Bookadvisor, consigli di lettura di aprile

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Un ani­ma­le sel­vag­gio, Joël Dic­ker (La Nave di Teseo) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Gine­vra, 2 luglio 2022. Due ladri met­to­no a segno una rapi­na in una famo­sa gio­iel­le­ria del­la cit­tà. Ven­ti gior­ni pri­ma, Sophie Braun si sta pre­pa­ran­do per festeg­gia­re il suo qua­ran­te­si­mo com­plean­no, in com­pa­gnia del mera­vi­glio­so mari­to Arpad e dei loro due figli, Léa e Isaak. I Braun sem­bra­no la fami­glia per­fet­ta, ammi­ra­ti e invi­dia­ti da tut­ti, soprat­tut­to dai due vici­ni Kari­ne e Greg. Quest’ultimo, soprat­tut­to, ne è osses­sio­na­to. Nul­la sem­bra poter tur­ba­re il loro equi­li­brio. Ma una vali­gia di segre­ti e un uomo miste­rio­so, vec­chio ami­co dei tem­pi pas­sa­ti, arri­va­no pre­sto a bus­sa­re alla loro por­ta. Come ben si sa le vicen­de pas­sa­te, che si voglia o meno, avran­no sem­pre del­le riper­cus­sio­ni sul pre­sen­te, per quan­to si cer­chi di limi­ta­re i danni. 

Un ani­ma­le sel­vag­gio è, sen­za dub­bio, una del­le usci­te più atte­se dell’anno e Dic­ker dimo­stra anco­ra una vol­ta di esse­re uno dei miglio­ri gial­li­sti con­tem­po­ra­nei. Il roman­zo è un thril­ler mera­vi­glio­so, costrui­to con una tra­ma intri­ca­ta e ric­ca di col­pi di sce­na, nono­stan­te la sua “bre­vi­tà” rispet­to agli altri libri dell’autore (di que­sto ne sof­fri­ran­no i suoi let­to­ri più fede­li). Ogni per­so­nag­gio pro­ta­go­ni­sta vie­ne ana­liz­za­to nel­la sua inte­rio­ri­tà, tut­ti loro ispi­ra­no gran­de fidu­cia e rega­la­no cer­tez­ze pron­te a esse­re smen­ti­te subi­to dopo. Un capi­to­lo tira l’altro, dall’inizio alla fine per­ché la pro­sa è scor­re­vo­le, chia­ra e linea­re e il con­te­nu­to asso­lu­ta­men­te impec­ca­bi­le. Fida­te­vi: una vol­ta comin­cia­ta la let­tu­ra, sare­te costret­ti a rive­de­re i vostri pro­gram­mi per le suc­ces­si­ve qua­ran­tot­to ore. È let­te­ral­men­te impos­si­bi­le posa­re il libro! 


Io ero il Mila­ne­se. La sto­ria dei miei erro­ri e del­la mia rina­sci­ta, Loren­zo S., Mau­ro Pescio (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Cla­ra Molinari 

«Come quan­do ave­vo deci­so di fare il rapi­na­to­re, in quell’istante deci­si che avrei fat­to di tut­to per inne­sca­re un cam­bia­men­to posi­ti­vo nel­la mia vita». È la sto­ria di Loren­zo – il Mila­ne­se – rac­con­ta­ta attra­ver­so le essen­zia­li ma deci­se paro­le di Mau­ro Pescio. È la sto­ria di un uomo che ha fat­to ingres­so in car­ce­re per la pri­ma vol­ta quan­do ave­va solo die­ci gior­ni, per anda­re a tro­va­re il padre. A dodi­ci anni Loren­zo com­pie la sua pri­ma rapi­na e a quat­tor­di­ci fini­sce die­tro le sbar­re del car­ce­re mino­ri­le, ren­den­do­si pro­ta­go­ni­sta di una sto­ria che sem­bra già scrit­ta e vis­su­ta. «Immer­so in quel­la vio­len­za raf­for­zai le mie con­vin­zio­ni […]. Quel­la era la mia stra­da e quel­lo vole­vo fare: il rapi­na­to­re». Con­vin­zio­ni che cre­sco­no e si sedi­men­ta­no, si raf­for­za­no fino a radi­car­si in quel­la che diven­ta una spa­smo­di­ca alter­nan­za tra ingres­si e usci­te dal car­ce­re. L’amore per una don­na, l’affetto per suo figlio sono solo con­tor­no, una fle­bi­le musi­ca di sottofondo. 

La rivo­lu­zio­ne arri­va per Loren­zo all’età di tren­ta­cin­que anni. Nes­su­na cau­sa sca­te­nan­te, solo un insie­me di gra­di­ni inte­rio­ri sca­la­ti pas­so dopo pas­so. L’ingresso nel­la reda­zio­ne di Ristret­ti Oriz­zon­ti del car­ce­re di Pado­va, il costan­te con­fron­to con Ornel­la (la diret­tri­ce del­la rivi­sta) e con gli altri mem­bri del­la reda­zio­ne, il rap­por­to di sti­ma reci­pro­ca instau­ra­to con il magi­stra­to di sor­ve­glian­za: è que­sta la cor­ni­ce entro cui si fa stra­da il cam­bia­men­to di Loren­zo. «Sen­tii che le per­so­ne, Ornel­la, la mia edu­ca­tri­ce, per­fi­no le isti­tu­zio­ni mostra­va­no fidu­cia nei miei con­fron­ti e sco­prii che il sen­ti­men­to del­la fidu­cia era un moto­re poten­tis­si­mo». Un sen­ti­men­to discre­to e sot­ti­le ma dota­to di for­za straor­di­na­ria: è sta­to que­sto il moto­re del­la rivo­lu­zio­ne di Loren­zo. Così poco, ver­reb­be da dire, per così tanto. 

Dopo anni tra­scor­si tra i pochi metri qua­dri di una cel­la, il Mila­ne­se – a sopran­no­mi­na­re quel­le vesti di delin­quen­te che Loren­zo ha indos­sa­to per anni – alla fine muo­re, lascian­do spa­zio alla vita di un uomo diver­so, libe­ro mate­rial­men­te, ma soprat­tut­to spi­ri­tual­men­te. Oggi Loren­zo lavo­ra come media­to­re pena­le e socia­le esper­to in giu­sti­zia ripa­ra­ti­va. E la sua sto­ria, custo­di­ta tra le paro­le mes­se su car­ta da Mau­ro Pescio, rima­ne la sto­ria di un uomo che ha sapu­to fare del suo pas­sa­to una risor­sa, mes­sa a dispo­si­zio­ne di una cau­sa più gran­de, che ecce­de la sin­go­la vicen­da per abbrac­cia­re quel­la di tan­ti. Una sto­ria che chie­de e meri­ta di esse­re conosciuta. 


Il farao­ne d’Olanda, Kader Abdo­lah (Iper­bo­rea) – recen­sio­ne di Nina Fresia

La mum­mia di un’antica regi­na è nasco­sta nel­la can­ti­na di un egit­to­lo­go olan­de­se sul­le rive del Vliet e deve esse­re urgen­te­men­te ripor­ta­ta a casa. Da que­ste pre­mes­se ci si aspet­te­reb­be di imbat­ter­si in un libro di gran­de avven­tu­ra e miste­ro. In real­tà, è la sto­ria di due anzia­ni signo­ri che testar­da­men­te voglio­no por­ta­re a com­pi­men­to que­sta mis­sio­ne nono­stan­te l’età e i segni che il tem­po ha inci­so su di loro. 

Her­man Raven (che adot­ta lo pseu­do­ni­mo ara­bo di Zayed Hawass) è una cele­bri­tà nell’ambito del­lo stu­dio dell’Antico Egit­to, patria del fida­to ami­co Abdol­ka­rim Qasem. Il rino­ma­to pro­fes­so­re ha però ormai per­so gran par­te del­la sua memo­ria con la seni­li­tà: si smar­ri­sce spes­so per stra­da, con­du­ce una vita abi­tu­di­na­ria ed è costan­te­men­te moni­to­ra­to dal­le per­so­ne care. L’unica cosa che non sem­bra aver scor­da­to è il pro­fon­do lega­me con l’amico egi­zia­no e il pre­zio­so reper­to custo­di­to nel­la sua cantina. 

La scrit­tu­ra del libro, sem­pli­ce e sen­za fron­zo­li, descri­ve in modo asciut­to e tal­vol­ta sche­ma­ti­co le gior­na­te di Abdol­ka­rim e Her­man: alle ine­vi­ta­bi­li ripe­ti­ti­vi­tà del­la vita dei due pen­sio­na­ti si aggiun­go­no le pic­co­le e assur­de peri­pe­zie che affron­ta­no per tra­sfe­ri­re la mum­mia. I vuo­ti di memo­ria e le imma­gi­ni del pas­sa­to che si con­fon­do­no nel­le men­ti dei due anzia­ni avvol­go­no poi la sto­ria in un inde­ci­fra­bi­le velo di miste­ro. La genui­ni­tà dei dia­lo­ghi e dei sen­ti­men­ti pro­va­ti dai per­so­nag­gi tra­smet­to­no la più one­sta del­le ami­ci­zie: quel­la tra due uomi­ni tor­na­ti improv­vi­sa­men­te bam­bi­ni che si aggrap­pa­no l’uno all’altro nel­lo sfor­zo di impri­me­re nel­la più ampia sto­ria dell’uomo il loro umi­le con­tri­bu­to.


La ven­det­ta dei biblio­te­ca­ri, Tom Gauld (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Ema­nue­le Ros­si Ragno 

Se sie­te appas­sio­na­ti di libri e sogna­te di lavo­ra­re nel mon­do dell’editoria, Tom Gauld è uno dei nomi che potre­ste aver incro­cia­to nei vostri feed di Insta­gram o Twit­ter. Atti­vo dagli anni Due­mi­la, il fumet­ti­sta scoz­ze­se è noto per le sue stri­sce e vignet­te pub­bli­ca­te su Guar­dian, New Scien­ti­st Maga­zi­ne, New Yor­ker e New York Times, mol­to spes­so incen­tra­re sull’industria del libro e sui cul-de-sac del­la cri­ti­ca let­te­ra­ria. La ven­det­ta dei biblio­te­ca­ri) è la sua rac­col­ta più recen­te, e man­tie­ne alto il livel­lo qua­li­ta­ti­vo del­le pre­ce­den­ti. Gauld si ricon­fer­ma un atten­to osser­va­to­re del pano­ra­ma let­te­ra­rio odier­no, che tra book­to­ker, fon­di di magaz­zi­no e dibat­ti­ti su can­cel cul­tu­re, poli­ti­ca­men­te cor­ret­to e intel­li­gen­za arti­fi­cia­le, sem­bra per­de­re di vista i libri veri e pro­pri, su cui inve­ce dovreb­be fon­dar­si l’industria culturale. 

Le sfer­za­te sati­ri­che dell’autore scoz­ze­se col­pi­sco­no tut­ti gli atto­ri in gio­co, dagli edi­to­ri poco atten­ti alla qua­li­tà (con un occhio ai gusti del pub­bli­co e l’altro alle ven­di­te), ai cosid­det­ti “let­to­ri for­ti”, spes­so poco fede­li al loro epi­te­to, che men­to­no sul nume­ro del­le ope­re let­te o si ver­go­gna­no di acqui­sta­re solo roman­zi. Le nar­ra­zio­ni da una pagi­na con­te­nu­te ne La ven­det­ta dei biblio­te­ca­ri stu­pi­sco­no soprat­tut­to per la varie­tà del­le solu­zio­ni mes­se in cam­po.
Gauld alter­na vignet­te-gio­co (pen­sa­te come labi­rin­ti o inter­fac­ce di un video­ga­me, che il frui­to­re deve “com­ple­ta­re” per ride­re del­la bat­tu­ta), info­gra­fi­che simu­la­te sull’incerto futu­ro dell’editoria, e stri­sce più cano­ni­che dove l’ironia sca­tu­ri­sce dal montaggio. 

Mischian­do rife­ri­men­ti alti e bas­si (Samuel Bec­kett e le video­chia­ma­te, Wer­ner Her­zog e le uova di Pasqua, l’Apocalisse e gli audio­li­bri), Gauld si fa bef­fe dei mec­ca­ni­smi seco­la­ri alla base del­la nar­ra­ti­vi­tà. Topoi e arche­ti­pi, che alla lun­ga rischia­no di diven­ta­re cli­ché, nel­la pro­du­zio­ne dell’autore scoz­ze­se col­li­do­no e rivi­vo­no nel­la loro essen­za ele­men­ta­re di fun­zio­ni prop­pia­ne mes­se a nudo. Il dise­gno è quin­di per for­za di cose spo­glio e mini­ma­le, quel tan­to che basta per arri­va­re a tut­ti, sen­za per que­sto sca­de­re in un’estetica ano­ni­ma o dozzinale. 


La pic­co­la libre­ria sul Tami­gi, Fri­da Sky­bäck (Giun­ti) – recen­sio­ne di Miche­la De Marchi

Un nuo­vo ini­zio, in un’altra nazio­ne lon­ta­na dal­la pro­pria patria: è ciò che acca­de, incon­sa­pe­vol­men­te, a Char­lot­te Ryd­berg, pro­ta­go­ni­sta de La pic­co­la libre­ria sul Tami­gi. Dal­la mor­te del suo gran­de amo­re, Alex, Char­lot­te si è immer­sa com­ple­ta­men­te nel lavo­ro, con­ti­nuan­do l’attività dell’azienda che i due ave­va­no fon­da­to insie­me in Sve­zia. Cre­den­do di poter­si rin­chiu­de­re nel­la pic­co­la bol­la che si era crea­ta, Char­lot­te con­du­ce ormai una vita vuo­ta, ma a cam­bia­re i suoi pia­ni è una let­te­ra di un avvo­ca­to londinese. 

Sco­pre così di esse­re l’ereditaria di un palaz­zo e del­la libre­ria sot­to­stan­te, a Lon­dra, appar­te­nu­ti in pas­sa­to a Sara, sorel­la di Kri­sti­na, la sua defun­ta madre. A cau­sa dei dif­fi­ci­li rap­por­ti fami­glia­ri, Char­lot­te non ha mai cono­sciu­to la zia e non sa nul­la del­la sua vita, ma si ritro­va a vive­re a Lon­dra: un cit­tà vit­to­ria­na che dif­fe­ri­sce total­men­te dal­la sua soli­ta Sve­zia. Dall’idea ini­zia­le di rima­ne­re solo qual­che set­ti­ma­na, i suoi pia­ni cam­bia­no gra­zie all’affetto che ini­zia a pro­va­re per la libre­ria, por­ta­ta avan­ti da Mar­ti­ni­que e Sam, a un pro­ba­bi­le nuo­vo amo­re e alla voglia di sco­pri­re la sto­ria che si cela die­tro alla sua fami­glia. La pic­co­la libre­ria sul Tami­gi per­met­te di immer­ger­si in un rac­con­to carat­te­riz­za­to da sof­fe­ren­za, lut­ti e dif­fi­col­tà, ma anche da ami­ci­zia, pia­ce­ri quo­ti­dia­ni del­la vita e dal­la pos­si­bi­li­tà, che ognu­no di noi ha, di rina­sce­re.

Il let­to­re, nel cor­so del­le pagi­ne, sco­pri­rà di più su Char­lot­te, un per­so­nag­gio che con il tem­po impa­ra ad aprir­si anco­ra al mon­do, su Sara, sul par­ti­co­la­re rap­por­to con la sorel­la Kri­sti­na, su Mar­ti­ni­que e sul­la pic­co­la libre­ria. Un libro che, nel­la sua sem­pli­ci­tà, tra­smet­te un mes­sag­gio posi­ti­vo e di spe­ran­za, inse­gnan­do come anche davan­ti ai dolo­ri più stra­zian­ti, si pos­sa ritro­va­re uno spi­ra­glio di luce.

Con­di­vi­di:
Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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