The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.


Super­sex, Sta­gio­ne 1, Net­flix (Mat­teo Rove­re, Fran­ce­sco Car­roz­zi­ni e Fran­ce­sca Maz­zo­le­ni) — Recen­sio­ne di Nina Fresia

Duran­te le inter­vi­ste per pro­muo­ve­re Super­sex, Ales­san­dro Bor­ghi ha rive­la­to che Roc­co Sif­fre­di ha por­ta­to avan­ti il pro­get­to edi­to­ria­le del­la sua auto­bio­gra­fia solo dopo esser­si fat­to pro­met­te­re che l’attore roma­no lo avreb­be inter­pre­ta­to in un’eventuale tra­spo­si­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca. Il por­no divo non ha avu­to dub­bi: Bor­ghi era per­fet­to per rac­con­ta­re la sua storia.

Ed effet­ti­va­men­te ha avu­to ragio­ne: è impos­si­bi­le guar­da­re Super­sex sen­za mera­vi­gliar­si per la capa­ci­tà di Bor­ghi di rac­con­tar­ci un per­so­nag­gio così dif­fi­ci­le. Tra un riu­sci­tis­si­mo accen­to abruz­ze­se e la ripro­du­zio­ne fede­le dell’iconica risa­ta del “re del por­no”, l’attore rie­sce a tra­smet­te­re la per­so­na­li­tà di Roc­co e i suoi dis­si­di inte­rio­ri anche solo con lo sguardo.

Ma è l’intero cast ad esse­re otti­mo: sia le ver­sio­ni più gio­va­ni di Roc­co (Mar­co Fio­re e Saul Nan­ni), sia il fra­tel­la­stro Tom­ma­so (Adria­no Gian­ni­ni) e la moglie Lucia (Jasmi­ne Trin­ca) arric­chi­sco­no la serie che pul­lu­la di per­so­nag­gi tor­men­ta­ti e pie­ni di contraddizioni.

Le set­te pun­ta­te infat­ti riper­cor­ro­no la vita di Sif­fre­di da quan­do è bam­bi­no e giro­va­ga per le stra­de di Orto­na, pas­san­do per l’adolescenza pari­gi­na e la sco­per­ta di un mon­do di cui pre­sto diven­te­rà sovra­no, fino ad arri­va­re al suc­ces­so sen­za pre­ce­den­ti e tut­to ciò che que­sto comporta.

L’altro pro­ta­go­ni­sta indi­scus­so del­la seria, ça va sans dire, è il ses­so. Aleg­gia nell’aria in ogni sce­na, in modo leg­ge­ro e laten­te oppu­re pre­po­ten­te­men­te pale­se. Per Roc­co il ses­so è tan­te cose: un modo per sen­tir­si libe­ro, per sfo­gar­si, rara­men­te per espri­me­re amo­re, oppu­re sem­pli­ce­men­te per gua­da­gnar­si da vive­re. È un rap­por­to che cam­bia, si evol­ve, ma non si inter­rom­pe mai.


One Day, Mini­se­rie, Net­flix (Nico­le Tay­lor) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

È il 15 luglio 1988. Emma Mor­ley (Ambi­ka Mod) si è appe­na lau­rea­ta all’Università di Edim­bur­go e duran­te la festa di lau­rea cono­sce Dex­ter May­hew (Leo Woo­dall). Tra i due scat­ta subi­to una gran­de chi­mi­ca e pas­sa­no insie­me la not­te, scam­bian­do­si qual­che effu­sio­ne, ma nul­la di più. La mat­ti­na dopo però, dopo aver sca­la­to Arthur’s Seat, si salu­ta­no, con­vin­ti di non rive­der­si più, ma pro­met­ten­do­si lo stes­so di rima­ne­re in contatto.

Inve­ce, ogni 15 luglio degli anni suc­ces­si­vi, si rive­dran­no o acca­drà qual­co­sa di signi­fi­ca­ti­vo nel­le loro vite. Emma, dopo un perio­do di lavo­ro come came­rie­ra a Lon­dra, rie­sce ad ave­re suc­ces­so nel mon­do del­la scrit­tu­ra; Dex­ter ten­ta inve­ce la for­tu­na come con­dut­to­re tele­vi­si­vo sep­pur non com­ple­ta­men­te soddisfatto.

Emma e Dex­ter sono gran­di ami­ci, ma è evi­den­te fin da subi­to che a legar­li è un sen­ti­men­to mol­to più pro­fon­do. Entram­bi avran­no altre rela­zio­ni nel cor­so degli anni, Dex­ter diven­te­rà per­si­no papà, ma nel momen­to del biso­gno ci saran­no sem­pre l’uno per l’altra e il desti­no li leghe­rà per sempre.

One Day non ha biso­gno di mol­te pre­sen­ta­zio­ni: il roman­zo di David Nicholls, edi­to da Neri Poz­za con il tito­lo ita­lia­no Un gior­no ha avu­to gran­dis­si­mo suc­ces­so, e lo stes­so vale per l’omonimo film con pro­ta­go­ni­sti Anne Hatha­way e Jim Sturgess.

Per le per­so­ne più scet­ti­che, non aman­ti dei rema­ke, sia­te pron­ti a ricre­der­vi… in quat­tor­di­ci epi­so­di la serie vi farà dav­ve­ro cam­bia­re idea. I due atto­ri pro­ta­go­ni­sti han­no un’alchimia inne­ga­bi­le e ven­go­no appro­fon­di­ti più aspet­ti del roman­zo rispet­to alla tra­spo­si­zio­ne cinematografica.

One Day rac­con­ta una mera­vi­glio­sa sto­ria d’amore, ma è anche la sto­ria di tem­po tra­scor­so che non ver­rà più resti­tui­to. Emma e Dex si sono sem­pre ama­ti, for­se in for­me diver­se. Si potreb­be dire che il loro amo­re è cre­sciu­to insie­me a loro, anzi, for­se la loro sto­ria non sareb­be sta­ta così bel­la se non si fos­se­ro per­si e ritro­va­ti così tan­te vol­te. Entram­bi ave­va­no biso­gno di tro­va­re il loro posto nel mon­do, a livel­lo per­so­na­le, per poi poter vive­re sere­na­men­te un rap­por­to insie­me. Le cir­co­stan­ze poi han­no fat­to si che la loro pos­si­bi­li­tà venis­se inter­rot­ta fin trop­po presto.

Chi amia­mo, se è desti­no, tor­ne­rà sem­pre pri­ma o poi e, nono­stan­te tut­to, rimar­rà in noi per sem­pre (con­si­glio spas­sio­na­to e del tut­to disin­te­res­sa­to: pre­pa­ra­te i fazzoletti).


Haz­bin Hotel, Sta­gio­ne 1, Pri­me Video (Vivien­ne Medra­no) — Recen­sio­ne di Cri­sti­na Bianchi

Char­lie Mor­ning­star, figlia di Lilith e Luci­fe­ro, è la prin­ci­pes­sa dell’Inferno che con Ala­stor, il demo­ne del­la radio riap­par­so da anni di esi­lio volon­ta­rio, e Vag­gie, cini­ca e rea­li­sta fidan­za­ta di Char­lie, costrui­sce l’Hazbin Hotel, così da rea­liz­za­re il suo sogno di per­met­te­re alle ani­me dell’Inferno di redi­mer­si e ascen­de­re in Para­di­so. Que­sto per sal­va­re le copio­se ani­me dei dan­na­ti dell’inferno dal­lo ster­mi­nio annua­le per­pe­tra­to dagli ange­li ster­mi­na­to­ri gui­da­ti da Ada­mo. La pri­ma ani­ma che vuo­le ten­ta­re di redi­mer­si è Angel Dust, un cele­bre por­no atto­re, che ha ven­du­to una par­te del­la sua ani­ma a Valen­ti­no, demo­ne dell’industria del porno. 

Mol­ti altri sono i per­so­nag­gi che si intrec­cia­no con la costru­zio­ne dell’Hazbin Hotel: Husk, Luci­fe­ro, Niff­ty e Sir Pen­tious. E mol­to inte­res­san­ti sono le teo­rie che cir­con­da­no que­sta nuo­va serie tv, che potreb­be diven­ta­re un cult dell’animazione. Vivien­ne Medra­no ha rea­liz­za­to una serie d’animazione che si intrec­cia con il musi­cal, diret­ta ad un pub­bli­co più adul­to, in cui l’umorismo espli­ci­to e sen­za rego­le è cen­tra­le. Dove il Bene e il Male, il Para­di­so e l’Inferno non sono più cate­go­rie fis­se ma ven­go­no ribal­ta­te e usa­te per offrir­ne una visio­ne nuo­va. Per chi tiferete?


Mare Fuo­ri, Sta­gio­ne 4, Rai­Play (Cri­stia­na Fari­na) — Recen­sio­ne di Maria Cattano

L’abbiamo atte­sa, ne abbia­mo par­la­to su ogni social, abbia­mo col­ti­va­to per mesi gran­di spe­ran­ze per la quar­ta sta­gio­ne dell’acclamatissima Mare Fuo­ri. Ne è val­sa la pena? Non c’è una rispo­sta univoca.

Il quar­to capi­to­lo del­la famo­sis­si­ma serie ambien­ta­ta nell’Istituto Peni­ten­zia­rio Mino­ri­le di Napo­li si distac­ca leg­ger­men­te dai pre­ce­den­ti; il focus dei 14 epi­so­di usci­ti nel mese di feb­bra­io è più sul­la cre­sci­ta inte­rio­re e sul­le rela­zio­ni dei per­so­nag­gi, a disca­pi­to del­le intri­ca­te vicen­de per cui sono in car­ce­re e che alcu­ni dei ragaz­zi con­ti­nua­no a segui­re dal­la cel­la. Le tra­me dei cri­mi­ni, le lot­te che agi­ta­no le fami­glie dei dete­nu­ti e i mec­ca­ni­smi del­la camor­ra riman­go­no sul­lo sfon­do; vedia­mo un’esplorazione mol­to più det­ta­glia­ta dei sen­ti­men­ti dei gio­va­ni per­so­nag­gi, il loro desi­de­rio di riscat­to e tal­vol­ta di ven­det­ta, il dolo­re, il sen­so di col­pa, la spe­ran­za e la fero­cia anco­ra radi­ca­ta den­tro di loro. Lo spet­ta­to­re si emo­zio­na seguen­do le sto­rie di suc­ces­so dei pro­ta­go­ni­sti che rie­sco­no ad usci­re da una gab­bia più meta­fo­ri­ca che fisi­ca, è coin­vol­to nel­le sto­rie d’amore che la fan­no da padro­ne nel cor­so dei 14 epi­so­di e pro­va ama­rez­za per chi sce­glie di con­ti­nua­re a per­cor­re­re la stra­da del cri­mi­ne, ma chi si aspet­ta di più è desti­na­to a rima­ne­re irri­me­dia­bil­men­te deluso.

Come le sta­gio­ni che l’hanno pre­ce­du­ta, la quar­ta rie­sce comun­que a tene­re incol­la­ti allo scher­mo, nel­la cli­max di rive­la­zio­ni e col­pi di sce­na che con­trad­di­stin­guo­no la serie, gra­zie anche alle gran­di capa­ci­tà atto­ria­li degli inter­pre­ti sto­ri­ci e di nuo­vi arri­vi azzec­ca­tis­si­mi. Alla fine dell’ultima pun­ta­ta ci si ritro­va a voler schiac­cia­re il tasto “pros­si­mo epi­so­dio”, nono­stan­te mol­te tra­me sem­bri­no ormai esau­ri­te. Non ci resta che atten­de­re il pros­si­mo capi­to­lo di una serie che, vuoi per le vicen­de di una Napo­li oscu­ra, vuoi per le sto­rie dei per­so­nag­gi ormai ama­tis­si­mi, non fini­sce mai di stupire.


Call My Agent — Ita­lia, Sta­gio­ne 2, Sky Serie (Fan­ny Her­re­ro) — recen­sio­ne di Giu­lia Maineri

La CMA è tor­na­ta con una secon­da sta­gio­ne che si pro­spet­ta inte­res­san­te. Le pri­me due pun­ta­te han­no visto come pro­ta­go­ni­sti le due “Vale­rie” del cine­ma ita­lia­no, Goli­no e Tede­schi, e il regi­sta Gabrie­le Muc­ci­no; ci aspet­ta­no Elo­die, Sere­na Ros­si, Sabri­na Impac­cia­to­re e tan­ti altri. 

Il pun­to di for­za del­la serie è sicu­ra­men­te la capa­ci­tà di rac­con­ta­re la real­tà in manie­ra pit­to­ri­ca: gli ospi­ti inter­pre­ta­no una ver­sio­ne di sé stes­si cari­ca­tu­ra­le, espres­sio­ni­sta, ma che affon­da le radi­ci in qual­co­sa di vero. Que­sta com­bi­na­zio­ne vin­cen­te vie­ne cala­ta anco­ra di più nel mon­do real­tà con i nume­ro­si cameo di per­so­nag­gi con­tem­po­ra­nei, come Mat­tia Stan­ga nel­la pri­ma pun­ta­ta di que­sta secon­da stagione. 

Agen­ti e assi­sten­ti stes­si si fan­no por­ta­to­ri di que­sto incro­cio colo­ra­to tra real­tà e inven­zio­ne: han­no carat­te­ri­sti­che mol­to for­ti, a vol­te al limi­te del “tipiz­za­to” — Lea for­tis­si­ma sul lavo­ro ma sfor­tu­na­ta in amo­re, Moni­ca dili­gen­te adu­la­tri­ce del suo capo, Pier­pao­lo sim­pa­ti­co e sfrut­ta­to ami­co del suo supe­rio­re, Gabrie­le dal cuo­re trop­po buo­no che lo por­ta a cac­ciar­si sem­pre nei guai  — ma che non per­do­no di cre­di­bi­li­tà e di poten­za espres­si­va. Que­sto è il risul­ta­to di tan­ti fat­to­ri: un for­mat leg­ge­ro ma inten­so, una nar­ra­zio­ne che lascia spa­zio per tut­ti, sen­za lascia­re per­so­nag­gi poco svi­lup­pa­ti o filo­ni nar­ra­ti­vi abban­do­na­ti e sicu­ra­men­te una gran­de abi­li­tà atto­ria­le del cast, che uni­sce atto­ri al loro esor­dio in audio­vi­si­vo, come Sara Dra­go, Pao­la Burat­to, Fran­ce­sco Rus­so e Kaze, atto­ri con più espe­rien­za, come Sara Laz­za­ro e Miche­le di Mau­ro, per­so­nag­gi sto­ri­ci come Mar­zia Ubal­di e un uomo di spet­ta­co­lo come Mau­ri­zio Lastrico. 

Il moti­vo iro­ni­co e sati­ri­co che avvol­ge il tut­to è la cilie­gi­na sul­la tor­ta: un modo per scher­za­re sul­la pro­fes­sio­ne dell’attore, che è quin­di un ride­re di sè stes­si. Una sor­ta di meta-cine­ma: gli agen­ti sono atto­ri che han­no agen­ti a loro vol­ta, gli atto­ri che par­te­ci­pa­no come gue­st fan­no dei rumours e del­le eti­chet­te che si tro­va­no ricu­ci­ti addos­so dal­la stam­pa e dal­la cri­ti­ca qual­co­sa da indos­sa­re con auto-ironia. 

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
Nina Fresia
Stu­den­tes­sa di scien­ze poli­ti­che, curio­sa per natu­ra, aspi­ran­te gira­mon­do e avi­da let­tri­ce con un debo­le per la sto­ria e la filo­so­fia. Scri­vo per rea­liz­za­re il sogno del­la me bam­bi­na e rac­con­ta­re attra­ver­so i miei occhi quel­lo che scopro.

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