Legge bavaglio o legge inutile?

Il 10 mar­zo è entra­ta in vigo­re la leg­ge dele­ga 21 feb­bra­io 2024 n. 15, in cui figu­ra l’articolo 4, ribat­tez­za­to da alcu­ni espo­nen­ti poli­ti­ci e da par­te del­la stam­pa come leg­ge bava­glio. Il gover­no dovrà tra­dur­re entro 6 mesi que­sta leg­ge in un decre­to legi­sla­ti­vo, che si inse­ri­rà nell’articolo 114 del codi­ce di pro­ce­du­ra pena­le sul «divie­to di pub­bli­ca­zio­ne di atti ed imma­gi­ni». In sostan­za quest’articolo san­ci­sce «il divie­to di pub­bli­ca­zio­ne inte­gra­le o per estrat­to del testo del­l’or­di­nan­za di custo­dia cau­te­la­re fin­ché non sia­no con­clu­se le inda­gi­ni pre­li­mi­na­ri ovve­ro fino al ter­mi­ne del­l’u­dien­za pre­li­mi­na­re». I gior­na­li­sti non potran­no più ripor­ta­re alla let­te­ra il con­te­nu­to dell’ordinanza, ma potran­no far­ne una sin­te­si. Que­sta modi­fi­ca ribal­ta com­ple­ta­men­te la rifor­ma Orlan­do del 2017, che ave­va reso pub­bli­ca­bi­li le ordi­nan­ze di custo­dia cautelare. 

L’articolo si inserisce nella Direttiva n.2016/343/UE:

in que­st’ul­ti­ma, l’Unione Euro­pea richie­de­va agli Sta­ti mem­bri alcu­ne misu­re comu­ni con­cer­nen­ti la pre­sun­zio­ne d’innocenza dell’imputato, ed il dirit­to di pre­sen­zia­re al pro­ces­so nei pro­ce­di­men­ti pena­li. In par­ti­co­la­re, gli arti­co­li 3 e 4 del­la diret­ti­va, rimar­ca­va­no la neces­si­tà di evi­ta­re la «pre­sen­ta­zio­ne» in pub­bli­co dell’imputato come col­pe­vo­le

Diret­ti­va su cui Enri­co Costa, depu­ta­to di Azio­ne ed ex for­zi­sta, ha pro­po­sto l’emendamento discus­so ed appro­va­to in Par­la­men­to il 19 dicem­bre scor­so, con il favo­re del­la mag­gio­ran­za spal­leg­gia­ta per l’occasione da Azio­ne ed Ita­lia Viva, e l’opposizione con­tra­ria. La deci­sio­ne ha gene­ra­to divi­sio­ni non solo tra i mem­bri del Par­la­men­to, ma anche all’in­ter­no del­la stam­pa, tra chi sostie­ne sia una misu­ra equi­li­bra­ta vol­ta al garan­ti­smo e chi l’annovera come una restri­zio­ne del dirit­to di cro­na­ca.

Enri­co Costa ha par­la­to di fine del­lo «sput­ta­na­men­to media­ti­co» degli inda­ga­ti, come dichia­ra­to in un’intervista a Repub­bli­ca il 20 dicem­bre scor­so. Costa fa rife­ri­men­to al pos­si­bi­le dan­no mora­le cau­sa­to dal­la pub­bli­ca­zio­ne inte­gra­le del­le ordi­nan­ze, che può far per­ce­pi­re all’opinione pub­bli­ca i diret­ti inte­res­sa­ti come col­pe­vo­li, ancor pri­ma che la giu­sti­zia si sia pro­nun­cia­ta. Nel­le paro­le di Costa emer­ge una con­ce­zio­ne del­la stam­pa spe­cu­la­tri­ce che, pur di ven­de­re copie, è dispo­sta a dar in pasto ai let­to­ri det­ta­gli che potreb­be­ro met­te­re a repen­ta­glio la repu­ta­zio­ne degli impu­ta­ti. Que­sto com­por­te­reb­be una diver­gen­za dal ruo­lo garan­ti­sta del­la giustizia. 

Palazzo Chigi ha sostenuto di buon grado la proposta del deputato di Azione, partito che, pur essendo all’opposizione, spesso ha una linea comune con l’esecutivo in tema giustizia. 

Melo­ni, infat­ti, ha dichia­ra­to che l’emendamento rap­pre­sen­ta una nor­ma equi­li­bra­ta. Per il for­zi­sta Zanet­tin si trat­ta di una leg­ge «di buon sen­so e di civil­tà giu­ri­di­ca», sot­to­li­nean­do come sarà un’occasione per i bra­vi gior­na­li­sti di distin­guer­si con le loro capa­ci­tà di sin­te­si e rie­la­bo­ra­zio­ne, anzi­ché fare affi­da­men­to ad un più ozio­so copia-incolla. 

Una­ni­me la rispo­sta del­le prin­ci­pa­li oppo­si­zio­ni, Pd e M5S. Schlein ha dichia­ra­to che la Melo­ni vuo­le «oscu­ra­re» le ordi­nan­ze di custo­dia, pri­van­do i cit­ta­di­ni del dirit­to di sape­re. Il depu­ta­to del M5S De Raho, ex pro­cu­ra­to­re anti­ma­fia, ha dichia­ra­to che la pre­sun­zio­ne d’innocenza è tute­la­ta, in quan­to l’ordinanza di custo­dia cau­te­la­re si basi sugli indi­zi e non sul­la col­pe­vo­lez­za. In più ha incal­za­to affer­man­do che quest’emendamento vio­la il dirit­to all’informazione e sve­la la giu­sti­zia clas­si­sta del gover­no, vol­ta a pro­teg­ge­re mafio­si e corrotti. 

Divi­so inve­ce il mon­do del­la stam­pa. Diver­si quo­ti­dia­ni nazio­na­li come Repub­bli­ca e il Fat­to Quo­ti­dia­no si sono schie­ra­ti con­tro l’emendamento, men­tre altri come Il Foglio e Il Rifor­mi­sta sosten­go­no non ci sia nes­sun bava­glio alla stam­pa, ma più tute­le per i cit­ta­di­ni che non rischia­no la gogna media­ti­ca. L’azione più con­cre­ta di dis­sen­so nasce però dal­la peti­zio­ne, che ha rac­col­to 50mila fir­me, in cui si chie­de che l’UE inter­ven­ga con­tro tut­te le nor­me bava­glio alla stam­pa. Tra i pro­mo­to­ri dell’iniziativa figu­ra­no la Fnsi, Legam­bien­te, Libe­ra, Cgil e tan­te altre orga­niz­za­zio­ni. Tra i fir­ma­ta­ri anche vol­ti noti ed auto­re­vo­li del gior­na­li­smo d’inchiesta come Sig­fri­do Ranuc­ci, Cor­ra­do For­mi­gli e Peter Gomez. Mol­ti espo­nen­ti anche del­la sini­stra ita­lia­na, come Elly Schlein, Nico­la Fran­to­ian­ni ed Ange­lo Bonelli. 

La matassa però è più difficile da sbrogliare di quanto etichette come “sputtanamento mediatico” e “bavaglio” alla stampa lascino intendere.

Innan­zi­tut­to, la diret­ti­va euro­pea sul­la pre­sun­zio­ne d’innocenza non è rivol­ta diret­ta­men­te alla stam­pa. Essa pre­scri­ve che «Gli Sta­ti mem­bri adot­ti­no le misu­re neces­sa­rie per garan­ti­re che, fino a quan­do la col­pe­vo­lez­za di un inda­ga­to o impu­ta­to non sia sta­ta legal­men­te pro­va­ta, le dichia­ra­zio­ni pub­bli­che rila­scia­te da auto­ri­tà pub­bli­che e le deci­sio­ni giu­di­zia­rie diver­se da quel­le sul­la col­pe­vo­lez­za non pre­sen­ti­no la per­so­na come colpevole». 

La diret­ti­va, quin­di, non ha come desti­na­ta­ri i media, ma le auto­ri­tà pub­bli­che, che fin tan­to che non vi sia pro­va di col­pe­vo­lez­za, non devo­no far per­ce­pi­re l’imputato come col­pe­vo­le. Di con­se­guen­za, sor­ge la doman­da riguar­do a quan­to l’emendamento Costa, esclu­si­va­men­te rivol­to alla stam­pa, fac­cia par­te del­le fina­li­tà di tale diret­ti­va.

Inol­tre, alla luce di una pre­sun­ta mag­gior tute­la del­la riser­va­tez­za e dell’onorabilità dell’imputato, potreb­be venir meno la tra­spa­ren­za nei con­fron­ti dei cit­ta­di­ni. Que­sto riguar­de­reb­be soprat­tut­to casi che coin­vol­go­no i “col­let­ti bian­chi”, come poli­ti­ci e per­so­ne che rico­pro­no inca­ri­chi isti­tu­zio­na­li, o comun­que rile­van­ti per l’interesse pub­bli­co, come il caso Ver­di­ni di cui abbia­mo già par­la­to su Vul­ca­no.

Ma non solo, basti pen­sa­re al fem­mi­ni­ci­dio di Giu­lia Cec­chet­tin. La rico­stru­zio­ne det­ta­glia­ta del­la fuga di Turet­ta ha avu­to una for­te riso­nan­za media­ti­ca, il che ha smos­so le coscien­ze (si spe­ra) di tut­ti, ponen­do le basi per una rifles­sio­ne col­let­ti­va riguar­do alla que­stio­ne dei fem­mi­ni­ci­di in Ita­lia. Se le infor­ma­zio­ni fos­se­ro arri­va­te tra­mi­te “rias­sun­ti­ni”, non solo non ci sareb­be sta­to lo stes­so segui­to media­ti­co, ma si sareb­be pro­fi­la­to il rischio che si per­des­se tra­spa­ren­za ed ogget­ti­vi­tà nel descri­ve­re ciò che è successo. 

E riguardo all’oggettività si cela l’ultimo interrogativo, che più che un dubbio sembra un autentico cortocircuito. 

Come sol­le­va­to dal giu­ri­sta Gior­gio Span­gher, la pub­bli­ca­zio­ne inte­gra­le dell’ordinanza di custo­dia cau­te­la­re è pro­pria­men­te ciò che tute­la di più l’imputato. Infat­ti, venen­do ripor­ta­ta testual­men­te paro­la per paro­la, l’imputato non cadreb­be vit­ti­ma di poten­zia­li distor­sio­ni o para­fra­si acro­ba­ti­che da par­te del gior­na­li­sta. Se l’ordinanza venis­se pub­bli­ca­ta per mez­zo di una sin­te­si, il cri­te­rio di ogget­ti­vi­tà potreb­be veni­re a meno. Potreb­be dun­que acca­de­re che det­ta­gli cru­cia­li ven­ga­no cela­ti al let­to­re, oppu­re il gior­na­li­sta potreb­be far leva su deter­mi­nan­ti pas­sag­gi per ave­re una mag­gio­re eco media­ti­ca. In casi che riguar­da­no poli­ti­ci o fat­ti su cui si può far poli­ti­ca, c’è il rischio che il gior­na­li­sta si fac­cia pren­de­re la mano, tra­sfor­man­do il pez­zo più in un edi­to­ria­le in linea con la testa­ta d’appartenenza, piut­to­sto che in un arti­co­lo di cro­na­ca giu­di­zia­ria. Se sull’ordinanza vigi­la il giu­di­ce, chi vigi­le­rà sull’obbiettività del­le sin­te­si dei giornali? 

In con­clu­sio­ne, la pub­bli­ca­zio­ne inte­gra­le sem­bra esse­re una misu­ra più garan­te di quan­to la sin­te­si aspi­ri ad esse­re. Para­dos­sal­men­te, que­st’ul­ti­ma non solo potreb­be dan­neg­gia­re la col­let­ti­vi­tà, che ver­reb­be infor­ma­ta peg­gio in casi di rile­van­za pub­bli­ca, ma ren­de­reb­be chi è sot­to inchie­sta anco­ra più vul­ne­ra­bi­le. Più che leg­ge bava­glio, sem­bra una leg­ge inu­ti­le.

Andrea Pravato

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