Volare, l’opera prima di Margherita Buy

Volare, l'opera prima di Margherita Buy

Il pas­sag­gio da attri­ce a regi­sta non è sem­pli­ce, soprat­tut­to per una don­na che, abi­tua­ta ad esse­re diret­ta, si tro­va a pas­sa­re dall’altro lato del­la cat­te­dra e a immer­ger­si in un mon­do anco­ra pre­va­len­te­men­te maschi­le. L’ultimo anno ha rega­la­to esem­pi di inco­rag­gia­men­to a tut­te: l’esordio di Micae­la Ramaz­zot­ti con Feli­ci­tà, il feno­me­no Cor­tel­le­si e ora il pri­mo film da regi­sta di Mar­ghe­ri­ta Buy. 

L’esordio più ina­spet­ta­to for­se dei tre, eppu­re Mar­ghe­ri­ta Buy è più che pron­ta a spic­ca­re il volo. La pel­li­co­la e la sto­ria che que­sta rac­con­ta si con­fi­gu­ra­no entram­be come un viag­gio aereo, di cui Buy è pas­seg­ge­ra titu­ban­te e pilo­ta capa­ce e pre­pa­ra­ta allo stes­so tempo. 

I posti dell’aeromobile sono tut­ti pie­ni: il cast è nume­ro­so ed esplo­si­vo. Una splen­di­da Anna Bona­iu­to nel ruo­lo del­la mana­ger di Anna­Bì, Giu­lia Miche­li­ni nel diver­ten­te ruo­lo di Rober­ta, Mas­si­mo de Frank­o­vich nei pan­ni del padre del­la pro­ta­go­ni­sta, Ele­na Sofia Ric­ci, inter­pre­te di una ver­sio­ne snob di sé stes­sa. Un cast di qua­li­tà, che deve esse­re sta­to sicu­ra­men­te più sem­pli­ce da gesti­re di quel­lo che Mar­ghe­ri­ta Buy si era tro­va­ta a diri­ge­re (per fin­ta) in Mia madre, pel­li­co­la di Nan­ni Moretti.

La cri­ti­ca spes­se vol­te sche­da Vola­re come un film che par­la del­la pau­ra di vola­re, ma in real­tà la vera pro­ta­go­ni­sta del film non è la pau­ra, ben­sì la voglia di vola­re. Così si chia­ma il cor­so a cui i pro­ta­go­ni­sti par­te­ci­pa­no per vin­ce­re que­sta loro fobia e que­sto è il moto­re del film, che spin­ge Anna­Bì, inter­pre­ta­ta dal­la stes­sa Mar­ghe­ri­ta Buy, a cam­bia­re. Il cor­so esi­ste vera­men­te, per aiu­ta­re chi lo desi­de­ra a supe­ra­re un’idiosincrasia che soprat­tut­to nel­la socie­tà di oggi è for­te­men­te limitante. 

Del resto, nella pellicola, finzione e realtà si intrecciano continuamente. 

Il gio­co è evi­den­te, a par­ti­re dal­la scel­ta di asse­gna­re il ruo­lo del­la figlia di Mar­ghe­ri­ta a Cate­ri­na De Ange­lis, pri­mo­ge­ni­ta dell’attrice nel­la vita rea­le. De Ange­lis, che ave­va­mo cono­sciu­to come figlia di Ver­do­ne nel­la serie Vita da Car­lo, muo­ve i pri­mi pas­si nel mon­do del cine­ma. L’etichetta di “figlia” che già si è tro­va­ta in fron­te alme­no due vol­te in ambi­to cine­ma­to­gra­fi­co limi­ta un po’ il suo poten­zia­le, ma il suo per­so­nag­gio fun­zio­na. È pro­prio il caso di dir­lo: nes­sun altro avreb­be potu­to esse­re più adat­ta a lei per quel ruolo. 

C’è il dolo­re per la per­di­ta del padre, che si insi­nua nel copio­ne in fase di pro­du­zio­ne, salen­do su un tre­no già in cor­sa. La regi­sta ha infat­ti rac­con­ta­to di non aver ini­zial­men­te pre­vi­sto que­sto epi­so­dio pri­ma di viver­lo per­so­nal­men­te duran­te le ripre­se. In quel momen­to il dolo­re è arri­va­to, ina­spet­ta­to ma insi­sten­te, pre­ten­den­do il suo spa­zio. E in manie­ra tan­to natu­ra­le quan­to è arri­va­to, è entra­to nel film.

C’è il rim­pian­to, rea­le, di chi sen­te di aver per­so del­le espe­rien­ze a cau­sa del­la pau­ra di vola­re. Un sen­ti­men­to di cui ave­va­mo già sen­ti­to par­la­re poco fa, quan­do a San­re­mo, Gior­gia ave­va con­fes­sa­to di aver rifiu­ta­to duet­ti con gran­dis­si­mi nomi del­la musi­ca inter­na­zio­na­le per lo stes­so moti­vo. Que­sto film è la rival­sa, un modo effi­ca­ce per esor­ciz­za­re la pau­ra e model­lar­la a pro­prio pia­ci­men­to, facen­do vira­re il ven­to a pro­prio favo­re. C’è Ele­na Sofia Ric­ci, che non deve fare lo sfor­zo di cam­bia­re nome, ma solo quel­lo di cucir­si addos­so un’aria di supe­rio­ri­tà. Il suo per­so­nag­gio non ha pau­ra di vola­re e coglie al volo l’occasione di reci­ta­re in un film corea­no, che Anna­Bì si lascia sfug­gi­re. L’attrice rac­con­ta la sua ami­ca e col­le­ga sul set, resti­tuen­do­ne un’immagine mol­to diver­sa dal ruo­lo di don­na ansio­sa che Buy spes­so inter­pre­ta. Una per­so­na tran­quil­la, che met­te a pro­prio agio tut­ti e che rie­sce a tira­re fuo­ri il per­so­nag­gio e l’attore allo stes­so tempo.

Volare con Margherita Buy: recensione del film

Come Buy ripe­te­va ai suoi atto­ri in Mia Madre, “l’attore deve sta­re al fian­co del per­so­nag­gio”. E que­sto man­tra si por­ta a com­pi­men­to in Vola­re. 

Accan­to ad Anna­Bì, attri­ce di pro­fes­sio­ne, c’è Mar­ghe­ri­ta Buy, con mol­te pau­re e insi­cu­rez­ze ma altret­tan­te cer­tez­ze che la spin­go­no a miglio­rar­si; accan­to alla figlia di Anna­Bì, c’è Cate­ri­na de Ange­lis, figlia nel­la vita rea­le; accan­to alla figu­ra del­la mana­ger tra­di­tri­ce c’è l’anima paca­ta di Anna Bona­iu­to. Accan­to al par­ruc­chie­re, c’è Gio­van­ni Pic­cio­ni, che più vol­te ha diret­to Buy in film di suc­ces­so, il qua­le com­pa­re in una sola sce­na, ma che insie­me al pro­dut­to­re Mar­co Bel­loc­chio, gio­ca un ruo­lo impor­tan­te sul set. 

Di sas­so­li­ni nel­le scar­pe, Mar­ghe­ri­ta Buy se ne toglie più di uno. C’è infat­ti anche la figu­ra del cri­ti­co cine­ma­to­gra­fi­co, maschio e fru­sta­to, quel­lo che — la regi­sta lo sa già — ha la pen­na avve­le­na­ta pron­ta. Nel film è un uomo di mez­za età più nevro­ti­co sia del­la Buy attri­ce che del­la Buy regi­sta (il che è tut­to dire) che river­sa sugli altri le pro­prie insod­di­sfa­zio­ni personali. 

Lei che spesso si è trovata cucita addosso etichette e alter ego che non la rappresentano — “nevrotica”, “triste”, “indecisa”, questa volta ha dimostrato che il modo migliore per compensare i propri difetti è metterli in mostra, esagerarli, riderci sopra.

Le risa­te non man­ca­no: in sala si ride mol­to, con bat­tu­te intel­li­gen­ti e taglien­ti. “Mam­ma devi tro­var­ti un uomo”, le dice la figlia. “Ma no per­chè, pove­ri­no..”, la rispo­sta, paro­le che fan­no eco al “Tu sei la figlia? pove­ri­na…” con cui uno dei pro­ta­go­ni­sti di Mia madre salu­ta­va la figlia di Buy, nel­la regia di Nan­ni Moret­ti del 2015. Con que­sta autoi­ro­nia, Buy si sve­ste anche di quel­la “timi­dez­za pato­lo­gi­ca” — lei la ha defi­ni­ta così, che si ritro­va addos­so. Addi­ta­ta come “musa discre­ta del cine­ma ita­lia­no”, per la pri­ma vol­ta die­tro la mac­chi­na da pre­sa non nascon­de la sua natu­ra gar­ba­ta, ma ne dimo­stra la com­pa­ti­bi­li­tà con altre mil­le sfac­cet­ta­tu­re che non si pos­so­no ridur­re ad un’etichetta. 

For­se Mar­ghe­ri­ta Buy è l’unica che rie­sce dav­ve­ro a sta­re accan­to ai per­so­nag­gi che inter­pre­ta, quel­la che più di tut­ti e tut­te rie­sce a far con­vi­ve­re sé stes­sa e il per­so­nag­gio nel­lo stes­so cor­po, che sia la la vedo­va dispe­ra­ta de Le fate igno­ran­ti o la com­pa­gna con­fu­sa di Sabri­na Feril­li in Io e lei. E la con­vi­ven­za funziona. 

Insom­ma un bel film ma, come dice la regi­sta da degna inter­pre­te di que­sta sto­ria, “spe­ria­mo non richie­da­no all’estero” per­ché il tre­no è como­do, ma non pro­prio velo­cis­si­mo per arri­va­re in tut­ti i pun­ti dell’Europa…

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Giulia Maineri
Instan­ca­bi­le curio­so­na, ho sem­pre una doman­da sul­la pun­ta del­la lin­gua. Leg­go di tut­to e di tut­ti per capi­re chi sono. Col­ti­vo la pas­sio­ne per la sto­ria del­l’ar­te per capi­re chi sia­mo. Stu­dio fisi­ca per rispon­de­re ai come. Esplo­ro il mon­do in un’esasperata, ma entu­sia­sman­te, ricer­ca dei perché.

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