Le “Cento domeniche” di Antonio Albanese

Il 23 novem­bre 2023 Anto­nio Alba­ne­se ha pre­sen­ta­to nel­le sale ita­lia­ne il suo ulti­mo film, Cen­to Dome­ni­che, di cui è regi­sta, pro­ta­go­ni­sta e sce­neg­gia­to­re insie­me a Pie­ro Guer­re­ra. I due sono riu­sci­ti a rac­chiu­de­re in un’ora e mez­za un dram­ma socia­le che ha afflit­to l’Italia soprat­tut­to nel decen­nio scor­so, ma che con­ti­nua a rap­pre­sen­ta­re un pro­ble­ma impor­tan­te: le fro­di ban­ca­rie

È un rac­con­to vero­si­mi­le, che met­te al cen­tro dell’opera le dif­fi­col­tà di un uomo comu­ne, l’umiliazione e la dispe­ra­zio­ne a cui va incon­tro quan­do si ritro­va sen­za lavo­ro e sen­za rispar­mi a cau­sa di ingiu­sti­zie sociali.

Anto­nio Riva, il pro­ta­go­ni­sta, è un ope­ra­io di Olgi­na­te. Costret­to alla pen­sio­ne anti­ci­pa­ta per pro­ble­mi eco­no­mi­ci dell’azienda per cui lavo­ra, nel tem­po libe­ro si diver­te ad anda­re al cir­co­lo del pae­se per gio­ca­re a boc­ce con gli ami­ci. Due figu­re fem­mi­ni­li sono al cen­tro del­la sua vita: la mam­ma anzia­na, con cui anco­ra abi­ta a cau­sa del­le pro­prie dif­fi­col­tà eco­no­mi­che e del­la qua­le si pren­de cura, e l’unica figlia, Emilia. 

Fin da quan­do Emi­lia era pic­co­la, Anto­nio sogna­va con lei il gior­no del suo matri­mo­nio, pro­van­do la cam­mi­na­ta fino all’altare. Così, ora che una ormai cre­sciu­ta Emi­lia annun­cia il pro­prio fidan­za­men­to, Anto­nio è pie­no di gio­ia, ed essen­do mol­to lega­to alla tra­di­zio­ne si impe­gna a paga­re da solo il matrimonio. 

A questo punto il film cambia passo. La banca dove Antonio ha depositato i risparmi di una vita e il TFR, secondo i giornali, è sull’orlo del collasso e attua truffe ai danni dei suoi clienti. 

Tra i truf­fa­ti c’è anche lui che, per aver dato fidu­cia al diret­to­re del­la ban­ca, rima­ne schiac­cia­to come mol­ti altri da un mec­ca­ni­smo mos­so dall’alto.

Nel­la scrit­tu­ra di que­sto film Alba­ne­se ha inse­ri­to una par­te di sé. Il regi­sta, come il suo pro­ta­go­ni­sta, è infat­ti nato e cre­sciu­to nel­la cit­ta­di­na di Olgi­na­te, in pro­vin­cia di Lec­co. Dall’età di quat­tor­di­ci anni, fino a quan­do ha ini­zia­to a stu­dia­re e lavo­ra­re in tea­tro a Mila­no, lavo­ra­va a pro­pria vol­ta il tor­nio in un’azienda del­la zona. 

Il titolo Cento Domeniche deriva proprio dalla comunità in cui il regista è cresciuto e in cui gli operai «hanno costruito le loro case in cento domeniche». 

Que­sta fra­se sim­bo­lo ricom­pa­re nel film per tra­mi­te di un ex col­le­ga e ami­co di Riva, por­ta­to d’urgenza in ospe­da­le per un infar­to dovu­to alla situa­zio­ne di vit­ti­ma che anche lui sta vivendo. 

Se il per­so­nag­gio più tra­gi­co inter­pre­ta­to da Alba­ne­se, come da lui stes­so rico­no­sciu­to, è Cet­to La Qua­lun­que, poli­ti­co cala­bre­se pro­ta­go­ni­sta di una tri­lo­gia comi­ca che lo rap­pre­sen­ta in tut­te le sue sfac­cet­ta­tu­re più bece­re di cui «solo il 20% è inven­ta­to», Anto­nio Riva è, inve­ce, il per­so­nag­gio più vero, in quan­to ispi­ra­to dal­la fra­se sim­bo­lo «pote­vo esse­re io». Ciò ha reso inti­mo il lavo­ro di scrit­tu­ra e inter­pre­ta­zio­ne, donan­do allo spet­ta­to­re modi di vive­re, di fare e di sogna­re rea­li e vicini.

Cen­to dome­ni­che è frut­to di una lun­ga ricer­ca sull’argomento, con­dot­ta attra­ver­so la let­tu­ra di libri e cro­na­che ma anche e soprat­tut­to incon­tran­do chi ha subi­to le situa­zio­ni nar­ra­te e chi ha assi­sti­to le vit­ti­me. Un impor­tan­te con­tri­bu­to è sta­to for­ni­to dal­la psi­co­lo­ga volon­ta­ria Emi­lia Lau­gel­li, che, aven­do segui­to la cau­sa e sup­por­ta­to le per­so­ne truf­fa­te dal­le ban­che in Vene­to, ha aiu­ta­to Alba­ne­se e Guer­re­ra a capi­re i mol­te­pli­ci risvol­ti psi­co­lo­gi­ci che que­sto tipo di ingiu­sti­zia può ave­re sul­la vit­ti­ma: per­di­ta di son­no, depres­sio­ne, sen­ti­men­to di ver­go­gna, iso­la­men­to volontario. 

Alba­ne­se è riu­sci­to a scri­ve­re e diri­ge­re un film rivo­lu­zio­na­rio: cam­bia la pro­spet­ti­va, non con­se­gna allo spet­ta­to­re il soli­to film sul­le fro­di fisca­li dal pun­to di vista di chi le attua, nar­ra­zio­ne tipi­ca di alcu­ne cele­bri pel­li­co­le hol­ly­woo­dia­ne. Pone inve­ce l’accento su chi subi­sce que­sti rea­ti, e in par­ti­co­la­re rac­con­ta di un pre­sen­te tra­di­zio­na­le, fat­to di one­stà e valo­ri mora­li, che vie­ne intac­ca­to dal­la moder­ni­tà e da un dop­pio tra­di­men­to per­pe­tua­to dagli impie­ga­ti del­la banca. 

La pellicola si trasforma in un film necessario, che getta luce sul mondo dei più deboli. 

La per­fet­ta rap­pre­sen­ta­zio­ne di un uomo nor­ma­le che vive una vita nor­ma­le, ma che a un cer­to pun­to vie­ne tra­vol­to da una for­za più poten­te di lui a cui cede pia­no pia­no. Da quel momen­to fati­ca a dor­mi­re, ini­zia a fre­quen­ta­re cen­tri di soste­gno psi­co­lo­gi­co e si rifiu­ta di vede­re la figlia, che pro­va ad aiu­tar­lo. Anto­nio Alba­ne­se con­du­ce il suo per­so­nag­gio sem­pre più in pro­fon­di­tà ver­so l’abisso di un uomo, di un lavo­ra­to­re e di un padre rima­sto nudo, sen­za dife­se, sen­za futu­ro per lui e per chi gli è più caro, che si sen­te per­so, ina­de­gua­to e umiliato. 

Alba­ne­se e Guer­re­ra sono riu­sci­ti a costrui­re per­so­nag­gi qua­si per­fet­ti nel­le loro imper­fe­zio­ni di esse­ri uma­ni, nel­le loro vite fat­te di alti e bas­si. Un film dram­ma­ti­co che lascia però tra­spa­ri­re dei momen­ti di comi­ci­tà e di alle­gria, gra­zie al talen­to di Alba­ne­se nel con­fe­ri­re ad ogni suo per­so­nag­gio con­no­ta­zio­ni ambivalenti.

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Cristina Bianchi
Giu­ri­sta pen­ti­ta che si è con­ver­ti­ta a scien­ze poli­ti­che. Mi inte­res­sa mol­to tro­va­re una con­nes­sio­ne tra attua­li­tà e cine­ma, che per­met­ta alle men­ti crea­ti­ve di viag­gia­re attra­ver­so le epo­che e svi­lup­pa­re un pen­sie­ro critico.

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