Bambini ucraini deportati in Russia, un crimine silenzioso

Tre­cen­to vol­te le vit­ti­me dell’atten­ta­to dell’ISIS pres­so una gela­te­ria di Bagh­dad nel 2017, che col­pì appo­si­ta­men­te le fami­glie duran­te il Rama­dan.
Cen­to vol­te i bam­bi­ni che han­no per­so la vita a segui­to del bom­bar­da­men­to ame­ri­ca­no sul­la scuo­la ele­men­ta­re di Gor­la, a Mila­no, nel 1944.
Die­ci vol­te i diciot­ten­ni ita­lia­ni che nel 2019 han­no rice­vu­to un bigliet­to Inter­Rail gra­tui­to dall’Unione Euro­pea.
Il dop­pio degli stu­den­ti che nel­la pro­vin­cia di Ber­ga­mo han­no soste­nu­to l’esa­me di ter­za media l’anno scorso.

È la stima del numero di bambini ucraini strappati alle loro famiglie e deportati in Russia, secondo un contatore web approntato dalle autorità di Kyiv.

Qua­si 20.000 mino­ri, per usa­re un ter­mi­ne più ampio e sicu­ro. Meno di 400 sareb­be­ro sta­ti resti­tui­ti ai geni­to­ri. Que­sti alme­no sono quel­li che l’Ufficio Nazio­na­le d’Informazione, crea­to nel 2022 dal gover­no ucrai­no anche a que­sto sco­po, ha potu­to veri­fi­ca­re (come soste­nu­to anche dal­la testa­ta rus­sa indi­pen­den­te Medu­za).

La rea­le enti­tà del feno­me­no è di più dif­fi­ci­le indi­vi­dua­zio­ne, data la dif­fi­col­tà di inda­gi­ni da par­te di ter­zi: a fine 2022 il think thank sta­tu­ni­ten­se ISW (rilan­cia­to dall’organizzazione di bene­fi­cen­za euro­pea ERIC) scri­ve­va che sareb­be sta­ta la stes­sa Rus­sia ad affer­ma­re di aver «eva­cua­to» fino a 150.000 bam­bi­ni ucraini.

Le fon­ti cita­te dall’ISW sono però due cana­li Tele­gram, appar­te­nen­ti rispet­ti­va­men­te all’inviato rus­so Ale­xan­der Kots (plu­ri-san­zio­na­to, nega­zio­ni­sta dei mas­sa­cri a Buča e non sem­pre atten­di­bi­le) e al pro­pa­gan­di­sta rus­so Yuri Kote­nok.
Qual­che mese pri­ma, la testa­ta rus­sa Inter­fax ripor­ta­va un nume­ro alme­no dop­pio, citan­do le paro­le del colon­nel­lo gene­ra­le Mizin­tsev (ex-vice del mini­stro Šoj­gu e coman­dan­te dell’assedio a Mariu­pol, inclu­so il bom­bar­da­men­to di ospe­da­le e tea­tro). Nel 2023, il diplo­ma­ti­co e sena­to­re rus­so Kara­sin ha par­la­to su Tele­gram di 700.000 bam­bi­ni ucrai­ni eva­cua­ti «negli ulti­mi anni».

I metodi con cui questi minori vengono di fatto rapiti sono in realtà vari. 

Mol­ti sono orfa­ni, e poco sem­bra impor­ta­re a Mosca che fos­se­ro già pri­vi di geni­to­ri o che sia sta­to l’esercito rus­so a ren­der­li tali. A fine 2022, Sky News ha rive­la­to di aver avu­to acces­so ai fil­ma­ti del­le tele­ca­me­re di sicu­rez­za di un orfa­no­tro­fio del­la zona occu­pa­ta di Kher­son. Nei video si vedreb­be­ro i mili­ta­ri rus­si (scor­ta­ti dai ser­vi­zi segre­ti, l’FSB) cer­ca­re inva­no i bam­bi­ni, pre­ce­den­te­men­te nasco­sti da alcu­ni con­cit­ta­di­ni a rischio del­le loro vite.

Sem­pre secon­do la testa­ta, in un altro caso (che i sol­da­ti avreb­be­ro impe­di­to di fil­ma­re) l’esercito potreb­be inve­ce esse­re riu­sci­to a por­ta­re via alcu­ni bam­bi­ni fra i tre e i cin­que anni di età.

Come affer­ma­to dal diret­to­re del pri­mo orfa­no­tro­fio, un aspet­to anco­ra più ter­ri­bi­le di que­sta sto­ria è che non tut­ti i mino­ri ospi­ta­ti era­no effet­ti­va­men­te pri­vi di geni­to­ri. In mol­ti casi (il Guar­dian li sti­ma per­si­no al 90%) si trat­ta­va di “orfa­ni socia­li”, ospi­ta­ti in que­ste isti­tu­zio­ni anche solo tem­po­ra­nea­men­te a cau­sa di dif­fi­col­tà eco­no­mi­che o medi­che del­le loro famiglie. 

Que­sto fat­to è sta­to con­fer­ma­to da un report (auto­de­fi­ni­to­si «il reso­con­to pub­bli­co più det­ta­glia­to» sul feno­me­no a feb­bra­io 2023) dell’Università di Yale per il Con­flict Obser­va­to­ry, una ONG nata nel 2022 (ancor­ché pro­get­ta­ta dal gover­no statunitense).

Diver­si geni­to­ri si ritro­va­no dun­que ad aver affi­da­to i pro­pri figli a que­sti isti­tu­ti, con la pro­spet­ti­va di tor­na­re a pren­der­se­ne cura, e da un gior­no all’altro sco­pro­no di aver­li per­si, le loro trac­ce scom­par­se.

Non solo: pos­so­no banal­men­te aver man­da­to i figli a scuo­la; i bam­bi­ni pote­va­no tro­var­si in ospe­da­le, repar­ti neo­na­ta­li inclu­si; i geni­to­ri pos­so­no esse­re sta­ti pre­ven­ti­va­men­te arre­sta­ti, “invi­ta­ti” a fir­ma­re il con­sen­so, o sepa­ra­ti dai loro figli a cau­sa del­la guer­ra. Se non ci sono orfa­ni, insom­ma, l’esercito rus­so li crea; se non li crea, se li inventa.

Come titola il New York Times, «la Russia trasforma i bambini ucraini in bottino di guerra».

In alcu­ni casi dei bam­bi­ni sono sta­ti sepa­ra­ti dai pro­pri geni­to­ri all’interno dei cosid­det­ti “cam­pi di fil­tra­zio­ne” – luo­ghi di deten­zio­ne (e tor­tu­ra) per i cit­ta­di­ni ucrai­ni che devo­no esse­re tra­sfe­ri­ti in Russia.

Tal­vol­ta il tra­sfe­ri­men­to dei mino­ri non è for­mal­men­te coat­to: paren­ti e ami­ci pos­so­no rice­ve­re degli incen­ti­vi eco­no­mi­ci, o i bam­bi­ni pos­so­no esse­re spe­di­ti nei “cam­pi esti­vi” rus­si come estre­mo ten­ta­ti­vo di sal­var­li dal­le bom­be (che la Rus­sia stes­sa sgan­cia, è bene ricor­da­re – è pra­ti­ca­men­te un ricatto).

I rapi­men­ti di mas­sa sono sta­ti testi­mo­nia­ti la pri­ma vol­ta dopo l’invasione su lar­ga sca­la dell’Ucraina, a mar­zo 2022, dopo l’assedio di Mariu­pol; il Con­flict Obser­va­to­ry tut­ta­via li data (in Don­bass) alme­no alle set­ti­ma­ne pre­ce­den­ti l’invasione, men­tre alla Cor­te Euro­pea dei Dirit­ti dell’Uomo (orga­no indi­pen­den­te dall’UE) si è comin­cia­to a discu­te­re di alcu­ni bam­bi­ni “eva­cua­ti” già nel 2014.

L’attenzione rivol­ta a que­sto feno­me­no dal­le orga­niz­za­zio­ni inter­na­zio­na­li (dall’OSCE all’UNHCR) e in par­ti­co­la­re dal­la Cor­te Pena­le Inter­na­zio­na­le ori­gi­na da una doman­da: com’è sta­to pos­si­bi­le far per­de­re le trac­ce di que­sti bam­bi­ni e impe­dir­ne il ricon­giun­gi­men­to familiare?

Trasformando questi rapimenti in adozioni.

Mol­ti san­no che su Putin pen­de un man­da­to di cat­tu­ra da par­te del­la came­ra pre­li­mi­na­re del­la CPI (un tri­bu­na­le indi­pen­den­te dall’ONU), ma pochi ricor­da­no il capo d’accusa, lega­to pro­prio alla «depor­ta­zio­ne ille­ga­le» dei mino­ri ucrai­ni in Rus­sia.

La giu­ri­sdi­zio­ne del­la CPI non si esten­de né in Rus­sia né negli USA , ma il pro­cu­ra­to­re capo (il bri­tan­ni­co Khan) ha rite­nu­to «ragio­ne­vol­men­te cre­di­bi­le» l’ipotesi di cri­mi­ni di guer­ra da par­te di Putin, con espli­ci­to rife­ri­men­to a un arti­co­lo del­lo Sta­tu­to di Roma che par­la di «depor­ta­zio­ne o tra­sfe­ri­men­to di tut­ta o di par­te del­la popo­la­zio­ne del ter­ri­to­rio occu­pa­to all’interno o all’esterno di tale territorio».

Il Pre­si­den­te rus­so non ha rice­vu­to il man­da­to di cat­tu­ra mera­men­te come rap­pre­sen­tan­te del suo Sta­to, ma in pri­ma per­so­na per alme­no un decre­to fir­ma­to a mag­gio del 2022, che faci­li­ta la natu­ra­liz­za­zio­ne come cit­ta­di­ni rus­si dei bam­bi­ni ucrai­ni orfa­ni o sen­za cure, sen­za la neces­si­tà di un loro con­sen­so sot­to i 14 anni.

Que­sta leg­ge rag­giun­ge due sco­pi: da un lato aggi­ra i limi­ti posti dal­la stes­sa legi­sla­zio­ne rus­sa all’adozione di un bam­bi­no stra­nie­ro (che neces­si­te­reb­be altri­men­ti dell’approvazione del­lo Sta­to este­ro); dall’altro osta­co­la il ritor­no in Ucrai­na di que­sti mino­ri, come sot­to­li­nea il sopra­ci­ta­to report di Amne­sty International.

Asso­cia­ted Press ripor­ta inol­tre che è sta­ta crea­to un nume­ro tele­fo­ni­co per met­te­re in con­tat­to i bam­bi­ni depor­ta­ti con le loro poten­zia­li nuo­ve fami­glie rus­se, le qua­li rice­vo­no un com­pen­so (equi­va­len­te a un mas­si­ma­le di 1000 dol­la­ri per bam­bi­no). Spe­cu­lar­men­te, da cir­ca un decen­nio la Rus­sia proi­bi­sce inve­ce l’adozione di suoi cit­ta­di­ni da par­te di fami­glie americane. 

Insie­me a Putin, ha un man­da­to di cat­tu­ra anche Mari­ja L’vova-Belova, Com­mis­sa­ria Fede­ra­le per i Dirit­ti dell’Infanzia, sor­ta di sot­to­se­gre­ta­ria nomi­na­ta dal­lo stes­so Pre­si­den­te. L’ex-senatrice avreb­be super­vi­sio­na­to i rapi­men­ti sin dai pri­mi a Mariu­pol, annun­cian­do su Tele­gram di aver discus­so con la repub­bli­ca sepa­ra­ti­sta di Donec’k la pos­si­bi­li­tà di crea­re una ban­ca dati con i nomi degli orfa­ni locali. 

Nel feb­bra­io di quest’anno, un’indagine tra­mi­te leak coor­di­na­ta dal­la testa­ta mit­te­leu­ro­pea VSqua­re ha rive­la­to che la ricom­pen­sa per L’vova-Belova, per la depor­ta­zio­ne dei bam­bi­ni ucrai­ni, equi­var­reb­be a 420.000 dol­la­ri per il 2024.

La Com­mis­sa­ria è dun­que sta­ta san­zio­na­ta da USA, UE e diver­si Pae­si occi­den­ta­li. Nel miri­no del­le san­zio­ni euro­pee è recen­te­men­te fini­to anche Šaŭ­tsoŭ, Segre­ta­rio Gene­ra­le del­la Cro­ce Ros­sa Bie­lo­rus­sa: secon­do inda­gi­ni per­so­na­li di Le Mon­de e del capo del gover­no ombra dis­si­den­te in esi­lio Latu­sh­ka, oltre 2.000 dei bam­bi­ni ucrai­ni rapi­ti sareb­be­ro sta­ti por­ta­ti in dei cam­pi bie­lo­rus­si.

Nel 2023, Šaŭ­tsoŭ ave­va del resto ammes­so in TV di aver tra­sfe­ri­to quei mino­ri per moti­vi di salu­te. La veri­tà è diver­sa, e spie­ga l’apparente stra­nez­za vei­co­la­ta dai pri­mi para­gra­fi di que­sto arti­co­lo, per cui è la Rus­sia a sti­ma­re più abbon­dan­te­men­te dell’Ucraina il nume­ro di bam­bi­ni che ha rapi­to, e non viceversa. 

Questi trasferimenti fungono innanzitutto da propaganda interna.

Putin avreb­be sal­va­to i mino­ri dai neo­na­zi­sti o dal­le sue stes­se bom­be, con rega­li degni del­la Befa­na fasci­sta e un cor­teo di bam­bi­ni che rin­gra­zia­no l’esercito rus­so. Tra­la­scian­do que­sta pro­pa­gan­da (data­bi­le già al 2014), i bam­bi­ni ucrai­ni ven­go­no anche sot­to­po­sti a un pro­ces­so di rus­si­fi­ca­zio­ne cul­tu­ra­le che ha por­ta­to nel 2023 il Con­si­glio d’Europa (anch’esso sle­ga­to dall’UE) a inqua­dra­re le azio­ni rus­se come geno­ci­dio, su basi lega­li peral­tro ana­lo­ghe a quel­le del­le accu­se for­ma­li con­tro Israe­le all’ONU.

Più o meno men­tre Putin defi­ni­va la Rus­sia vit­ti­ma di can­cel cul­tu­re, infat­ti, i bam­bi­ni ucrai­ni veni­va­no “rie­du­ca­ti” e (stan­do alle auto­ri­tà di Kyiv) l’esercito rus­so avreb­be minac­cia­to alcu­ni geni­to­ri di toglie­re loro la pote­stà geni­to­ria­le se non aves­se­ro iscrit­to i figli al cur­ri­cu­lum rus­so, nel­le scuo­le dei ter­ri­to­ri occu­pa­ti. Secon­do il Con­flict Obser­va­to­ry, i mino­ri ucrai­ni ven­go­no adde­stra­ti mili­tar­men­te, men­tre Hera­sym­chuk (omo­lo­ga ucrai­na di L’vova-Belova) sostie­ne che la Rus­sia stia sele­zio­nan­do quel­li più in salute.

Secon­do le dichia­ra­zio­ni dell’attivista Lisjan­skij (ripor­ta­te solo dall’ONG ZMINA), le fami­glie d’adozione sta­reb­be­ro in alcu­ni casi cam­bian­do anche nome e cogno­me dei bam­bi­ni ucrai­ni. Più l’occupazione pro­se­gue e le acque si mischia­no, più si allon­ta­na la pos­si­bi­li­tà per i geni­to­ri soprav­vis­su­ti di ricon­giun­ger­si con i loro figli deportati. 

Nel frattempo, due anni fa su Rai 3 il professor Orsini diceva di preferire «che i bambini vivano in una dittatura, piuttosto che muoiano sotto le bombe». 

Sor­vo­lan­do sul fat­to che la dit­ta­tu­ra in que­stio­ne è la stes­sa che lan­cia le bom­be (ponen­do dun­que un aut aut, e cui dun­que andreb­be­ro in pri­mis rivol­ti gli appel­li alla ban­die­ra bian­ca che inve­ce il Vati­ca­no riser­va a Kyiv), que­sto è quel­lo che suc­ce­de ai bam­bi­ni quan­do “scel­go­no” la pri­ma del­le opzio­ni di Orsini.

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Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.
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