Del: 3 Marzo 2024 Di: Scacchiere Storico Commenti: 0
World History a scuola. Una riforma necessaria

Da molti anni ormai la scuola è stata investita da una serie di riforme spesso peggiorative delle condizioni di studenti e docenti. Questi cambiamenti introdotti nel sistema scolastico italiano si sono mossi quasi tutti nella direzione di una progressiva aziendalizzazione dell’istruzione, con l’introduzione dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO), ossia l’alternanza scuola-lavoro, con una conseguente e talvolta drastica riduzione delle ore di didattica effettiva. Questo avviene a fronte, peraltro, di nessun intervento del legislatore relativamente alle indicazioni nazionali che, a livello didattico, vincolano l’insegnamento delle discipline a programmi che nel mondo di oggi rivelano tutta la propria problematicità. 

In particolare, per quanto riguarda la Storia, materia di cui ci occupiamo, i programmi proposti nelle aule dei nostri istituti superiori sono quasi sempre gonfi di date, nozioni e concetti, ma estremamente poveri di connessioni fra i fatti e di analisi dei processi storici. 

Chiariamo meglio: da anni ormai i docenti sanno perfettamente che, per come è concepito il programma di Storia, da un lato è necessario ridurre l’insegnamento ad un elenco di avvenimenti e date, e bisogna ritenersi fortunati se gli studenti riusciranno ad orientarsi in quel mare magnum.

Di contro, non si ha mai spazio per l’approfondimento e il lavoro attorno alla «storia delle strutture degli avvenimenti», come la chiamava il grande storico francese Marc Bloch. 

Il risultato di questa situazione è che i docenti, dopo essere partiti durante il primo anno dagli ominidi, riescono a malapena a portare a termine la spiegazione della Seconda Guerra Mondiale (terminata settantanove anni fa!) per la fine del quinto anno. In più, il campo geografico nel quale gli studenti sono costretti a muoversi risulta essere estremamente ridotto: i manuali creano una storia arbitraria e fittizia che muove dalle civiltà antiche del solo bacino del Mediterraneo orientale per poi passare ai greci, ai romani e a una storia tutta europea ed eurocentrica, che si apre al mondo solo dopo il 1492. E anche qui, l’apertura è a un globo dominato dall’uomo bianco europeo, e Americhe, Africa, Asia e Oceania sono studiate soltanto nella misura in cui sono funzionali al racconto della colonizzazione.

Ad ogni modo, per i vertici del sistema scolastico — poltrone spesso occupate da politici con una formazione inadatta al proprio ruolo — non sembra essere un problema che l’insegnamento della materia sia ridotto alla pura Storia evenemenziale, che nemmeno per sbaglio tocca i temi più rilevanti per il presente. Eppure ci sono nuovi – si fa per dire, visto che esistono in alcuni casi da quasi un secolo – approcci alla materia che potrebbero giungere in aiuto del solerte legislatore in una ipotetica riforma delle indicazioni nazionali relative ai programmi. Ma tale legislatore deve essere, con tutta evidenza, troppo occupato con altre questioni e interessi per potersi interrogare sulle necessità della didattica. 

Noi invece vogliamo parlare proprio di questi approcci, e di come potrebbero essere utili alla didattica. 

Stiamo parlando di due scuole di pensiero centrali per qualunque ricercatore che si rispetti: la Storia comparata e la Storia Globale (o World History). 

La Storia comparata è piuttosto affermata in ambito accademico: già Marc Bloch nel 1928 scrive il saggio Storia comparata delle società europee, nel quale ricerca cause comuni a fenomeni storici simili nei diversi sistemi politici, economici e sociali da lui indagati, agendo appunto in ottica comparativa. L’approccio, che era già stato utilizzato da Emile Durkheim ne Le regole del metodo sociologico del 1895 per indagare le varie costanti presenti fra le diverse società umane, diventò un approccio comune, e tanti altri studiosi lo fecero proprio (uno fra tutti Max Weber, nei suoi studi sulle società medievali). 

La Storia Globale costituisce, al contrario, un approccio abbastanza recente. Nato negli anni Ottanta grazie ai lavori di Immanuel Wallerstein, William Hardy McNeill e Patrick Manning, questo approccio pone al centro dei propri interessi di studio la questione dei contatti interculturali all’interno di un continente e fra le diverse società umane secondo una prospettiva, per l’appunto, globale. Rifiutando un atteggiamento eurocentrico e le storiografie strutturate attorno a un singolo sistema nazionale, la Storia Globale pone l’accento sullo studio del sistema-mondo, cioè della fitta rete tra le diverse culture e società che esiste sin dagli albori della vita umana sulla terra.

Ma in che modo questi due approcci alla disciplina possono, oggi, essere d’aiuto ad una riforma della didattica? 

Programmi scolastici riscritti secondo questi principi potrebbero da un lato permettere agli studenti di studiare più società contemporaneamente, in un’ottica comparativa, facendo emergere gli elementi di sincretismo fra le diverse società e quelli di discrepanza, favorendo lo spirito critico e l’apprendimento articolato piuttosto che la passiva acquisizione di nozioni, che di per sé sono utili ma solo se associate ad uno studio dei processi storici che esse vanno a sostanziare. Inoltre, studiare la Storia del sistema mondo, come propone l’approccio di Storia Globale, potrebbe aiutare gli studenti a comprendere come l’Europa non sia, oggi come in passato, il centro del mondo, ma anzi una parte organica di un sistema complessivo che per essere colto in tutta la sua complessità va studiato senza tralasciare nessun aspetto, momento, contesto geografico. 

Naturalmente un approccio di questo tipo sarebbe possibile soltanto riformando l’intero sistema scolastico, in un’ottica interdisciplinare e votata più all’apprendimento e alla formazione che non, come oggi avviene, alla valutazione di una singola prestazione. Il discorso è lungo e complesso, e sarebbe bene approfondirlo in sede politica: un obiettivo che per ora il legislatore, almeno in Italia, non sembra nemmeno volersi porre.

Articolo di Davide Longo

Scacchiere Storico
Scacchiere Storico è una associazione di ricerca e divulgazione storica.

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