta situa­zio­ne per vincere. 

Il per­so­nag­gio di Scott è quel­lo più eufo­ri­co in meri­to alla  situa­zio­ne e per la pos­si­bi­li­tà che han­no gli USA di uscir­ne vin­ci­to­ri asso­lu­ti dal­la Guer­ra Fred­da, pur pro­van­do a nascon­de­re que­sta sua emo­zio­ne con­ti­nuan­do a masti­ca­re  chewing gum. 

Ster­ling Hay­den, inve­ce, inter­pre­ta il gene­ra­le che «per­de il boc­ci­no» e fa ini­zia­re la sequen­za di even­ti del film, incar­nan­do la volon­tà  dell’opinione pub­bli­ca di  coman­da­re e vin­ce­re sui nemi­ci ester­ni: i sovietici. 

Que­sti ulti­mi non sono pre­sen­ti sul­lo scher­mo, tran­ne che nel per­so­nag­gio inter­pre­ta­to da Peter Bull, ovve­ro l’ambasciatore sovie­ti­co che fa da media­to­re tra i presidenti

La desacralizzazione delle istituzioni e l’inutilità delle masse

I per­so­nag­gi che Kubrick scri­ve e rega­la agli spet­ta­to­ri, por­ta­ti sul gran­de scher­mo da un cast d’eccezione, sono il vero espe­dien­te con cui per­se­gui­re una tota­le desa­cra­liz­za­zio­ne del­le isti­tu­zio­ni e dei ver­ti­ci, sia di quel­le sta­tu­ni­ten­se che di quel­le sovie­ti­che. Una pel­li­co­la che non è solo figlia del suo tem­po, ma anzi è quan­to di più attua­le potreb­be gene­ra­re il cine­ma nel qua­dro geo­po­li­ti­co odierno. 

L’obiettivo di Kubrick è pro­prio quel­lo di cri­ti­ca­re in pri­mo luo­go gli USA, che seguen­do il pen­sie­ro con­te­nu­to ne Il Prin­ci­pe di Nic­co­lò Mac­chia­vel­li, sareb­be­ro dispo­sti a usa­re qual­sia­si meto­do pur di scon­fig­ge­re il nemi­co. In secon­do luo­go, non cer­ca nean­che di elo­gia­re la con­tro­par­te sovie­ti­ca, facen­do­la , inve­ce, appa­ri­re inge­nua ed igno­ran­te  attra­ver­so  la tele­fo­na­ta tra i due pre­si­den­ti e peri­co­lo­sa  nel­le idee e nel­le paro­le di Rip­per e di Turgidson. 

Il Dot­tor Stra­na­mo­re è un film comi­co e poli­ti­co: dimo­stra la visio­ne alte­ra­ta che il bloc­co Ove­st ave­va nei con­fron­ti del  bloc­co Est e vice­ver­sa e in esso tra­spa­re un’enorme sfi­du­cia nel­le mas­se, gra­zie alla tec­ni­ca usa­ta dal regi­sta di non far­le mai appa­ri­re in sce­na. L’idea che tra­spa­re è quel­la di com­ple­ta inu­ti­li­tà del­la mas­sa, che nel 1964 vede la bom­ba ato­mi­ca come uni­ca for­ma di sicu­rez­za sen­za com­pren­der­ne l’effettivo peri­co­lo, così come ave­va pre­det­to Robert Oppenheimer.

Kubrick e la sessualità

La ses­sua­li­tà per Kubrick è un tema che si ripre­sen­ta spes­so e nei modi più diver­si nel­la sua cine­ma­to­gra­fia, basti pen­sa­re a tre film deter­mi­nan­ti per la sua car­rie­ra di Kubrick: Loli­ta del 1962 e Eyes Wide Shut del 1999, entram­bi trat­ti dai roman­zi, rispet­ti­va­men­te, di Vla­di­mir Nabo­kov e Arthur Sch­ni­tz­ler, in cui que­sto tema è affron­ta­to a livel­lo psi­co­lo­gi­co, dove la ses­sua­li­tà diven­ta osses­sio­ne;Aran­cia mec­ca­ni­ca, che al con­tra­rio rac­con­ta una ses­sua­li­tà fisi­ca ed estre­ma­men­te vio­len­ta, fat­ta di stu­pri e tor­tu­re, i qua­li si cer­ca­no di cura­re attra­ver­so modi poco con­ven­zio­na­li. Anche ne Il Dot­tor Stra­na­mo­re è pre­sen­te il tema del­la ses­sua­li­tà tra­spor­ta­to in una dimen­sio­ne di depra­va­zio­ne e maschi­li­smo: la masco­li­ni­tà tos­si­ca dei mili­ta­ri è ridi­co­la in Tur­gid­son e fru­sta­ta in Rip­per. La voglia di guer­ra e la sete di vio­len­za sono gli effet­ti di una ses­sua­li­tà repres­sa

Perché Il Dottor Stranamore è fondamentale per il cinema?

Il Dot­tor Stra­na­mo­re ha rap­pre­sen­ta­to, quin­di, la pri­ma cri­ti­ca alla poli­ti­ca sta­tu­ni­ten­se  e all’uso del­la scien­za in ambi­to bel­li­co. Con que­sta pel­li­co­la, Kubrick ha aper­to e trac­cia­to una nuo­va stra­da per la mag­gior par­te del­la fil­mo­gra­fia anni Ottan­ta che trat­ta­va di temi come la guer­ra e il domi­nio del­le mac­chi­ne sull’umanità, come War­ga­meTer­mi­na­tor.

La cop­pia Kubrick — Sel­lers ha fat­to la sto­ria e il regi­stra ha rea­liz­za­to un film che fa ride­re del­la pau­ra col­let­ti­va e allo stes­so tem­po mira all’ana­li­si sul­la socie­tà per capi­re il suo futu­ro. Sel­lers, inve­ce, ha con­se­gna­to dei per­so­nag­gi straor­di­na­ri che lo han­no reso di dirit­to uno degli atto­ri comi­ci più impor­tan­ti, fino alla sua pre­ma­tu­ra mor­te nel 1980. Un capo­la­vo­ro del­la Set­ti­ma Arte.Un film che par­la del pas­sa­to, del pre­sen­te e for­se del futuro. 

Il mon­do bipo­la­re che sareb­be dovu­to scom­pa­ri­re con il crol­lo del Muro di Ber­li­no nel 1989 e del­la disgre­ga­zio­ne dell’URSS nel 1991 è anco­ra for­te­men­te pre­sen­te, non sono cam­bia­ti gli atto­ri ma solo il loro nome: se pri­ma si com­bat­te­va con­tro l’URSS ades­so si com­bat­te con­tro la Rus­sia, se pri­ma il nemi­co era il sovie­ti­co ades­so è il rus­so e se pri­ma si ave­va pau­ra del comu­ni­smo ades­so sia ha pau­ra del putinismo.

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Cristina Bianchi
Giu­ri­sta pen­ti­ta che si è con­ver­ti­ta a scien­ze poli­ti­che. Mi inte­res­sa mol­to tro­va­re una con­nes­sio­ne tra attua­li­tà e cine­ma, che per­met­ta alle men­ti crea­ti­ve di viag­gia­re attra­ver­so le epo­che e svi­lup­pa­re un pen­sie­ro critico.

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