Una NATO senza Stati Uniti d’America

Una NATO senza Stati Uniti d'America

L’Organizzazione del Trat­ta­to dell’Atlantico del Nord (NATO) è una del­le allean­ze mili­ta­ri più ric­ca­men­te strut­tu­ra­te e orga­niz­za­te mai esi­sti­te. Dal 4 apri­le 1949, gior­no del­la fir­ma del Pat­to Atlan­ti­co, ad oggi, è riu­sci­ta ad adat­tar­si ai cam­bia­men­ti glo­ba­li, con un dise­gno stra­te­gi­co che si è ride­fi­ni­to nel tem­po con­for­man­do­si alle muta­zio­ni del siste­ma internazionale.

Però, se da una par­te l’Alleanza si è dimo­stra­ta di gran­de esem­pio per le altre isti­tu­zio­ni inter­na­zio­na­li, gra­zie al cre­di­bi­le muta­men­to di obiet­ti­vi posto al ter­mi­ne del­la Guer­ra Fred­da non­ché alla sua cre­sci­ta in ter­mi­ni di mem­bri, dall’altra ha negli ulti­mi anni occul­ta­to il pro­prio sta­to di cri­si, nel vano ten­ta­ti­vo di supe­rar­la. Que­sto secon­do aspet­to, oggi pre­pon­de­ran­te, fa appa­ri­re la NATO come un’enorme bol­la pron­ta ad esplodere.

Le elezioni statunitensi del 2024 saranno dunque fondamentali per comprendere appieno l’evoluzione dell’alleanza e la conseguente sicurezza dell’Europa.  

La minaccia trumpiana

Avvian­do­si ver­so le ele­zio­ni, che appa­io­no più che mai cru­cia­li per il desti­no del­le futu­re rela­zio­ni inter­na­zio­na­li, Trump non si è trat­te­nu­to dal­lo scuo­te­re le coscien­ze del resto dell’”Occidente”, col fine di spin­ger­lo a un mag­gio­re impe­gno mili­ta­re.

Infat­ti, nono­stan­te la poli­ti­ca este­ra non sia cen­tra­le nel­la com­pe­ti­zio­ne per la pre­si­den­za degli Sta­ti Uni­ti – a risul­ta­re deci­si­ve saran­no infat­ti soprat­tut­to la poli­ti­ca inter­na e, in pri­mis, le dina­mi­che eco­no­mi­che nazio­na­li – essa resta uno stru­men­to cen­tra­le nel dia­lo­go con il resto del mondo. 

È sta­to a trat­ti scioc­can­te per gli euro­pei quan­to il lea­der dei Repub­bli­ca­ni ha dichia­ra­to in un comi­zio a feb­bra­io 2024, inco­rag­gian­do la lea­der­ship rus­sa a fare «tut­to ciò che vuo­le» ai mem­bri del­la NATO, nel caso in cui que­sti non inve­sta­no alme­no il 2% del pro­prio PIL per la dife­sa. Nono­stan­te lamen­te­le di que­sto tipo da par­te del­la lea­der­ship sta­tu­ni­ten­se ver­so gli euro­pei si sia­no già pre­sen­ta­te mol­te­pli­ci vol­te in pas­sa­to, le impli­ca­zio­ni di que­sta dichia­ra­zio­ne dell’ex Pre­si­den­te sono infat­ti una novità.

Le rela­zio­ni tra Euro­pa e Sta­ti Uni­ti, non­ché la tota­li­tà del­le dina­mi­che lega­te alla Guer­ra in Ucrai­na, potreb­be­ro esse­re pesan­te­men­te influen­za­te dal­le posi­zio­ni di Donald Trump ver­so la NATO e la Russia.

Rispet­to al pri­mo, il secon­do man­da­to di Trump rischia di rimuo­ve­re gli USA dal loro ruo­lo di pro­tet­to­re dell’Europa, inco­rag­gian­do la Rus­sia e vani­fi­can­do gli sfor­zi dell’Ucraina attra­ver­so un approc­cio basa­to sull’allon­ta­na­men­to degli Sta­ti Uni­ti dall’Europa, per con­cen­trar­si su  altre aree regio­na­li, in pri­mis l’Indo-Pacifico, con­si­de­ra­to il nuo­vo «epi­cen­tro» glo­ba­le e luo­go di inve­sti­men­ti cre­scen­ti da par­te di Washington.

In que­sto modo, l’Europa fini­reb­be per esse­re iso­la­ta, pri­va di quel­la “super­vi­sio­ne ter­za” che dal 1945 l’ha con­di­zio­na­ta, in una posi­zio­ne di minor con­trol­lo stra­te­gi­co del pro­prio ter­ri­to­rio e del pro­prio ruo­lo nel­la poli­ti­ca internazionale.

A que­sto timo­re se ne affian­ca un secon­do, ad esso stret­ta­men­te lega­to, cioè la pos­si­bi­li­tà che gli USA esca­no dal­la NATO. L’instabilità e l’imprevedibilità di Trump, i con­flit­ti in Ucrai­na e Medio Orien­te, le ten­sio­ni nel Mar Cine­se Meri­dio­na­le, a Tai­wan e nel­la peni­so­la di Corea, i con­tro­ver­si rap­por­ti con lea­ders come Putin, Kim Jong Un e Xi Jin­ping, non­ché un Par­ti­to Repub­bli­ca­no anti-atlan­ti­sta a lui fede­le sareb­be­ro ele­men­ti capa­ci di gui­da­re gli Sta­ti Uni­ti a una deci­sio­ne di que­sto tipo.

Duran­te il pri­mo man­da­to, Trump ave­va già defi­ni­to la NATO «obso­le­ta», ma un con­te­sto euro­peo pri­vo di con­flit­ti arma­ti mag­gio­ri assie­me a pic­co­li accre­sci­men­ti nel­le spe­se difen­si­ve da par­te degli Sta­ti euro­pei ave­va­no con­tri­bui­to a man­te­ne­re la situa­zio­ne sot­to controllo.

In un siste­ma inter­na­zio­na­le come quel­lo attua­le, in rapi­do e pro­fon­do muta­men­to e con impor­tan­ti con­flit­ti aper­ti, l’atteggiamento ambi­guo del pri­mo man­da­to del tycoon ver­so la Rus­sia – basa­to sull’alternanza di momen­ti ami­che­vo­li con Putin da un lato e, dall’altro, sul con­so­li­da­men­to del­le poli­ti­che pre­ce­den­ti di san­zio­ne, per­fi­no invian­do armi leta­li in Ucrai­na, cosa che Oba­ma ave­va rifiu­ta­to di fare – si radi­ca­liz­ze­reb­be in un nuo­vo man­da­to, pre­su­mi­bil­men­te finen­do per favo­ri­re allean­ze a bre­ve ter­mi­ne, per lo più con Pae­si extra-euro­pei, a disca­pi­to del siste­ma difen­si­vo seco­la­re svi­lup­pa­to negli anni con l’Europa.

Tut­to que­sto, affian­cato dal­la nar­ra­zio­ne popo­la­re negli Sta­ti Uni­ti secon­do cui gli allea­ti euro­pei si nascon­de­reb­be­ro die­tro alle spe­se mili­ta­ri di Washing­ton, e con­trap­po­sto a una Fede­ra­zio­ne Rus­sa che si dimo­stra volen­te­ro­sa di distrug­ge­re l’intera archi­tet­tu­ra di sicu­rez­za euro­pea attra­ver­so la guer­ra, gene­re­reb­be un’instabilità che, nel Vec­chio Con­ti­nen­te, non si vede più da ottant’anni in que­sti termini. 

In que­sto, il fat­to che Trump dal 2022 abbia sot­to­va­lu­ta­to la gra­vi­tà dell’aggressione rus­sa in Ucrai­na – descri­ven­do­la come una con­se­guen­za degli erro­ri di Biden – potreb­be pre­fi­gu­ra­re la pos­si­bi­li­tà che, in futu­ro,  gli Sta­ti Uni­ti trum­pia­ni pos­sa­no media­re con Putin accor­di di pace: que­sti però si rive­le­reb­be­ro dan­no­si per l’integrità ucrai­na e, soprat­tut­to, costi­tui­reb­be­ro solo una solu­zio­ne temporanea. 

La risposta europea

Le cri­ti­ci­tà che con­se­gui­reb­be­ro all’abbandono sta­tu­ni­ten­se del­la NATO sono evi­den­ti a tut­ti, seb­be­ne mol­ti lea­ders cer­chi­no di con­ser­va­re l’immagine di un’Europa for­te per non cau­sa­re ecces­si­vi malu­mo­ri nel­le popo­la­zio­ni – si pren­da per esem­pio il Pre­si­den­te fran­ce­se Macron e le sue recen­ti dichia­ra­zio­ni a favo­re dell’invio di trup­pe NATO in suo­lo ucraino. 

Dun­que, la pri­ma rispo­sta alla pos­si­bi­le con­cre­tiz­za­zio­ne del­la minac­cia trum­pia­na è quel­la di bloc­car­la alla sua ori­gi­ne per evi­ta­re che essa si rea­liz­zi, pla­can­do gli ani­mi del­la clas­se diri­gen­te e dei tax-payers sta­tu­ni­ten­si e pro­muo­ven­do una mag­gior coe­sio­ne tra i pae­si NATO.

A que­sto riguar­do, negli ulti­mi mesi si è pro­fi­la­ta la figu­ra di Mark Rut­te, dimis­sio­na­rio pre­mier dei Pae­si Bas­si a capo dell’esecutivo dal 2010, come pos­si­bi­le media­to­re del­la rico­stru­zio­ne dei rap­por­ti USA-NATO. Come descrit­to da un arti­co­lo di Poli­ti­co di feb­bra­io 2024, Mark Rut­te si sta pro­po­nen­do insi­sten­te­men­te come poten­zia­le Segre­ta­rio Gene­ra­le del­la NATO e, in que­sto, sta riscon­tran­do suc­ces­so anche in for­za del suo rap­por­to con Donald Trump: in pas­sa­to, Rut­te si è dimo­stra­to abi­le nel gesti­re il pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se duran­te le discus­sio­ni NATO e, in par­ti­co­la­re, avreb­be svol­to un signi­fi­ca­ti­vo ruo­lo di media­zio­ne duran­te una riu­nio­ne nel 2018, con­vin­cen­do Trump che gli allea­ti NATO stes­se­ro aumen­tan­do le spe­se militari.

Attualmente, Rutte è il favorito per sostituire Jens Stoltenberg come Segretario Generale, in virtù del suo approccio alla politica estera considerato bilanciato e pragmatico, adatto a trattare con leaders come Trump. 

Rut­te ha anche otte­nu­to il soste­gno di diver­si Pae­si mem­bri del­la NATO e sem­bra esse­re il can­di­da­to più adat­to al ruo­lo, essen­do un abi­le diplo­ma­ti­co. Però, va det­to che è tut­to fuor­ché pro­ba­bi­le che, in caso di vit­to­ria di Trump e di con­cre­tiz­za­zio­ne da par­te del­lo sta­tu­ni­ten­se del­le nar­ra­zio­ni por­ta­te avan­ti rela­ti­va­men­te alla NATO, Rut­te e il resto del­la lea­der­ship die­tro alla NATO rie­sca­no a media­re con suc­ces­so e a garan­ti­re la vita dell’alleanza.

Infat­ti, seb­be­ne mol­ti media ne sot­to­li­nei­no l’organizzazione e la cre­sci­ta in ter­mi­ni di mem­bri, in real­tà la NATO è entra­ta da anni in un vor­ti­ce di insta­bi­li­tà, e ne sono la con­tro­pro­va i con­ti­nui cam­bia­men­ti dei con­cet­ti stra­te­gi­ci, cioè gli obiet­ti­vi dell’alleanza.  Dopo il 1967, essi sono sta­ti riscrit­ti nel 1988, poi nel 1991, nel 1999; nel 2002 si fece­ro a Pra­ga del­le con­si­de­ra­zio­ni com­ples­si­ve sugli obiet­ti­vi e nel 2010 si deci­se di ride­fi­ni­re i pro­pri obiet­ti­vi ogni die­ci anni.

Que­sta insta­bi­li­tà alla radi­ce dell’Alleanza è il rifles­so di un siste­ma inter­na­zio­na­le uni­co e dif­fi­ci­le da com­pren­de­re, in cui nem­me­no alle doman­de più basi­la­ri si può dare rispo­sta – basti riflet­te­re sul fat­to che non si può affer­ma­re con cer­tez­za se si viva anco­ra in un con­te­sto uni­po­la­re oppu­re se si sia entra­ti in una real­tà bipo­la­re o anco­ra se ci si sia avvia­ti ver­so una real­tà mul­ti­po­la­re come quel­la pre­ce­den­te al 1945. Per­fi­no il nume­ro di gran­di poten­ze è un’incognita.

Nel­la fra­gi­li­tà gene­ra­le del siste­ma, i con­flit­ti arma­ti diven­ta­no il rifles­so di una cri­si inter­na­zio­na­le sen­za pre­ce­den­ti, lega­ta pro­prio a un sen­so di con­fu­sio­ne e di impos­si­bi­li­tà di agi­re in manie­ra effi­ca­ce.

Oltre alla già cita­ta Ucrai­na, anche la Guer­ra a Gaza rap­pre­sen­ta la con­tro­pro­va di un calo del­le capa­ci­tà euro­pee e occi­den­ta­li, mostran­do come la cre­di­bi­li­tà euro­pea sia irre­ver­si­bil­men­te decli­na­ta.

In que­sto, la dis­so­lu­zio­ne del­la NATO costi­tui­reb­be il col­po fina­le, in gra­do di por­re defi­ni­ti­va­men­te l’Europa in una situa­zio­ne di cri­si di sicurezza imponente.

Il ritorno di un problema di sicurezza europeo

Come già scrit­to, l’uscita degli Sta­ti Uni­ti dall’Alleanza Atlan­ti­ca avreb­be il poten­zia­le per rico­sti­tui­re un pro­ble­ma di sicu­rez­za colos­sa­le, rischian­do di divi­de­re l’Europa tra chi avvie­reb­be una poli­ti­ca di appea­se­ment ver­so le minac­ce all’ordine euro­peo, chi per­se­gui­reb­be una poli­ti­ca di riar­mo acce­le­ra­to e chi, per timo­ri e inte­res­si inter­ni, potreb­be fini­re per affian­car­si a Mosca e alle altre pos­si­bi­li minac­ce per il Vec­chio Con­ti­nen­te, minan­do dall’interno la base del­la sua rete strategico-difensiva.

Inol­tre, visti gli ambi­gui pre­ce­den­ti di Trump nei con­fron­ti del Crem­li­no, è estre­ma­men­te plau­si­bi­le che, per fre­na­re la Guer­ra, sot­to la sua pre­si­den­za Washing­ton pun­te­reb­be al rag­giun­gi­men­to di un accor­do che garan­ti­reb­be con­ces­sio­ni alla Rus­sia, a disca­pi­to del­la sovra­ni­tà dell’Ucraina sul pro­prio ter­ri­to­rio. Inol­tre, se ciò si affian­cas­se alla con­cre­tiz­za­zio­ne del riti­ro del­le trup­pe sta­tu­ni­ten­si dall’Europa, per­met­te­reb­be a Putin di poter usu­frui­re di stru­men­ti di minac­cia effi­ca­ci da usa­re con­tro i Pae­si euro­pei. In que­sto qua­dro, Trump potreb­be chie­de­re agli euro­pei dei paga­men­ti e la ces­sa­zio­ne di rap­por­ti com­mer­cia­li con la Cina in cam­bio del­la pro­te­zio­ne statunitense.

In sintesi, con un secondo mandato Trump, il rapporto che sussiste tra Europa Occidentale e Stati Uniti potrebbe essere danneggiato irreparabilmente.

Come evi­den­zia­to da Forei­gn Affairs, nel mez­zo tra l’ambiguità sta­tu­ni­ten­se e le minac­ce rus­se, l’Europa si tro­ve­reb­be espo­sta ad un accre­sci­men­to di ten­sio­ni e caos. A rischio non ci sareb­be sol­tan­to la «pos­si­bi­le pace per­pe­tua»: per­si­no il com­pro­mes­so di una nuo­va «Cor­ti­na di Fer­ro» potreb­be cede­re il pas­so alla guerra. 

Per­tan­to, con­si­de­ra­ti l’alto livel­lo di ten­sio­ne, la pre­ca­rie­tà del siste­ma inter­na­zio­na­le, l’incapacità degli Sta­ti Uni­ti di assi­cu­rar­si il ruo­lo di pro­tet­to­re del mon­do ambi­to negli anni ’90 e quel­la dell’Europa di man­te­ne­re la sta­bi­li­tà quan­to­me­no nel­la pro­pria area regio­na­le, resta fon­da­men­ta­le man­te­ne­re alta l’attenzione: men­tre la cor­sa alla Casa Bian­ca, che ci accom­pa­gne­rà fino alla fine di que­sto 2024, pro­se­gue, le evo­lu­zio­ni dell’intero con­te­sto appa­io­no oggi del tut­to imprevedibili.

Con­di­vi­di:
Edoardo Fazzini
Sono uno stu­den­te di Scien­ze Inter­na­zio­na­li e Isti­tu­zio­ni Euro­pee pres­so l’Università degli Stu­di di Mila­no, aman­te del­le tema­ti­che geo­po­li­ti­che inter­na­zio­na­li e dell’informazione scientifico-politica.
Pen­so che con­cre­tiz­za­re la mia pas­sio­ne sia qual­co­sa di bel­lo, per­ché di fron­te a cre­scen­ti sfi­de l’informazione deve pro­gre­di­re, e solo cono­scen­do la real­tà e dif­fon­den­do quan­to si appren­de si può imma­gi­na­re un futu­ro migliore.

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