Del: 26 Giugno 2024 Di: Beatrice Lanza Commenti: 0
Avocado, tra narcos e deforestazione

Che cosa sta contribuendo a distruggere la natura messicana? Se dovessimo tirare a indovinare potremmo azzardare varie ipotesi di fattori concorrenti, tra cui incendi, parassiti, l’onnipresente cambiamento climatico. Eppure pochi riuscirebbero a indovinare uno di essi in particolare: l’avocado.

Tra i protagonisti della cucina contemporanea, è ormai presente sulle tavole di quasi tutto il mondo. È ricco di nutrienti ed un ottimo alleato per chi ha una dieta a prevalenza vegetale, sembra essere l’ingrediente per eccellenza di ogni piatto sano e, diciamolo, è anche di moda. Se ci si guarda intorno non è difficile notare l’avocado come decorazione di abbigliamento, borse di tela e post su Instagram.

Eppure, questo simpatico frutto spesso deriva da una filiera tutt’altro che benefica.

La metà degli avocado presenti in commercio provengono da un’unica regione del mondo, da una specie di giardino dell’Eden il cui fertile terreno vulcanico e la frequenza di piogge favoriscono una produzione incessante, che dura tutto l’anno. L’area in questione è lo Stato del Michoacán, che è situato nella parte occidentale del Messico e ha un’estensione pari circa a quella di Piemonte, Lombardia e Veneto messi insieme. Un’area tutto sommato così ristretta è riuscita, nel 2022, a produrre un valore di ben 3,5 miliardi di dollari. Solo esportando avocado. Per capire ancora meglio quanto siano imponenti le esportazioni, basta guardare ai guadagni del secondo maggiore produttore: i Paesi Bassi esportano avocado per “soli” 905 milioni di dollari. Un abisso si apre fra i due competitor.

Si tratta dunque di un business molto redditizio, che è progressivamente cresciuto a partire dagli anni ’90. L’avocado non è certo una novità in Messico, ma ne è anzi una prelibatezza tipica, antica, di cui persino i conquistadores riportarono l’esistenza e le qualità culinarie. È solo negli ultimi anni che ha spopolato nel resto del globo, forse anche grazie all’effetto catalizzante dei social e sicuramente per il tramite degli Stati Uniti, che come al solito sono un passaggio semi-obbligato per i trend che arrivano nel resto dell’Occidente e del globo. Per dare un’idea, la produzione di avocado in Michoacán è passata da circa 800.000 tonnellate nel 2003 a più di 1,8 milioni di tonnellate nel 2022.

Per sostenere lo sviluppo del mercato, la terra di questo stato è incorsa in una trasformazione forzata, portata avanti con metodi spesso illeciti e con scarsa trasparenza.

Le foreste locali sono state progressivamente eliminate, bruciate via, per fare posto al più lucrativo e “assetato” avocado, che consuma una quantità d’acqua dodici volte più elevata di una pianta di pomodori. Il dato è drammatico in un Paese come il Messico, che soffre di una fortissima siccità e di ondate di caldo ricorrenti. La popolazione locale del Michoacán è inoltre flagellata da una carenza d’acqua dovuta ai furti della stessa dai fiumi e dalle falde acquifere della regione, ma anche dalla possibilità sempre più elevata di frane.

Ma non è finita qui. Sì perché, oltre alla devastazione naturale, il giro d’affari legato all’avocado ha portato con sé un altro flagello: i narcos. Protagonisti di una serie tv di successo, siamo abituati a vederli nei panni di trafficanti di droga più che in quelli di esportatori di ortaggi.

Eppure, ad oggi l’avocado può rappresentare un investimento più redditizio (e legale) della coca, utile a diversificare gli investimenti dei clan. Diversi cartelli hanno preso possesso di alcune parti del territorio del Michoacán, disboscando e incendiando, per piantare avocado destinati alle tavole di persone inconsapevoli della distruzione su cui si fondano. Inconsapevoli della siccità, della ferocia delle estorsioni e dei rapimenti operati dalle associazioni criminali. Basti pensare che nel 2019, nei pressi della città di Uruapan, alcune persone sono state uccise e appese a un cavalcavia, altre smembrate e lasciate a bordo strada. La macabra vicenda sarebbe stata proprio il seguito di una disputa relativa alle coltivazioni abusive di avocado.

Insomma, gli abitanti della regione devono affrontare difficoltà non da poco. Ma non tutti sono rimasti inerti di fronte alla violenza che viene perpetrata nei loro confronti: nonostante il rischio di opporsi ai narcos, ma anche alle autorità locali corrotte, membri delle comunità locali si sono ribellati, distruggendo le piantagioni di avocado. Un caso emblematico è quello della cittadina di Cherán, dove nel 2011 i residenti hanno cacciato i funzionari corrotti e hanno contrastato i narcos, impedendo che le proprie alte foreste di pini venissero abbattute per fare posto ai più tozzi alberi di avocado.

Nel 2014 Cherán ha ottenuto l’indipendenza dal Messico in quanto comunità indigena, e si autogoverna fondando la sua politica anche sull’ambientalismo, in particolare sulla riforestazione. L’avocado è bandito e i piantatori abusivi severamente puniti.

Eppure, realtà come quella di Cherán sono isole in un mare di avocado, di grandi proprietari e di piccoli contadini che fondano la propria ricchezza su questo commercio.

In contrasto con il “Paese reale” delle bande armate, dei furti d’acqua, della violenza inaudita e dello sfruttamento illegale del terreno, c’è la politica messicana. Il Governo di Città del Messico ha mostrato sulla carta una certa sensibilità alle politiche ambientali ed ha dotato il Paese di leggi piuttosto all’avanguardia, oltre ad aver aumentato la propria partecipazione agli sforzi internazionali in tal senso. Ad esempio, è parte dell’accordo della COP26 del 2021 per fermare la deforestazione entro il 2030, ma purtroppo è evidente che la deforestazione è ben lontana dall’essere debellata in Messico. Il problema fondamentale è che la politica messicana fatica ad implementare le sue stesse regole, soprattutto nelle aree rurali dove il potere federale lascia spazio ad autorità locali spesso prive di mezzi economici o, come è stato nel caso di Cherán e in molti altri, corrotte.

E che dire del resto del mondo, dei consumatori? Ormai “l’oro verde” è arrivato ovunque e quasi chiunque può acquistarlo al supermercato. È un ingrediente fisso di insalate e panini, delle bowl che si comprano al volo in pausa pranzo e che magari vengono scelte proprio per l’avocado, che promette un pasto sano e leggero dal suo involucro di plastica. Chi ha un’alimentazione a base vegetale spesso lo incorpora nella propria dieta perché ricco di benefici, come la presenza dei famosi “grassi buoni” (non saturi) e la varietà di vitamine.

Tuttavia, alla luce di quanto detto fin ora, chi sceglie di rinunciare alla carne per motivi etici legati anche alla salvaguardia dell’ambiente spesso non è a conoscenza delle meccaniche del mercato dell’avocado, così salutare eppure così deleterio per la natura e per la popolazione di uno Stato spesso lontano da chi ne acquista i frutti.

Beatrice Lanza
Amo creare playlist per ogni situazione e inventare teorie sociologiche di sana pianta. Le storie raccontate bene sono da sempre una delle mie cose preferite. Nel tempo libero studio giurisprudenza alla Statale.

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