Il Pnrr rivela una mancanza di strumenti di policy in Italia

Il Pnrr rivela una mancanza di strumenti di policy in Italia

Il 12 Mar­zo, la pre­mier Melo­ni, duran­te la ceri­mo­nia di fir­ma dell’Accor­do per lo svi­lup­po e la coe­sio­ne tra il gover­no e la Pro­vin­cia auto­no­ma di Bol­za­no, ha avu­to l’occasione per ram­men­ta­re i tra­guar­di rag­giun­ti dall’Italia con il Pnrr: ha dichia­ra­to con toni trion­fa­li­sti­ci che l’Italia è sta­ta «la pri­ma nazio­ne in Euro­pa ad aver com­ple­ta­to gli obiet­ti­vi del­la quin­ta rata» e ad aver «rine­go­zia­to il Pnrr» (min. 34:00).

Una noti­zia posi­ti­va, dato che le sca­den­ze tem­po­ra­li impo­ste dall’UE per la pre­sen­ta­zio­ne dei pro­get­ti devo­no esse­re rispet­ta­te, pena il bloc­co dei fon­di. Ma ana­liz­zan­do quel­le che sono le poli­ti­che pub­bli­che adot­ta­te ed il modo in cui sono sta­te imple­men­ta­te, emer­go­no tut­ti i limi­ti dell’apparato pub­bli­co ita­lia­no. Tra­la­scian­do le fro­di fisca­li sot­to inda­gi­ne lega­te al PNRR, che a fine 2023 era­no ben 179, ciò che man­ca all’Italia è un approc­cio di poli­cy, che impli­ca man­can­za di pro­gram­ma­zio­ne e moni­to­rag­gio del­le poli­ti­che pub­bli­che intraprese.

Un esempio? Il sub-investimento M6C2 I1.1.2,  parte della Missione 6 del PNRR, ossia delle politiche pubbliche rivolte alla sanità. 

Più in par­ti­co­la­re que­sto sub-inve­sti­men­to riguar­da il Rin­no­va­men­to del­le attrez­za­tu­re ospe­da­lie­re ad alto con­te­nu­to tec­no­lo­gi­co, come TAC o mam­mo­gra­fi per esem­pio, da acqui­sta­re in sosti­tu­zio­ne di tec­no­lo­gie obso­le­te o fuo­ri uso (oltre 5 anni), con un inve­sti­men­to pre­vi­sto di qua­si due miliar­di di euro. Secon­do il pro­get­to, entro il 2022 si sareb­be­ro dovu­te con­clu­de­re le gare d’appalto con la fir­ma dei con­trat­ti con i for­ni­to­ri vin­ci­to­ri ed entro il 2024 le nuo­ve attrez­za­tu­re sareb­be­ro dovu­to esse­re operative. 

Ma le pre­vi­sio­ni ini­zia­li sono sta­te del tut­to rica­li­bra­te dal­la real­tà dei fat­ti e le sca­den­ze com­ple­ta­men­te ritrac­cia­te. A par­ti­re dal­la gara d’appalto che è sta­ta pub­bli­ca­ta, e non con­clu­sa, entro dicem­bre 2022, fino all’instal­la­zio­ne del­le mac­chi­ne con la sca­den­za rimo­du­la­ta a dicem­bre 2026. Tra le moti­va­zio­ni che han­no por­ta­to alla ripia­ni­fi­ca­zio­ne del­le sca­den­ze, oltre all’aumento dei prez­zi e ai ritar­di nell’approvvigionamento del­le mate­rie pri­me, com­pa­io­no anche le neces­si­tà orga­niz­za­ti­ve dei sog­get­ti attua­to­ri. Il risul­ta­to di que­sta disor­ga­niz­za­zio­ne dell’apparato sta­ta­le, che ha pec­ca­to di capa­ci­tà ana­li­ti­che e pro­get­tua­li, è l’installazione di mac­chi­ne ospe­da­lie­re nel 2026 con tec­no­lo­gie in cor­so di obso­le­scen­za, essen­do sta­te acqui­sta­te sul­la base di un ban­do del 2021.

Cer­ta­men­te le cau­se sono mol­te­pli­ci, a par­ti­re da quel­le inat­te­se: su tut­te l’aumento dei prez­zi del­le mate­rie pri­me dovu­to allo scop­pio del­la guer­ra in Ucrai­na . Ma se le cri­si sono ina­spet­ta­te e spes­so pas­seg­ge­re, vi sono inve­ce dei pro­ble­mi nel set­to­re pub­bli­co ita­lia­no che sono strut­tu­ra­li e più dif­fi­ci­li da affron­ta­re. In mol­tis­si­me com­pa­ra­zio­ni inter­na­zio­na­li l’Italia ripor­ta valu­ta­zio­ni nega­ti­ve riguar­do all’effettiva capa­ci­tà di gover­no

Tra i parametri che definiscono la capacità dell’esecutivo rientrano la capacità strategica, l’uso di strumenti di intervento basati sull’evidenza, il coordinamento interministeriale, l’adattabilità, le consultazioni sociali, l’implementazione e la comunicazione delle politiche intraprese. 

Que­sti para­me­tri sono diret­ta­men­te col­le­ga­ti alle diver­se capa­ci­tà degli Sta­ti di pro­get­ta­re poli­ti­che pub­bli­che secon­do l’approccio del­la poli­cy ana­ly­sis, e l’Italia ha dimo­stra­to di non esse­re in gra­do di adot­ta­re que­sto meto­do. In Ita­lia è ingom­bran­te lo spa­zio impe­gna­to dal­la poli­tics, a disca­pi­to del­la poli­cy

La pri­ma, secon­do il Pro­fes­sor Ales­san­dro Piz­zor­no,  vie­ne con­ce­pi­ta in sen­so asso­lu­to, «l’azione poli­ti­ca, essen­do inte­sa come l’unica azio­ne capa­ce di tra­sfor­ma­re la socie­tà». In Ita­lia, infat­ti, è ben radi­ca­ta la con­vin­zio­ne che la solu­zio­ne dei pro­ble­mi dipen­da da come sono strut­tu­ra­te le isti­tu­zio­ni poli­ti­che, dai rap­por­ti di pote­re e dal­la ricer­ca del consenso. 

In manie­ra sem­pli­ci­sti­ca, spes­so si pen­sa che basti un gover­no che gode di ampia fidu­cia per ave­re del­le poli­ti­che pub­bli­che effi­ca­ci. Ma la real­tà è diver­sa, per­ché le poli­ti­che pub­bli­che han­no dina­mi­che pro­prie (rela­ti­ve a coor­di­na­men­to, capa­ci­tà e col­la­bo­ra­zio­ne), auto­no­me, anche se non neces­sa­ria­men­te indi­pen­den­ti dal­la poli­tics

L’approccio di policy ribalta completamente lo stereotipo comune di cosa sia una politica pubblica. 

Per­ché fare una poli­ti­ca pub­bli­ca non signi­fi­ca solo fare una leg­ge, spen­de­re del dena­ro pub­bli­co, orga­niz­za­re e coor­di­na­re gli appa­ra­ti ammi­ni­stra­ti­vi. Più in gene­ra­le, fare poli­cy, signi­fi­ca tro­va­re una solu­zio­ne a pro­ble­mi pub­bli­ci, basan­do­si su evi­den­ze empi­ri­che. È dun­que impor­tan­te ana­liz­za­re una poli­ti­ca pub­bli­ca sot­to la len­te del ciclo del pro­blem sol­ving

Mol­to bre­ve­men­te, secon­do que­sto para­dig­ma, l’intero ciclo di vita di una poli­ti­ca pub­bli­ca vie­ne valu­ta­to in base ad evi­den­ze empi­ri­che. Indi­vi­duan­do il pro­ble­ma e le sue cau­se, ana­liz­zan­do ipo­te­ti­che solu­zio­ni, imple­men­tan­do la poli­ti­ca pub­bli­ca scel­ta, moni­to­ran­do i risul­ta­ti ed infi­ne valu­tan­do l’impatto a lun­go termine. 

Un lavo­ro di ana­li­si che richie­de com­pe­ten­ze giu­ri­di­che, eco­no­mi­che, mana­ge­ria­li, socio­lo­gi­che e di scien­za poli­ti­ca. Quest’approccio si è svi­lup­pa­to ini­zial­men­te negli Sta­ti Uni­ti ed in Inghil­ter­ra, arri­van­do poi in Euro­pa, e con un note­vo­le ritar­do in Ita­lia. Una ragio­ne per cui la poli­cy ana­ly­sis fati­ca ad impor­si in Ita­lia, è la per­va­si­vi­tà del­la logi­ca giu­ri­di­ca nel­la mac­chi­na statale. 

Infat­ti, spes­so si defi­ni­sce l’Italia come un regi­me di lega­li­smo buro­cra­ti­co, con rife­ri­men­to  alla ten­den­za del­la buro­cra­zia ad ade­ri­re stret­ta­men­te  ai det­ta­mi nor­ma­ti­vi, sen­za altre considerazioni. 

Inoltre negli ultimi anni oltre alla logica giuridica si è inserita con forza la logica finanziaria, essendo l’Italia un paese con un elevato debito pubblico e di conseguenza con stringenti vincoli finanziari da rispettare. 

In que­sto qua­dro gene­ra­le, il mana­ge­ment e la poli­cy sono sostan­zial­men­te sot­tou­ti­liz­za­te nel con­te­sto ita­lia­no. Infat­ti nel 2018 la Com­mis­sio­ne euro­pea dichia­ra­va che «La qua­li­tà del­la defi­ni­zio­ne del­le poli­ti­che in Ita­lia non è cam­bia­ta e gli indi­ca­to­ri evi­den­zia­no bas­si livel­li di uti­liz­zo del­le poli­ti­che basa­te sull’evidenza […] La valu­ta­zio­ne attra­ver­so l’analisi di impat­to del­la rego­la­zio­ne (RIA) è spes­so più for­ma­le che sostan­zia­le e basa­ta pre­va­len­te­men­te su indi­ca­to­ri eco­no­mi­ci» (pag.528). 

Tut­ti que­sti pro­ble­mi strut­tu­ra­li si riflet­to­no anche nell’impostazione del Pnrr, come evi­den­zia­to  dall’esempio dei finan­zia­men­ti per i mac­chi­na­ri ospe­da­lie­ri. Più che la logi­ca del pro­blem sol­ving vie­ne segui­ta la logi­ca dell’emanazione dei decre­ti e quel­la del con­trol­lo del­la spe­sa, che in que­sto caso si tra­sfor­ma nel­la logi­ca del “più sol­di riu­scia­mo ad acca­par­rar­ci, meglio è”. 

Ma il Pnrr offre anche le pos­si­bi­li­tà per un’inversione di rot­ta, che sareb­be uno spre­co non coglie­re. Doven­do l’Italia rag­giun­ge­re obiet­ti­vi sta­bi­li­ti in are­ne sovra-nazio­na­li, ha l’occasione per con­fron­tar­si con mec­ca­ni­smi ben olia­ti di pro­get­ta­zio­ne e moni­to­rag­gio del­le poli­ti­che pub­bli­che pre­sen­ti nel­le isti­tu­zio­ni europee. 

Un’opportunità quindi per ridurre il gap con gli altri Stati membri e anche per far ricredere Bruxelles. 

Il Pnrr neces­si­ta di poli­ti­che basa­te sull’evidenza e quin­di anche di una isti­tu­zio­na­liz­za­zio­ne di que­sto stru­men­to, evi­tan­do così di rivol­ger­si a socie­tà di con­su­len­za pri­va­te, con i rischi che ne conseguono. 

For­tu­na­ta­men­te negli ulti­mi mesi sta arri­van­do qual­che segna­le posi­ti­vo rispet­to alla fase ini­zia­le del Pnrr, che sem­bra­va rical­ca­re il tra­di­zio­na­le modus ope­ran­di ita­lia­no. Infat­ti già con la leg­ge di bilan­cio per il 2023 sono sta­te aper­te del­le posi­zio­ni nel Mef per ana­li­sti poli­ti­ci che si occu­pi­no di ana­li­si e valu­ta­zio­ne del­le poli­ti­che pub­bli­che. Ma ancor più signi­fi­ca­ti­vo è l’istituzionalizzazione del­la pra­ti­ca del­la poli­cy ana­ly­sis nel­la Ragio­ne­ria Gene­ra­le del­lo Sta­to

Quest’ultima ha intra­pre­so infat­ti dei per­cor­si vol­ti a raf­for­za­re l’utilizzo dell’analisi e del­la valu­ta­zio­ne del­le poli­ti­che pub­bli­che. Pic­co­li pas­si ver­so un auspi­ca­to cam­bio di mentalità.

Fon­te: Capi­re le poli­ti­che Pub­bli­che, Glo­ria Rego­ni­ni, Il Muli­no, 2001.

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Andrea Pravato

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