Accorciare ed esporre le donne, il maschilismo è un trend?

Accorciare ed esporre le donne, il maschilismo è un trend?

Quan­do è inte­rio­riz­za­ta social­men­te, la miso­gi­nia come un fiu­me car­si­co può affio­ra­re anche incon­sa­pe­vol­men­te: i ter­re­ni più fer­ti­li sono il bia­si­mo pub­bli­co e l’inter­ru­zio­ne ver­ba­le.

Lo scor­so gen­na­io, Vul­ca­no ha affron­ta­to lo sfrut­ta­men­to a fini comi­ci degli ste­reo­ti­pi riguar­dan­ti l’autismo. Fra le altre cose, abbia­mo ana­liz­za­to l’utilizzo di acou­stic (“acu­sti­co”) come rife­ri­men­to indi­ret­to per auti­sti­co, che allo­ra defi­ni­va­mo «già arri­va­to anche in Ita­lia» e oggi sem­pre più dif­fu­so anche nei cir­cui­ti main­stream.

A que­sto pro­po­si­to, è uti­le men­zio­na­re come il divul­ga­to­re lin­gui­sti­co Adam Alek­sic, qual­che set­ti­ma­na dopo la pub­bli­ca­zio­ne del nostro arti­co­lo, abbia trat­ta­to il tema del­la discri­mi­na­zio­ne abi­li­sta nel les­si­co. L’autore cita quel­lo che vie­ne defi­ni­to euphe­mi­sm tread­mill, “tapis-rou­lant degli eufe­mi­smi”: una sor­ta di effet­to domi­no per cui un ter­mi­ne medi­co-psi­chia­tri­co (fra cui si potreb­be anno­ve­ra­re pro­prio auti­sti­co) divie­ne un insul­to e dun­que un tabù, ergo si crea­no degli eufe­mi­smi sosti­tu­ti­vi che a loro vol­ta diven­go­no tabù, e così via. 

Alek­sic par­la di retar­ded (“ritar­da­to”), che è sta­to sosti­tui­to da spe­cial needs child (“bam­bi­no dai biso­gni edu­ca­ti­vi spe­cia­li”), a sua vol­ta oggi usa­to come insul­to. Tra­la­scian­do la stor­pia­tu­ra del­la pri­ma paro­la in restar­ted (“riav­via­to”) su Inter­net, dal mec­ca­ni­smo del tut­to ana­lo­go ad acou­stic, non è dif­fi­ci­le nota­re un “tapis-rou­lant” equi­va­len­te in italiano: 

non solo rispettivamente con parole come ritardato speciale, ma anche il più datato mongolo(ide), poi handicappato e di recente anche le diciture diversamente abile e forse DSA.

Le pro­ble­ma­ti­che abi­li­ste sog­gia­cen­ti al feno­me­no che ana­liz­za­va­mo, tut­ta­via, non risie­de­va­no sol­tan­to nel­le pra­ti­che discri­mi­na­to­rie, ma anche nel repo­st di con­te­nu­ti per­so­na­li altrui a sco­po deni­gra­to­rio. Entram­bi gli ele­men­ti pos­so­no riscon­trar­si in un altro feno­me­no dei social net­work, incar­na­to dall’attività del­lo sta­tu­ni­ten­se Richard Han (qua­si 2 milio­ni su Tik­Tok, ben­ché attual­men­te in discesa).

Il suo for­mat, inti­to­la­to “This you?”, con­si­ste nel­la ricon­di­vi­sio­ne di video altrui, segui­ta da un inter­ven­to di Han che pro­nun­cia le fati­di­che paro­le (“Sei sem­pre tu?” “Sei lo stes­so che…?”), mostran­do poi un altro con­te­nu­to del­la stes­sa per­so­na, che teo­ri­ca­men­te dovreb­be coglier­la in ipo­cri­ta con­trad­di­zio­ne. Banal­men­te, si può trat­ta­re di una ragaz­za che cri­ti­ca deter­mi­na­te scar­pe e poi in real­tà le indos­sa. Non è però sem­pre così semplice.

In mol­ti casi, Han sem­bra aver equi­vo­ca­to video iro­ni­ci o paro­di­ci: erra­re è uma­no e si può anche sup­por­re la buo­na fede del crea­tor, ma pro­prio la sua fal­li­bi­li­tà potreb­be sug­ge­rir­gli la peri­co­lo­si­tà di “espor­re” alla pub­bli­ca gogna del­le per­so­ne così alla cie­ca (come da tem­po argo­men­tia­mo).

C’è da dire che spes­so sono i suoi stes­si spet­ta­to­ri a sot­to­li­nea­re l’erro­re di Han; il con­sen­so non è però sem­pre una­ni­me (con alcu­ni com­men­ta­to­ri che inve­ce gri­da­no alla cul­tu­ra woke), e tal­vol­ta Han insi­ste a cri­ti­ca­re i crea­tor in que­stio­ne, nono­stan­te gli sia sta­ta fat­ta nota­re l’ironia dei loro video.

Que­sta dina­mi­ca, del tut­to ana­lo­ga a quel­la evi­den­zia­ta nel nostro sopra­ci­ta­to arti­co­lo, si riscon­tra ad esem­pio in un video con­tro una ragaz­za che iro­niz­za­va su alcu­ne mode giap­po­ne­si, al qua­le è segui­to, come se nul­la fos­se, un altro video sul­lo stes­so iden­ti­co tema.

Del resto, Han esce dal for­mat che si è pre­fis­sa­to: ormai i suoi video si ridu­co­no spes­so ad attac­chi ad per­so­nam basa­ti sull’aspet­to fisi­co. L’autore ha in effet­ti ini­zia­to la pro­pria car­rie­ra nel 2022 con dei video-meme in cui deri­de­va l’este­ti­ca o le opi­nio­ni “di sini­stra” di altre per­so­ne, per poi pas­sa­re, l’anno seguen­te, alle accu­se di incoe­ren­za (anco­ra basa­te sull’aspetto fisico).

Sono pochi i com­men­ti che lo cri­ti­ca­no quan­do attua del puro fat-sha­ming, leg­ger­men­te di più quan­do dif­fon­de le foto di ragaz­zi­ne poco più che bambine. 

In alcuni casi la gogna giustizialista si spinge a vere e proprie accuse di reati, fra cui il furto (mostrando anche la targa del “sospetto”).

Se sot­to que­sti video qual­che spa­ru­to com­men­to cri­ti­co com­pa­re, in un altro in cui denun­cia un pre­sun­to mole­sta­to­re (mostran­do­ne anche la fidan­za­ta, sen­za neces­si­tà) c’è inve­ce chi appro­va il giu­di­zio basa­to sul­le appa­ren­ze.

L’intento può natu­ral­men­te esse­re con­di­vi­si­bi­le (del resto è lo stes­so Han a sma­sche­ra­re una crea­tor che deni­gra­va l’aspetto altrui sen­za con­sen­so e in modo raz­zi­sta), ma l’autore in que­sti casi agi­sce sen­za alcu­na pro­va.

Come pre­an­nun­cia­to, anche al “This you?” sog­gia­ce for­se una ten­den­za discri­mi­na­to­ria, sta­vol­ta in sen­so miso­gi­no: a par­te le cri­ti­che aprio­ri­sti­che con­tro la chi­rur­gia este­ti­ca o i fil­tri – in sé cir­co­stan­zia­bi­li, ma la cui soglia di tol­le­ran­za non è di cer­to defi­ni­ta col­let­ti­va­men­te dal gene­re maschi­le, come ana­liz­za­va­mo su Mag­ma – secon­do alcu­ni uten­ti Han andreb­be a tar­ge­tiz­za­re spro­por­zio­na­ta­men­te le donne.

È un’accusa giun­ta più vol­te (dal 2023 al 2024) e veri­fi­ca­bi­le nume­ri­ca­men­te: sen­za affi­dar­si cie­ca­men­te a un orwel­lia­no con­ta­to­re quan­ti­ta­ti­vo, un’eventuale for­te spro­por­zio­ne può però for­ni­re un’indicazione di mas­si­ma. È quan­to si riscon­tra ana­liz­zan­do 15 fra i suoi più vec­chi video (17/03–15/07/2023), e altret­tan­ti fra i più recen­ti (10/03–02/04/2024): in entram­bi i casi, il rap­por­to don­ne-uomi­ni è di 12:3. Nei video recen­ti, peral­tro, i tre video sugli uomi­ni sono tut­ti a pro­po­si­to di pre­sun­ti molestatori.

Anche se alcu­ni segua­ci inse­ri­sco­no Han in quell’alveo di crea­tor dedi­ti all’OSINT (inve­sti­ga­zio­ne tra­mi­te dati pub­bli­ci) come Tre­vor Rain­bolt, Tom Davies, Yas­sin En Nai­mi o Kahn Junior, que­sti ulti­mi cura­no mol­to la deon­to­lo­gia riguar­dan­te con­sen­so e dati per­so­na­li, cosa di cui Han non sem­bra inve­ce pre­oc­cu­par­si, assi­cu­ran­do­si di tag­ga­re gli account altrui anche quan­do vie­ne bloccato.

Repost denigratorio di contenuti personali con potenziali venature misogine: è quanto si riscontra anche in un altro format, ben più discusso dalla stampa, ossia quello degli “accorciatori di video”.

Il feno­me­no nasce sem­pre negli USA, nel 2022, dal pro­fi­lo di Alex Yoon (ver­so i 2 milio­ni di segua­ci su Insta­gram, cir­ca il dop­pio su Tik­Tok). I suoi video con­si­sto­no nel­la con­di­vi­sio­ne di con­te­nu­ti di vari crea­tor influen­cer, che soli­ta­men­te rac­con­ta­no sto­rie, inter­rot­ti da Yoon stes­so che taglia cor­to, rive­lan­do il fina­le del­la sto­ria al fine di rispar­mia­re tempo.

Il for­mat di Yoon non par­te da pre­sup­po­sti nega­ti­vi: lui stes­so si defi­ni­sce ADHD-friend­ly. Accor­ce­reb­be quin­di i video per veni­re incon­tro a per­so­ne con un distur­bo da defi­cit dell’attenzione; inol­tre, i video che pole­mi­ca­men­te abbre­via sono spes­so col­pe­vo­li di allun­ga­re di pro­po­si­to i rac­con­ti, in modo da cat­tu­ra­re l’attenzione con tec­ni­che clic­k­bait per otte­ne­re visua­liz­za­zio­ni ad un più alto minu­tag­gio. Si trat­ta di mec­ca­ni­smi simi­li a quel­li del­le pagi­ne che riman­da­no a un link per il video com­ple­to, com­bat­tu­te da un account filip­pi­no.

Del resto, l’influenza dei video bre­vi (tik­tok, reel, short) sul­la capa­ci­tà di con­cen­tra­zio­ne dei più gio­va­ni è al cen­tro di recen­ti stu­di, per quan­to limi­ta­ti (come si riscon­tra nel­le recen­ti cau­te­le euro­pee con­tro la ver­sio­ne lite di Tik­Tok); non è un segre­to che sia­no pro­prio que­sti a far spes­so per­de­re la cogni­zio­ne del tem­po, in quel­lo che è sta­to defi­ni­to zom­bie-scrol­ling infi­ni­te-scrol­ling (e doom-scrol­ling nel caso di noti­zie negative).

Tut­ta­via, si potreb­be soste­ne­re che nel com­bat­te­re que­ste ten­den­ze Yoon non fac­cia qual­co­sa di poi così diver­so, anzi: accor­cia­re i già bre­vi video degli influen­cer dif­fi­cil­men­te alze­rà la nostra soglia dell’attenzione. Inol­tre, la strut­tu­ra del­lo sto­ry­tel­ling e una sua even­tua­le seria­li­tà (il crea­tor con­dan­na espli­ci­ta­men­te chi divi­de i video in “par­te 1” e seguen­ti) non sono neces­sa­ria­men­te un male come for­ma di intrat­te­ni­men­to: era quan­to soste­ne­va a feb­bra­io l’artista e impren­di­to­re Abra­ham Piper.

Curio­sa­men­te, Piper cri­ti­ca l’assenza di tag nei video di que­sto tipo (al con­tra­rio di quan­to acca­de­va con Han) e soprat­tut­to li defi­ni­sce un «inter­rom­pe­re le don­ne». In real­tà, appli­can­do il sopra­ci­ta­to con­ta­to­re (sem­pre in modo non deter­mi­ni­sti­co) Yoon risul­ta accor­cia­re più uomi­ni che don­ne, tan­to nel 2022 quan­to nel 2024.

Le cose cambiano se si guarda ai suoi diversi emuli (anche in Iran).

Il pon­te fra Yoon e l’Italia sem­bra esse­re sta­ta la Fran­cia: lo scor­so gen­na­io è nato l’account Abrè­ge Frè­re (oltre 1 milio­ne di fol­lo­wer su Insta­gram e Tik­Tok); a feb­bra­io il fran­co-ame­ri­ca­no Éros Brous­son ha crea­to Get To The Point Bro (tra­du­zio­ne dell’omologo fran­ce­se: “Taglia cor­to, amico”). 

Se il pri­mo sem­bra aver omo­ge­neiz­za­to il rap­por­to uomi­ni-don­ne (da 3:12 nell’arco 24/01–25/01/2024 a 7:8 nell’arco 14/03–01/04/2024), il secon­do anco­ra resta a 3:12 nel perio­do 13/04–21/04/2024. Entram­bi i casi sono sta­ti trat­ta­ti dal­la stam­pa fran­ce­se: Abrè­ge Frè­re è sta­to accu­sa­to dal­la gior­na­li­sta Chloé Thi­baud di fare man­splai­ning (spie­ga­zio­ne pater­na­li­sta e maschi­li­sta, ma già esi­ste il più cal­zan­te man­ter­rup­ting).

Chloé Thi­baud
© Aman­di­ne Giloux

Al Pari­sien, il crea­tor ha rispo­sto che lo squi­li­brio fos­se dovu­to alla pre­pon­de­ran­za fem­mi­ni­le fra gli influen­cer: se il dato può esse­re plau­si­bi­le, l’implicazione lo è meno, come dimo­stra­to dal­la stes­sa evo­lu­zio­ne dell’autore o dal­lo sto­ri­co di Yoon pri­ma ana­liz­za­to. Abrè­ge Frè­re ha anche attri­bui­to la respon­sa­bi­li­tà del­la miso­gi­nia ai suoi segua­ci, argo­men­ta­zio­ne come in altri casi non del tut­to convincente.

Rag­giun­to da ana­lo­ghe cri­ti­che, Brous­son ha pun­ta­to anch’egli ad alcu­ni fol­lo­wer come miso­gi­ni, ammet­ten­do di aver tal­vol­ta equi­vo­ca­to l’ironia (diver­sa­men­te da Han). Ha comun­que soste­nu­to di non voler­si «sfor­za­re a sce­glie­re gli uomi­ni» per i suoi video.

L’appro­do ita­lia­no è Accor­cia Bro, al seco­lo par­reb­be Rudy: nato a feb­bra­io, il lega­me con i due crea­tor fran­co­fo­ni si evin­ce non solo dal nome, ma anche dal­la comu­ne pra­ti­ca di segna­la­re sem­pre il tem­po “rispar­mia­to” e, alme­no ini­zial­men­te, nel gesto di bere caf­fè da una taz­za – con­di­vi­so con Abrè­ge Frè­re (for­se incon­sa­pe­vol­men­te, ma richia­ma un dif­fu­so meme non pro­prio femminista).

Se alcu­ne del­le sue “vit­ti­me” l’hanno pre­sa sul ride­re, altre l’hanno accu­sa­to di aver effet­tua­to del­le sin­te­si ecces­si­ve e fuor­vian­ti; lo stes­so crea­tor ha pole­mi­ca­men­te accor­cia­to la rispo­sta di un’influen­cer che già ave­va abbre­via­to. Il pod­ca­st Vois.fm gli ha recri­mi­na­to gli stes­si aspet­ti impu­ta­bi­li a Yoon (abbas­sa­men­to del­la soglia d’attenzione) e lui stes­so ha recen­te­men­te soste­nu­to di aver rice­vu­to «minac­ce legali».

Nel caso ita­lia­no, comun­que, il ses­si­smo non sem­bra esse­re un vero e pro­prio tema di dibat­ti­to (con­si­sten­te più nel­le rispo­ste pic­ca­te di chi è sta­to “accor­cia­to”) – fra il 15/03/2024 e il 02/04/2024, il rap­por­to uomi­ni-don­ne si atte­sta­va intor­no al 6:9. Che sia­no mode pas­seg­ge­re desti­na­te a scom­pa­ri­re o evol­ve­re in altri for­mat, come acca­du­to a Han, è anco­ra da vedere.

Con­di­vi­di:
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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