TikTok Lite, i sospetti di UE e USA

Il tem­po è dena­ro. E se quel­lo che si pas­sa su Tik­Tok fos­se real­men­te mone­tiz­za­to?

È quan­to sem­bra pro­met­te­re la nuo­va ver­sio­ne del social, chia­ma­ta Tik­Tok Lite. Le prin­ci­pa­li novi­tà intro­dot­te in que­sta alter­na­ti­va al “clas­si­co” Tik­Tok sono il for­ma­to più leg­ge­ro, pro­get­ta­to per con­sen­ti­re di uti­liz­za­re l’app anche agli uten­ti con una con­nes­sio­ne più len­ta, e un siste­ma di “task and reward. Pro­prio quest’ultimo pun­to meri­ta par­ti­co­la­re attenzione. 

Task and reward” signi­fi­ca che il com­ple­ta­men­to di alcu­ne sem­pli­ci mis­sio­ni (“tasks”), tra le qua­li acce­de­re ogni gior­no all’app, invi­ta­re gli ami­ci a sca­ri­car­la e segui­re influen­cers, fa gua­da­gna­re all’utente dei pun­ti scam­bia­bi­li con pre­mi (“rewards”). In un gior­no si può gua­da­gna­re al mas­si­mo l’equivalente in pun­ti di 36 cen­te­si­mi che, accu­mu­la­ti con pazien­za, pos­so­no a un cer­to pun­to esse­re riscos­si nel­la for­ma di buo­ni Ama­zon, Pay­Pal, o simili. 

Già dispo­ni­bi­le in alcu­ni Pae­si, ad esem­pio in Giap­po­ne, Tik­Tok Lite è recen­te­men­te giun­to anche in Fran­cia e in Spa­gna, vali­can­do i con­fi­ni del vec­chio con­ti­nen­te. E il suo ingres­so non è pas­sa­to inos­ser­va­to: la Com­mis­sio­ne UE, atten­ta a tut­to ciò che riguar­da il suo spa­zio digi­ta­le (vedi la rego­la­men­ta­zio­ne pro­dot­ta in mate­ria di Intel­li­gen­za Arti­fi­cia­le e di pri­va­cy), si è qua­si subi­to allar­ma­ta per i pos­si­bi­li effet­ti dele­te­ri dell’app. 

È facile immaginare come la funzionalità “task and reward” possa destare qualche sospetto circa il suo potenziale addictive.

Pas­sa­re tem­po su Tik­Tok, spe­cial­men­te se la ses­sio­ne dura dal­la mezz’ora in su, ten­de a gene­ra­re nell’utente un vago sen­so di col­pa. È una sen­sa­zio­ne che spe­cial­men­te i nati­vi digi­ta­li han­no ben pre­sen­te, quel­la di rie­mer­ge­re dal­le pro­fon­di­tà di un social e chie­der­si: «che cosa ho fat­to nell’ultima ora?» . E se in quell’ora si otte­nes­se­ro buo­ni Ama­zon? Il disa­gio si tra­sfor­me­reb­be in gra­ti­fi­ca­zio­ne? Cer­to, resta il fat­to che si sono spre­ca­ti ses­san­ta minu­ti, ma alme­no si è otte­nu­to qual­co­sa di con­cre­to (ben 36 centesimi). 

Un altro fat­to­re che ha con­tri­bui­to ad aumen­ta­re i sospet­ti del­la Com­mis­sio­ne è sta­to la man­ca­ta pre­sen­ta­zio­ne del­la rela­zio­ne sui rischi richie­sta dal nuo­vo Rego­la­men­to sui ser­vi­zi digi­ta­li (Digi­tal Ser­vi­ces Act). A segui­to dell’apertura di un pro­ce­di­men­to con­tro Tik­Tok, il secon­do ini­zia­to dal­la Com­mis­sio­ne con­tro la socie­tà cine­se, quest’ultima ha volon­ta­ria­men­te sospe­so la fun­zio­na­li­tà “task and reward” in Europa.

Thier­ry Bre­ton, Com­mis­sa­rio per il mer­ca­to inter­no dell’UE, non­ché pro­po­nen­te del sud­det­to Rego­la­men­to, ha rila­scia­to uno sta­te­ment in cui pren­de­va atto del­la scel­ta di Tik­Tok, riba­den­do l’impegno del­la Com­mis­sio­ne ad impe­di­re l’ingresso nel­lo spa­zio Inter­net dell’Unione di appli­ca­zio­ni poten­zial­men­te lesi­ve del­la salu­te men­ta­le dei cit­ta­di­ni e, in par­ti­co­la­re, dei minori. 

«I nostri figli non sono cavie per i social media» , ha tuonato il Commissario su X. 

Per la pre­ci­sio­ne, la fun­zio­ne “task and reward” è sta­ta con­ce­pi­ta solo per i mag­gio­ren­ni, ed è sta­ta dota­ta di un siste­ma di rico­no­sci­men­to basa­to sul docu­men­to d’identità o sul­la car­ta di cre­di­to per impe­di­re l’accesso ai bam­bi­ni e agli ado­le­scen­ti. Ma non è dif­fi­ci­le imma­gi­na­re che tali misu­re ver­ra­no facil­men­te aggi­ra­te, come è sem­pre acca­du­to sui siti Inter­net: men­ti­re sull’età navi­gan­do in rete è una pras­si consolidata. 

A pre­scin­de­re da ciò che si sco­pri­rà in meri­to alla pre­sun­ta mag­gio­re capa­ci­tà di cau­sa­re dipen­den­za di quest’app, una cosa è cer­ta: l’atteggiamento dei lea­der occi­den­ta­li nei con­fron­ti di Tik­Tok, la loro evi­den­te dif­fi­den­za, mostra la scar­sa fidu­cia ripo­sta nei con­fron­ti del­la Cina e del suo Par­ti­to Comu­ni­sta, la cui ten­ta­co­la­re pre­sen­za nel­le impre­se non vie­ne mai dimen­ti­ca­ta. Dare a Tik­Tok (e a Byte­Dan­ce, colos­so pro­prie­ta­rio del social) acces­so ai pro­pri dati signi­fi­ca poten­zial­men­te con­se­gnar­li a Pechi­no. Pro­prio per que­sto moti­vo l’UE, gli Sta­ti Uni­ti e altri Pae­si han­no già vie­ta­to ai pro­pri fun­zio­na­ri di instal­la­re l’app sui dispo­si­ti­vi di lavoro. 

Inoltre, pochi giorni fa il Parlamento statunitense ha inserito nella legge sugli aiuti economici a Israele, Ucraina e Taiwan anche una sorta di ultimatum per ByteDance: 

se la socie­tà non ven­de­rà Tik­Tok a un sog­get­to indi­pen­den­te dal con­trol­lo del Gover­no cine­se entro i pros­si­mi mesi, l’app sarà ban­di­ta dagli USA. Le con­se­guen­ze del ban sareb­be­ro for­tis­si­me: 170 milio­ni di cit­ta­di­ni sta­tu­ni­ten­si uti­liz­za­no la piat­ta­for­ma cine­se, e l’economia sta­tu­ni­ten­se incas­sa 24 miliar­di di dol­la­ri l’anno gra­zie ad essa. Dal can­to loro, i ver­ti­ci dell’app sosten­go­no che la socie­tà è svin­co­la­ta dall’ingerenza del­la Cina, sot­to­li­nean­do anche che l’amministratore dele­ga­to Shou Zi Chew è di Sin­ga­po­re. Accan­to­nan­do per un momen­to l’aspetto geo­po­li­ti­co del­la que­stio­ne, sem­pre più evi­den­te, è impor­tan­te anche riflet­te­re sui social in gene­ra­le, sul­la loro fun­zio­ne e sui loro effetti. 

La nuo­va tro­va­ta di Tik­Tok sem­bra ave­re come sco­po prin­ci­pa­le quel­lo di aumen­ta­re il tem­po che l’utente pas­sa a guar­da­re video sul­la piat­ta­for­ma e a inte­ra­gi­re con essa, nono­stan­te la capa­ci­tà attrat­ti­va di que­sto social in par­ti­co­la­re sia già ele­va­tis­si­ma. Mol­tis­si­me per­so­ne pro­va­no sul­le pro­prie reti­ne e sul pro­prio cer­vel­lo l’effetto alie­nan­te dei feed infi­ni­ti dei social (non solo Tik­Tok, sia chia­ro, ma anche Insta­gram, Face­Book e mol­ti altri), e le costan­ti inno­va­zio­ni non fan­no che ren­de­re più dif­fi­ci­le stac­car­si dal­lo scher­mo, o non ritor­nar­ci dopo poco. Ci si potreb­be dun­que chie­de­re, un pome­rig­gio spre­ca­to su Tik­Tok vale 36 centesimi? 

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Beatrice Lanza
Amo crea­re play­li­st per ogni situa­zio­ne e inven­ta­re teo­rie socio­lo­gi­che di sana pian­ta. Le sto­rie rac­con­ta­te bene sono da sem­pre una del­le mie cose pre­fe­ri­te. Nel tem­po libe­ro stu­dio giu­ri­spru­den­za alla Statale.

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