Giradischi, gli album consigliati di marzo

Giradischi, gli album consigliati di marzo

Il 15 di ogni mese, selezioniamo album per tutti i gusti: Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti.


Where have we been, where we go from here — Friko

I Fri­ko ripor­ta­no sul­la sce­na un modo di fare indie rock estra­me­men­te anni ’90. Den­tro di loro pos­sia­mo sen­ti­re tut­to il fasci­no di quel­le for­ma­zio­ni noi­se pop che alter­na­va­no una for­tis­si­ma sen­si­bi­li­tà melo­di­ca tipi­ca del­le band alter­na­ti­ve di quel perio­do, a distor­sio­ni di ogni tipo. Di que­sto modo di fare musi­ca, i mae­stri asso­lu­ti sono sen­za alcun tipo di dub­bio i Dino­saur Jr; la pro­po­sta dei Fri­ko non è così estre­ma ma si avvi­ci­na mol­to come idea generale. 

I Fri­ko però sono più melan­co­li­ci e abbia­mo mol­ti momen­ti di cal­ma dove si “respi­ra”, come si suo­le dire. I Fri­ko pro­pron­go­no un qual­co­sa che for­se è un po’ figlio del suo tem­po nel com­ples­so ma pro­prio per que­sto man­tie­ne intat­to un cer­to fasci­no, sicu­ra­men­te uno dei pro­get­ti indie rock più inte­res­san­te degli ulti­mi anni.

The great bailout — Moor mother

Moor Mother è una poe­ta e una musi­ci­sta. È un’artista mol­to eclet­ti­ca che ci ha rega­la­to una serie di lavo­ri mol­to ete­ro­ge­nei ma sem­pre acco­mu­na­ti da quel gusto per la spe­ri­men­ta­zio­ne e da una spic­ca­ta sen­si­bi­li­tà poe­ti­ca che ha un lega­me indis­so­lu­bi­le con temi poli­ti­ci e socia­li: difat­ti Moor Mothers è anche un’attivista. 

A que­sto giro ci pro­po­ne un album di musi­ca elet­troa­cu­sti­ca e in cui il sot­to­fon­do ser­ve come tap­pe­to per i suoi com­po­ni­men­ti poe­ti­ci che anche qui toc­ca­no temi cosid­det­ti “con­scious” e temi sto­ri­ci. Se sie­te per­so­ne per cui la musi­ca si deve lega­re neces­sa­ria­men­te a un testo scrit­to Moor Mothers sicu­ra­men­te può fare per voi, il lato musi­ca­le per quan­to cura­to non dice mol­to di nuo­vo ma si con­fi­gu­ra come un buon tap­pe­to per le elu­cu­bra­zio­ni dell’artista. 

Y’Y — Amaro Freitas

L’artista bra­si­lia­no tor­na con un disco mol­to inte­res­san­te. Ama­ro Pre­i­tas è un pia­ni­sta Jazz e in que­sto ulti­mo disco, che a livel­lo com­po­si­ti­va di pre­sen­ta auda­ce esat­ta­men­te come il pre­ce­den­te, dà sfo­go a tut­ta la sua capa­ci­tà crea­ti­va

Y’Y, che viag­gia tra jazz e mini­ma­li­smo, è ovvia­men­te domi­na­to dal pia­no e le com­po­si­zio­ni sem­bra­no riman­da­re a un imma­gi­na­rio natu­ra­li­sti­co e fol­klo­ri­sti­co, con una pun­ta di malin­co­nia che emer­ge in cer­te sezio­ni. Con una dura­ta anche piut­to­sto mode­sta, solo 43 minu­ti, Ama­ro Frei­tas por­ta uno scor­cio mol­to inte­res­san­te sul Jazz con­tem­po­ra­neo

Sicu­ra­men­te meri­te­vo­le di un ascol­to, que­sto nuo­vo disco di Ama­ro Frei­tas mostra come il Bra­si­le da sem­pre sia una real­tà che rie­sce a sfor­na­re arti­sti capa­ci e con uno sti­le peculiare.

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Gabriele Benizio Scotti
Stu­den­te di filo­so­fia, appas­sio­na­to di musi­ca, cine­ma, video­gio­chi e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce scri­ve­re di que­ste tema­ti­che e appro­fon­dir­le il più possibile.

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