Didattica aperta e innovativa, intervista alla professoressa Beatrice Del Bo

A tut­ti sarà capi­ta­to duran­te il pro­prio per­cor­so sco­la­sti­co di assi­ste­re a quel­la che vie­ne comu­ne­men­te chia­ma­ta “lezio­ne fron­ta­le”. Anzi per mol­ti que­sta è sta­ta l’unica moda­li­tà d’insegnamento ricevuta. 

Il pro­fes­so­re o la pro­fes­so­res­sa entra­va in clas­se e spie­ga­va la lezio­ne dal manua­le, leg­gen­do o sin­te­tiz­zan­do quel­lo che vi era scrit­to, nel­la gran par­te dei casi sen­za coin­vol­ge­re l’alunno/a e sen­za chie­der­si se quest’ultimo/a appren­des­se o meno attra­ver­so quel­la tipo­lo­gia d’insegnamento. Ad oggi però il rap­por­to stu­den­te-inse­gnan­te neces­si­ta asso­lu­ta­men­te di un rin­no­va­men­to, non solo per­ché l’educazione sco­la­sti­ca deve poter inclu­de­re al suo inter­no tut­te le tipo­lo­gie di appren­di­men­to pos­si­bi­li, ma anche per­ché il mon­do intor­no a noi è cam­bia­to, e la scuo­la deve poter­si aggiornare. 

Per ren­der­ci più chia­ri mol­ti degli argo­men­ti qui appe­na accen­na­ti, abbia­mo deci­so di inter­vi­sta­re la pro­fes­so­res­sa Bea­tri­ce Del Bo dell’Università degli Stu­di di Mila­no. Docen­te di Didat­ti­ca del­la sto­ria e di Sto­ria eco­no­mi­ca e socia­le del Medioe­vo, a ini­zio anno ha pub­bli­ca­to il suo libro Didat­ti­ca del­la sto­ria. Inse­gna­re sto­ria in modo inclu­si­vo e inno­va­ti­vo. Inclu­sio­ne e inno­va­zio­ne sareb­be­ro for­se le paro­le chia­ve per rias­su­me­re que­sta bre­ve inter­vi­sta, ma come vedre­mo i ter­mi­ni, sen­za un con­te­sto che li espli­ci­ta, non assu­mo­no alcun signi­fi­ca­to, soprat­tut­to quan­do si vuo­le spie­ga­re un argomento. 

Per inco­min­cia­re, vor­rem­mo chie­der­le che cosa inten­de lei con il ter­mi­ne didat­ti­ca aper­ta, e a que­sto riguar­do come si pos­sa­no inte­gra­re e inclu­de­re vari tipi di appren­di­men­to duran­te una lezione.

«Quel­lo che si dovreb­be fare, aven­do a dispo­si­zio­ne un cer­to nume­ro di ore, è cer­ca­re di pro­por­re vari tipi di meto­do­lo­gie didat­ti­che e vede­re qua­li di que­ste sono più effi­ca­ci. Come dice giu­sta­men­te lei, ognu­no di noi ha del­le moda­li­tà di appren­di­men­to che pas­sa­no attra­ver­so cana­li diver­si. Si può esse­re per esem­pio più sen­si­bi­li alla comu­ni­ca­zio­ne ora­le-fron­ta­le per­ché que­sta ci con­sen­te di non met­ter­ci in gio­co. Al con­tra­rio quan­do uti­liz­zia­mo una moda­li­tà didat­ti­ca inte­rat­ti­va potrem­mo crea­re imba­raz­zo a colo­ro che sono timi­di. Per cui potreb­be aver sen­so fare una par­te di lezio­ne fron­ta­le, una par­te di lezio­ne inte­rat­ti­va in cui si chie­de la par­te­ci­pa­zio­ne degli stu­den­ti e del­le stu­den­tes­se, una par­te basa­ta per esem­pio sul­le imma­gi­ni, che soprat­tut­to nel caso spe­ci­fi­co del­la sto­ria sono fon­da­men­ta­li e infi­ne una par­te in cui si coin­vol­go­no diret­ta­men­te gli alun­ni e le alun­ne con del­le atti­vi­tà vere e proprie. 

Quest’ultime sono secon­do me quel­le più effi­ca­ci dal pun­to di vista dell’apprendimento e dell’inclusione. Inol­tre è impor­tan­te sot­to­li­nea­re che l’obiettivo di chi inse­gna non è quel­lo di far diver­ti­re le per­so­ne che appren­do­no, ma di far impa­ra­re diver­ten­do­si. In que­sto sen­so riu­sci­re a tra­smet­te­re la pas­sio­ne per la pro­pria disci­pli­na risul­ta deter­mi­nan­te. Suc­ces­si­va­men­te quel­lo che si dovreb­be fare è cer­ca­re di pre­pa­ra­re la clas­se, o meglio emo­zio­nar­la, ver­so l’ascolto. Per riu­scir­ci biso­gna esse­re inclu­si­vi sia a livel­lo lin­gui­sti­co, ricor­dan­do­si di uti­liz­za­re non solo il maschi­le ma anche il fem­mi­ni­le, sia tenen­do in con­si­de­ra­zio­ne che nel­la clas­se ci potreb­be­ro esse­re del­le per­so­ne che non vedo­no o non sen­to­no bene. A que­sto pro­po­si­to si dovrà ave­re l’accortezza, se pro­iet­tia­mo del­le imma­gi­ni, di descri­ve­re bene quel­lo che stia­mo mostran­do e di pro­por­re dei mate­ria­li di cor­re­do che abbia­no un audio inclu­so. È un lavo­ro dif­fi­ci­le quel­lo dell’insegnante, può diven­ta­re più dif­fi­ci­le se voglia­mo esse­re più inclu­si­vi, ma allo stes­so tem­po mol­to più effi­ca­ce se il nostro obbiet­ti­vo è quel­lo di inse­gna­re qualcosa.»

Al di là dell’inclusività, con­si­de­ran­do che nei licei non è sem­pre faci­le far­si ascol­ta­re dagli stu­den­ti e dal­le stu­den­tes­se, vi sono altre tec­ni­che che pos­sa­no pre­pa­ra­re all’ascolto?

«Secon­do me biso­gna far vede­re che si cono­sce il loro lin­guag­gio, che non si è con­tra­ri ai loro stru­men­ti tec­no­lo­gi­ci. Non pos­sia­mo impe­di­re a chi stu­dia di uti­liz­za­re il tele­fo­ni­no. Inve­ce che demo­niz­zar­lo dob­bia­mo inse­gna­re loro che que­sto può esse­re un buo­no stru­men­to didat­ti­co. Lo smart­pho­ne può assu­me­re così una dimen­sio­ne diver­sa nel­la loro esi­sten­za. Loro del resto stan­no al tele­fo­no non solo per diver­tir­si, ma anche per infor­mar­si. È impor­tan­te cer­ca­re di capi­re che cosa gli stu­den­ti e le stu­den­tes­se uti­liz­za­no nel­la loro quo­ti­dia­ni­tà, che cosa guar­da­no e a che cosa si inte­res­sa­no, per poi fare uso di que­gli stes­si cana­li. A que­sto pro­po­si­to potreb­be esse­re uti­le fare del­le eser­ci­ta­zio­ni con Insta­gram. Per esem­pio si potreb­be dire agli alun­ni e alle alun­ne di leg­ge­re alcu­ne pagi­ne del manua­le e di inte­gra­re lo stu­dio con quat­tro pro­fi­li Insta­gram che si occu­pa­no del­lo stes­so argo­men­to. In que­sto modo la disci­pli­na che si sta stu­dian­do può risul­ta­re più divertente.»

Visto che ha intro­dot­to l’argomento, per­ché que­sto tipo di didat­ti­ca inno­va­ti­va, che fa uso del­la mul­ti­me­dia­li­tà, non vie­ne spe­ri­men­ta­ta a scuola?

«Pen­so che non ven­ga spe­ri­men­ta­ta per­ché ci vuo­le mol­to impe­gno da par­te del docen­te nel pro­por­re nuo­ve moda­li­tà di appren­di­men­to che fac­cia­no uso di que­sti mez­zi. Ci vuo­le poi una com­pe­ten­za, uno stu­dio appro­fon­di­to del­lo stru­men­to tec­no­lo­gi­co o del social net­work che si vuo­le uti­liz­za­re per la lezio­ne. Infi­ne vi è biso­gno di tem­po, tem­po che deve esse­re impie­ga­to per pen­sa­re a un’esercitazione che fun­zio­ni e per recu­pe­ra­re tut­to il mate­ria­le neces­sa­rio. È indub­bia­men­te mol­to più como­do fare una lezio­ne fron­ta­le basa­ta esclu­si­va­men­te sul manua­le. Io comun­que par­lo da una posi­zio­ne pri­vi­le­gia­ta, per­ché inse­gnan­do all’Università, mi con­fron­to con per­so­ne che sono ten­den­zial­men­te inte­res­sa­te all’argomento che sto illu­stran­do. Biso­gna ren­der­si con­to che for­se i pro­fes­so­ri e le pro­fes­so­res­se han­no per­so la pas­sio­ne per l’insegnamento, tra tut­te le incom­ben­ze buro­cra­ti­che e le mor­ti­fi­ca­zio­ni che subiscono.»

Un esem­pio di didat­ti­ca inno­va­ti­va che fa lar­go uso del­la mul­ti­me­dia­li­tà e di un lin­guag­gio più vici­no ai gio­va­ni, è sen­za dub­bio quel­lo del pod­ca­st. A que­sto pro­po­si­to, duran­te il cor­so di Didat­ti­ca del­la Sto­ria 2023/2024 tenu­to dal­la pro­fes­so­res­sa Bea­tri­ce Del Bo, le stu­den­tes­se e gli stu­den­ti dell’Università degli Stu­di di Mila­no, han­no rea­liz­za­to e idea­to un pod­ca­st a tema storico. 

Dopo una vota­zio­ne e la divi­sio­ne dei ruo­li, l’ar­go­men­to che è sta­to scel­to e che ha fat­to da sfon­do a tut­to il pro­get­to è sta­to la Cor­do­ba medie­va­le. Da qui è nato il nome Cor­do­ca­st, tito­lo del pod­ca­st. Lo sco­po di par­ten­za era quel­lo di rac­con­ta­re i pro­ta­go­ni­sti e le dina­mi­che del­la cit­tà, uni­ca per la sua varie­tà di cul­tu­re e reli­gio­ni. Il lavo­ro è ini­zia­to con l’in­di­vi­dua­zio­ne di per­so­nag­gi real­men­te esi­sti­ti tra il IX e l’XI seco­lo e vis­su­ti a Cor­do­ba, uti­liz­zan­do testi e fon­ti sto­ri­che. Un cri­te­rio fon­da­men­ta­le per la sele­zio­ne dei per­so­nag­gi è sta­ta la dispo­ni­bi­li­tà di docu­men­ti e l’as­sen­za di una loro pagi­na Wiki­pe­dia in ita­lia­no. Quest’ultima infat­ti sareb­be sta­ta diret­ta­men­te crea­ta da una par­te del­le stu­den­tes­se e degli stu­den­ti, e avreb­be fun­to da fon­te aggiun­ti­va per la sce­neg­gia­tu­ra del podcast. 

Una vol­ta fini­to il lavo­ro con Wiki­pe­dia la sezio­ne del­la clas­se inca­ri­ca­ta del­la sce­neg­gia­tu­ra ha ini­zia­to a scri­ve­re dei dia­lo­ghi, con il fine di far comu­ni­ca­re tra loro i cit­ta­di­ni del­la Cor­do­ba del tem­po. Infi­ne duran­te la fase di regi­stra­zio­ne, le bat­tu­te sono sta­te inter­pre­ta­te dai restan­ti alun­ni e alun­ne del grup­po, che han­no deci­so di pre­sta­re la pro­pria voce.

Il pod­ca­st è sta­to un esem­pio di coo­pe­ra­ti­ve lear­ning: la pro­fes­so­res­sa ha for­ni­to indi­ca­zio­ni e sup­por­to ini­zia­le, ma poi le stu­den­tes­se e gli stu­den­ti, con le loro diver­se com­pe­ten­ze (dal­la scrit­tu­ra alla reci­ta­zio­ne, fino alle abi­li­tà tec­ni­che e gra­fi­che), han­no col­la­bo­ra­to per por­ta­re a ter­mi­ne il progetto.

Anche su que­sto tema abbia­mo chie­sto alla pro­fes­so­res­sa Bea­tri­ce Del Bo un pro­prio parere.

Per quan­to riguar­da uno stru­men­to moder­no come il pod­ca­st, pen­sa che que­sto pos­sa dav­ve­ro ave­re dei fini didattici?

«Il pod­ca­st mi sem­bra che oggi pos­sa esse­re for­se lo stru­men­to più vin­cen­te per la didat­ti­ca. La sfi­da prin­ci­pa­le è tro­va­re un argo­men­to che sia adat­to e che abbia anche un aggan­cio con l’attualità. Per quan­to riguar­da la sto­ria, un buon pod­ca­st dovreb­be tra­smet­te­re sia del­le cono­scen­ze sto­ri­che che del­le con­sa­pe­vo­lez­ze cul­tu­ra­li. Chi inse­gna non tra­smet­te solo infor­ma­zio­ni, ma anche dei valo­ri, e ha gran­di respon­sa­bi­li­tà. Il pod­ca­st oggi è for­se uno degli stru­men­ti più dif­fu­si per quan­to riguar­da lo sva­go, ma anche per la cono­scen­za. Si ascol­ta­no pod­ca­st per diver­tir­si, ma anche per infor­mar­si, e spes­so que­sti ulti­mi pos­so­no esse­re altret­tan­to divertenti.»

Come può esse­re uti­liz­za­to nel­le scuo­le, con­si­de­ran­do i pochi mez­zi e tem­pi a disposizione?

«Richie­de un gran­de impe­gno da par­te del docen­te. Oggi mol­te scuo­le sono dota­te di stru­men­ti per regi­stra­re e rea­liz­za­re un pod­ca­st, o pos­so­no otte­ner­li tra­mi­te i con­tat­ti di cui dispon­go­no. Il pod­ca­st non deve esse­re solo pro­dot­to, può anche esse­re sem­pli­ce­men­te ascol­ta­to. Si pos­so­no sele­zio­na­re pod­ca­st da far ascol­ta­re in clas­se e poi com­men­tar­li. Far ascol­ta­re un pod­ca­st, che l’insegnante ha già con­trol­la­to, come stru­men­to per affi­na­re lo spi­ri­to cri­ti­co (ovve­ro rin­trac­cia­re even­tua­li erro­ri o impre­ci­sio­ni), può esse­re mol­to più effi­ca­ce rispet­to a una lezio­ne pas­si­va, sti­mo­lan­do la par­te­ci­pa­zio­ne atti­va degli stu­den­ti e del­le studentesse.»

Che van­tag­gi ci sono nell’utilizzarlo in classe?

«Secon­do me, tra gli stru­men­ti dispo­ni­bi­li oggi, il pod­ca­st è il più inclu­si­vo. Per­met­te agli stu­den­ti e alle stu­den­tes­se di capi­re e apprez­za­re il lavo­ro che sta die­tro a qual­co­sa che usa­no quo­ti­dia­na­men­te. Inol­tre, un’esperienza di que­sto tipo con­sen­te di acqui­si­re com­pe­ten­ze uti­li per il futu­ro e di far emer­ge­re i talen­ti di tut­ti i mem­bri del grup­po clas­se. Cia­scu­no ha talen­ti che, gra­zie al pod­ca­st, pos­so­no esse­re valo­riz­za­ti: chi sa scri­ve­re, chi è por­ta­to per la tea­tra­liz­za­zio­ne, chi sa reci­ta­re, chi è bra­vo nel­la gra­fi­ca o nel­la comu­ni­ca­zio­ne, ecc. Non è neces­sa­rio par­la­re, ma è un’opportunità per sco­pri­re e valo­riz­za­re le capa­ci­tà di tut­ti. Un aspet­to deter­mi­nan­te è il ‘coo­pe­ra­ti­ve lear­ning’, ovve­ro l’im­pa­ra­re insie­me. Si appren­de mol­to di più acqui­sen­do le com­pe­ten­ze dai col­le­ghi; in que­sti casi diven­ta più sem­pli­ce impa­ra­re dai pari che da un inse­gnan­te. Impa­ra­re tut­ti assie­me, valo­riz­zan­do i talen­ti di cia­scu­no. Inol­tre si arri­va alla crea­zio­ne di un pro­dot­to con­cre­to, rea­liz­za­to dagli stu­den­ti stes­si, cosa che può esse­re moti­vo di gran­de orgoglio.»

Per con­clu­de­re e inte­gra­re ciò che è sta­to det­to dal­la pro­fes­so­res­sa Bea­tri­ce del Bo, abbia­mo deci­so di chie­de­re a due stu­den­ti del cor­so di Didat­ti­ca del­la Sto­ria, Mar­co e Gio­na, il loro pun­to di vista sul pro­get­to Cordocast.

Cosa ne pen­sa­te del­la rea­liz­za­zio­ne di un pod­ca­st a lezio­ne? Ave­te apprez­za­to que­sta espe­rien­za didattica?

Mar­co: «Secon­do me è sta­ta una bel­la ini­zia­ti­va, anche se ini­zial­men­te ero mol­to scet­ti­co. Alla fine, però, per il modo in cui è sta­to strut­tu­ra­to e rea­liz­za­to il tut­to, si è rive­la­ta un’ottima occa­sio­ne per approc­ciar­si in manie­ra diver­sa alla didat­ti­ca. Inol­tre, la col­la­bo­ra­zio­ne e il con­fron­to con i pari sono sta­ti signi­fi­ca­ti­vi e piacevoli.”

Gio­na: «Ho tro­va­to que­sta espe­rien­za uti­le per cono­sce­re uno stru­men­to mol­to uti­liz­za­to. Si pos­so­no com­pren­de­re i limi­ti e le poten­zia­li­tà dei pod­ca­st. L’u­ni­co pro­ble­ma è che la rea­liz­za­zio­ne richie­de com­pe­ten­ze tec­ni­che di un cer­to livel­lo. Anche se si può impa­ra­re da soli e arran­giar­si, biso­gna comun­que inve­sti­re mol­te ore per capir­ne il fun­zio­na­men­to. Que­sto è, a mio avvi­so, il pro­ble­ma prin­ci­pa­le, che ren­de l’i­ni­zio più dif­fi­col­to­so rispet­to ad altri espe­ri­men­ti didat­ti­ci, come Wikipedia.»

Per voi è pos­si­bi­le appli­ca­re que­sto meto­do, o in gene­ra­le altre moda­li­tà più pra­ti­che che teo­ri­che, nel­le scuole?

Mar­co: «Secon­do me sì, ma ovvia­men­te la com­po­nen­te teo­ri­ca resta fon­da­men­ta­le e inso­sti­tui­bi­le. Que­sti meto­di sareb­be­ro dei plus alla didat­ti­ca tra­di­zio­na­le, per ren­der­la più moder­na. Tut­ta­via, non so quan­to pos­sa­no esse­re appli­ca­ti a scuo­la, visto lo scar­so mon­te ore. Comun­que come stru­men­to, può esse­re mol­to uti­le e inte­res­san­te. Il vero pro­ble­ma, a mio avvi­so, è che si potreb­be fini­re per abi­tua­re gli stu­den­ti e le stu­den­tes­se a un tipo di inse­gna­men­to che poi nel­le uni­ver­si­tà non esi­ste, dove incon­tre­ran­no qua­si esclu­si­va­men­te lezio­ni fron­ta­li e manualistiche.»

Gio­na: «Par­lan­do per la mia espe­rien­za per­so­na­le, anche se uni­ver­si­ta­ria, la fre­quen­ta­zio­ne del­le lezio­ni spes­so non aggiun­ge mol­to, poi­ché mol­ti inse­gnan­ti si limi­ta­no a fare lezio­ni fron­ta­li rical­can­do i manua­li. Inve­ce, espe­rien­ze come que­ste, ren­do­no effet­ti­va­men­te uti­le e arric­chen­te fre­quen­ta­re le lezio­ni. Pen­so comun­que che sia dif­fi­ci­le rea­liz­za­re una didat­ti­ca “labo­ra­to­ria­le” di que­sto tipo, ser­vo­no tan­te ore di pro­gram­ma­zio­ne, lavo­ro e impe­gno. Impe­gno che però, a mio avvi­so, è dove­ro­so, per­ché la scuo­la non deve esse­re solo un luo­go di appren­di­men­to nozio­ni­sti­co, ma anche un luo­go dove si impa­ri a esse­re una per­so­na adul­ta e respon­sa­bi­le. Un approc­cio didat­ti­co di que­sto tipo potreb­be esse­re uti­le per dare mag­gio­ri respon­sa­bi­li­tà e valo­re agli stu­den­ti e alle studentesse.»

Que­ste testi­mo­nian­ze non pos­so­no far altro che nutri­re anco­ra di più un dibat­ti­to com­ples­so sul­la scuo­la e sul­le tipo­lo­gie di inse­gna­men­to. In que­sto caso è sta­ta data una dire­zio­ne: la scuo­la del futu­ro ha la neces­si­tà, come det­to all’inizio dell’intervista, di pun­ta­re sull’inclusione e sull’innovazione, ter­mi­ni che gra­zie alla pro­fes­so­res­sa Del Bo, Gio­na e Mar­co, sono ora sta­ti contestualizzati. 

In con­clu­sio­ne, per chi fos­se inte­res­sa­to, alle­ghia­mo il link del­la pagi­na Insta­gram di Cordocast.

Con­di­vi­di:
Leonardo Donatiello
Lau­rea­to in sto­ria, attual­men­te fre­quen­to la facol­tà di scien­ze sto­ri­che. Mi repu­to una per­so­na paca­ta e tran­quil­la, ma stra­na­men­te mi attrae il disor­di­ne. Non è dun­que un caso che io sia un gran­de fan del­la Pri­ma repub­bli­ca. Nel tem­po libe­ro mi occu­po di poli­ti­ca e sport prin­ci­pal­men­te, ma ho anche un debo­le per la musi­ca hip hop.
Luca Gualazzi
Stu­den­te dell’ultimo anno di Scien­ze Sto­ri­che. Oltre che a sto­ria mi inte­res­so anche a film, attua­li­tà e sport.

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