Le misure di sicurezza servono davvero a qualcosa? L’esempio virtuoso dell’ultima isola-carcere d’Europa

Le misu­re di sicu­rez­za appro­da­no nel pano­ra­ma pena­le ita­lia­no con l’entrata in vigo­re dell’attuale Codi­ce pena­le Roc­co, risa­len­te, sep­pur pro­fon­da­men­te modi­fi­ca­to, al 1930. 

Sono giu­sti­fi­ca­te dal­la “neces­si­tà di appre­sta­re più ade­gua­ti mez­zi legi­sla­ti­vi di lot­ta con­tro la delin­quen­za, aumen­ta­ta spe­cial­men­te nel perio­do post­bel­li­co”, come ripor­ta­va l’allora Mini­stro del­la Giu­sti­zia Alfre­do Roc­co nel­la rela­zio­ne al codi­ce in paro­la. Era­no quin­di, rispet­to alla pena deten­ti­va, un ulte­rio­re e più pene­tran­te stru­men­to di con­tra­sto alla cri­mi­na­li­tà dei plurirecidivi. 

La disci­pli­na nel cor­so dei decen­ni ha subi­to del­le modi­fi­che fino ad arri­va­re all’impianto attua­le, il qua­le pre­ve­de l’applicazione del­le sud­det­te misu­re al reo che, secon­do l’attenta valu­ta­zio­ne di un giu­di­ce, potreb­be in futu­ro com­met­te­re un nuo­vo rea­to. Tale sog­get­to vie­ne det­to, in ter­mi­ni tec­ni­ci, social­men­te peri­co­lo­so

La pras­si mostra che la men­zio­na­ta valu­ta­zio­ne è per­mea­ta da varie pro­ble­ma­ti­che: in pri­mo luo­go va ripor­ta­ta la sog­get­ti­vi­tà del­la valu­ta­zio­ne che, sep­pur gui­da­ta da cri­te­ri sta­bi­li­ti, que­sti risul­ta­no esse­re mol­to gene­ri­ci, a tal pun­to da costrin­ge­re l’esaminatore a giu­di­ca­re la per­so­na­li­tà del sog­get­to sul­la base del­la sua capa­ci­tà e atti­tu­di­ne per­so­na­le a capi­re l’essere uma­no.  In secon­do luo­go, è faci­le imma­gi­na­re che sia estre­ma­men­te dif­fi­ci­le pre­di­re con cer­tez­za un com­por­ta­men­to futuro. 

Proprio per queste ragioni è importante che il giudice abbia un approccio valutativo equilibrato, trasparente e volto a tutelare al meglio i diritti del singolo e della collettività. 

Tor­nan­do a par­la­re di misu­re di sicu­rez­za, tra le varie moda­li­tà di ese­cu­zio­ne, vi è l’assegnazione a una colo­nia agri­co­la o ad una casa di lavo­ro, le qua­li si dif­fe­ren­zia­no per le atti­vi­tà lavo­ra­ti­ve esple­ta­te al loro inter­no: lega­te al suo­lo e al con­tat­to con gli ani­ma­li o meno. 

L’obiettivo del­le sud­det­te misu­re dovreb­be esse­re un avvi­ci­na­men­to o riav­vi­ci­na­men­to ad un con­te­sto lavo­ra­ti­vo, sep­pur in sta­to deten­ti­vo, al fine di un più agi­le futu­ro rein­se­ri­men­to nel­la socie­tà. Que­sto sco­po si col­lo­ca in linea con il fine rie­du­ca­ti­vo del­la pena san­ci­to dal­la nostra Costituzione. 

Un qua­dro nor­ma­ti­vo forag­gia­to da buo­ne pre­mes­se, ma che pur­trop­po nel­la stra­gran­de mag­gio­ran­za dei casi non tro­va ade­gua­to riscon­tro pra­ti­co. Arri­va­no for­ti cri­ti­che da più fron­ti, tra i qua­li varie asso­cia­zio­ni del settore. 

Pri­ma tra que­ste, l’associazione Anti­go­ne nel suo XVIII rap­por­to sul­le con­di­zio­ni di deten­zio­ne nel­le colo­nie agri­co­le e case di lavo­ro, met­te in luce diver­si aspet­ti per cui i trat­ta­men­ti riser­va­ti agli inter­na­ti (sot­to­po­sti alle misu­re di sicu­rez­za deten­ti­ve) e i dete­nu­ti sono equi­va­len­ti:  la pena e la misu­ra di sicu­rez­za sono ese­gui­te nel­le stes­se strut­tu­re, cioè le sezio­ni car­ce­ra­rie, dove in entram­bi i casi il lavo­ro ten­de a man­ca­re, soprat­tut­to per una cro­ni­ca man­can­za di fon­di, non­ché di per­so­na­le carcerario. 

Altro pro­fi­lo comu­ne è l’applicazione dell’art. 41 bis al qua­le anche gli inter­na­ti pos­so­no esse­re sot­to­po­sti (sen­ten­za 197/2021). La stes­sa Cor­te costi­tu­zio­na­le, sep­pur con un’ordinanza di carat­te­re garan­ti­sta, pone sul­lo stes­so pia­no inter­na­to e reo: ad entram­bi, anche in caso di rifiu­to di col­la­bo­ra­re con la giu­sti­zia, devo­no esse­re con­ces­si bene­fi­ci peni­ten­zia­ri qua­li i per­mes­si pre­mio o l’affidamento in pro­va al ser­vi­zio socia­le (cor­te cost. ordi­nan­za 30/2023).  

Un altro profilo sicuramente critico è la durata indeterminata delle misure di sicurezza: spesso queste vengono prorogate più volte, anche in mancanza di alta pericolosità sociale, per l’assenza di una rete sociale adeguata pronta a riaccogliere l’internato.

Pro­prio per limi­ta­re que­sta “cate­na” di pro­ro­ghe, nel 2014 è entra­ta in vigo­re una leg­ge che pre­ve­de un tet­to mas­si­mo alla durata. 

L’introduzione di que­sto limi­te è sicu­ra­men­te ricon­du­ci­bi­le anche al lavo­ro del­la com­mis­sio­ne d’inchiesta par­la­men­ta­re del 2011 sugli ospe­da­li psi­chia­tri­ci giu­di­zia­ri, cioè strut­tu­re ospe­da­lie­re fina­liz­za­te all’esecuzione del­le misu­re deten­ti­ve per gli inter­na­ti inca­pa­ci di inten­de­re e vole­re. L’inchiesta, oltre ad aver con­sta­ta­to la fati­scen­za e insa­lu­bri­tà degli edi­fi­ci e l’assoluta ini­do­nei­tà dei trat­ta­men­ti tera­peu­ti­ci, ha rive­la­to che diver­se per­so­ne lì dete­nu­te ave­va­no ormai il dirit­to di esse­re “dimes­se”, ma, nono­stan­te ciò, era sta­ta pro­ro­ga­ta loro la misu­ra per una man­can­za di luo­ghi in cui poter esse­re tra­sfe­ri­ti e cura­ti adeguatamente. 

In que­gli stes­si anni anche la Cor­te costi­tu­zio­na­le è inter­ve­nu­ta più vol­te, fin­ché nel 2015 gli o.p.g. sono sta­ti defi­ni­ta­men­te chiu­si e sosti­tui­ti con le Resi­den­ze per l’esecuzione del­le misu­re di sicu­rez­za. Una par­zia­le ecce­zio­ne in que­sto pano­ra­ma estre­ma­men­te cri­ti­co è la colo­nia agri­co­la di Gor­go­na, l’ultima iso­la-car­ce­re d’Europa, situa­ta nell’arcipelago toscano. 

Qui il sovraf­fol­la­men­to car­ce­ra­rio, altro­ve ben noto, non è riscon­tra­bi­le: a giu­gno 2023 era­no pre­sen­ti 68 dete­nu­ti a fron­te di 89 posti rego­la­men­ta­ti. Altro trat­to posi­ti­vo è che tra il 2020 e il 2023 sono sta­te intro­dot­te del­le modi­fi­che nel­le atti­vi­tà svol­te, tra cui, su richie­sta degli stes­si dete­nu­ti, l’abbandono del macel­lo degli ani­ma­li alle­va­ti, che ave­va una con­no­ta­zio­ne violenta. 

È sta­ta inol­tre intro­dot­ta l’attività di gui­da turi­sti­ca per gli escur­sio­ni­sti che pre­no­ta­no una gita in gior­na­ta sull’isola, nel­la qua­le non è comun­que per­mes­so il per­not­ta­men­to poi­ché le uni­che strut­tu­re sono di per­ti­nen­za carceraria. 

Ma in una visione d’insieme questo spiraglio di luce nel territorio italiano non è sufficiente. 

I pro­ble­mi riman­go­no mol­ti: le colo­nie agri­co­le (4 in Ita­lia) sono col­lo­ca­te in luo­ghi remo­ti e di con­se­guen­za sono mol­to iso­la­ti, i col­lo­qui con i fami­lia­ri diven­ta­no mol­to dif­fi­ci­li, la pre­sen­za dei volon­ta­ri è rara. Inol­tre, negli ulti­mi decen­ni c’è sta­ta una ridu­zio­ne di strut­tu­re, pro­get­ti e per­so­na­le stanziale. 

Per­tan­to, tut­te que­ste pro­ble­ma­ti­che ridu­co­no le misu­re di sicu­rez­za ad una mera deten­zio­ne, inca­pa­ce nel con­cre­to di rag­giun­ge­re lo sco­po di rein­se­ri­men­to sociale. 

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Gaia Bassanini
Mi chia­mo Gaia e nel­la vita cer­co di capi­re cosa voglio fare da gran­de, nel frat­tem­po cuci­no, mi fac­cio incu­rio­si­re da ciò che non cono­sco e pro­vo a capi­re cosa ci sta die­tro. Mi affa­sci­na­no i testi scrit­ti bene e le per­so­ne che cono­sco­no tan­ti aned­do­ti. Nel resto del mio tem­po stu­dio giurisprudenza.

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