Elezioni britanniche, la (probabile) caduta dei Conservatori

Elezioni britanniche, la (probabile) caduta dei Conservatori

Lo scor­so 22 mag­gio, il pre­mier bri­tan­ni­co Rishi Sunak ha annun­cia­to che il 4 luglio si ter­ran­no le ele­zio­ni gene­ra­li in Gran Bre­ta­gna. Esse sta­bi­li­ran­no la com­po­si­zio­ne dell’Hou­se of Com­mons, la came­ra bas­sa bri­tan­ni­ca, e saran­no vita­li nel­la crea­zio­ne del pros­si­mo gover­no bri­tan­ni­co che è crea­to dal­la stes­sa camera.

Si trat­ta di ele­zio­ni fon­da­men­ta­li per il futu­ro del­la Gran Bre­ta­gna: il loro esi­to sarà deter­mi­nan­te. Saran­no le pri­me ele­zio­ni gene­ra­li suc­ces­si­ve all’uscita del Pae­se dall’Unione Euro­pea e, per mol­ti ana­li­sti, vedran­no il ritor­no del Par­ti­to Labu­ri­sta al pote­re dopo 14 anni di gover­ni democratici.

Come è noto, il Regno Uni­to è orga­niz­za­to in un asset­to bipar­ti­ti­co, con due gran­di par­ti­ti, Con­ser­va­to­ri e Labu­ri­sti, che si alter­na­no al ver­ti­ce gover­na­ti­vo da seco­li. Però, a dif­fe­ren­za del siste­ma sta­tu­ni­ten­se (che vede una sostan­zia­le assen­za di altri par­ti­ti oltre ai due prin­ci­pa­li) il Regno Uni­to assi­ste alla pre­sen­za di nume­ro­si par­ti­ti mino­ri con impor­tan­za sto­ri­ca­men­te regio­na­le e loca­le, pri­mo tra tut­ti il Par­ti­to Nazio­na­le Scoz­ze­se o il par­ti­to nor­dir­lan­de­se Sinn Féin, o rap­pre­sen­tan­ti di istan­ze poli­ti­che ter­ze, come i Libe­ral Democratici. 

Il partito che attualmente rappresenta la maggioranza parlamentare e che compone l’esecutivo è il Partito Conservatore, guidato dal già citato premier Rishi Sunak.

Come anzi­det­to, mol­te testa­te dan­no al par­ti­to del­lo scon­fit­to anco­ra pri­ma del­le urne. Infat­ti, i Tories accu­sa­no i col­pi di tut­ti i pro­ble­mi con­se­gui­ti alla Bre­xit e di una lun­ga serie di scan­da­li di carat­te­re loca­le e nazio­na­le. A que­sto si aggiun­ge una divi­sio­ne che si è con­su­ma­ta all’interno del par­ti­to negli ulti­mi anni e che ha visto un’im­por­tan­te por­zio­ne di par­la­men­ta­ri e poli­ti­ci con­ser­va­to­ri abban­do­na­re il Con­ser­va­ti­ve Par­ty per unir­si a Reform UK, par­ti­to di destra che costi­tui­sce l’istituzionalizzazione dei movi­men­ti che han­no con­dot­to la Gran Bre­ta­gna ad abban­do­na­re l’Unione Euro­pea. Tra le prin­ci­pa­li pro­po­ste del par­ti­to tro­via­mo un aumen­to del­le spe­se mili­ta­ri, il con­so­li­da­men­to del Pia­no Ruan­da, garan­zie sul siste­ma pen­sio­ni­sti­co e poli­ti­che eco­no­mi­che vol­te ad abbas­sa­re l’inflazione e a dimi­nui­re le tasse. 

Gli ele­men­ti ora cita­ti, som­ma­ti a una cre­scen­te impo­po­la­ri­tà del par­ti­to, soprat­tut­to tra i gio­va­ni (basti guar­da­re la recen­te pro­po­sta di intro­du­zio­ne di un ser­vi­zio di leva mili­ta­re obbli­ga­to­ria nel Pae­se in caso di vit­to­ria) appa­io­no cru­cia­li per deter­mi­na­re una scon­fit­ta del par­ti­to nel­le ele­zio­ni, in una situa­zio­ne che ricor­da quel­la del 1997, anno in cui, dopo una lun­ga fase di pre­do­mi­nio dei Tories, vin­se­ro i labu­ri­sti di Tony Blair.

In que­sto qua­dro, risul­ta­no insuf­fi­cien­ti gli sfor­zi di Sunak per ripor­ta­re il par­ti­to alla sua for­ma poli­ti­ca e reto­ri­ca pre­ce­den­te al feno­me­no del­la Bre­xit, che ne ha con­di­zio­na­to l’intero asset­to – si veda la nomi­na come Segre­ta­rio agli este­ri nel novem­bre 2023 dell’ex pre­mier David Came­ron, con­ser­va­to­re che, pur annun­cian­do il refe­ren­dum del 2016 sull’uscita del Pae­se dall’UE, ha soste­nu­to la per­ma­nen­za del­la Gran Bre­ta­gna «in un’Unione riformata».

Il secon­do par­ti­to a com­ple­ta­re il qua­dro bipar­ti­san, dato da mol­ti son­dag­gi per pre­an­nun­cia­to vin­ci­to­re, è il Par­ti­to Labu­ri­sta gui­da­to da Keir Star­mer. I labu­ri­sti si sono fat­ti for­ti dei pro­ble­mi del­le poli­ti­che con­ser­va­tri­ci e del­la Bre­xit, del­lo sto­ri­co sup­por­to dei gio­va­ni e dell’importante ope­ra di rin­no­va­men­to del Labour Par­ty nell’organico e nel­le pro­po­ste poli­ti­che ope­ra­ta da Star­mer, che fa di ciò uno dei suoi stru­men­ti media­ti­ci, secon­do l’idea per cui se si può moder­niz­za­re un par­ti­to, si può anche moder­niz­za­re il Paese.

Keir Star­mer


Star­mer è un lea­der prag­ma­ti­co e ha avu­to un ruo­lo cen­tra­le nel rilan­cio del Par­ti­to; secon­do mol­ti elet­to­ri, il suo pun­to debo­le è il bas­so livel­lo di cari­sma, come osser­va­to a segui­to del recen­te pri­mo dibat­ti­to face-to-face di Sunak e Star­mer. Tut­ta­via, que­sto sem­bra non esse­re suf­fi­cien­te per intac­ca­re la net­ta mag­gio­ran­za di cui il Par­ti­to gode.

Le pro­po­ste del Par­ti­to con­si­sto­no nel miglio­ra­men­to del siste­ma di richie­sta asi­lo, in inve­sti­men­ti mira­ti a miglio­ra­re l’apparato difen­si­vo bri­tan­ni­co, in misu­re che pos­sa­no sta­bi­liz­za­re l’economia bri­tan­ni­ca, favo­ren­do al con­tem­po la tran­si­zio­ne energetica.

Tor­nan­do al già cita­to Reform UK, seb­be­ne sia dif­fi­ci­le imma­gi­na­re che il Par­ti­to pos­sa intac­ca­re il bipar­ti­ti­smo, resta signi­fi­ca­ti­vo l’aumen­to di con­sen­so ver­so un grup­po che in pochis­si­mi anni si è con­so­li­da­to come ter­zo par­ti­to bri­tan­ni­co e che, stan­do ai son­dag­gi, sem­bra desti­na­to a otte­ne­re alme­no il 10% dei voti, pren­den­do una gros­sa fet­ta di elet­to­ri sto­ri­ca­men­te con­ser­va­to­ri. Signi­fi­ca­ti­va è la recen­te can­di­da­tu­ra uffi­cia­le al ruo­lo di par­la­men­ta­re di Nigel Fara­ge, lea­der sto­ri­co e sim­bo­li­co del Par­ti­to che è da pochi gior­ni suben­tra­to a Richard Tice al ver­ti­ce del Partito.

L’obiet­ti­vo dichia­ra­to di Fara­ge è quel­lo di sca­val­ca­re i Tories alla gui­da dell’opposizione a segui­to del­la vit­to­ria – data per cer­ta – dei Labu­ri­sti. Di fat­to, la sua can­di­da­tu­ra crea del­le tur­bo­len­ze nel siste­ma con­ser­va­to­re, al pun­to che alcu­ni han­no par­la­to del fat­to che Reform fini­rà per favo­ri­re più i Labu­ri­sti che la destra bri­tan­ni­ca. Le pro­po­ste di Reform sono costi­tui­te da gene­ra­li tagli del­le tas­se, dall’abbandono degli obiet­ti­vi rela­ti­vi alla tran­si­zio­ne ener­ge­ti­ca, da inve­sti­men­ti nel­la dife­sa e da un pugno più duro nel­la sicu­rez­za interna.

Di fron­te a un qua­dro poli­ti­co così par­ti­co­la­re, le ele­zio­ni bri­tan­ni­che appa­io­no vita­li nel­la defi­ni­zio­ne del futu­ro del Pae­se. Il risul­ta­to sem­bra già scrit­to, ma la neces­si­tà di guar­da­re alle ele­zio­ni deri­va anche dal­la cor­sa che si gio­che­rà per i gra­di­ni più bas­si del podio, che deter­mi­ne­rà la com­po­si­zio­ne dell’opposizione e dell’intera destra britannica.

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Edoardo Fazzini
Sono uno stu­den­te di Scien­ze Inter­na­zio­na­li e Isti­tu­zio­ni Euro­pee pres­so l’Università degli Stu­di di Mila­no, aman­te del­le tema­ti­che geo­po­li­ti­che inter­na­zio­na­li e dell’informazione scientifico-politica.
Pen­so che con­cre­tiz­za­re la mia pas­sio­ne sia qual­co­sa di bel­lo, per­ché di fron­te a cre­scen­ti sfi­de l’informazione deve pro­gre­di­re, e solo cono­scen­do la real­tà e dif­fon­den­do quan­to si appren­de si può imma­gi­na­re un futu­ro migliore.

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